Giorno del Signore

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Messa domenicale celebrata in una chiesa
« La domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che "trae origine dallo stesso giorno della resurrezione"[1], celebra attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza per l'uomo»
(Il Giorno del Signore, n. 1)

Il giorno del Signore è una nota pastorale pubblicata dalla Conferenza Episcopale Italiana il 15 luglio 1984 per riannunciare alla Chiesa italiana il significato della domenica.

Struttura e contenuto

Il documento è strutturato in tre parti, precedute da alcune righe di presentazione e seguite da una conclusione:

I. Giorno grande e sacro (nn. 1-6)

Il testo inizia ricollegandosi al rinnovamento liturgico e pastorale voluto dal Concilio Vaticano II, rinnovamento che ha ridato importanza alla domenica nella struttura dell'Anno Liturgico della Chiesa. La domenica è detta "Giorno del Signore" e "signore dei giorni"[2], festa primordiale della comunità cristiana, nucleo primitivo della celebrazione del mistero di Cristo (n. 1).

L'espressione "giorno del Signore" non significa che la domenica è il giorno che l'uomo dedica a Dio, ma che essa è il dono prezioso che Dio fa al suo popolo. L'inizio della creazione, la risurrezione di Cristo, l'effusione dello Spirito Santo ebbero luogo in questo giorno (n. 2).

La Chiesa, attraverso i secoli, ha conferito alla domenica una fisionomia assai ricca:

Molti di questi aspetti erano già presenti nella celebrazione ebraica del sabato (n. 4).

Nei tempi odierni la domenica è soggetta a una profonda trasformazione sociale, con il rischio che perda il suo significato cristiano originario per risolversi in un giorno di puro riposo o di evasione (n. 5).

II. La Domenica del mistero di Cristo e della Chiesa (nn. 7-23)

Il Cristo maestro delle icone

Il capitolo inizia ricordando i 49 martiri di Abilene che, guidati dal prete Saturnino, affrontarono gioiosamente la morte piuttosto che rinunciare a celebrare il giorno del Signore: "Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore!"[3] (n. 7).

A quel tempo la domenica aveva già da tempo sostituito il sabato ebraico[4] con il primo giorno dopo il sabato: "Vero giorno del Signore ormai non sarà più quello in cui Dio si riposa dalle sue opere, ma quello in cui egli agisce per la vita e per la salvezza dell'uomo". La Chiesa celebra la domenica perché è il giorno in cui il Signore è risorto ed è apparso ai discepoli e ha spezzato il pane per i due di Emmaus (cfr. Lc 24,30). Ma Gesù stesso aveva suggerito e consacrato il ritmo settimanale domenicale apparendo di nuovo, otto giorni dopo, agli Undici riuniti nel Cenacolo (cfr. Gv 20,26). Per questo la domenica non è un precetto, ma "una questione di identità" (n. 8).

Il "giorno del Signore" è anche il "giorno della Chiesa", giorno in cui essa si riconosce "comunità riunita nella fede e nella carità". Il riunirsi (cfr. 1Cor 11,20) manifesta l'unità di del Corpo Mistico di Cristo. Per questo le assembee domenicali devono esprimere alcuni importanti valori:

L'assemblea domenicale più piena è quella che si realizza attorno al Vescovo o a coloro che lo rappresentano nelle parrocchie. Il gruppo o movimento da soli non sono Chiesa. L'assenza e la partecipazione priva di generosità (cfr. 1Cor 11,21) impoveriscono il Corpo del Signore (n. 10).

"Fin dalla prima origine, la Chiesa solennizzò il giorno del Signore con la celebrazione della 'frazione del Pane' (cf At 20,7)[5], con la proclamazione della [[Parola di Dio]] (cfr. At 20,21)[6] e con opere di carità e di assistenza (cfr. 1Cor 16,2)[7]". Prendendo a esempio il racconto dei discepoli di Emmaus, la Chiesa ha fatto della Celebrazione Eucaristica della domenica il momento in cui vive in maniera intimamente congiunta "la proclamazione della Parola, la frazione del pane e la diaconia della carità": Parola, Sacramento, Servizio. La Chiesa primitiva viveva questi tre aspetti in maniera unita anche praticamente, e la riduzione, avvenuta in seguito, al solo momento rituale (Sacramento) ha costituito un impoverimento (n. 11).

Pertanto il "giorno dell'Eucaristia" è per i cristiani perenne chiamata a "fare della sua vita un dono, un sacrificio spirituale gradito a Dio, a imitazione di colui che nel suo sacrificio ha fatto della propria vita un dono al Padre e ai fratelli. La pastorale della domenica non può perciò limitarsi a garantire "a tutti, in qualunque modo e a qualunque prezzo, la semplice soddisfazione del precetto festivo", ma dovrà educare a integrare ascolto, rito e servizio (n. 12).

L'assemblea eucaristica che si scioglie è inviata in missione[8]: "Si è rinviati alla vita, è tutta la vita che deve diventare dono di sé. È anche questo un significato del comandamento del Signore: "Fate questo in memoria di me" (n. 13).

Una Messa domenicale celebrata all'aperto

La testimonianza al Risorto e la missione poi si esprimono poi in maniera privilegiata nel servizio della carità, e concretamente nell'attenzione "ai più infelici, ai poveri, ai malati, a chi è nella solitudine". In tale ottica acquista senso il servizio dei ministri straordinari della Comunione, attraverso i quali l'Eucaristia giunge a chi non può partecipare alla celebrazione comune. E sono ugualmente preziose le offerte per "le necessità della comunità, del culto e dei poveri" (cfr. 2Cor 8,14) (n. 14).

La domenica ha una dimensione di festa comunitaria; la commemorazione della risurrezione di Gesù è un "evento tanto decisivo da meritare d'essere commemorato e celebrato ogni settimana. Per sua natura, e per espressa volontà di Cristo, tale evento non può che essere vissuto comunitariamente". L'astensione dal lavoro è condizione per partecipare alla festa comune, ma è anche affermazione del "trionfo della vita" e del "primato della gioia".

Il riposo festivo acquista quindi una dimensione simbolica e profetica, e afferma la superiorità dell'uomo sull'ambiente che lo circonda. La domenica, vissuta in questa maniera, aiuterà a vedere nella luce del Risorto tutte le cose (n. 15-17).

La domenica è oggi secolarizzata, e rimane caratterizzata dalla fuga nel privato e dalla sostituzione con i nuovi riti di massa: sport, sagra, discoteca, turismo, ecc. Tutto ciò ha fatto passare dal "giorno del Signore", "primo giorno della settimana", al "fine settimana".

Hanno portato a ciò:

  • il passaggio dalla cultura rurale a quella urbana;
  • il ritmo sempre più incalzante del lavoro;
  • l'organizzazione più serrata del tempo libero;
  • la maggiore mobilità delle persone;
  • la possibilità di praticare sport diversi;
  • lo spostamento alla domenica delle attività culturali, politiche, sportive.

Tutto ciò, pur legittimo, rischia di far ridurre il "giorno del Signore" a "giorno dell'uomo". La pastorale deve rinnovarsi per saper cogliere e valorizzare gli aspetti positivi del nuovo modo di vivere la domenica e per aiutare i cristiani a essere testimoni della domenica come giorno del Signore (nn. 18-19).

La domenica è anzitutto il primo giorno della settimana, pegno e giorno della pregustazione del riposo vero, ultimo, eterno, definitivo (n. 20).

La domenica è la "piccola Pasqua settimanale, nucleo primitivo e originario di ogni successivo sviluppo della pratica cultuale e liturgica"[9]. Da essa emerge il Triduo Pasquale, e, intorno ad esso si sviluppano i cinquanta giorno del Tempo Pasquale e i quaranta giorni della Quaresima. In relazione ad esso nasce poi il Natale con il suo ciclo: Tempo di Natale e Avvento, nonché tutte le altre celebrazioni dei misteri di Cristo.

Nel corso dell'annoAnno Liturgico la Chiesa venera con particolare amore la Vergine Maria, e fa memoria dei martiri e degli altri santi.

"L'Anno Liturgico costituisce allora l'itinerario ideale per ogni comunità che voglia crescere nella fede, e offre un punto di sostegno e di comunione ai diversi itinerari di catechesi e di celebrazione sacramentale" (nn. 21-23).

III. Orientamenti pastorali (nn. 24-38)

Ricordati delle feste per santificarle

Il documento ricorda il precetto festivo:

« Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente. »
(Codice di Diritto Canonico, can. 1248 § 1)

Ricorda tuttavia che "i comandamenti sono prima di tutto prove d'amore". Vanno perciò inculcati all'amore del fedele, con convinzione e con la forza persuasiva dell'esperienza (nn. 25-27).

Giorno del Signore e fine settimana

Occorre comprendere fare attenzione, ma non senza fermezza e coraggio, al fenomeno del "fine settimana": esso "risponde a una vera esigenza dell'uomo del nostro tempo", ma può arrecare danni alle persone e alla comunità familiare, quando la domenica diventa "il giorno della massima estraneità".

La Chiesa ha preso sul serio le esigenze dei fedeli introducendo la pratica della Messa vespertina prima e della Messa festiva della vigilia poi.

Il documento constata che in molti paesi il sabato, libero dalla scuola e dal lavoro, è il giorno delle attività collettive e comunitarie, e la domenica viene lasciata libera per le attività religiose e familiari e per i rapporti sociali più elementari; auspica quindi che una soluzione simile vada cercata anche in Italia.

Merita particolare attenzione l'esigenza di lavorare nei giorni festivi da parte di quanti offrono certi servizi essenziali; anche a tali categorie di lavoratori occorre offrire proposte spirituali volte a far vivere loro il giorno del Signore (nn. 28-31).

Un solo altare e una sola assemblea
Una mensa imbandita per la Liturgia Eucaristica

Il documento prende posizione contro la tendenza a moltiplicare il numero delle Messe festive: tale prassi, pur animata da buone intenzioni, fraziona la comunità e assorbe eccessivamente il tempo e le energie dei presbiteri, sottraendoli a zone meno ricche di clero e allo svolgimento di altre attività volte a rendere più feconda la celebrazione del giorno del Signore.

I criteri indicati sono perciò i seguenti:

  • avere grande attenzione per le celebrazioni del Vescovo nella Cattedrale e privilegiare la celebrazione nell'assemblea parrocchiale;
  • celebrare le Messe per gruppi particolari nei giorni feriali, e, dove è necessario celebrarle di domenica, non precluderle alla comunità;
  • i religiosi siano nella comunità cristiana promotori di spiritualità e di educazione liturgica;
  • evitare di celebrare il Battesimo o il Matrimonio nella Messa della domenica troppo spesso;
  • educare i fedeli a celebrare il Sacramento della Penitenza al di fuori delle Messe;
  • le "giornate nazionali o diocesane" non devono essere di pregiudizio alla liturgia e all'omelia della domenica (nn. 32-33).
Le Messe nel vespro dei giorni precedenti la festa

"Liturgicamente il "dies festus" comincia con i primi vespri del giorno precedente la festa; così il sabato sera, dal punto di vista liturgico, è già domenica". Tale criterio viene applicato alla realtà pastorale affermando che:

  • ogni Messa del sabato sera e vigili di feste di precetto deve essere festiva;
  • tale celebrazione va implementata solo dove vi è una "effettiva opportunità pastorale";
  • nel pomeriggio non si celebri mai la Messa del sabato o del giorno corrente (n. 34).
La Messa in televisione

La Messa radio o teletrasmessa offre a malati e anziani un servizio spirituale utilissimo. Va pertanto preparata pensando a tali categorie di persone.

"Chi per seri motivi è impedito, non è tenuto al precetto. D'altra parte, la partecipazione alla Messa alla radio o alla televisione non soddisfa mai il precetto". Ciò non toglie gli aspetti positivi della Messa alla televisione o alla radio; l'impossibilità di partecipare alla mensa eucaristica può essere superata con il servizio dei ministri straordinari della Comunione (n. 35).

Non c'è solo la Messa

Il documento invita a non trascurare di solennizzare il giorno del Signore con le altre forme di preghiera: la Liturgia della Ore, l'Adorazione Eucaristica silenziosa o solenne (n. 36).

Le opere dell'ottavo giorno

"Accanto alla preghiera va posta la carità, segno vero ed efficace della presenza di Cristo risorto tra i suoi". "L'egoismo della 'vacanza' non venga a spegnere questa luce di carità e di fede".

Un discorso simile si può fare per la pietà verso i defunti: anche la visita al cimitero rientra nel senso della domenica come "ottavo giorno" e come segno di speranza della vita eterna (nn. 37-38).

Note
  1. Sacrosanctum Concilium, n. 106.
  2. Pseudo Eusebio di Alessandria, Sermone 16.
  3. Cfr. Bibliographia hagiografica latina, n. 7492.
  4. Il comandamento del sabato si trova ad es. in Dt 5,12
  5. Didaché, capp. 9-10; Giustino, I Apologia, 65.
  6. Giustino, ib., 65.
  7. Ib., 67.
  8. Cfr. il mandato di Gesù risorto alle donne: "Andate ad annunziare ai miei fratelli (Mt 28,10), e il ritorno dei due di Emmaus a Gerusalemme per annunciare ai fratelli che avevano visto il Signore (Lc 24,33-35).
  9. Sacrosanctum Concilium, 106.
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