Conferenza Episcopale Italiana

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Un momento dei lavori dell'Assemblea Generale della CEI del maggio 2013; l'Assemblea Generale è l'organo statutario attraverso cui la CEI esercita ordinariamente la propria attività collegiale

La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) è la Conferenza dei Vescovi delle Chiese che sono in Italia.

Storia

I precedenti

Nel corso della storia la collegialità episcopale in Italia si esprimeva nell'organizzazione dei concili ecumenici e dei sinodi provinciali.

I primi conventus episcoporum ("riunioni di vescovi") di carattere non conciliare né sinodale, ebbero inizio nel 1830 in Belgio; da lì furono importati in Germania nel 1848[1]. In Italia, a parte alcuni isolati e contingenti incontri dell'episcopato lombardo, napoletano e di poche altre province, le Conferenze episcopali vennero istituite per regioni nel 1889 dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari. A partire da quella data i vescovi italiani cominciarono a incontrarsi per gruppi, con una certa periodicità annuale, per consultarsi su temi di volta in volta specificati.[2] In ogni caso fino al 1952 la Santa Sede era stata l'unico riferimento per i responsabili delle diocesi italiane.

I primi anni

La prima riunione della Conferenza Episcopale Italiana avvenne a Firenze in un pensionato universitario delle Suore Francescane dell'Immacolata, al 19 del Lungarno Serristori. Alla riunione, svoltasi l'8 gennaio 1952, parteciparono i presidenti delle Conferenze regionali delle regioni conciliari italiane; l'incontro si svolse con grande riservatezza.

Da subito fu l'assemblea della Conferenza, all'inizio soltanto rappresentativa dei vescovi italiani, ad essere l'organo centrale della nuova istituzione. Fu però spesso decisivo il ruolo assunto dalla Segreteria Generale: le funzioni del Segretario Generale hanno spaziato dal coordinamento burocratico a funzioni di stimolo e di iniziativa che superavano la stretta fisionomia statutaria.

Tra i nodi problematici che i vescovi italiani furono obbligati a prendere in considerazione si nota grande interesse per i temi emergenti dalla realtà ecclesiale e dalla società italiana: i cambiamenti di costume, i problemi causati dalle migrazioni, i nuovi centri di informazione pubblica, la disgregazione della famiglia, le difficili condizioni di vita di chi abita nelle periferie urbane e il fenomeno collegato della scristianizzazione, la difficoltà del ministero del prete in condizioni di mutamenti rapidi, l'adeguamento dell'istruzione religiosa ai tempi, la situazione del Sud.

In un'assemblea CEI del 1956 Sergio Pignedoli, vescovo ausiliare di Giovanni Battista Montini a Milano, si spinse ad affermare la presenza di due Italie,

« una nazione materialistica o pagana che vive mescolata alla nazione cristiana. Due popoli che vivono uniti assieme con sistemi di idee e con dizionari di parole ormai opposti e che si escludono a vicenda. »

Il Concilio Vaticano II

Al Concilio Vaticano II la Conferenza nazionale dei vescovi italiani arrivò con una struttura in via di consolidamento, sia pure attraverso un processo molto variegato, che condusse l'episcopato italiano verso una forma più cosciente e organica dell'esercizio congiunto del ministero episcopale, avviando il cammino dell'intera Chiesa italiana da una frammentazione particolare a una fisionomia più unitaria.

Al primo periodo del Vaticano II parteciparono 450 vescovi di nazionalità italiana, 313 dei quali avevano responsabilità diocesane, mentre ulteriori 137 erano cardinali della curia romana, nunzi, delegati apostolici, incaricati a vario titolo di uffici ecclesiastici centrali. Fra gli oltre trecento vescovi responsabili di diocesi era difficile intravedere intendimenti collegiali.

Quando il 14 ottobre 1962, per la prima volta e informalmente, tutti vennero convocati dal presidente della CEI, l'arcivescovo Montini considerò quell'assemblea come un avvenimento storico senza precedenti. Effettivamente tutti i vescovi italiani non si erano mai incontrati. Per questo assumono un ruolo tutto particolare le riunioni plenarie settimanali alla Domus Mariae. Durante i periodi delle quattro sessioni conciliari questi incontri rappresentarono una massiccia immersione in una collegialità nazionale mai vissuta. Gli incontri della prima sessione furono fragili e disordinati, mentre a partire dal 1963 la CEI predispose un lavoro più organizzato, a cominciare dalla costituzione di una commissione episcopale teologica della Conferenza per un supporto ai vescovi e dalla partecipazione alle assemblee plenarie della Domus Mariae anche degli esperti teologi della CEI, i quali spesso relazionavano e offrivano chiarimenti e osservazioni sui principali schemi in discussione. Le riunioni settimanali della CEI alla Domus Mariae si svolgevano spesso in un clima di prolissità e di confusione, ma si rivelavano utili per la costruzione di una fitta collegialità. Favorivano una frequentazione quasi quotidiana dei vescovi italiani fra loro e sollecitavano la maggior parte di questi a uscire dall'abituale isolamento diocesano per aprirsi a reciproci rapporti personali, teologici e culturali.

Di fatto il gruppo nazionale italiano era troppo numeroso per poter intervenire al Concilio in maniera collegiale; era più facile per i vescovi italiani intervenire personalmente o per piccoli gruppi regionali[3]. Solo il 14 novembre 1963 il presidente Giuseppe Siri intervenne in aula a nome della CEI: egli spiegò che parlava a nome di un gruppo "quasi unanime", formula di intervento che in seguito non sarà più usata.

Terminato il Concilio fu la C.E.I a fare un bilancio globale sulla partecipazione dell'episcopato italiano allo stesso. Giovanni Urbani, all'ultima assemblea plenaria dei vescovi italiani presenti a Roma per il Vaticano II, sottolineò che tutti i vescovi italiani erano stati assistiti dalla loro Conferenza nazionale attraverso gli organi della presidenza e della segreteria, attraverso le relazioni specifiche che vescovi e teologi avevano tenuto durante gli incontri plenari alla Domus Mariae, ma soprattutto attraverso le numerose relazioni scritte consegnate ai vescovi a ogni adunanza. Tali relazioni formavano un'ampia documentazione che, per Urbani, faceva onore alla Chiesa italiana per contenuti, varietà di opinioni espresse, indicazioni accolte, e che, se raccolte in volume, avrebbero testimoniato la "presenza" dell'episcopato italiano nei dibattiti conciliari e sarebbero state segno del funzionamento della CEI Urbani individuava uno "stile" italiano al Vaticano II, cercato e avviato dalla CEI, che così chiariva:

« Sappiamo che in altri episcopati si è cercato di raggiungere l'unanimità di consensi e di puntare compatti su alcuni problemi. A parte il fatto che è molto più facile mettere d'accordo trenta o al massimo sessanta persone, specialmente attraverso riunioni preparate di lunga mano, che non trecento vescovi, ciascuno dei quali è a ragione geloso della propria autonomia in sede conciliare, è da domandarsi se il metodo seguito da noi italiani, tutto considerato, non sia stato il più opportuno, eliminando esso il pericolo di blocchi contrapposti che, nella storia di tutti i concili, si sono sempre dimostrati piuttosto di danno che di vantaggio. »

Effettivamente tali parole di Urbani sono aderenti alla realtà: nel primo periodo conciliare l'episcopato italiano navigava a vista; nel proseguimento dei lavori la CEI non ricercava un forzato concerto di intenti, sapeva assumere un ruolo leggero, e le sue strutture collegiali organizzate si configuravano snelle, ma presenti. Non poteva essere diversamente, e da necessità divenne il metodo e lo stile che la Conferenza nazionale si trova a indicare ai vescovi italiani. Nel Concilio la C.E.I non rappresentava il "blocco" dei vescovi italiani, ma ne favoriva il reciproco confronto, talvolta disordinato, ma utile e vantaggioso anche per la maturazione di una coscienza di comunione.

Il ruolo di Paolo VI

Gli eventi conciliari condussero l'episcopato italiano a uscire dal lungo periodo del particolarismo istituzionale e organizzativo del territorio ecclesiastico italiano, per accedere a punti di riferimento unitari. Fu al Vaticano II che si delineò la fisionomia di una Chiesa italiana, dovuta soprattutto allo sforzo di papa Paolo VI, che visse intensamente, proprio a partire dagli anni del Concilio, il suo ruolo di Primate d'Italia.

Gli interventi di Paolo VI alla C.E.I furono di particolare significato pastorale, a cominciare dalla lettera indirizzata al presidente della CEI, Giuseppe Siri, il 22 agosto 1963; ma furono di rilievo anche l'intervento in assemblea plenaria C.E.I dell'aprile 1964 e il saluto che rivolse all'intero episcopato italiano prima della partenza da Roma a chiusura del Concilio, quando il Papa chiese a tutti di essere vescovi rinnovati, perché il post-concilio "non è un periodo di ordinaria amministrazione, né tanto meno di riposo o di facile ministero".

Papa Montini fu alla testa dei vescovi italiani, organizzati e coordinati da una nuova CEI, alla quale affidò il compito quotidiano e complesso di lavorare per la recezione del Concilio in Italia.

Dopo il Concilio

La CEI iniziò il suo cammino post-conciliare con la prima assemblea generale del giugno 1966: erano presenti sei cardinali e 273 vescovi. L'episcopato italiano affrontò con sicurezza gli incontri collegiali internazionali:

Per la rappresentanza italiana la novità al dibattito sinodale fu costituita dal timbro collegiale degli interventi. In Concilio era stato impossibile intervenire a nome dell'episcopato italiano, al sinodo i rappresentanti della CEI parlavano a nome di tutti. Fu un segnale concreto di un iniziale impianto unitario dei vescovi italiani.

L'impostazione di una pastorale globale per l'intero Paese fu il vero punto di arrivo. Dopo il documento pastorale Vivere la fede oggi (1971), la CEI varò nel 1972 un programma pluriennale unitario incentrato sul rapporto tra evangelizzazione e sacramenti. Il disegno di Montini per la Chiesa italiana, di far recepire il Concilio attraverso la CEI, senza scossoni e senza squilibri, diventò il cammino proprio dell'episcopato italiano.

L'ingresso nella solidità istituzionale della CEI fu quasi simboleggiato dal passaggio, nel gennaio 1974, dalla vecchia sede di via della Conciliazione alla Domus Aurea in via Circonvallazione Aurelia.

La delineazione di un'identità ecclesiale nazionale

In seguito si sviluppò ulteriormente l'identità nazionale della Chiesa italiana, avendo come primo e imprescindibile carattere il legame stretto con il Papa, vescovo di Roma e Primate d'Italia.

Altri elementi identificano una vera e ricca dimensione nazionale di Chiesa:

Finalità

Allo scopo preminente di promuovere il bene della Chiesa e il suo servizio in Italia, la Conferenza favorisce l'affetto collegiale, la comunione fraterna e la formazione permanente dei Vescovi. Inoltre stimola l'azione concorde e la collaborazione fra le Chiese particolari, perché possano meglio adempiere la loro missione.

La Conferenza promuove una piena comunione dei Vescovi tra loro e con il successore di Pietro nella fede, nell'amore, negli intenti e nell'azione pastorale.

Organi previsti dallo Statuto

Logo della Conferenza Episcopale Italiana raffigura la Statua del Buon Pastore (III secolo) stilizzata

Lo Statuto della CEI prevede vari organi:[4]

La presidenza

In considerazione dei particolari vincoli dell'Episcopato d'Italia con il Papa, Vescovo di Roma, la nomina del Presidente della Conferenza è riservata al Sommo Pontefice.[5]

Tra i compiti del Presidente vi sono:

  • rappresentare legalmente la CEI;
  • tenere le relazioni tra la Conferenza e la Santa Sede, direttamente o per il tramite del Nunzio Apostolico, e riferire periodicamente a questa sulla vita della Chiesa e sulla situazione religiosa in Italia;
  • tenere le relazioni tra la Conferenza e le Autorità civili nazionali;
  • convocare e presiedere il Consiglio Episcopale Permanente;
  • convocare, su deliberazione del Consiglio Episcopale Permanente, le sessioni dell'Assemblea Generale e presiederle;

Attualmente la CEI è presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve che dal 24 maggio 2017 è subentrato al cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo Metropolita di Genova.

Elenco dei presidenti

  1. Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano (1952-1953)
  2. Adeodato Giovanni Piazza, segretario della Sacra congregazione concistoriale (1953-1954)
  3. Maurilio Fossati, arcivescovo di Torino (1954-1958)
  4. Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova (1959-1965)
  5. Un comitato di cardinali con presidenza collettiva temporanea: Giovanni Colombo (arcivescovo di Milano), Ermenegildo Florit (arcivescovo di Firenze), Giovanni Urbani (patriarca di Venezia) (1965-1966)
  6. Giovanni Urbani, patriarca di Venezia (1966-1969)
  7. Antonio Poma, arcivescovo di Bologna (1969-1979)
  8. Anastasio Ballestrero, arcivescovo di Torino (18 maggio 1979 - 3 luglio 1985)
  9. Ugo Poletti, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma (1985-1991)
  10. Camillo Ruini, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma (marzo 19917 marzo 2007)
  11. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova (7 marzo 2007 - 23 maggio 2017)
  12. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (24 maggio 2017 - in carica)

La Segreteria Generale

La Segreteria Generale si compone del Vescovo Segretario Generale, di uno o più presbiteri Sottosegretari e dell'Economo.

Il Segretario Generale è nominato dal Papa, e svolge le sue funzioni in tutte le attività della Conferenza, promovendone lo sviluppo e il coordinamento secondo gli orientamenti dell'Assemblea Generale, del Consiglio Episcopale Permanente e della Presidenza.

La Segreteria Generale si articola in vari Uffici e Servizi.

Elenco dei segretari generali

Uffici e servizi pastorali

Iniziative e scelte pastorali

La Bibbia italiana

La CEI ha curato la versione ufficiale italiana della Bibbia pubblicando una prima versione della stessa nel 1971.

Un lungo lavoro di revisione ha portato a una seconda edizione nel 2008.

Sulla versione CEI sono basati i lezionari e gli altri testi liturgici.

Il Rinnovamento della Catechesi e i catechismi

La CEI ha pubblicato il 2 febbraio 1970 il documento base Il Rinnovamento della Catechesi, che ha segnato "un momento storico e decisivo" come disse Paolo VI alla VI Assemblea generale l'11 aprile 1970:

« Un fatto per il quale la conferenza episcopale merita encomio è la pubblicazione del documento pastorale sul rinnovamento della catechesi. È un documento che segna un momento storico e decisivo per la fede cattolica del popolo italiano. In esso si riflette l'attualità dell'insegnamento dottrinale quale emerge dalla elaborazione dogmatica del Concilio. È un documento ispirato alla carità del dialogo pedagogico, che dimostra la premura e l'arte di parlare con discorso appropriato, autorevole e piano, alla mentalità dell'uomo moderno. Faremo bene a farne la radice di un grande, concorde, instancabile rinnovamento per la catechesi della presente generazione. Esso rivendica la funzionalità del magistero della Chiesa. »
(Citato in Pier Giuseppe Accornero, 2011)

Il documento base mette in forte evidenza il primato dell'evangelizzazione, anche se tale compito primario della pastorale è di fatto demandato alla catechesi.

Il documento base è stato la base per la preparazione dei catechismi per le varie fasce di età:

I piani pastorali decennali e i convegni della Chiesa italiana

Lungo i decenni la CEI ha elaborato via via vari Orientamenti pastorali; ogni volta dagli orientamenti è sbocciato un convegno ecclesiale nazionale:

dal piano pastorale matura il primo convegno della Chiesa italiana, che si celebra a Roma, sotto la presidenza CEI del cardinale Antonio Poma, dal 30 ottobre al 4 novembre 1976 sul tema Evangelizzazione e promozione umana;
si organizza il secondo convegno ecclesiale al santuario di Loreto, sotto la presidenza CEI del cardinale Anastasio Alberto Ballestrero, dal 9 al 13 aprile 1985, con il titolo Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini; il convegno rimane anche come messaggio di pacificazione ad un Paese che cominciava ad uscire dal tunnel del terrorismo;
esso rappresenta una vera e propria bussola per il terzo Convegno Ecclesiale che si svolge a Palermo, sotto la presidenza CEI del cardinale Camillo Ruini, dal 20 al 24 novembre 1995, sul tema Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia;
dal Convegno nacque il Progetto culturale della Chiesa italiana;
il documento conduce al quarto convegno ecclesiale nazionale di Verona, sotto la presidenza CEI del cardinale Ruini, dal 16 al 20 ottobre 2006 col titolo Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo; il convegno è l'occasione del primo incontro di Benedetto XVI con tutte le componenti della Chiesa italiana; nel corso del convegno numerosi vescovi e delegati sollecitano un'attenzione specifica al campo educativo, secondo l'insistente richiesta di papa Ratzinger che per primo, dal 2006, ha cominciato a parlare di "emergenza educativa" e che ne ha fatto oggetto, il 21 gennaio 2008, della Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell'educazione.
Note
  1. Giorgio Feliciani, Le Conferenze episcopali, Bologna 1974.
  2. Un elemento che viene messo in evidenza da Francesco Sportelli (2002) è la
    « divaricazione nell'Italia unita tra quadro geografico e realtà ecclesiale. Per un lungo periodo manca per l'Italia religiosa un punto di riferimento unitario, un centro di aggregazione capace di approfondimenti, di proposte, di sintesi e di indirizzi misurati sul contesto della situazione nazionale, e come tale fortemente caratterizzato da una vivida coscienza civile e politica. Eloquente riprova è l'assenza di concili nazionali nella storia della Chiesa italiana postunitaria, dove pure si sviluppa un'intensa attività sinodale a livello diocesano e dove risulta preminente, e non solo sul piano circoscrizionale, la provincia metropolitica. La stessa istituzione delle Conferenze episcopali regionali non si discosta dai modelli particolaristici e dagli assetti gravitazionali subnazionali (C.D. Fonseca, Presentazione, in Francesco Sportelli, La Conferenza episcopale italiana (1952-1972), Galatina 1994). »
  3. Gli episcopati di altre nazioni, invece, seppero organizzarsi in maniera "imponente" per intervenire e formulare voti.
  4. Organi Statutari.
  5. Nel 2013 papa Francesco ha chiesto alla CEI di rivedere tale dato statutario, lasciando alla stessa la facoltà di decidere se mantenere la nomina pontificia del presidente o renderla elettiva.
  6. Bollettino Santa Sede
  7. Bollettino Santa Sede
  8. Pagina sul sito CEI.
  9. Pagina sul sito CEI.
  10. Pagina sul sito CEI.
  11. Pagina sul sito CEI.
  12. Il titolo è ripreso da una frase del Pontefice.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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