Sesto comandamento

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Tiziano, Cristo e l'adultera, 1512/1515
1leftarrow.png Voce principale: Dieci comandamenti.
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Avete inteso che fu detto: "Non commettere adulterio"; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
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Non commettere adulterio.
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Il sesto comandamento, nato per salvaguardare il valore della fedeltà nel matrimonio, indica più in generale il comportamento moralmente corretto nell'ambito della vita affettiva e sessuale. Riguarda il grande valore della castità.

È correlato al nono comandamento, che riguarda anch'esso l'ordine della sessualità, ma che ne focalizza l'aspetto interiore.

Nell'Antico Testamento

Il sesto comandamento biblico è rivolto anzitutto agli uomini[1], ma si applica anche alle donne; il verbo ebraico usato, na'af, "commettere adulterio", può avere come soggetto anche le donne (cfr. Lev 20,10; Ez 16,38).

La formulazione biblica del sesto comandamento non presuppone alcuna concezione monogamica o poligamica del matrimonio; essa proibisce solo le relazioni sessuali di un uomo con una donna sposata o fidanzata ufficialmente. Non riguarda la prostituzione e l'immoralità sessuale in genere[2], ma si limita a tutelare il diritto del marito sulla moglie.

In effetti nell'Antico Testamento la donna era proprietà del marito, al quale non era vietato avere più mogli o avere relazioni sessuali con le sue schiave: l'uomo commetteva adulterio solo quando aveva relazioni con una donna sposata, cioè quando violava il diritto di un altro uomo; il seduttore di una fanciulla, sposato o celibe, doveva soltanto o sposarla o pagare un indennizzo al padre (Es 22,15-16). Per la donna sposata, invece, ogni relazione sessuale con un uomo che non fosse suo marito violava sempre il suo matrimonio.

Nell'antichità biblica la grande famiglia patriarcale era un'unità economicamente autonoma, che provvedeva a tutte le necessità dei suoi membri. In tale struttura sociale era fondamentale garantire la legittimità dei figli e quindi degli eredi[3]. L'adulterio rischiava di far crollare un'istituzione fondamentale della vita sociale, e perciò era punito con la morte (Dt 22,22-24; cfr. Lev 20,10)[4]. Non sappiamo se e a quali condizioni tale legge fosse messa in pratica, poiché nessun testo biblico ci dà informazioni in merito[5]. Sicuramente sappiamo che nel periodo postesilico l'esecuzione della pena di morte fu sostituita con la scomunica, che nell'Antico Testamento ha il significato dell'allontanamento dalla comunità di culto.

La formulazione veterotestamentaria del sesto comandamento coincide sostanzialmente con quella dei popoli vicini del tempo[6]. L'orrore in cui essi avevano l'adulterio, come del resto afferma anche il testo biblico (Gen 12,11-19; 20,2) si riflette nella severità delle leggi che lo riguardano; la stessa severità si ha nel Codice di Ammurabil del XVIII secolo a.C. e nelle leggi assire del XIII secolo a.C..

Nel Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento ribadisce la condanna dell'adulterio (Mt 5,27; 19,18; Gv 8,1-11), ma insegna che la radice del male sta nel desiderio peccaminoso, anche se non attuato (Mt 5,28). Invece non insiste più sull'applicazione della pena capitale stabilita dall'Antico Testamento (Gv 8,1-11), mentre ribadisce la punizione della pena eterna, allusa nell'immagine del fuoco della Geenna (Mt 5,27-30).

Il Nuovo Testamento perfeziona la nozione di adulterio, vedendone la colpevolezza sia nell'uomo sia nella donna (Mt 5,31-32; 1Cor 7,4). Accanto all'adulterio condanna anche il concubinato (cfr. l'"unione illegittima" di Mt 5,31-32; 19,9) e la prostituzione, sia da parte della donna che la esercita (cfr. l'episodio della peccatrice di Magdala, Lc 7,36-50) che da parte dell'uomo che se ne serve, vivendo lussuriosamente (cfr. Lc 15,13).

Il decreto del Concilio di Gerusalemme insiste che i cristiani stiano anche lontani dalla fornicazione, a cui i gentili davano poca importanza (cfr. At 15,29), mentre San Paolo bolla con parole roventi l'omosessualità (cfr. Rm 1,26-28).

A completamento del quadro va ricordata anche l'esaltazione fatta da Cristo della verginità (cfr. Mt 19,10-12), ripresa poi da San Paolo (1Cor 7,1.26.34.38).

Esplicitazione catechistica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Sessualità, Amore, Matrimonio e Castità.

La Tradizione della Chiesa ha considerato il sesto comandamento come inglobante l'insieme della sessualità umana[7]. Il sesto comandamento esprime le esigenze morali nel campo della sessualità e dell'amore.

La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, poi, i legami del matrimonio sono santificati dal Sacramento[8].

La coppia coniugale forma una "intima comunità di vita e di amore [che], fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale"[9]. Gli sposi si donano definitivamente e totalmente l'uno all'altro: essi non sono più due, ma ormai formano una carne sola. L'alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l'obbligo di conservarne l'unità e l'indissolubilità[10] (cfr. Mc 10,9)[11]. Il Sacramento del Matrimonio, in particolare, fa entrare l'uomo e la donna nella fedeltà di Cristo alla sua Chiesa (cfr. Ef 5,21-33). La fecondità è un dono e un fine del matrimonio, e si concretizza nel dono del figlio.

La virtù della castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona, e conseguentemente l'unità interiore dell'uomo nel suo essere corporeo e spirituale[12].

I peccati contro la castità

La castità viene offesa da vari peccati:

  • dalla lussuria, che è il desiderio disordinato o la fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione[13];
  • dalla masturbazione, che è "l'eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo"[14];
  • dalla fornicazione, che è l'unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio[15];
  • dalla pornografia, che consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone[16];
  • dalla prostituzione: essa offende la dignità della persona che si prostituisce, poiché la riduce al piacere venereo che procura[17];
  • dallo stupro, che indica l'entrata con forza, mediante violenza, nell'intimità sessuale di una persona[18];
  • dalla pedofilia, che è uno scandaloso attentato all'integrità fisica e morale dei ragazzi, i quali ne resteranno segnati per tutta la loro vita[19]; tale peccato è tanto più grave quanto più moralmente elevato è il ruolo e la vocazione di chi lo commette.

Costituisce un'offesa alla castità anche l'omosessualità; tale termine designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni (cfr. Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 1Cor 6,9-10; 1Tim 1,10), la Tradizione della Chiesa ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati[20]. A livello di teologia morale l'affermazione della malizia degli atti omosessuali si basa su vari aspetti:

Perciò "in nessun caso possono essere approvati"[21].

Le offese alla dignità del matrimonio

Il matrimonio è offeso da vari peccati:

  • L'adulterio, cioè l'infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio[22]. Seguendo l'insegnamento di Gesù (Mt 5,31-32; 19,9; Mc 10,11-12), la Chiesa Cattolica considera adulterio l'adire a nuove nozze in presenza di un precedente matrimonio.
  • Il divorzio: tra i battezzati "il Matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte"[23].
  • La poligamia: essa contraddice radicalmente la comunione coniugale, poiché "è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo"[24][25].
  • L'incesto, che consiste in relazioni intime tra parenti o affini, in un grado che impedisce tra loro il matrimonio[26].
  • La pedofilia può essere collegata all'incesto quando tale peccato è commesso da adulti su fanciulli o adolescenti affidati alla loro custodia[27].
  • La libera unione o convivenza, quando l'uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l'intimità sessuale[28]. L'unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l'uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva[29], il che avviene con il matrimonio.
I Dieci Comandamenti
Primo · Secondo · Terzo · Quarto · Quinto · Sesto · Settimo · Ottavo · Nono · Decimo
Note
  1. Cfr. la formulazione del nono comandamento: "Non desidererai la moglie del tuo prossimo" (Es 20,17).
  2. Antonio Bonora (1988) p. 380.
  3. Insieme a ciò era fondamentale assicurare la cura dei genitori anziani da parte dei figli legittimi; a ciò provvede il quarto comandamento del decalogo.
  4. Il testo non specifica la modalità della pena di morte, ma è risaputo che essa era la lapidazione (Dt 22,23-27; Gv 8,5).
  5. Pietro Palazzini (1984) p. 98, pensa che dovette essere applicata molto raramente, innanzitutto per la difficoltà della prova piena, e in secondo luogo per la possibilità del ripudio, che offriva al marito un rifugio più conveniente senza dover scoprire il proprio disonore.
  6. Pietro Palazzini (1984) p. 98.
  7. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2336.
  8. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2360.
  9. Gaudium et Spes, 48.
  10. Cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 1056.
  11. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2364.
  12. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2337.
  13. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2351.
  14. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2352.
  15. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2353.
  16. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2354.
  17. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2355.
  18. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2356.
  19. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2389.
  20. Persona Humana 8.
  21. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357.
  22. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2380.
  23. Codice di Diritto Canonico, can. 1141
  24. Cfr. Familiaris Consortio, 19; Gaudium et Spes, 47.
  25. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2387.
  26. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2388.
  27. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2389.
  28. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2390.
  29. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2391.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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