Primo comandamento

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1leftarrow.png Voce principale: Dieci comandamenti.
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Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idoloimmagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.
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Il primo comandamento del Decalogo chiama l'uomo a credere in Dio, a sperare in lui, ad amarlo al di sopra di tutto[1].

Esso appare con formulazioni leggermente diverse in entrambe le redazioni del Decalogo, Es 20,2-17 e Dt 5,6-21; ha un parallelo strettissimo nello Shema Israel (Dt 6,4-9), il cui versetto Dt 6,5 è stato ripreso da Gesù nella risposta alla domanda sul Comandamento più grande (Mt 22,37); al versetto Dt 6,13 dello stesso capitolo si è poi riferito Cristo nell'episodio delle tentazioni (Mt 4,10; {Lc 4,8).

La Chiesa Cattolica insegna che

« Nell'esplicita affermazione divina: "Io sono il Signore tuo Dio" è incluso il comandamento della fede, della speranza e della carità. Se noi riconosciamo infatti che egli è Dio, e cioè eterno, immutabile, sempre uguale a se stesso, affermiamo con ciò anche la sua infinita veracità; ne segue quindi l'obbligo di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi con pieno riconoscimento della sua autorità. Se egli inoltre è Dio, noi ne riconosciamo l'onnipotenza, la bontà, i benefici; di qui l'illimitata fiducia e la speranza. E se egli è l'infinita bontà e l'infinito amore, come non offrirgli tutta la nostra dedizione e donargli tutto il nostro amore? Ecco perché nella Bibbia Dio inizia e conclude invariabilmente i suoi comandi con la formula: Io sono il Signore»
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2086, che cita il Catechismo Romano, 3, 2, 4: ed. P. Rodríguez, Città del Vaticano-Pamplona 1989, p. 408-409.)

Esplicitazione

Il primo comandamento informa i nostri atteggiamenti di adorazione[2], e plasma la preghiera[3] del credente. Riguarda poi la pratica dei sacrifici spirituali[4] che il cristiano offre a Dio, nonché le sue promessa e i voti fatti a lui[5]. Inoltre struttura il dovere sociale della religione e fonda il diritto alla libertà religiosa[6].

In termini di peccati, il primo comandamento vieta la superstizione[7], l'idolatria[8], la divinazione e la magia[9], e i principali peccati di irreligione: l'azione di tentare Dio, con parole o atti, il sacrilegio e la simonia[10]. Lo contraddice inoltre la professione dell'ateismo[11] e dell'agnosticismo[12].

Le immagini sacre

La formulazione del primo comandamento contiene il divieto di qualsiasi rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell'uomo. La motivazione di ciò è spiegata nel Deuteronomio con il fatto che sull'Oreb il popolo d'Israele non vide alcuna figura (4,15-16): è il Dio assolutamente trascendente che si è rivelato a Israele. Tuttavia, fin dall'Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che, a guisa di simbolo, preparassero la salvezza operata dal Verbo incarnato: il serpente di rame (Nm 21,4-9; Sap 16,5-14; cfr. Gv 3,14-15), l'arca dell'Alleanza e i cherubini (Es 25,10-22; 1Re 6,23-28; 7,23-26).

La crisi iconoclasta della seconda metà del I millennio è sfociata nella dottrina del settimo Concilio ecumenico di Nicea del 787: ivi è stata giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. La ragione sta nel fatto che il Figlio di Dio, incarnandosi, ha inaugurato un nuovo significato delle immagini. Il culto cristiano di esse non è perciò contrario al primo comandamento[13]:

« Chi venera l'immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto. »
(Concilio di Nicea II, Definitio de sacris imaginibus: DS 601[14])

Fuori dal cattolicesimo

Dal momento che nel testo biblico i comandamenti non sono numerati, non vi è una maniera univoca di suddividerli, e di fatto la tradizione ebraica, seguita da molte comunità ecclesiali nate dalla riforma protestante, smembrano questo comandamento: l'introduzione, "Io sono il Signore Dio tuo", viene considerata il primo comandamento, e il resto, cioè la prescrizione di non avere altri dei e di non farsi immagini, viene considerata il secondo.

I Dieci Comandamenti
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Note
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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