Sessualità

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La sessualità esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell'unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l'affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l'attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri.
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La sessualità è la componente della persona umana attraverso la quale l'uomo e la donna esprimono il linguaggio dell'amore.

La Chiesa chiama castità l'esercizio onesto e buono della sessualità, sia nel celibato/verginità[1], sia nel matrimonio[2].

Nella Bibbia

Nella Bibbia non compare la parola sessualità, però la differenza dei sessi è frequentemente evocata per chiarire il mistero dei rapporti tra l'uomo e la donna[3].

La visione dell'Antico Testamento

I racconti di Genesi 1-2 trasmettono l'idea fondamentale che all'essere uomo appartiene in senso proprio e intrinseco l'essere maschio e femmina. Tale concezione si oppone al mito androgino per il quale la divisione per sesso sarebbe da attribuirsi a successivi stadi di decadenza[4].

L'uomo è quindi immagine di Dio in quanto uomo e donna (Gen 1,27)[5]. Questo passo, dovuto al redattore Sacerdotale, si limita a collegare la differenza sessuale tra l'uomo e la donna alla fecondità di Dio che trasmette la vita e domina l'universo (Gen 1,28). Il punto di vista Jahvista è invece più completo; agli occhi del Jahvista quel che sta alla base della differenza sessuale è la necessità per l'uomo di vivere in società: "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda" (Gen 2,18); alla fecondità si associa il rapporto di alterità dei sessi.

L'Antico Testamento non conosce il disprezzo del corpo. La cura della bellezza è vista positivamente (Gen 1,3; Est 2,12), anche come elemento di apertura all'altro, di attrazione sessuale e come momento dell'amore.

L'amore è il contesto della sessualità, in una dimensione creativa di unità (l'essere "una sola carne" di Gen 2,24) e di trasmissione del dono della vita ("crescete e moltiplicatevi", Gen 1,28). Tutto ciò non ha la forma di un imperativo, ma di una benedizione; non è un comando ma un dono. Vari libri dell'Antico Testamento esprimono la positività dell'esperienza di coppia (Pr 5,18; Ez 24,16; Sir 26,16-18; Qo 9,9).

L'intero Cantico dei Cantici esprime una visione liberante e positiva della sessualità (cfr. 4,1; 5,9; 6,4), anche se tale libro non può essere considerato un inno ingenuamente euforico ed un'esaltazione infondata ed irrealistica dell'esperienza dell'amore.

L'Antico Testamento conosce anche la debolezza e la tentazione cui la sessualità è esposta. Se nel clima paradisiaco l'incontro dei sessi aveva luogo nella semplicità (Adamo ed Eva, benché nudi, non hanno vergogna l'uno dell'altro, Gen 2,25), sarà il peccato che, introducendo la separazione da Dio, introdurrà tra l'uomo e la donna distanza e paura; la relazione sessuale assume un carattere ambiguo: anche se non cessa di essere fondamentalmente buona, cade però sotto l'influsso della forza di divisione rappresentata dal peccato; alla gioia di fronte alla irriducibile differenza dell'altro, nei partner si è sostituito il desiderio di possesso egoistico (Gen 3,16); gli effetti del peccato ridondano anche nei dolori del parto. L'Antico Testamento presenta storie di infedeltà e di peccato che sfigurano il volto della sessualità (cfr. 2Sam 11).

Rimane però il fatto che il quadro globale è positivo e non viene demonizzato. La realtà della differenziazione sessuale è voluta direttamente da Dio, e anche su di essa ricade il giudizio positivo sull'ordine della creazione ("molto buono", Gen 1,31).

L'insegnamento del Nuovo Testamento

I Vangeli

Gli insegnamenti di Gesù sono molto parchi nei confronti della sessualità. Il tenore di fondo è però positivo, e si ispira all'immagine originaria dell'uomo e della donna propria dell'Antico Testamento. Gesù si riferisce a Gen 1,27 in Mc 10,6 (passo parallelo: Mt 19,4); ivi la sessualità assume un aspetto di progetto ("una sola carne"), e non di meccanismo biologico; anche l'aspetto riproduttivo rimane implicito. Gesù aggiunge però la frase "l'uomo non separi ciò che Dio unisce" (Mc 10,9; Mt 19,6), con la quale pone a fondamento dell'amore dell'uomo e della donna l'amore creativo di Dio, che si rende presente appunto mediante l'amore degli uomini.

Si può dire che la sessualità non doveva costituire un problema particolare per la tradizione evangelica, cui sostanzialmente interessava ribadire che la sessualità è un dato voluto da Dio, non una male né una maledizione, e neppure solo una funzione dell'essere umano, ma il suo modo d'essere[6].

Gesù si inserisce nella visione dell'Antico Testamento quando considera peccato l'adulterio (Gv 8,2-11) e la prostituzione (Mt 2,31; 21,32), ma vede e indica nel pentimento il cammino del riscatto da essi.

San Paolo

L'insegnamento dell'apostolo Paolo riguardo alla sessualità è più ricco.

Nella Prima lettera ai Corinzi Paolo esorta i cristiani a pensare che il corpo ha una dignità sua propria che non può essere svenduta (1Cor 5,12-20); ai corinzi che credevano di poter fare di tutto ricorda la differenza tra la vera libertà e il libertinaggio; il corpo non è una cosa, ma l'espressione della persona, e non può essere degradato senza svilire la dignità della persona stessa. Il libertinaggio svuota il corpo della dimensione di relazionalità intersoggettiva e lo fa diventare oggetto di sfrenatezza; in tale maniera viene tradita la caratteristica che esso possiede in quanto tempio della presenza del Signore.

Altrove l'apostolo risente l'influsso di correnti filosofiche e religiose dell'epoca, e mostra una visione meno positiva della sessualità, dove essa è rimedio alla concupiscenza (1Cor 7,8-9).

La tensione il matrimonio e la continenza per il Regno

A fronte dell'insegnamento sulla bontà del matrimonio, il Nuovo Testamento introduce la possibilità della rinuncia al matrimonio per il Regno dei Cieli. Le due cose si pongono in tensione, ma non si contraddicono, ma anzi si chiariscono e si condizionano reciprocamente[7].

Il matrimonio è buono anche per Gesù. L'insegnamento del Genesi sulla connessione tra differenza sessuale e immagine e somiglianza di Dio trova conferma nel suo insegnamento sugli sposi che diventano "una sola carne" (Mt 19,4-6). Anche Paolo, talvolta a torto considerato un asceta ostile alla vita sessuale, dà agli sposi orientamenti tuttora validi (1Cor 7,1-6); contro gli illusori desideri di continenza manifestati dai corinzi, egli ricorda la via normale del matrimonio, il dovere dei rapporti sessuali: "Non rifiutatevi l’un l’altro, se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera; poi tornate insieme" (1Cor 7,5; cfr. 1Tim 4,3; 5,14). La situazione sorta dalla creazione viene quindi mantenuta e anche valorizzata.

Di fatto Gesù non ha elaborato una teoria sulla sessualità, ma personalmente ha adottato un particolare comportamento e rivolto agli uomini un appello. Gesù, infatti, non è vissuto come i rabbini giudei che, secondo l'usanza, dovevano essere sposati[8]. Ma Gesù non è ostile alla donna. Piuttosto, egli fornisce la motivazione della sua condizione quando, parlando degli eunuchi, afferma che "ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il Regno dei Cieli" (Mt 19,12); queste parole rappresentano un invito: "Chi può capire, capisca" (ibid.). In Luca si trova poi un parallelo altrettanto rude: per essere discepoli di Gesù bisogna rinunciare anche alla propria moglie (Lc 18,29). Un simile programma di vita è comprensibile solo in funzione di una realtà nuova, che si rivela con Gesù: la venuta del Regno di Dio, in cui si entra seguendo i suoi passi. L'accesso a questo nuovo ordine di cose può invitare a superare il comandamento della creazione, dando un senso alla continenza volontaria.

Sulle orme di Gesù, Paolo che, forse, era stato sposato, si fa l'avvocato della verginità. Ci sono due ragioni per questo suo comportamento:

  • il carisma della chiamata di Dio, così come è successo a lui (1Cor 7,7);
  • la situazione creata dalla fine dei tempi inauguratasi con Gesù (1Cor 7,29.31b): il fatto di trovarsi negli ultimi tempi porta con sé la distinzione tra due nuove categorie dell'umanità: all'antica antinomia uomo/donna viene ad aggiungersi l'opposizione coniugato/vergine; entrambe le contrapposizioni sono necessarie a costituire ed esprimere in modo complementare la pienezza del Regno dei Cieli.

Sulla stessa linea, Paolo arriva ad affermare che la realtà nuova inaugurata da Cristo fa passare in secondo piano la differenza dei sessi: "non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (3,28).

Sarebbe quindi errato affermare, tenendo conto esclusivamente delle affermazioni del Nuovo Testamento, che l'uomo e la donna non possono trovare la propria piena estrinsecazione se non nell'effettiva unione con il partner sessuale. In realtà, nella comunità umana globale ricapitolata in Cristo Gesù, è possibile comunicare con un Tu, pur rinunciando all'esercizio carnale della sessualità.

Sessualità e sacro

Le religioni dei popoli pagani che circondavano Israele avevano trasposto la sessualità anche nel mondo divino[9]. Vi pullulavano le divinità padri e madri, gli dei dell'amore che si sposano tra loro o con gli esseri umani, e le prostitute sacre che raffiguravano la divinità. Israele ha Conosciuto i Baal e le Astarte, i pali sacri infissi nella terra per simboleggiare l'unione tra il cielo e la terra; in certa misura è venuto persino a patti con questi falsi dei e ha fuso un vitello d'oro" (Es 32,4), simbolo della potenza virile. La lotta contro queste religioni straniere si conclude con la vittoria del jahvismo, anche se, malgrado l'interdizione formulata in Deuteronomio 23,18, viene ripetutamente segnalata l'esistenza di prostitute sacre (1Re 14,24; 15,12; 22,47; 2Re 23,7; Os 4,4; Mi 1,7).

Anche dopo aver depurato queste usanze pagane, Israele continua a mantenere un certo legame tra il sessuale e il sacro. Ma la fonte di questa sacralizzazione si è spostata: non si tratta più di imitare la sessualità divinizzata, ma di compiere una funzione suscitata dalla parola di Dio, partecipando alla sua stessa potenza creativa. Eva, appena diventa madre, esclama: "Ho procreato un uomo grazie a YHWH" (Gen 4,1). Questo spostamento d'accento porta varie conseguenze:

Tutti questi tabù scompaiono con la fede cristiana. O meglio, si è operato un passaggio a un'ulteriormente nuova forma di sacralizzazione, o, meglio, di santità del mondo della sessualità. Si spiegano in questo modo le affermazioni di Paolo come quella di 1Cor 7,14:

« Il marito non credente, infatti, viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, ora invece sono santi. »

Questo stato oggettivo non deriva più dal carattere sacro della relazione sessuale, ma dall'inserimento in un popolo santo, e, in ultima analisi, dalla presenza dello Spirito Santo. Con il dono dello Spirito vanno appunto messe in relazione le raccomandazioni di Paolo, senza dubbio sulla scia della catechesi primitiva, a proposito delle esigenze di purezza sessuale che caratterizzano la vita Cristiana:

« Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall'impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; [..] Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. »

Ormai, in virtù del dono dello Spirito, il corpo è santificato; infatti "il corpo non è per l'impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo" (1Cor 6,13).

Le dinamiche sessuali sono poi messe in relazione a quanto avviene tra Cristo e la Chiesa: "Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa" (Ef 5,25). Richiamando il comando del Creatore, "per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne", Paolo aggiunge: "Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa" (Ef 5,31-32).

Lo stesso simbolismo esprime il rapporto d'amore che unisce il fedele a Dio: è una prostituta quella che cavalca la Bestia dell'Apocalisse (c. 17), mentre gli autentici credenti seguono l'agnello perché sono "vergini" (Ap 14,4).

Le prescrizioni pratiche

La morale sessuale dell'Antico Testamento conosce una massa di prescrizioni[10]. Questo non deriva da un desiderio di condannare la sessualità, e neppure da un'eccessiva attenzione morale per questo particolare campo, ma dalla sacralizzazione di cui sopra. È poi presente nell'Antico Testamento una reazione di difesa contro un mondo pervertito che dissimulava spesso il proprio erotismo ammantandolo sotto il velo della religione. Infine, non bisogna dimenticare la funzione educativa della legge, che si preoccupava dell'igiene del popolo di Dio.

Tra le varie prescrizioni troviamo il catalogo di Lev 20,10-21, in cui vengono condannate varie pratiche:

La condanna di quello che oggi è chiamato onanismo non trova fondamento nella colpa di Onan, che consiste piuttosto nel rifiutarsi di generare una posterità al fratello defunto (Gen 38,9-10), cosa a cui era tenuto in base alla legge del levirato (Dt 25,5-10).

L'Antico Testamento conosce poi speciali prescrizioni per i sacerdoti: essi non possono sposare una prostituta né una donna ripudiata (Lev 21,7.13-14).

È da notare infine che, al di fuori dei casi di prostituzione sacra, la prostituzione non viene particolarmente riprovata (cfr. Gen 38,15-23; Gdc 16,1). La letteratura sapienziale, però, dimostra un evidente progresso rispetto agli antichi racconti, e mette in guardia contro i pericoli che essa rappresenta (Pr 23,27; Sir 9,3-4; 19,2).

Gesù non riprende le antiche prescrizioni rituali, ma non indugia a condannare la colpa della moglie sorpresa in flagrante delitto d'adulterio (Gv 8,11), e presenta implicitamente la prostituzione come un peccato grave quando dichiara che le prostitute, in virtù della loro conversione, entreranno nel Regno dei Cieli più facilmente dei farisei (Mt 21,31-32; cfr. Eb 11,31). Tuttavia Gesù radicalizza le prescrizioni dell'Antico Testamento, colpendo il peccato che ne è alla radice, nel desiderio e nello sguardo (Mt 5,28; 15,19).

Paolo, che a differenza di Gesù che viveva tra i giudei si trova lanciato nell'ambiente dissoluto del grande porto di Corinto, si erge con forza contro tutte le forme del male:

« Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio»

Ancora, Paolo mette continuamente in guardia contro la prostituzione (1Cor 6,13-15; 10,8; 2Cor 12,21; Col 3,5); realista, non può vietare i rapporti con le persone dissolute in generale, ma proibisce i rapporti con i fratelli impudichi (1Cor 5,9-11).

Se Paolo propone una casistica dettagliata, egli intende proteggere i cristiani di origine non giudaica contro le deviazioni della carne. Egli sa che la morale non dipende più da questa o da quella prescrizione scritta, sempre condizionata dalla cultura del tempo, ma dipende in modo ben più intimo dal rapporto che ormai intercorre tra il corpo e il Signore: il Corpo è tempio dello Spirito Santo e membro di Cristo (1Cor 6,12-20; Rm 13,14; cfr. Gal 5,16-19).

Nella storia della Chiesa

Nei primi secoli l'influsso delle culture con cui il cristianesimo è venuto in contatto ha depositato sull'originario messaggio biblico una patina di pessimismo e di svalutazione della sessualità e della corporeità; ciò è diventato vistoso nella letteratura patristica.

In generale si può dire che i padri greci vedono nella sessualità, nel matrimonio e nella procreazione una conseguenza del peccato; invece i padri latini maturano una concezione di queste realtà più realistica e più legata all'ambito giuridico: essi sostengono che nell'ambito matrimoniale l'importante è attenersi al complesso normativo della sessualità in vista della procreazione e non accondiscendere alla tentazione del solo piacere della carne.

Sant'Agostino

In questo panorama è molto importante la posizione di Agostino: da un lato egli difende la sacralità del matrimonio e la positività della procreazione contro il manichesimo; dall'altro afferma con vigore, contro i pelagiani, che il peccato originale ha contaminato l'uomo e la sua sessualità. In tale visione non c'è spazio per una valutazione positiva del piacere: esso è condannato, o nel caso della procreazione, tollerato.

Gregorio Magno assumerà in pieno la testi agostiniana di condanna del piacere e la trasmetterà a tutta la tradizione seguente. Di fatto dopo Agostino la discussione sulla morale sessuale si restringe alla questione della peccaminosità del piacere.

La Scolastica

Negli scritti di Pietro Abelardo troviamo il riconoscimento della naturalità della ricerca del piacere sessuale, ovviamente nel matrimonio.

È dello stesso parere Sant'Alberto Magno, che adduce ulteriori elementi di specificazione e parla del piacere come di gioia spirituale per la presenza e la vicinanza del partner.

San Tommaso d'Aquino prende posizione di fronte ai costumi piuttosto liberi di catari e albigesi e ribadisce la restrizione dell'esercizio della sessualità al solo scopo procreativo. Tommaso si muove poi all'interno di concezioni biologiche prescientifiche quando considera il seme maschile come un omuncolo; conseguentemente, in lui e in altri teologi dell'alto medioevo si giunge alla condanna della masturbazione come peccato di aborto, cioè come uccisione di esseri viventi.

L'epoca moderna

Nel XVIII secolo la teologia morale diventa una disciplina teologica autonoma, staccata dalla dogmatica. In questo contesto si giunge alla formulazione della dottrina comune secondo cui nei peccati sessuali non si da mai parvità di materia (parvitas materiae), cioè i peccati sessuali vanno sempre valutati come peccati gravi.

La trattazione della morale sessuale assume il carattere della casistica, soprattutto ad uso dei confessori. La dottrina così sviluppata si mantiene fin quasi ai giorni nostri.

Verso la metà del XX secolo si sviluppa uno studio della sessualità che tiene conto di orizzonti antropologici più ricchi, e che dissolve gradualmente la rigidità delle trattazioni morali; matura una comprensione più positiva della sessualità.

Nel Concilio Vaticano II

La Gaudium et Spes riconosce la vera dignità dell'atto coniugale come gesto personale e momento di scambio del dono di sé all'interno del matrimonio (nn. 48-52).

La dichiarazione Persona Humana

Il 29 dicembre 1975 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato l'importante dichiarazione Persona Humana per chiarire alcune questioni di etica sessuale.

Il documento riafferma la dottrina morale della Chiesa Cattolica in merito ad alcuni "abusi della facoltà sessuale":

Continua quindi esaminando in dettaglio il significato dell'opzione fondamentale, in merito alla quale insegna che la presenza di un'opzione fondamentale buona non impedisce di commettere peccati mortali (n. 10); indica quindi le esigenze della virtù della castità (n. 11-12).

Comprensione odierna

La sessualità viene percepita nella sua dimensione personale, per cui essa contribuisce alla realizzazione della persona.

Essa ha una dimensione fondamentalmente relazionale: esprime il dialogo di un io con un tu, la realizzazione della comunione di un uomo e una donna.

La sessualità deve poi rimanere aperta al dono della vita, per cui le espressioni dell'amore sessuale devono cogliere ed accettare responsabilmente la responsabilità della procreazione.

Note
  1. In tali stati la castità si realizza nella dimensione della continenza.
  2. È errata la concezione secondo la quale la castità si esprima soltanto nella continenza.
  3. Xavier Léon-Dufour (1971) 1194.
  4. Antonio Autiero, Sessualità, (1990), p. 1224.
  5. L'Antico Testamento non conosce il dualismo di corpo e anima, ma considera l'uomo nella sua interezza articolata, per cui l'uomo vive nella sua anima (è un essere vivente) e nel suo corpo (è essere mortale e in relazione). Il dualismo anima/corpo influenza invece in maniera forte la tradizione patristica.
  6. Antonio Autiero, Sessualità, (1990), p. 1226.
  7. Xavier Léon-Dufour (1971) 1195.
  8. La probabile pratica del celibato presso gli Esseni (Qumràn) ha forse contribuito a rendere più neutro lo stupore o lo scandalo che la situazione celibataria di Gesù poteva provocare.
  9. Xavier Léon-Dufour (1971) 1197.
  10. Xavier Léon-Dufour (1971) 1199.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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