Buon Pastore

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Maestranze bizantine, Gesù Cristo buon pastore (secondo quarto del V secolo), mosaico; Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia
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Io sono il buon pastore. Il buon pastore la propria vita per le pecore.
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Il Buon Pastore è un'immagine biblica che indica principalmente Gesù, "il Pastore grande delle pecore" (Eb 13,20). Il Vangelo secondo Giovanni dedica all'immagine una sua celebre pagina (10,1-18)[1].

L'immagine ha le sue radici nell'Antico Testamento e anche, tra gli altri passi del Nuovo, nei Vangeli sinottici, soprattutto nella Parabola della pecorella smarrita (Mt 18,12-14; Lc 15,1-7).

Nella Bibbia

Radici veterotestamentarie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Pastore.

L'immagine affonda le sue radici nella matrice nomadica del popolo ebraico, basata sull'allevamento del bestiame. La vita dei pastori era spesso sentita in tensione con quella sedentaria degli agricoltura[2]. La Bibbia rivela spesso una certa nostalgia per il nomadismo[3], anche sulla base della vicenda dell'esodo, quando Israele aveva vagato per quarant'anni nelle steppe della penisola sinaitica.

Nell'Antico Testamento il pastore è la guida del gregge, e lo guida attraverso la valle oscura; il bastone è il simbolo e lo strumento della sua autorità; la presenza del pastore è sicurezza per il gregge (Sal 23[22],4). Il Pastore divino "le mie lacrime nell'otre suo raccoglie" (Sal 56[55],9), impedendo che le sofferenze si dissolvano nel non senso e nel nulla.

L'immagine del pastore è usata dal profeta Ezechiele per delinea il comportamento negativo dei pastori di Israele, ossia dei capi politici e religiosi; essi si preoccupano solo di "nutrirsi di latte, di rivestirsi di lana, di ammazzare le pecore più grasse, ignorando le pecore deboli, non curando le inferme, non fasciando le ferite, non riportando le disperse" (34,1-4). Perciò YHWH annuncia che si farà egli stesso pastore del suo popolo, e le condurrà a pascolare sui monti alti d'Israele (34,11).

Anche il Deuteroisaia usa l'immagine di YHWH: egli si farà pastore che conduce con tenerezza e forza gli esiliati verso la terra d'Israele (Is 40,11)[4].

Gesù, Buon Pastore

I sinottici presentano numerosi tratti che annunziano l'allegoria di Gv 10,1-18.

Ambito romano, Buon Pastore con il gregge (III secolo), affresco; Roma, Catacomba di San Callisto

Nella stessa linea altri scritti del Nuovo Testamento presentano "il pastore grande delle pecore" (Eb 13,20), maggiore di Mosè, il "capo dei pastori" (1Pt 5,4), "il pastore ed il guardiano" che ha ricondotto le anime smarrite guarendole con le sue stesse lividure (1Pt 2,24-25).

Nell'Apocalisse, poi, Cristo-agnello diventa il pastore che conduce alle fonti della vita (Ap 7,17) e che colpisce i pagani con uno scettro di ferro (19,15; 12,5)[5].

Nel quarto vangelo queste indicazioni sparse formano un quadro grandioso e unitario che presenta la Chiesa sotto il vincastro dell'unico pastore (Gv 10,1-18). La particolarità, in riferimento agli annunci dell'Antico Testamento, è che non si tratta tanto del re, signore del gregge, quanto del Figlio di Dio che rivela ai suoi l'amore del Padre.

Il discorso di Gv 10,1-18

Il Buon Pastore, Museo delle Terme di Diocleziano, Roma
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Pericope del Buon Pastore.

Il discorso di Gesù riprende i dati anteriori e li approfondisce:

Altri dati sono invece originali:

Il Buon Pastore, modello dei pastori della Chiesa

È con il modello di Gesù che devono identificarsi i pastori della Chiesa, a partire da Pietro, che riceve la missione di pascere le pecore del gregge di Cristo risorto (Gv 21,15-17). Ed è lo stesso apostolo ad ammonire i pastori della Chiesa a "pascere il gregge di Dio..., facendosi modelli del gregge" (1Pt 5,1-4).

Nell'arte

Fino all'inizio del IV secolo l'unica iconografia di Gesù utilizzata era la sua rappresentazione come Buon Pastore, recante sulle spalle una pecorella smarrita. L'immagine si trova nelle pitture delle catacombe e nell'arte paleocristiana.

Note
  1. Non vi è accordo tra gli esegeti sul genere letterario della pericope: da alcuni è ritenuta una parabola, da altri una allegoria.
  2. Gli studiosi ritengono comunemente che il racconto di Caino e Abele (Gen 4,1-16) esprima e supponga, anche nel suo tragico sbocco, tale tensione.
  3. Cfr. quanto si dice sui recabiti in Ger 35,6-10.
  4. Per la sezione seguente ci si è basati su Colomban Lesquivit, Xavier Léon-Dufour (1971).
  5. In ciò l'Apocalisse sembra seguire una tradizione apocrifa sul messia conquistatore.
  6. Cfr. Nm 27,17.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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