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Discorsi d'addio

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Duccio di Buoninsegna, Tradimento di Giuda e Commiato di Gesù Cristo dagli apostoli dopo l'Ultima Cena (1308 - 1311), tempera su tavola; Siena, Museo dell'Opera del Duomo
« In modo più ampio degli altri tre Evangelisti, San Giovanni, nella maniera a lui propria, ci riferisce nel suo Vangelo circa i discorsi d'addio di Gesù, che appaiono quasi come il suo testamento e come sintesi del nucleo essenziale del suo messaggio. »

I Discorsi d'addio di Gesù si trovano nei capitoli 13-17 del Vangelo secondo Giovanni; sono preceduti dall'episodio-dialogo della lavanda dei piedi (13,1-17) e dallo svelamento del traditore (13,18-30), e contengono un insegnamento privato[1] di Gesù ai discepoli che egli dà nell'imminenza della sua morte e risurrezione (capitoli 18-21). Gli esegeti vedono un disegno unitario nel blocco dei capitoli 13-21, che, convenzionalmente, chiamano Libro della Gloria.

I discorsi d'addio sviluppano temi specifici dell'evangelista Giovanni, rileggendoli però nella loro più matura espressione[2]. "In questi testi l'evangelista ha raccolto i suoi ricordi, le antiche tradizioni ecclesiali e l'approfondita riflessione in cui lo Spirito di Gesù lo ha guidato nei lunghi anni del ministero apostolico"[3].

Contestualizzazione

A differenza di quanto l'evangelista ha fatto nel Libro dei Segni, dove ha manifestato la tendenza a narrare prima la storia di un segno e a farla poi seguire da un discorso che ne desse l'interpretazione, qui il modello è rovesciato: i discorsi spiegano il significato e le implicazioni della più grande delle azioni di Gesù, e cioè il suo ritorno al Padre nella morte[4].

Ma l'ultimo discorso non è semplicemente un altro dei discorsi che interpretano un segno. La morte e risurrezione di Gesù escono dalla categoria dei segni per penetrare nel regno della gloria: in essi Cristo rende presenti e disponibili agli uomini le realtà celesti significate nei miracoli del ministero.

Messaggio

I discorsi perseguono due scopi fondamentali[5]:

Descrivendo la partenza di Cristo e la reazione dei discepoli, i discorsi fanno comprendere la situazione dei credenti nel mondo, situazione che sarà di perenne persecuzione; essi poi vogliono trasmettere l'idea che la partenza di Gesù è in realtà un ritorno: non è assenza ma presenza: la morte di Gesù non è solamente un passaggio alla gloria, è piuttosto l'irruzione della gloria nel mondo[6].

Solo all'interno di questa prospettiva, e non come elementi a sé stanti, vanno letti i motivi ricorrenti dei discorsi: il comandamento dell'amore (13,34-35; 15,12-16,4), la consolazione per la partenza di Gesù (14,1-31; 16,5-33), l'unione di Gesù con i credenti (15,1-11; 17)[7], il dono del Paraclito (14,16.17.26; 15,26; 16,7.13).

Destinatari

Il Gesù che parla nei discorsi trascende il tempo e lo spazio: è un Gesù già in cammino verso il Padre, e la sua preoccupazione è di non abbandonare quelli che credono in lui ma devono rimanere nel mondo (14,18; 17,11)[8].

I discorsi d'addio non riguardano soltanto le persone presenti nel Cenacolo e il tempo che va dall'Ultima Cena alla Crocifissione di Gesù[9]:

Anche se parla nell'Ultima Cena, Gesù parla dal Cielo.

Genere letterario

Il genere letterario dei discorsi può essere determinato come quello del Testamento[10].

Anzitutto si riscontra nei discorsi un'atmosfera esoterica: le parole pronunciate da Gesù sono rivolte a iniziati, a persone che sono "intime" al Maestro, e certamente non al mondo[11]. Tale carattere ha il pregio di rendere consapevoli i credenti del loro privilegio, e ha anche il merito di sottolineare il fatto che l'insegnamento che danno si pone nel cuore del mistero cristiano, che solo i credenti sanno comprendere.

È importante poi la parentela con i discorsi della letteratura biblica e giudaica che si fanno rientrare nel genere del Testamento. Tale genere è presente nell'Antico Testamento: Gen 47,29-50,14 ; Gs 23-24; 32 ; 1Sam 12 , e anche l'intero libro del Deuteronomio. Ma esso si fa più frequente negli scritti biblici più tardivi: Tb 14,3-11 ; 1Mac 2,49-70 ; 2Mac 7,1-42 ; fuori dal canone biblico lo troviamo nel quarto libro di Esdra (14,18ss.), e il Testamento di Dodici Patriarchi, ispirato a Gen 49-49 , ne è il capolavoro. Le sue caratteristiche fondamentali sono[12]:

Il genere del Testamento è attestato anche nel Nuovo Testamento: At 20,17-38 , 1Tim 1,12-17 , e, nella loro interezza, la seconda lettera di Pietro e la seconda lettera a Timoteo; vi è anche Lc 22,21-38 , in cui il discorso di commiato si colloca, come nei discorsi d'addio, nel contesto dell'Ultima Cena. Anche in queste occorrenze neotestamentarie vi sono elementi tipici molto simili a quelli riscontrati per l'Antico Testamento:

I discorsi d'addio di Gv 13-17 si possono collocare facilmente nel genere descritto.

È stata ipotizzata anche una parentela con i discorsi di iniziazione della letteratura religiosa ellenistica, ma essa non sembra importante[13].

Unità letteraria

L'unità letteraria dei discorsi è molto discussa, poiché il pensiero di Gesù non è sviluppato con ordine; i motivi si intrecciano, e molti temi sono ripresi in modo disarticolato[14].

Vi è una cesura a 14,31: essa sembra concludere le parole di Gesù, ma subito dopo inizia un discorso più lungo, che in parte ripete e amplifica il precedente.

A livello letterario si riconosce l'utilizzo del caratteristico procedimento a spirale, e il ricorso a accorgimenti stilistici tipici del quarto evangelista.

Non sembra comunque opportuno smembrare il testo attuale a favore di ricostruzioni che rimarrebbero nel campo dell'assolutamente ipotetico.

Note
  1. ↑ Anche i sinottici conoscono un insegnamento privato di Gesù ai suoi discepoli: la missione dei dodici e le istruzioni relative (Mt 9,35-10,15 ), gli annunci della persecuzione (Mt 10,15-39 ), le promesse dello Spirito (Mt 10,18-20; 28,33 ), i precetti per la comunità, la predizione sul tradimento di Giuda, ecc. Tale materiale è presentato in maniera sparsa dai sinottici, però anch'essi tendono a raggrupparlo all'avvicinarsi della passione.
  2. ↑ Bruno Maggioni (1978), p. 1560, che cita Charles Harold Dodd, L'interpretazione del quarto Vangelo, Paideia, Brescia 1974.
  3. ↑ Claudio Doglio, Introduzione ai Vangeli e all'Apocalisse", Arcidiocesi di Genova, pro manuscripto, 1993, p. 267.
  4. ↑ Raymond E. Brown (1979) p. 695.
  5. ↑ Charles Harold Dodd, L'interpretazione del quarto Vangelo, Paideia, Brescia 1974, p. 488.
  6. ↑ Cfr. Gunther Bornkamm, Storia e fede, Bologna 1970, p. 181.
  7. ↑ Il fatto che tali temi vengano trattati due volte ha fatto ipotizzare a qualcuno che all'origine vi fossero due fonti.
  8. ↑ Raymond E. Brown (1979) p. 696.
  9. ↑ Bruno Maggioni (1978), p. 1560.
  10. ↑ In realtà i discorsi hanno la forma di dialogo, ma tale aspetto è in realtà molto tenue, al limite del monologo; il culmine dei discorsi si trova nella grande Preghiera Sacerdotale (capitolo 17), che Gesù pronuncia alzando gli occhi al Cielo (17,1).
  11. ↑ Pierre Le Fort, Les structures de l'église militante selon saint Jean, Labor et Fides, Ginevra 1970, che cita almeno tre indizi:
    • il fatto che la lavanda dei piedi, che introduce i discorsi, si aggancia al motivo (esoterico?) dell'"aver parte con lui" (13,8);
    • il fatto che Gesù pronuncia i discorsi quando il traditore è uscito e dunque la comunità è "pura" (13,10.11.31);
    • lo stile e l'atmosfera dei discorsi il loro carattere di mistero, il fatto che non tutto è comprensibile.
    Cfr. Bruno Maggioni (1978), p. 1560, nota 5.
  12. ↑ Bruno Maggioni (1978), p. 1561.
  13. ↑ Vi sono peraltro differenze fondamentali tra i discorsi d'addio e la letteratura ellenistica di iniziazione: Cfr. Bruno Maggioni (1978), p. 1560, nota 6.
  14. ↑ Angelico Poppi (1990) p. 499.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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