Libro di Abacuc

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Nota di disambigua - Se stai cercando il profeta che porta questo nome, vedi Abacuc (profeta).
Libro di Abacuc
Venezia BaS.Marco Maestr.veneziane ProfetaAbacuc 1230-1240ca.jpg
Maestranze veneziane, Il profeta Abacuc (1230 - 1240 ca.), mosaico; Venezia, Basilica di San Marco
Titolo originale
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale ebraico
Traduzione
Ambito culturale
Autore Abacuc (profeta)
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione VII - VI secolo a.C.
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN

Il breve libro di Abacuc è composto molto accuratamente. Inizia con un dialogo tra il profeta e Dio: a due lamenti del profeta rispondono due oracoli divini (1,2-2,4). Il secondo oracolo scaglia cinque imprecazioni contro l’oppresso iniquo (2,5-20). Poi il profeta canta, in un salmo, il trionfo finale di Dio (3). Si è discussa l’autenticità di questo ultimo capitolo, ma senza di esso la composizione sarebbe zoppicante. Le indicazioni musicali che lo inquadrano e che lo punteggiano attestano solo che questo salmo serviva alla liturgia. È dubbio che sia necessario estendere questo uso cultuale a tutto il libro; il suo stile si spiega abbastanza con l’imitazione di brani liturgici. Ciò non basta per fare di Abacuc un profeta cultuale, un membro del personale del tempio. Il commento di Abacuc, che proviene da Qumran, non va oltre il capitolo 2, ma ciò non significa nulla contro l’autenticità del capitolo 3.

Si discute sulle circostanze della profezia e sull’identificazione dell’oppressore. Si è pensato agli Assiri o ai Caldei, oppure al re di Giuda, Ioiakìm. L’ultima ipotesi non è sostenibile; le due altre poggiano su buoni argomenti. Se si accetta che gli oppressori rappresentano gli assiri, è contro di essi che Dio suscita i caldei (1,5-11), e la profezia si porrebbe prima della caduta di Ninive del 612 a.C.. Ma si può anche ammettere che gli oppressori siano, da un capo all’altro, i caldei, nominati in 1,6. Essi sono stati gli strumenti di Dio per castigare il suo popolo, ma saranno castigati a loro volta per la loro violenza iniqua, poiché JHWH si è messo in guerra per salvare il suo popolo. Il profeta attende questo intervento divino con un’angoscia che alla fine cede il posto alla gioia. Se questa interpretazione è valida, il libro si data tra la battaglia di Carchemis del 605 a.C., che ha consegnato il vicino Oriente a Nabucodònosor, e il primo assedio di Gerusalemme nel 597 a.C.. Abacuc sarebbe così di poco posteriore a Naum e, come lui, contemporaneo di Geremia.

Nella dottrina dei profeti, Abacuc apporta una nota nuova: osa domandare conto a Dio del suo governo del mondo. Sì, Giuda ha peccato; ma perché Dio, che è santo (1,12), che ha occhi troppo puri per vedere il male (1,13), sceglie i barbari caldei per esercitare la sua vendetta? Perché fa punire il cattivo da uno più cattivo di lui? Perché sembra voler sostenere il trionfo di una forza ingiusta? È il problema del male, posto sul piano delle nazioni. Lo scandalo di Abacuc è anche quello di molte anime moderne. A lui e ad esse va la risposta divina: per vie paradossali, il Dio onnipotente prepara la vittoria finale del diritto, e "il giusto vivrà per la sua fede" (2,4): perla di questo piccolo libro, che san Paolo inserirà nella sua dottrina sulla fede (Rm 1,17; Gal 3,11; Eb 10,38).

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