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Ingresso di Gesù a Gerusalemme

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Mosaico della Cappella Palatina (Palermo) raffigurante l'ingresso di Gesù a Gerusalemme
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Questa voce tratta del fatto evangelico.
⇒  Per la corrispondente celebrazione dell'Anno Liturgico vedi la voce Domenica delle Palme.

L' ingresso di Gesù a Gerusalemme è un evento descritto dai Vangeli (Mt 21,1-11; Mc 11,1-10; Lc 19,29-44; Gv 12,12-15). In occasione della sua ultima pasqua Gesù si reca nella città santa di Gerusalemme ed è accolto come Messia dalla folla festante che sventola rami d'ulivo e di palma.

L'evento è ricordato dalla tradizione cristiana nella liturgia della domenica delle Palme, come inizio della Settimana Santa che ripercorre le tappe della passione di Gesù.

Contesto

Nei sinottici Gesù ha appena guarito il cieco di Gerico (Mt 20,29-34; Mc 10,46-52; Lc 18,35-43), e si prepara a compiere gesti significativi in Gerusalemme, come la purificazione del tempio (Mc 11,15-19); le controversie con i capi giudei (Mc 11,27-12,44) faranno crescere il conflitto che lo porterà all'arresto e alla morte in croce, con le quali Gesù vivrà il messianismo sofferente (cfr. Is 53).

Nel Vangelo secondo Giovanni l'episodio è invece correlato alla risurrezione di Lazzaro (11,1-42), il che spiega meglio l'entusiasmo della folla.

Spiegazione

Non stupisce che i numerosi pellegrini e i discepoli saliti con Gesù da Gerico abbiano voluto tributargli un omaggio messianico al suo ingresso a Gerusalemme. La risonanza della sua attività taumaturgica in Galilea, il suo insegnamento, la guarigione del cieco a Gerico: tutto questo aveva ridestato le attese messianiche del popolo.

È da notare che precedentemente Gesù aveva sempre rintuzzato le manifestazioni di riconoscimento della sua identità di Messia; se le accetta ora è in vista della passione imminente.

La manifestazione dovette avere un carattere molto semplice, poco appariscente, dal momento che i Vangeli non ci danno notizia che abbia suscitato alcun sospetto da parte delle autorità romane, e per il fatto che non ne troviamo alcuna risonanza durante il processo di Gesù.

Gli evangelisti rileggono l'episodio alla luce del messianismo mite e pacifico di Zc 9,9: l'umile cavalcatura evocava la dignità regale, poiché anticamente i re solevano cavalcare un asino (cfr. Gen 49,11), ma senza i caratteri di potenza e belligeranza delle attese messianiche popolari; Gesù si manifesta come il Principe della pace, che viene per riformare la mente e il cuore degli uomini, e non per imporre un altro giogo su di loro. L'evangelista Matteo cita esplicitamente l'oracolo di Zaccaria (Mt 21,5).

Le acclamazioni della folla hanno carattere messianico, e sono tratte dal Salmi 117[116],25-26. Osanna è propriamente l'imperativo "salvaci!", ma congiunto a figlio di Davide diventa anch'esso, come il resto, un'acclamazione.

Bibliografia

Suggerimenti



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