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Tentazioni di Gesù

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.

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Miniatura che illustra la seconda tentazione di Gesù.

Le Tentazioni di Gesù sono quelle tentazioni subite da Gesù da parte del diavolo durante i quaranta giorni di permanenza nel deserto.

Esse mostrano il nocciolo di ogni tentazione: la rimozione di Dio dalla vita dell'uomo[1].

I racconti evangelici

Il racconto è presente in ciascuno dei Vangeli sinottici: Matteo 4,1-11; Marco 1,12-13; Luca 4,1-13.

I tre sinottici sono concordi nel parlare di un digiuno di quaranta giorni (Matteo aggiunge "e quaranta notti") nel deserto, dopo il suo Battesimo al fiume Giordano.

Marco non specifica le tentazioni, ma vi accenna in maniera sintetica (13).

Matteo e Luca parlano di tre tentazioni:

  • La prima tentazione riguarda il cibo, con l'invito a trasformare le pietre in pane (Mt 4,3; Lc 4,2). La tentazione ha un tono di sfida: Se sei figlio di Dio.
    • Gesù risponde citando Deuteronomio 8,3: Non di solo pane vive l'uomo (Mt 4,4; Lc 4,4), e Luca riporta il resto della citazione: Ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio[2].
  • La seconda tentazione in Matteo, corrispondente alla terza in Luca, è un invito a buttarsi giù dal punto più alto del Tempio di Gerusalemme, con la certezza del soccorso degli angeli di Dio (Mt 4,5-6; Lc 4,9-11). Qui il diavolo cita il Salmi 90[89],11-12.
    • La risposta di Gesù è ispirata liberamente a Dt 6,16:Non tentare il Signore Dio tuo[3].
  • Nella terza tentazione in Matteo, corrispondente alla seconda in Luca, il diavolo mostra a Gesù tutti i regni della terra, e glieli promette se lo adorarerà (Mt 4,8-9; Lc 4,7). Matteo precisa che il diavolo chiede a Cristo di prostrarsi davanti a lui, mentre Luca precisa che il diavolo allega che tutti i regni del mondo sono nelle sue mani.

Gli esegeti notano che l'inversione della seconda e terza tentazione in Luca corrisponde alla volontà di farle terminare a Gerusalemme. E di fatto Luca termina il racconto notando che il diavolo aveva esaurito ogni tentazione, e si allontana per ritornare al tempo fissato (Lc 4,13): tale annotazione viene interpretata in riferimento alle tentazioni che Gesù sperimenterà nell'imminenza della sua passione.

Luca è poi l'unico a notare che è lo Spirito a spingere Gesù nel deserto (Lc 4,1).

Matteo invece termina dicendo che il diavolo si allontana e gli angeli gli si accostano e lo servono (Mt 4,11).

Simbolismo

Il monte dove secondo la tradizione Gesù passò i 40 giorni di digiuno

Il racconto delle Tentazioni di Gesù, pur senza perdere il suo carattere di realtà, è fortemente intriso di simbolismo.

Il racconto di Marco mette in evidenza il parallelismo tra Gesù e Adamo[4], dove accenna alle fiere e agli angeli:

I quaranta giorni di digiuno nel deserto sono una reminiscenza dei quarant'anni durante i quali gli ebrei camminarono nel deserto dopo essere stati liberati dalla schiavitù d'Egitto[5]. Il deserto è luogo che non avendo in sé vita avvicina il popolo all'esperienza della necessità e anche della morte, e quindi all'esperienza della dipendenza da Dio. Inoltre sono quaranta anche i giorni che Mosè passò sul Monte Sinai quando ricevette le tavole della legge (Es 24,18).

I riferimenti agli animali e alle selve stabiliscono un parallelo tra Gesù ed Adamo nel giardino dell'Eden: Gesù ripercorre a ritroso attraverso l'obbedienza a Dio quel cammino che Adamo aveva percorso in direzione inverso attraverso l'esperienza della disobbedienza a Dio e del peccato.

L'interpretazione delle tentazioni

Juan de Flandes, Tentazione di Cristo, 1496-1499, Washington, National Gallery of Art.

L'interpretazione primaria è quella che collega le tre tentazioni alla vita di Gesù:

In senso più ampio tre tentazioni si prestano a un'interpretazione diretta in riferimento a tentazioni quotidiane di tutti gli uomini

  • La tentazione dei piaceri biologici dell'uomo: gola, ma anche la soddisfazione dell'istinto sessuale.
  • La tentazione del successo facile.
  • La tentazione del potere.

Nella letteratura spirituale si trovano interpretazioni delle risposte di Gesù riferite ai tre voti religiosi: povertà, castità e obbedienza; pur avendo senso nel contesto in cui sono proposte, non sono riconducibili alle intenzioni degli evangelisti.

Note
  1. Ratzinger (2007), p. 50.
  2. La citazione completa si trova tra le esortazioni che Mosè fa al popolo d'Israele in procinto di entrare nella Terra Promessa: il periodo del deserto, con tutte le prove, è stato segnato dal dono della manna, uscita dalla bocca di JHWH:
    «
    Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. » (8,3)
  3. Dt 6,16 fa riferimento alla tentazione della mormorazione quando mancava l'acqua nel deserto: Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa.
  4. Ratzinger (2007), p. 49.
  5. I quarant'anni nel deserto sono oggetti dei libri dell'Esodo, dei Numeri, del Levitico e del Deuteronomio.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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