Diario di Castellazzo

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Il Diario di Castellazzo è un testo di spiritualità di San Paolo della Croce, redatto durante un ritiro di 40 giorni, 23 novembre 1720 - 1 gennaio 1721. Esso contiene in nuce tutti gli elementi della sua dottrina mistica, così come il santo li visse in prima persona, all'inizio del suo cammino di mistico del Calvario, di Fondatore e di missionario apostolico infaticabile.

Storia

Il 22 novembre 1720 monsignor Francesco Arborio Gattinara, vescovo di Alessandria, aveva rivestito Paolo di una tunica nera da eremita. Paolo si ritirò in una stanzetta attigua alla chiesa di San Carlo a Castellazzo Bormida (AL). Vi restò chiuso dal giorno seguente al primo gennaio successivo.

Durante il ritiro Paolo alternò slanci mistici e fortissime aridità. Lo assalì il desiderio di vedere salvi tutti gli uomini, e si dichiarò disposto ad essere "scarnificato per un'anima". Dal 2 al 7 dicembre scrisse, "come infusa nello spirito", la formula del nuovo Istituto Religioso, che doveva essere intitolato a I poveri di Gesù.

Durante tale ritiro Paolo visse il periodo più intenso della sua vita spirituale, e raggiunse i gradi più elevati della vita mistica, fatta eccezione dell'unione trasformante, che avvenne più tardi; fu inoltre illuminato da una serie di intelligenze altissime, nelle quali apprese con viva e profonda chiarezza i misteri della fede, ed ebbe varie estasi e rapimenti, mescolati con prove che perfezionarono la sua purificazione.

Quasi ogni giorno sperimentò l'unione di quiete e l'unione piena[1].

Uscito dal ritiro, il vescovo Gattinara lo nominò custode del romitorio di Santo Stefano a Castellazzo, e diede a Paolo il permesso di predicare, ma non quello di "radunare compagni". Tale ultimo permesso poteva essere concesso solo dalla Santa Sede.

Dottrina

Un elemento caratteristico di questo testo è rappresentato dall'ardente preghiera per la conversione dell'Inghilterra. In ciò San Paolo è anticipatore del movimento ecumenico.

Note
  1. In realtà San Paolo della Croce non usa mai questi termini, che furono coniati dai mistici e dagli scrittori spirituali, ma parole equivalenti: "essere raccolto", ossia stare nell'unione di quiete, ed "essere particolarmente raccolto", ossia raggiungere l'unione piena. Del resto, il termine "raccoglimento" sembra essere stato usato da santa Teresa proprio in questo senso, ossia per designare quella che ordinariamente è chiamata orazione di quiete. Cfr. Quarta mansione, c. 3, p. 815ss.
Bibliografia
  • San Paolo della Croce, Lettere. I vol.:ai passionisti, F. Giorgini (a cura), Roma 1988: Diario di Castellazzo, ivi, pp. 733-753.
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • Testo del Diario di Castellazzo

Suggerimenti



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