Salmo 136

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Cosimo Rosselli, Passaggio del Mar Rosso, Cappella Sistina, 1481 ca.
La liberazione dalla schiavitù d'Egitto nel passaggio del Mar Rosso è al centro della lode del Salmo 136
1leftarrow.png Voce principale: Salmi.

Il Salmo 136, detto anche Grande Hallel, è un grande inno di lode che celebra il Signore nelle molteplici, ripetute manifestazioni della sua bontà lungo la storia degli uomini[1]. È una solenne liturgia di ringraziamento in veste di inno[2].

Il numero 136 corrisponde alla numerazione ebraica di Salmi; nella tradizione greco-latina il numero di questo Salmo è il 135, e ad evitare equivoci viene spesso indicato come Salmo 136 (135), ovvero come Salmo 135 (136).

Contenuto

Tutto il Salmo si snoda in forma litanica, scandito dalla ripetizione dell'antifona "perché il suo amore è per sempre"[3].

Il termine ebraico utilizzato, hesed, parla di un amore che implica fedeltà, misericordia, bontà, grazia, tenerezza, ed è questo il motivo unificante di tutto il Salmo: l'antifona è ripetuta in forma sempre uguale, mentre cambiano le manifestazioni, puntuali e paradigmatiche, dell'amore di YHWH:

La lode per la creazione (vv. 1-9)

Dopo un triplice invito al rendimento di grazie al Dio sovrano (vv. 1-3), si celebra YHWH come colui che compie "grandi meraviglie" (v. 4), la prima delle quali è la creazione: il cielo, la terra, gli astri (vv. 5-9).

Il mondo creato non è un semplice scenario su cui si inserisce l'agire di salvezza di Dio, ma è l'inizio stesso di quell'agire meraviglioso. Con la creazione, YHWH si manifesta in tutta la sua bontà e bellezza, si compromette con la vita, rivelando una volontà di bene da cui scaturisce ogni altro agire di salvezza.

Nel Salmo riecheggia il primo capitolo della Genesi: il mondo creato è sintetizzato nei suoi elementi principali, insistendo in particolare sugli astri, il sole, la luna, le stelle, tutti essi creature magnifiche che governano il giorno e la notte. Non si parla della creazione dell'essere umano, ma egli è sempre presente; il sole e la luna sono per lui, cioè per scandire il tempo dell'uomo, mettendolo in relazione con il Creatore, soprattutto attraverso l'indicazione dei tempi liturgici.

La lode per la liberazione (vv. 10-20)

La lode del Salmo continua sul piano più propriamente storico: al v. 10 è la festa di Pasqua ad essere evocata, ricordando il grande evento della liberazione dalla schiavitù d'Egitto, con il conseguente esodo, tracciato nei suoi elementi più significativi: la piaga dei primogeniti, l'uscita dall'Egitto, il passaggio del Mar Rosso[4], il cammino nel deserto fino all'entrata nella terra promessa (vv. 10-20).

Quanto viene evocato è il momento originario della storia di Israele: YHWH è intervenuto con potenza per portare il suo popolo alla libertà attraverso Mosè, il suo inviato; Dio ha rivelato tutta la sua grandezza ed ha piegato la resistenza degli Egiziani con il terribile flagello della morte dei primogeniti. Israele ha potuto così lasciare il Paese della schiavitù con l'oro dei suoi oppressori (cfr. Es 12,35-36), "a mano alzata" (Es 14,8), nel segno esultante della vittoria.

Anche al Mar Rosso YHWH ha agito con misericordiosa potenza. Davanti ad un Israele spaventato alla vista degli Egiziani che lo inseguivano, Dio "divise il Mar Rosso in due parti [..] in mezzo fece passare Israele [..] vi travolse il faraone e il suo esercito" (vv. 13-15). L'immagine del Mar Rosso diviso in due sembra evocare l'idea del mare come un grande mostro che viene tagliato in due pezzi e così reso inoffensivo. La potenza di YHWH vince la pericolosità delle forze della natura e di quelle militari messe in campo dagli uomini: il mare, che sembrava sbarrare la strada al popolo di Dio, lascia passare Israele all'asciutto e poi si richiude sugli Egiziani travolgendoli. "La mano potente e il braccio teso" di YHWH (cfr. Dt 5,15; 7,19; 26,8) si mostrano così in tutta la loro forza salvifica: l'ingiusto oppressore è stato vinto, inghiottito dalle acque, mentre il popolo di Dio "passa in mezzo" per continuare il suo cammino verso la libertà.

Ed effettivamente il Salmo fa riferimento al cammino del deserto ricordando con una frase brevissima il lungo peregrinare di Israele verso la terra promessa: "Guidò il suo popolo nel deserto, perché il suo amore è per sempre" (v. 16). Queste poche parole racchiudono un'esperienza di quarant'anni, un tempo decisivo per Israele: il popolo, lasciandosi guidare da YHWH, impara a vivere di fede, nell'obbedienza e nella docilità alla legge di Dio.

La lode per il dono della terra (vv. 21-22)

Nello snodarsi delle "grandi meraviglie" che il Salmo enumera si giunge al momento del dono conclusivo; si compie la promessa fatta ai Padri: "Diede in eredità la loro terra [..] in eredità a Israele suo servo" (vv. 21-22). Nella celebrazione dell'amore eterno di YHWH si fa ora memoria del dono della terra: Israele è chiamato a riceverla senza mai impossessarsene, vivendo continuamente in un atteggiamento di accoglienza riconoscente e grata.

Israele riceve il territorio in cui abita come eredità: il termine designa quel diritto di proprietà che fa riferimento al patrimonio paterno; Israele, destinatario del dono che Dio gli fa, come un figlio, entra nel Paese della promessa realizzata. È finito il tempo del vagabondaggio sotto le tende, in una vita segnata dalla precarietà: è iniziato il tempo felice della stabilità, della gioia di costruire le case, di piantare le vigne, di vivere nella sicurezza (cfr. Dt 8,7-13).

I vv. 17-22 riprendono, senza ritornello, Sal 135[134],10-12.

La presenza di Dio accanto al suo popolo (vv. 23-26)

Il tempo del possesso dell'eredità è anche il tempo della tentazione degli idoli, della contaminazione con i pagani, dell'autosufficienza che fa dimenticare l'origine del dono. Per questo il Salmo menziona ora l'umiliazione e i nemici, una realtà di morte in cui YHWH, ancora una volta, si rivela come il Salvatore (vv. 23-24). I vv. potrebbero riferirsi tanto al periodo dei Giudici quanto all'esilio babilonese.

La preghiera del Salmo si conclude con un invito alla lode: "Rendete grazie al Dio del cielo, perché il suo amore è per sempre", che riprende, come spesso nei Salmi che hanno forma di inno, l'introduzione.

Messaggio

La cornice del Salmo, all'inizio e alla fine, è la creazione, il grande dono di Dio del quale l'uomo vive e nel quale Dio si rivela nella sua bontà e grandezza.

Gli eventi della storia d'Israele, pur appartenendo a un popolo particolare, hanno un messaggio universale. Nel Salmo Israele, pur in mezzo a tante difficoltà, si ricorda della bontà di YHWH; Israele può sopravvivere perché si ricorda della bontà di YHWH, della sua potenza; la sua misericordia dura in eterno. Per i credenti di tutti i tempi, la memoria della bontà del Signore diventa forza della speranza e apre, anche nell'oscurità di un giorno, di un tempo, la strada verso il futuro. Per il cristiano, poi, la memoria si amplia ad abbracciare l'evento di Dio si è fatto uomo ed è morto per gli uomini.

Gli ultimi versetti ritornano alla creazione: "Il Signore dà il cibo a ogni vivente" (v. 25). Il Signore è Padre buono e provvidente, che elargisce a tutti il cibo per vivere. Il Dio che ha creato i cieli e la terra e le grandi luci celesti, che è entrato nella storia degli uomini per portare alla salvezza il suo popolo, è il Dio che colma l'universo con la sua presenza di bene prendendosi cura della vita e donando pane.

Il pane quotidiano simboleggia e sintetizza l'amore di Dio come Padre, e si proietta verso il compimento del Nuovo Testamento, a quel "pane di vita" che è l'Eucaristia: essa accompagna l'esistenza dei credenti, anticipando la gioia definitiva del banchetto messianico nel Cielo.

Nella liturgia ebraica

Questo Salmo era ed è tradizionalmente cantato alla fine della cena pasquale ebraica; quindi è stato probabilmente pregato anche da Gesù nell'ultima Pasqua celebrata con i discepoli, come fa pensare l'annotazione degli evangelisti: "Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi" (Mt 26,30; Mc 14,26).

Nella Liturgia delle Ore

Nella Liturgia delle Ore il Salmo[5] è pregato all'Ufficio delle Letture del sabato della seconda settimana del salterio (ma solo nel Tempo Ordinario) e, diviso in due parti, ai Vespri del lunedì della quarta settimana. Ugualmente, viene recitato all'Ufficio delle Letture del venerdì fra l'Ottava di Pasqua.

Note
  1. Benedetto XVI, Catechesi sul Grande Hallel.
  2. Angelo Lancellotti (1991) 482.
  3. Oltre che in questo Salmo, tale forma letteraria appare solo nella sezione introduttiva del Sal 118[117], nei vv. 1-4.
  4. Nel Sal 135[134] gli eventi del Mar Rosso erano tralasciati.
  5. La liturgia segue la numerazione della LXX, e quindi lo riporta come Salmo 135.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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