Utente:Giancarlo Rossi-Fedele/Israele (stato)

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Disambig-dark.svg
Nota di disambigua - Se stai cercando l'eroe eponimo di Israele, vedi Giacobbe.
Israele
Giancarlo Rossi-Fedele/Israele (stato) - Bandiera
Giancarlo Rossi-Fedele/Israele (stato) - Stemma
(dettagli)

Israele mappa.png

Generalità
Nome completo Israele
Nome ufficiale מדינת ישראל (Medinat Yisra'el)
دولة اسرائيل (Dawlat Isrā'īl)
Lingue ufficiali ebraico, arabo
Continente Asia
Politica
Forma di governo Repubblica parlamentare
Capo di stato Shimon Peres
Capo di governo Benjamin Netanyahu
Indipendenza 14 maggio 1948
Ingresso nell'ONU 11 maggio 1949
Superficie
Totale 20.770 / 22.145[1] km²
% delle acque ~2 %
Popolazione
Totale (2009) 7.411.000[2] ab.
Densità 324 ab./km²
Sviluppo
ISU  (2007) 0,935 (molto alto)  (27º)
Religione
Religioni più diffuse {{{religioni più diffuse}}}
Numero cattolici  ({{{numero cattolici Anno}}}) {{{numero cattolici}}}  
Rapporti tra Stato e Chiesa {{{rapporti tra stato e chiesa}}}
Nunzio apostolico {{{nunzio apostolico}}}

Lo Stato d'Israele è uno stato del Vicino Oriente che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Confina con l'Egitto a Sud, la Giordania a Est, il Libano a Nord e la Siria a Nord-Est.
Per i cattolici si estende su buona parte di quello che si considera la "Terra Santa".

Grafia e pronuncia

Caratteristiche etniche e religiose

La popolazione israeliana superava i sette milioni di abitanti nel 2006. È l'unico Stato a maggioranza ebraica al mondo (circa il 76,4% della popolazione), con una consistente minoranza di arabi (in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa).[3]

Storia moderna di Israele

Lo Stato di Israele, con ad ovest il Mar Mediterraneo, a nord il Libano e la Siria, ad est la Giordania , a sud l'Egitto... una nazione unica, che dimora solitaria tra le nazioni!

L'attuale Stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato Britannico della Palestina. La Legge Fondamentale del 1980 (Israele, come la Gran Bretagna, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme; tuttavia, lo status di Gerusalemme non è riconosciuto dalla comunità internazionale in quanto territorio occupato, ed è contestato dalla Autorità Nazionale Palestinese che rivendica la parte orientale della città quale sua capitale. Tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono infatti le proprie ambasciate a Tel Aviv o nelle vicinanze, in ossequio a quanto disposto in sede di Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ris. ONU 252 (1968) 21 .05. 1968 e Ris.ONU.267 (1969) 03.07.1969.[4]

I suoi confini e la sua stessa esistenza furono oggetto di molti conflitti con i paesi limitrofi. Ad oggi, Israele ha raggiunto accordi ufficiali sui confini solo con l'Egitto (1979) e con la Giordania (1994); continuano a non essere mutuamente riconosciuti quelli con Siria e Libano. Resta a tutt'oggi in discussione anche lo status finale di Cisgiordania e Striscia di Gaza (da cui Israele si è ritirata completamente nell'estate del 2005). La comunità internazionale considera come confini internazionali con Siria e Libano quelli vigenti all'epoca dei Mandati tra le due guerre mondiali, e come confine de facto tra Israele e territori palestinesi la Linea verde tracciata al tempo degli armistizi successivi alla guerra arabo-israeliana del 1948.

Etimologia

Il documento più antico su cui appare la parola "Israele" è la cosiddetta "Stele di Merenptah", una stele risalente al 1209-1208 a.C. circa che documenta le campagne militari nella terra di Canaan del Faraone della XIX dinastia. La stele parla di Israele come di uno tra i tanti popoli di pastori-nomadi della regione, piuttosto che di una Nazione bene organizzata:[5]

« [...] I principi prosternati gridano pietà! Nessuno alza la testa fra i Nove Archi. Il paese di Tjehnu è distrutto, il Khatti è in pace, Canaan è stata saccheggiata con tutto il male, Ascalona è presa e Gezer catturata, Yenoam è ridotta come se non fosse mai esistita. Israele è desolata e non ha più seme,[6] Khor è rimasta vedova per To-meri. [...] »

Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (32,28), dove viene raccontato l'episodio in cui Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l'appunto, Israele.

Sull'etimologia del nome "Israele" non esiste una opinione comune. Secondo Hamilton, il nome deriva dall'unione del verbo śarar ("governare", "avere autorità") e del sostantivo el ("Dio"). Il significato sarebbe dunque "Dio governa" o "Possa Dio governare".[7]

Secondo Geller, invece, l'etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah ("combattere"), dal momento che Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso, il significato sarebbe "Colui che ha combattuto con Dio" o "Dio combatte".[8]

Una interpretazione comune fa derivare il nome dal soprannome di Giacobbe, ovvero Israele (איש רואה אל, Ish roe El, che tradotto significa "l'uomo che vide (l'angelo di) JHWH"). Eretz Yisrael avrebbe dunque il significato di "Terra di Giacobbe". La grafia di questa interpretazione (ישראל) è quella più aderente alla parola Israele (ישראל).

Infine, secondo quanto riportato dalla Bibbia di Re Giacomo, il nome potrebbe derivare dal sostantivo śur ("principe"), determinando dunque il significato di "Principe di Dio".

Lo Stato moderno prende comunque il nome dal termine biblico, nonostante fossero stati proposti altri nomi (Eretz Yisrael, Sion o Zion, Giudea e Nuova Giudea).

Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia di Israele

Il popolo ebraico prima della nascita di Israele

Il popolo ebraico nell'antichità e nel medioevo

Una serie di regni e stati ebraici (vedi Dodici tribù di Israele) ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del secondo millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell'invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 607 a.C.). Questo, dopo l'esilio babilonese fu ricostruito nel 530 a.C., e fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l'Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (Diaspora ebraica).

Nel VII secolo, l'Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Dopo un fortunato periodo sotto il califfato omayyade, l'area decadde progressivamente in età abbaside, trovando una qualche nuova vitalità in periodo tulunide prima di ricadere sotto il controllo delle tribù nomadi dei Banū Kalb e dei Banū Kilāb.

Con le Crociate e le successive dominazioni dei Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. I nuovi dominatori Ottomani non furono invece del tutto all'altezza del compito, abbandonando l'amministrazione dell'area nelle poco capaci mani degli sconfitti Mamelucchi, trasformati in loro vassalli.

Malgrado un tentativo della dinastia khediviale di Mehmet Ali di annettersi la regione, grazie ad alcune azioni militari tentate dal figlio del fondatore Isma'ìl Pascià, gli Ottomani rimasero al potere fino alla I guerra mondiale che li vide soccombenti per la loro alleanza con gli Imperi Centrali.

Nell'immediato dopoguerra fu creato in Palestina e in Transgiordania un Mandato della Società delle Nazioni, affidato alla Gran Bretagna, mentre in Siria un altro Mandato fu attribuito alla Francia.

Il Sionismo e il Mandato britannico

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Mandato britannico della Palestina e Sionismo

La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10.000 unità all'inizio del XIX secolo, ricominciò ad aumentare alla fine dell'Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il sionismo, movimento nazionale che auspicava la creazione di un'entità politica ebraica in Palestina e che ebbe da allora prima in Theodor Herzl e poi in David Ben Gurion i suoi promotori.

Nella prima guerra mondiale, l’Impero Ottomano si schierò con gli Imperi Centrali. Gl'inglesi, perciò, tentarono di indebolirlo favorendone le divisioni interne: promisero così l’indipendenza agli arabi ed un focolare ebraico in Palestina (dichiarazione Balfour, 1917). Gli arabi insorsero contro i turchi, molti ebrei si arruolarono nella Legione Ebraica, a fianco degli inglesi. Hussein, il re Hashemita dell’Higiaz (la regione intorno alla Mecca), si dichiarò disponibile a collaborare coi sionisti, invitando gli ebrei a ritornare nella loro santa patria tanto amata. Suo figlio Feisal, a cui, secondo gli accordi con i britannici, sarebbe dovuta andare la Siria, aggiunse: Nessun vero arabo può nutrire sospetti nei confronti del nazionalismo ebraico, o esserne spaventato (..) Noi lottiamo per la libertà araba, e dimostreremmo di esserne indegni se non dicessimo agli ebrei, come io faccio, siate i benvenuti di ritorno a casa. Nel 1919, Feisal, per gli arabi, e Weizmann, per gli ebrei, firmarono un accordo di amicizia: Si prenderanno tutte le misure necessarie per incoraggiare e stimolare l’immigrazione di ebrei in Palestina su larga scala e quanto più rapidamente possibile. In una lettera, Feisal scrisse: Noi arabi, soprattutto quelli di noi che hanno una certa cultura, nutriamo la più profonda simpatia per il movimento sionistico (..) noi tutti auguriamo agli ebrei un benvenuto di cuore nella loro patria (..) Mi auguro, e con me il mio popolo, che in un prossimo futuro possiamo aiutarvi e voi possiate aiutare noi, affinché i Paesi in cui siamo reciprocamente interessati possano ancora una volta assumere il proprio posto nella comunità dei popoli civili della terra. Nel 1920, però, nella Conferenza di Sanremo, Gran Bretagna e Francia si spartirono il Vicino Oriente (secondo gli accordi Sykes-Picot, del 1916): la Siria, non a Feisal, ma ai francesi (Battaglia di Maysalun, 1920), la Palestina, non agli ebrei, ma agli inglesi. La Società delle Nazioni confermò i mandati nel 1922. A questo punto, gli arabi non vollero più sentir parlare di uno Stato ebraico in Palestina, visto che non era sorto quello arabo di Siria. Così si ribellarono a più riprese, con i moti palestinesi del 1920-21 e con i moti in Palestina del 1929[9].

Ciononostante, a seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall'Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80.000 unità registrate nel 1918 a 175.000 nel 1931 e a 400.000 nel 1936.

A tale movimento migratorio, a partire dal 1935 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come Grande rivolta araba (1935-1939): un'esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l'indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell'immigrazione ebraica e l'espulsione dei nuovi arrivati. Vari movimenti sionisti, dotati di bracci militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni trenta, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d'Israele, operando violenze (a volte con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti.

Per porre fine alla grande rivolta, nel 1939 l'amministrazione britannica pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, purtroppo proprio alla vigilia della Shoah. L'avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell'immigrazione e nell'aumento della popolazione l'unico mezzo per Israele di affermarsi.

Storia dello Stato di Israele

Nascita dello stato

Nel 1947 l'Assemblea delle Nazioni Unite (che allora contava 52 Paesi membri), dopo sei mesi di lavoro da parte dell'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), il 29 novembre approvò la Risoluzione dell'Assemblea Generale n. 181[10], con 33 voti a favore, 13 contro e 10 astenuti, che prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l'amministrazione diretta dell'ONU. Secondo il piano, lo stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo stato arabo avrebbe avuto anche un'enclave a Giaffa.

Nella sua relazione l'UNSCOP[11] si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Nel decidere su come spartire il territorio considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebrei erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza[12]) nel futuro territorio ebraico.

La Gran Bretagna, che negli anni trenta durante la Grande Rivolta Araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, ritenendolo inaccettabile per entrambe le parti, e ben presto annunciò che avrebbe terminato comunque il proprio mandato il 15 maggio 1948.

Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte degli ebrei, rappresentati ufficialmente dall'Agenzia Ebraica, l'accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico.

Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso né sulla principale risorsa idrica della zona, il Mar di Galilea); altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista); gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.

Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet (o "Piano D") dell'Haganah, messo a punto tra l'autunno del 1947 e i primi mesi del 1948, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio neonato stato israeliano e degli insediamenti ebraici a rischio posti al di là del confine di questo. Il piano, seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di occupare "basi nemiche" poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all'interno del territorio) e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi ("setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris" ovvero "dar fuoco, distruggere e minare le rovine") espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata "difficile da controllare"[13], situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti né giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica[14]. L'impatto emotivo sull'opinione pubblica del massacro di Deir Yassin, avvenuto il 9 aprile ad opera di membri dell'Irgun e della Banda Stern ed all'insaputa dell'Haganah, fu una delle cause principali della fuga degli abitanti nei mesi seguenti.

Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l'ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione.

Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato.

La guerra d'indipendenza

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra arabo-israeliana del 1948

Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l'appena nato Stato di Israele. L'offensiva venne bloccata dall'esercito israeliano e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi, concausa all'esodo degli abitanti. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse 726 mila profughi arabo-palestinesi; analogamente circa 600 mila profughi ebrei dovettero abbandonare le loro case nei paesi arabi. A loro ed ai loro discendenti è tuttora vietato il ritorno sia in territorio israeliano che nei territori arabi. In seguito all'armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l'Egitto occupò la striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra. Negli anni immediatamente successivi, dopo l'approvazione (5 luglio 1950) della Legge del Ritorno, da parte del governo israeliano, si assistette ad una nuova forte immigrazione, che portò al raddoppio della popolazione di Israele. In gran parte, inizialmente, si trattò di profughi ebrei sefarditi provenienti dai paesi arabi, espulsi dai loro paesi di origine dopo la nascita dello stato.

Per il suo ruolo nel negoziare gli armistizi del 1948 e 1949, Ralph Bunche ricevette il Premio Nobel per la Pace 1950.

Israele mantenne la legge militare per gli arabi israeliani fino al 1966.

La crisi di Suez, la guerra dei sei giorni e la guerra del Kippur

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Crisi di Suez, Guerra dei sei giorni e Guerra del Kippur

Il 23 luglio 1952 un gruppo chiamato "Liberi Ufficiali" depose l'allora sovrano d'Egitto Re Faruk e salì al potere il loro leader Gamal Abd el-Nasser conosciuto in occidente semplicemente come Nasser. Egli procedette ad un progressivo distaccamento dall'Inghilterra stipulando con essa degli accordi secondo i quali avrebbero sgombrato il canale di Suez a patto che l'Egitto chiedesse loro aiuto in caso di minacce esterne. Nei tre anni seguenti vennero smantellate tutte le vecchie istituzioni e nel '55 le truppe egiziane subentrarono a quelle inglesi nel controllo del canale. Gli Inglesi interuppero immediatamente i rifornimenti di armi e i finanziamenti per la costruzione della diga di Assan e in tutta risposta, nel 1956, Nasser nazionalizzò il canale di Suez e lo chiuse alle navi commerciali di Israele iniziando al contempo un avvicinamento all'URSS. Israele, alleato a Francia e Regno Unito (paesi degli azionisti della società di costruzione e gestione del canale), intervenne militarmente.

Per il suo ruolo nell'imporre una soluzione pacifica, Lester Pearson ricevette il Premio Nobel per la Pace 1957.

Nel 1956 scoppia la seconda guerra arabo-israeliana: preoccupati del riarmo egiziano sostenuto dalla Cecoslovacchia gli Israeliani, appoggiati da Inghilterra e USA, sferrano un attacco preventivo contro l'Egitto riportando numerosi successi e annettendo la Striscia di Gaza e la Penisola del Sinai. Il conflitto si risolse tuttavia grazie ad una trattativa tra USA e URSS che aveva addirittura minacciato l'utilizzo del nucleare in difesa dell'Egitto.

Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto (il terzo) fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni per la sua esigua durata. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise nuovamente di optare per un attacco. Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), dal 5 giugno 1967, in sole 6 ore Israele ridusse al silenzio le forze aeree nemiche e in soli sei giorni, sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l'amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza,la Cisgiordania (Giudea e Samaria) occupando così vaste aree di territorio al di fuori dei propri confini originari.

Nei Territori Occupati Israele rifiuta di applicare la Quarta Convenzione di Ginevra. I palestinesi dei Territori Occupati non hanno i diritti politici dei cittadini israeliani, né dei benefici accordati dalle leggi di Israele en:Israeli-occupied territories.

Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi che abitano a Gerusalemme Est non hanno i diritti dei cittadini israeliani ma solo quelli riconosciuti ai 'residenti permanenti' nello stato di Israele; non possono votare per la Knesset, ma solo per le elezioni locali[15].

Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto, denominato oggi appunto guerra del Kippur, i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando egiziani e siriani al di là delle posizioni iniziali. Fu la quarta guerra arabo-israeliana.

In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l'Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele affiancandosi agli USA e uscendo (cacciato) dalla Lega Araba. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti.

Gerusalemme, capitale contestata

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Gerusalemme e Status di Gerusalemme

Gerusalemme è stata proclamata capitale d'Israele nel 1950 e confermata come tale, nel 1980, con "legge fondamentale" promulgata dalla Knesset.

Dal 1949 in poi, quasi tutte le istituzioni governative israeliane furono trasferite a Gerusalemme-Ovest, mentre alcune, come il Ministero della Difesa, rimasero a Tel Aviv (città dalla quale Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d'Israele).

Le proclamazioni di Gerusalemme a capitale di Israele non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU non vincolanti, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati" e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, unilateralmente annessa nel 1980, senza riconoscimento internazionale. Tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nei pressi.

Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l'ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica il Salvador l'ha spostata a Herzliya (città fondata da coloni sionisti nel 1924, in onore di Theodor Herzl) e il Costa Rica a Tel Aviv.

Gli interventi militari in Libano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerre Israele-Libano

Il processo di pace

Gli accordi di pace di Camp David (1978) fra Israele ed Egitto furono preceduti dalla storica visita di Anwar Sadat, presidente dell'Egitto, alla Knesset a Gerusalemme il 19 novembre 1977. Anwar Sadat e Menachem Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1978, ma Sadat fu ucciso da fondamentalisti islamici il 6 ottobre 1981. Comunque, il ritiro di Israele dai territori egiziani occupati (Sinai) si completò come previsto nel 1983. Da allora la pace ha tenuto e l'Egitto ha spesso mediato fra Israele e i palestinesi.

Tra Israele e la Giordania il trattato di pace fu siglato a Wadi Araba il 26 ottobre 1994 da re Hussein di Giordania e Yitzhak Rabin. La pace ha tenuto da allora.

Gli accordi di Oslo tra Israele e l'OLP , conclusi il 20 agosto 1993 da Mahmud Abbas e Shimon Peres e firmati a Washington D.C. il 13 settembre da Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Bill Clinton, erano stati preceduti dalla prima Intifada (1987-1993). Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1994, ma Rabin fu ucciso da un estremista ebreo nel 1995. Gli accordi istituirono l'Autorità Nazionale Palestinese. La seconda Intifada (2000- ) sancì il fallimento del processo avviato a Oslo.

Geografia

Vista delle saline nel Mar Morto, dai colli sovrastanti
Vista del Monte Tabor, luogo della trasfigurazione di Gesù, in Galilea.

Israele si trova all'estremità orientale del Mar Mediterraneo. Il territorio sovrano internazionalmente riconosciuto, esclusi cioè tutti i territori occupati nel 1967, ha una superficie di circa 20.770 km², di cui il 2% sono acque[16]. Il territorio sottoposto alla legge dello Stato di Israele, inclusi cioè Gerusalemme Est e il Golan, ha una superficie di 22.072 km².[17] Il territorio sotto controllo israeliano, inclusi cioè i territori occupati, ha una superficie di 27.799 km².[18]

Morfologia

Il territorio di Israele, è prevalentemente arido e desertico.

Presenta a ovest, parallela alla costa, una pianura (HaShefela o HaSharon) fertile e ricca d'acqua, che ospita il 70% della popolazione. Al centro si estende una zona occupata da colline e altopiani che attraversano in lunghezza tutto il Paese. Mentre i versanti occidentali scendono dolcemente verso il Mediterraneo, quelli orientali precipitano verso la valle del fiume Giordano. La stretta valle, solcata dal Giordano, si trova al confine con i Paesi vicini: è parte della Great Rift Valley che prosegue con il Mar Morto, Wadi Araba, il golfo di Eilat (o golfo di Aqaba) e il Mar Rosso. A sud si estende il Negev, un territorio in prevalenza desertico, che occupa circa la metà della superficie del Paese; alla sua estremità sud si trova l'unico sbocco al mare non mediterraneo. Tipici del Negev e della adiacente penisola del Sinai sono i crateri erosivi (makhteshim),[19] di cui il più ampio del mondo è il cratere Ramon,[20] lungo 40 km e largo 8 km.[21]

Le montagne più importanti sono il Monte Meron che si trova nell'Alta Galilea e il Monte Ramon (o Makhtesh Ramon)situato nel deserto del Negev. Altri rilievi sono il Monte Carmelo sopra Haifa e il Monte Hermon (occupato dal 1967) da cui scende il Giordano.

Idrografia

Il fiume principale è il Giordano, che scende dal Monte Hermon; ne appartiene ad Israele solo la parte del corso superiore, segnando per il resto il confine tra la Giordania e i Territori occupati palestinesi; ad esso tributano corsi d'acqua di modeste dimensioni, a regime spiccatamente torrentizio.

È incluso quasi interamente in territorio nazionale il lago di Tiberiade (Kinneret), mentre il Mar Morto bagna Israele solo nel il settore sud-occidentale ed è prossimo al punto più basso del pianeta (400 m sotto il livello del mare).

Clima

Pur essendo un paese di modeste dimensioni, vi sono discrete differenze climatiche da zona a zona, e le temperature variano molto, specie durante l'inverno. La costa ha un tipico clima mediterraneo, con estati lunghe, calde e asciutte e inverni freschi e piovosi. Sulle alture, invece, il clima è da fresco a freddo e umido, comprese precipitazioni nevose (a Gerusalemme almeno una volta l'anno,[22] sul monte Hermon per gran parte dell'anno). Da maggio a settembre le precipitazioni sono rare[23][24]; da novembre a marzo il clima è relativamente umido.

Ambiente

La scarsità di acqua ha spinto Israele a sviluppare svariate tecnologie di risparmio idrico, inclusa l'irrigazione a goccia.[25] L'abbondanza di insolazione ha invece spinto Israele a sviluppare le tecnologie per lo sfruttamento dell'energia solare, per la cui produzione pro capite è prima al mondo.[26] Lo Stato di Israele è molto attivo nella tutela dell'ambiente naturale in regioni periferiche, anche tramite l'opera del fondo per l'ambiente "Keren Kayemeth LeIsrael".

Demografia

Israele obbliga tutti i suoi cittadini a dichiarare o a farsi attribuire la propria appartenenza etnica e religiosa (ebraica, araba, ...). Sulla base di tali dati - che vengono riportati sulle carte d'identità - vengono riconosciuti doveri differenziati, gli arabi non debbono prestare la leva obbligatoria.

Popolazione

Densità
350 per km²
Alfabetizzazione
95,4%

La popolazione è aumentata nel dopoguerra, a causa dell' arrivo di numerosi coloni. le zone più popolate sono quelle costiere, dove il territorio è più fertile. La massima densità demografica si riscontra nei distretti di Tel Aviv e di Gerusalemme.

Etnie

Secondo il CIA Factbook del 2005[27], che riportava stime del 1996, in Israele la popolazione sarebbe stata composta da un 80,1% di ebrei (di cui solo poco più di un quarto nato in Israele) e il 19,9% di non ebrei, prevalentemente arabi.

Secondo il più recente CIA Factbook del 2007,[28] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:

  • Ebrei 76,4%, così suddivisi:
    nati in Israele 67,1%
    nati in Europa e America 22,6%
    nati in Africa 5,9%
    nati in Asia 4,2%
  • non ebrei 23,6% (principalmente arabi)

Nel dicembre del 2006, secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, vi sono in Israele 7,1 milioni di abitanti. Di questi il 76% sono ebrei e il 20% arabi; il 4% sono classificati come altri.[29]

Religione

Secondo il Libro dei fatti della CIA americana del 2007,[28] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:

Secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, nel 2005 la popolazione era suddivisa tra un 76,1% di ebrei, un 16,2% di musulmani, 2,1% cristiani, e 1,6% drusi, con il rimanente 3,9% (principalmente immigrati dall'ex Unione Sovietica) non classificati per religione. Tra gli arabi residenti in Israele l'82,7% era musulmano, l'8,4% druso e l'8,3% cristiano[30].

Gli arabi che abitavano sui territori che dal 1948 costituiscono lo Stato d'Israele sono cittadini israeliani. Hanno il passaporto, ma con una restrizione: non possono entrare liberamente a Gaza o in Cisgiordania. Sono circa 1.400.000. Israele paga ai propri cittadini musulmani il pellegrinaggio (Hajj) alla Mecca[31].

Gli abitanti di Gerusalemme Est, dopo l'occupazione israeliana del 1967, hanno ottenuto la carta d'identità israeliana come "residenti permanenti". Non sono cittadini israeliani, ma possono muoversi liberamente sia in Israele che in Cisgiordania. Nel gergo burocratico sono chiamati "arabi blu" (dal colore del documento) e sono circa 253.000.

Gli abitanti della Cisgiordania hanno il passaporto palestinese, di colore verde. Il documento viene rilasciato dall'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), ma con l'autorizzazione israeliana. Non possono entrare in Israele e nella Striscia di Gaza, se non con uno speciale permesso rilasciato dalle autorità israeliane. Sono circa 1.980.000.

Cultura

Folklore e cultura popolare

La variegata cultura israeliana deriva dalla diversità della sua popolazione: ebrei provenienti da tutto il mondo hanno portato con sé le proprie tradizioni religiose e culturali, dando vita a un originale melting pot. Israele è il solo paese al mondo in cui la vita è organizzata secondo il calendario ebraico: il giorno di riposo ufficiale è il sabato (con inizio nel tardo pomeriggio del venerdì) e le vacanze sono determinate dalle feste ebraiche. La consistente minoranza araba ha pure influenzato la cultura di Israele, soprattutto nella cucina, nella musica e nell'architettura.

Musica

L'orchestra più prestigiosa è la Israel Philharmonic Orchestra, fondata negli anni 30, che tiene più di 200 concerti l'anno. Fra i musicisti classici di fama internazionale i più noti sono Itzhak Perlman e Pinchas Zukerman, anche Daniel Barenboim ha cittadinanza israeliana.

Ogni estate dal 1987 a Eilat si tiene il Red Sea Jazz Festival, un evento internazionale.

Arti e lettere

Israele ha due lingue ufficiali: la lingua ebraica e la lingua araba. Sono molto diffusi anche la lingua inglese, la lingua russa e la lingua francese.

Israele continua la forte tradizione teatrale della cultura Yiddish in Europa orientale. A Tel Aviv si trova HaBima, fondato nel 1918, è la più antica compagnia teatrale ed è teatro nazionale.

La letteratura israeliana è principalmente (85%) poesia e prosa scritta in lingua ebraica, parte della sua rinascita come lingua parlata a partire da Eliezer Ben-Yehuda (metà del XIX secolo); la produzione letteraria è pubblicata anche in yiddish, ladino, inglese e arabo. Durante la settimana del libro ebraico, che si tiene ogni giugno, oltre a fiere, letture pubbliche e conferenze ha luogo la consegna del Premio Sapir, il principale premio letterario di Israele. Nel 1966 Shmuel Yosef Agnon condivise il premio Nobel per la letteratura con Nelly Sachs (ebrea tedesca). Altri autori israeliani noti all'estero sono: Abraham Yehoshua, Amos Oz, Yoram Kaniuk, Aharon Appelfeld, David Grossman, Uri Orlev, Meir Shalev.

Comunicazioni

La stampa è diffusa e indipendente; fra i maggiori quotidiani:

  • Jerusalem Post, liberal-nazionalista, anglofono
  • Haaretz (La Terra), liberal-progressista, online anche in versione inglese
  • Maariv (Sera), popolare
  • Yediot Aharonot (Ultime Notizie), popolare a grande tiratura
  • HaTzofe (L'Osservatore), sionista religioso

Sono attive numerose emittenti televisive e radiofoniche. Tra le radio più seguite, per la tempestività con cui fornisce notizie urgenti e l'affidabilità dei suoi servizi, vi è la Israel Army Radio, gestita dalle Forze Armate (Tsahal).

All'inizio del 2009, Reporters Sans Frontieres nel suo "Press freedom index" riporta la stampa israeliana al 46 posto su 173 paesi e territori[32]; come segnala la medesima organizzazione, durante l'"Operazione Piombo Fuso" di inizio 2009 nella striscia di Gaza il governo israeliano non ha consentito ai giornalisti stranieri di seguire le operazioni[33].

Archeologia e architettura

Israele è sede di numerosissimi e importanti scavi archeologici di scuola israeliana e di scuole straniere di archeologia biblica e di archeologia paleocristiana. Tra questi siti, Masada è Patrimonio dell'Umanità dal 2001, i tell di Megiddo, Hazor e Be'er Sheva dal 2005.

Oltre all'aspetto archeologico, Gerusalemme mostra importantissimi edifici religiosi e uno stile uniforme suo proprio: sono Patrimonio dell'Umanità dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme e le sue mura.

Tel Aviv, la città bianca, è un esempio di livello mondiale dell'architettura razionalista in stile Bauhaus (movimento moderno), Patrimonio dell'Umanità dal 2003.

Sono Patrimonio dell'Umanità anche la Città vecchia di Acri dal 2001 e la Via dell'incenso - città nel deserto del Negev dal 2005.

Musei

Israel Museum, a Gerusalemme, è una delle principali istituzioni culturali: ospita i rotoli del Mar Morto come gioiello in un'ampia collezione di arte ebraica ed europea.

Yad Vashem, a Gerusalemme, è il museo nazionale sulla Shoah, il primo al mondo, e ospita il più ampio archivio di informazioni sulla tragedia.

Altri musei a Gerusalemme: il Museo Herzl, il Museo delle Terre della Bibbia, il Museo Rockfeller e il Museo dell'Arte Islamica.

Beth HaTefutsoth (il museo della Diaspora), sul campus dell'Università di Tel Aviv, è un museo interattivo dedicato alla srtoria delle comunità ebraiche nel mondo.

Istruzione e ricerca

Secondo le Nazioni Unite Israele ha il più alto tasso di durata degli studi e di scolarizzazione del Medio Oriente, e in Asia è al vertice con Corea del Sud e Giappone. La Legge sull'Istruzione Statale, approvata nel 1953, istituì cinque tipi di scuole: laiche di stato (il più vasto), religiose di stato, ultra-ortodosse, di kibbutz/moshav e in lingua araba. L'obbligo scolastico va dai 3 ai 18 anni, diviso in materna, primaria (1°-6°), media (7°-9°) e superiore (10°-12°), al termine del quale si sostiene un severo esame di maturità o baccalaureato (Bagrut).

Israele è il terzo paese al mondo per numero di laureati (20% della popolazione), anche perché gli immigrati dall'ex Unione Sovietica erano per il 40% laureati. Israele ha prodotto quattro vincitori di Premio Nobel ed è fra i primissimi paesi al mondo per articoli scientifici pubblicati pro capite. Nel 2003, Ilan Ramon divenne il primo astronauta israeliano. Israele ha otto università pubbliche, sussidiate dallo stato:

Economia

Israele ha una economia di mercato mista ed è considerato uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente e di tutta l'Asia per quanto riguarda il progresso economico e industriale, nonché uno di quelli più competitivi[34]. Nel 2007 il PIL (PPP) era pari a 232,7mld US$ (44° al mondo) e il PIL pro capite (PPP) era pari a 33.299 US$ (22° al mondo); di conseguenza, in quell'anno è stato invitato ad aderire all'OCSE, organismo di cooperazione fra paesi democratici e ad economia di mercato.

Israele è autosufficiente per la produzione alimentare, eccetto per le granaglie e per le carni. Ma è un grande importatore di idrocarburi, materie prime, equipaggiamenti militari. Per l'export, si distingue per frutta, verdura, farmaceutici, software, chimici, tecnologia militare, diamanti. È un leader mondiale per la conservazione dell'acqua e per l'energia geotermica. Fin dagli anni settanta, Israele riceve aiuto economico dagli Stati Uniti d'America, in particolare per l'acquisto di armamenti americani (aerei da combattimento, elicotteri Apache), e per sostenere il debito estero e il debito pubblico.

Agricoltura

Con risorse idriche esigue, il paese non è ambiente favorevole all'agricoltura. I coloni ebraici hanno saputo, però, sviluppare una tecnologia irrigua che ha moltiplicato la produttività di ogni litro d'acqua imponendo la propria agricoltura come modello insuperato di efficienza. Agronomi e ingegneri di Israele vantano il titolo di creatori delle metodologie di irrigazione a goccia, più in generale delle tecniche di "microirrigazione". [35]

Attualmente le terre israeliane, che per una delle leggi fondamentali (Basic Laws, che nel loro insieme svolgono la funzione di una Costituzione) non possono essere vendute, per il 92% sono proprietà dello stato, del Fondo Nazionale Ebraico o dell'Amministrazione Israeliana dei Terreni. Gli arabi israeliani non possono far parte di comunità agricole collettive, come moshav e kibbutz.

Industria

Il settore industriale israeliano si è da sempre caratterizzato per la presenza di piccole aziende nei settori tradizionali e di poche grandi aziende in quelli di tecnologia avanzata. Per la sua competenza nella produzione e ricerca info-telematica, Israele è stato paragonato alla Silicon Valley (Silicon Wadi). Intel e Microsoft hanno creato qui i loro primi centri di ricerca e sviluppo fuori degli USA, e anche IBM, Cisco Systems e Motorola hanno strutture qui. Dal 1948 in avanti, gli Israeliani, per difendersi da vicini ostili, hanno sviluppato una forte industria militare che ora è avanzatissima (dovuta a ripetuti embargo, anche da parte di alleati). Una percentuale molto alta del bilancio nazionale è stata destinata al mantenimento dell'esercito e alla ricerca scientifica per ottenere armi sempre più potenti e sofisticate. Israele ora è in grado di fabbricare senza aiuto esterno armi nucleari, missili, aerei da combattimento e una grande varietà di armi leggere.

Altri settori sviluppati sono quelli dell'aeronautica e della robotica. Le risorse minerarie ed energetiche sono inesistenti, il sottosuolo è privo di materie prime. Sia il carbone, sia il petrolio sono importati; il petrolio proviene quasi esclusivamente dall'Egitto, paese con cui Israele intrattiene rapporti privilegiati sin dal 1982.

Trasporti

Per quanto riguarda i trasporti e le comunicazioni, un'articolata rete di strade unisce le varie parti del Paese. I porti di Eliat sul Mar Rosso, di Ashdod e di Haifa sul mar Mediterraneo sono i più trafficati. L'aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, è il terminale intercontinentale per tutto Israele.

Trasporto ferroviario

La rete ferroviaria israeliana si sviluppa attorno ad una dorsale nord - sud Naharia - Haifa - Tel Aviv - Beersheva, con rami verso est (Gerusalemme via Latrun e Zin, presso il Mar Morto). La rete è a trazione diesel; i treni sono frequenti e confortevoli, ma viaggiano a bassa velocità. È in programma una linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme, attualmente in fase di progetto.

Turismo Religioso

Il turismo (benché comprensibilmente ostacolato dalle condizioni geopolitiche, che inducono a protocolli di sicurezza sensibilmente elevata), in particolare quello religioso, è un cespite industriale di grande rilievo, anche per merito del clima gradevole e dell'importanza storico-artistica dei siti archeologici tuttora esistenti. In tale cornice, spicca la funzione strategica della compagnia di bandiera El Al, sia come vettore internazionale, sia per i collegamenti interni.

Politica

Israele è una democrazia parlamentare a suffragio universale. Non è previsto il referendum.

Il voto spetta a tutti i cittadini israeliani che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età.

Il potere legislativo spetta alla Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 deputati (MK) eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale (con applicazione del "metodo D'Hondt"), nelle liste dei partiti (non è previsto alle elezioni legislative il voto di preferenza). Il territorio costituisce un unico collegio elettorale ed è prevista una soglia di sbarramento (dal 1996 fissata al 2%).

Il potere esecutivo spetta al governo, con a capo il Primo Ministro, che è soggetto alla fiducia del Parlamento (dal 1996 al 2003 è stato scelto con elezione popolare diretta) ed è di norma il leader del partito con più seggi.

Il Presidente dello Stato d'Israele (in ebraico: נשיא המדינה‎, Nesi HaMedina, lett. Presidente dello Stato) è il Capo dello Stato israeliano. La sua funzione è puramente rappresentativa, risultando l'esercizio del potere esecutivo delegato nella sua totalità al Primo Ministro.

Il Primo Ministro israeliano è il capo del Governo dello Stato d'Israele ed è la carica politica più importante della nazione. Essenzialmente ha un ruolo guida dell'esecutivo. La sua residenza ufficiale è nella capitale di Israele, Gerusalemme.

Il Presidente nomina il Primo Ministro sulla base dei risultati elettorali, dopo essersi consultato con i leader della coalizione vincitrice; unica eccezione a questa prassi si è avuta tra il 1996 e il 2001, quando l'elezione del Primo Ministro è avvenuta disgiuntamente da quella del Knesset.

Il termine ebraico utilizzato per designare il Primo Ministro è Rosh HaMemshala (in Ebraico: ראש הממשלה‎, letteralmente Capo del Governo), denominazione applicata anche per i Primi Ministri stranieri, occasionalmente sostituita dal termine inglese "Premier".

La situazione politica attualmente é:

  • Presidente: Shimon Peres.
  • Primo Ministro: Benjamin Netanyahu, del partito Likud.
  • Assemblea nazionale: 120 membri (in carica per 4 anni, ultima elezione nel 2009).

Sistema legale

Israele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell'Assemblea dell'ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo[36], lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d'Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una "legge") e le Leggi Base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti.

L'obiettivo del servizio sanitario nazionale, garantire uguali cure sanitarie a tutti i residenti del paese, è stato fondato in una legge base nel 1995.

Il sistema legale di Israele combina la civil law dell'Europa continentale, la common law inglese e le leggi religiose dell'ebraismo. Si fonda sul principio del precedente (stare decisis) e del processo accusatorio e impiega (anziché giurie) giudici professionali e indipendenti, nominati da un comitato composto da giudici della Corte suprema, avvocati e parlamentari.

Il sistema giudiziario è articolato in tre livelli di giudizio: la maggior parte delle città ospita un tribunale, mentre in cinque dei sei distretti (vedi sotto) sono istituiti tribunali distrettuali (sia d'appello sia di prima istanza) e a Gerusalemme siede la Corte Suprema (sia di ultimo appello sia di cassazione e di fatto costituzionale).

La disciplina dell'istituto matrimoniale è rimessa alle confessioni religiose cui gli sposi appartengono, le cui autorità esercitano la relativa giurisdizione, mentre non esiste il matrimonio civile[37].

Suddivisione Religiosa Cattolica in Israele

Sezione da scrivere

Questa è una lista delle arcidiocesi e relative diocesi in Israele.

Diritti umani

La legge base (di rango costituzionale) Libertà e Dignità Umana tutela i diritti umani, sociali, civili e politici. La maggiore organizzazione israeliana per i diritti umani è B'Tselem.

Israele è riconosciuta da varie ONG come l'unica democrazia del Vicino Oriente, e lo Stato più avanzato in termini di diritti civili e politici,[38] di libertà d'espressione[39] e di economia di mercato.[40]

Tuttavia, la minoranza araba residente in Israele si lamenta di discriminazioni ai suoi danni, sia nella quotidiana pratica amministrativa sia nel mantenimento in vigore di normative formalmente neutrali ma di fatto discriminatorie.

Per quanto riguarda i non ebrei che vivono nei territori occupati da Israele nel 1948 e sono sopravvissuti alla conseguente cacciata, ci sono molti diritti negati. D'altronde dopo la creazione dello Stato d'Israele, gli ebrei residenti nei paesi arabi sono stati espulsi, le loro proprietà confiscate, e sono stati costretti ad emigrare altrove, senza alcuna compensazione o aiuto da parte di questi stati. Molti agricoltori palestinesi hanno perso le terre, che sono state confiscate dallo Stato e ridistribuite a soli ebrei.

Da allora, nonostante rappresentino il 17% della popolazione israeliana, gli arabi non ha mai avuto incarichi importanti nell'amministrazione o nell'economia israeliana. Un ebreo non può legalmente sposare un non-ebreo.

Per quanto riguarda poi i circa 1,8 milioni palestinesi che vivono nei territori occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme, striscia di Gaza e West Bank) i diritti sono quelli di un popolo sotto occupazione militare[41].

L'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, una delle figure di maggiore spicco nella lotta contro l'apartheid in Sud Africa, ha criticato ripetutamente il trattamento dei palestinesi da parte di Israele, definendo anche questo una forma di apartheid[42][43]. Lo stesso paragone è stato fatto nel novembre 2008 anche dal presidente dell'assemblea dell'ONU Miguel d'Escoto Brockmann, durante un incontro nell'ambito della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. D'Escoto Brockmann ha anche definito la non esistenza di uno stato palestinese e la continua situazione di tensione in medio oriente "Il più grande fallimento nella storia delle Nazioni Unite"[44].

In Cisgiordania, utilizzando leggi diverse, in particolare ottomane, e la possibilità stabilita dopo il 1967 di dichiarare statale il territorio occupato da nazioni "nemiche", Israele ha ottenuto il controllo di parte dei terreni, che usa per costruire ed ampliare colonie[45].

Disparita nel rispetto dei diritti umani in Israele

Nel 2005, il ministro degli Interni israeliano, Ophir Pines-Paz, ha dichiarato nel che la politica verso i cittadini arabi è una di 'discriminazione istituzionale'.

Molti dei terreno attorno ai villaggi arabi israeliani sono stati confiscati o dichiarati 'zona verde', in cui è vietato costruire; le case costruite senza permesso vengono distrutte (questo non avviene invece nel settore ebraico del Paese). Da quando lo stato di Israele è sorto, sono stati istituiti 700 paesi e villaggi per ebrei; non uno per i cittadini arabi. Decine di villaggi arabi, che già esistevano nel 1948, non sono riconosciuti dallo stato di Israele; non ricevono quindi acqua, elettricità, fognature, non sono collegati alla rete fognaria e a quella stradale [2], e sono sotto la continua minaccia di essere demoliti.

Per ammissione stessa della municipalità, molte delle politiche attuate a Gerusalemme, fin dal 1967, hanno lo scopo di ridurre la popolazione non ebraica; come mostrano le organizzazioni per i diritti umani, palestinesi e israeliane, ciò avviene riducendo le zone in cui ai palestinesi è permesso costruire, confiscando loro terreni e demolendo loro le case.[46]

Nei Territori Occupati valgono leggi diverse per i coloni e per i palestinesi. Se i coloni commettono reati sono sottoposti alla legge penale israeliana per i civili; se li commettono i palestinesi, i tribunali di Israele applicano la legge penale giordana o quella militare israeliana [3].

Nel 1999 la Corte Suprema israeliana ha vietato l'uso della forza fisica negli interrogatori. Secondo il Public Committee Against Torture in Israel (PCATI), un'organizzazione israeliana per i diritti umani, l'uso della tortura è tuttavia continuato anche negli anni successivi [4], [5].

Con le uccisioni e le distruzioni di case compiute a Gaza durante la seconda intifada, secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umani Adalah l'esercito israeliano ha compiuto crimini di guerra. Distruggere case viola l'articolo 147 della Quarta Convenzione di Ginevra [6], [7].

Migliaia di detenuti palestinesi presenti nelle carceri israeliane sarebbe trattenuti per motivazioni politiche (circa 5.600 stimati nel 2003), in parte (circa 530 sempre nel 2003) sono in regime di "detenzione amministrativa", vale a dire senza che sia stato fissato un processo. In alcuni casi gruppi umanitari come Amnesty International hanno ricevuto segnalazioni di maltrattamenti, torture e negazione di assistenza legale.[47][48]

Un rapporto ufficiale ha ammesso che i servizi segreti israeliani hanno torturato detenuti palestinesi durante la prima intifada, fra il 1988 e il 1992[49]. Uno dei metodi è lo scuotimento, che nel 1995 ha causato la morte di un detenuto. Secondo Yitzhak Rabin, questo metodo è stato usato contro 8.000 prigionieri[50] Il 4 dicembre 2008 il Consiglio per i diritti umani dell'ONU, dopo due anni di ricerche sul territorio israeliano, ha prodotto un rapporto in cui si chiedeva a Israele di sospendere le "pratiche di tortura fisica e mentale" sui detenuti palestinesi e di rimuovere il blocco alla Striscia di Gaza[51].

Dal 2003, Israele vieta l'unificazione famigliare agli israeliani (in grandissima maggioranza cittadini arabi dello stato), e ai palestinesi che abitano a Gerusalemme Est, se il coniuge risiede in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza[52].

In Cisgiordania ci sono ora più di 500 posti di blocco[53][54]. Sono costrette ad attendere anche le ambulanze: secondo un rapporto dell'ONU dal 2000 al 2005 più di 60 donne hanno partorito a posti di blocco, il che ha causato la morte di 36 neonati[55]. Occorre dire tuttavia che questi blocchi sono motivati dal fatto che in passato le ambulanze sono state utilizzate anche per trasportare esplosivi e terroristi suicidi in territorio israeliano.

Politica estera

Lo stato d'Israele è riconosciuto da una forte maggioranza degli stati del mondo (161 su 192 nel 2007), in coerenza con la risoluzione 181 delle Nazioni Unite del 29 novembre 1947.

Tuttavia, a causa della questione palestinese, Israele è in uno stato di costante tensione con una grande maggioranza di Stati arabi. Israele, come stato, non viene riconosciuto da nessuno dei paesi arabi e/o islamici, ad esclusione della Turchia, Giordania, Egitto e Mauritania con i quali intrattiene normali relazioni diplomatiche. Alcuni paesi arabi (p.es. Marocco, Qatar) intrattengono relazioni diplomatiche a basso livello o informali.

Paesi che inttegono rapporti diplomatici con Israele

██ relazioni diplomatiche

██ relazioni diplomatiche sospese

██ nessuna relazione stabilita e lo stato non riconosce Israele

██ nessuna relazione stabilita

Le seguenti 31 nazioni non hanno relazioni diplomatiche ufficiali con Israele (al 19 novembre 2006):

Forze armate

I militari di Israele consistono nelle forze unificate della difesa d'Israele (IDF Israel Defense Forces), conosciute in ebraico con l'acronimo Tzahal (צה"ל).

Diversamente dall'organizzazione delle forze armate in altri paesi la marina militare e l'aeronautica sono subordinati all'esercito. Ci sono altre agenzie governative paramilitari che si occupano di differenti aspetti della sicurezza d'Israele (quali, il MAGAV e lo Shin Bet, il servizio segreto israeliano).

L'IDF è considerato una delle forze militari più forti nel Medio Oriente ed è quella che ha maggior esperienza pratica avendo difeso il proprio paese in più di cinque conflitti. Punti di forza dell'IDF sono l'alta qualità dell'addestramento e l'uso di armamenti tecnologicamente avanzati prodotti in Israele o importati dagli Stati Uniti.

La maggior parte degli israeliani, uomini e donne, sono chiamati alle armi all'età di 18 anni. Il servizio obbligatorio è di tre anni per gli uomini e di 20 mesi per le donne.

Per gli Arabo-israeliani il servizio militare è facoltativo. Gli uomini che studiano a tempo pieno nelle istituzioni religiose possono ottenere un rinvio della leva; la maggior parte degli ebrei Haredi estendono questi rinvii fino a raggiungere un'età in cui sono troppo vecchi per la coscrizione. Israele non dispone nel suo ordinamento di una legge sull'obiezione di coscienza. Sono esonerati i pacifisti dichiarati solo se giudicati tali da una speciale commissione non militare e le donne che si dichiarano religiosamente osservanti.

Nel 1986 Mordechai Vanunu rivelò l'esistenza e diede qualche ragguaglio sulla natura e dimensione dell'arsenale atomico e del programma nucleare israeliano. Israele possiede un deterrente termonucleare, consistente, oltre che in bombe atomiche aviolanciabili dai caccia F-15, da missili Jericho II con testate da 1 Megaton.

Note
  1. Escluse / Incluse le Alture del Golan, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.
  2. Inclusi gli abitanti della Cisgiordania.
  3. Cfr. (EN) (HE) Statistical abstract of Israel 2006, Israeli Central Bureau of Statistics (.pdf file).
  4. Cfr. (EN) Israel - Government, CIA World Factbook.
  5. Cfr. (EN) The Stones Speak: The Merneptah Stele, Ebonmusings.org. Una traduzione in italiano dell'estratto riportato è disponibile qui su geocities.com (archiviato).
  6. Qui il termine "seme" è inteso come "discendenza".
  7. Cfr. (EN) Victor P. Hamilton, The Book of Genesis: Chapters 18-50, Wm. B. Eerdmans Publishing Company, Grand Rapids (Michigan), 1995, ISBN 0-8028-2309-2.
  8. Cfr. (EN) Stephen A. Geller, The Struggle at the Jabbok: The Uses of Enigma in a Biblical Narrative, saggio contenuto in "The Journal of the Ancient Near Eastern Society", numero 14, pag. 46.
  9. http://www.liceospezia.it/doc/1011/6309.rtf
  10. Il testo della Risoluzione 181 dell'ONU
  11. relazione dell'UNSCOP
  12. Si veda la mappa della distribuzione della popolazione nel 1946, dal sito passia.org
  13. (EN) Il Piano Dalet, dal sito MidEast Web Historical Documents
  14. Si veda per es (EN) FAQ on Plan Dalet dal The Institute for Middle East Understanding o la recensione del libro dello storico Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina, Fazi Edizioni.
  15. [1]
  16. Pagina su Israele del CIA World Factbook
  17. Cfr. (EN) (HE) Area of Districts, Sub-Districts, Natural Regions and Lakes. Statistical abstract of Israel 2006, Israeli Central Bureau of Statistics (.pdf file).
  18. Israel (Geography). Country Studies. The Library of Congress. Retrieved on 2007-07-20.
  19. Makhteshim Country. UNESCO. Retrieved on 2007-09-19.
  20. Jacobs 1998, p. 284. "The extraordinary Makhtesh Ramon - the largest natural crater in the world..."
  21. Ramon R&D Center. Ben-Gurion University of the Negev. Retrieved on 2007-09-19.
  22. Goldreich 2003, p. 85
  23. Average Weather for Tel Aviv-Yafo. The Weather Channel. Retrieved on 2007-07-11.
  24. Average Weather for Jerusalem. The Weather Channel. Retrieved on 2007-07-11.
  25. Sitton, Dov (2003-09-20). Development of Limited Water Resources- Historical and Technological Aspects. Israeli Ministry of Foreign Affairs. Retrieved on 2007-11-07.
  26. Grossman, Gershon; Ayalon, Ofira; Baron, Yifaat; Kaufman, Debby. Solar energy for the production of heat. Samuel Neaman Institute. Retrieved on 2007-11-07.
  27. Pagina di Download del CIA Factbook 2005
  28. 28,0 28,1 Pagina su Israele del CIA Factbook
  29. (HE) Population, by religion and population group, documento del Central Bureau of Statistics
  30. (EN) (HE) Statistical Abstract of Israel 2006 (No. 57), Table 2.1 -- Population, by Religion and Population
  31. La Voce di Romagna, 12 febbraio 2009.
  32. (EN) Only peace protects freedoms in post-9/11 world su rsf.org, Reporters Sans Frontieres. URL consultato il 2009-01-28
  33. Ouvrez la bande de Gaza à la presse!, Appel des médias du monde entier et de Reporters sans frontières aux autorités israéliennes.
  34. World Economic Forum, Global Competitiveness Report.
  35. Antonio Saltini, Israele: prodigi irrigui nel paese delle contraddizioni, in Terra e vita, n. 19 1993 e Innovazione tecnologica dal Negev a Tiberiade, in Terra e vita, n. 22 1993
  36. Risoluzione 181 dell'ONU, dal sito dell'Università di Yale.
  37. Rapporto 2007 sulla libertà religiosa in Israele, da parte del Dipartimento di Stato USA.
  38. Cfr. (EN) Country Report 2007 - Israel, Freedom House.
  39. Cfr. (EN) Annual Worldwide Press Freedom Index 2006, Reporters Sans Frontières.
  40. Cfr. (EN) Index of Economic Freedom 2007 - Israel, The Heritage Foundation.
  41. cfr. Uri Davis, Israel, an Apartheid State, Zed Books Ltd., London 1987; Ed. A.W. Kayyali, Zionism, Imperialism and Racism, Croom Helm, London, 1979; Roselle Tekiner, Jewish Nationality Status as the Basis for Institutionalized Racism in Israel. The International Organisation for the Elimination of All Forms of Racial Discrimination (EAFORD), Washington, 1985
  42. (EN) Apartheid in the Holy Land, articolo del 29 aprile 2002 di Desmond Tutu sulle condizioni dei palestinesi nello stato d'Israele, pubblicato dal sito del quotidiano The Guardian
  43. (EN) Tutu condemns Israeli apartheid, articolo del 29 aprile 2002, sulle critiche da parte Desmond Tutu sul trattamento dei palestinesi da parte di Israele, dal sito della BBC
  44. L'ONU accusa israele di politiche razziste, lancio di agenzia della Missionary International Service News Agency (www.misna.org), 25/11/2008 12.31
  45. (EN) Land Grab: Israel's Settlement Policy in the West Bank, report dal sito ufficiale di B'Tselem, del maggio 2002
  46. (EN) Israel and the Occupied Territories, dal International Religious Freedom Report 2004 del Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor statunitense
  47. (EN) Palestinians languish in Israeli jails, articolo della BBC, del 8 augusto 2003
  48. Israele e Territori Palestinesi Occupati, nel rapporto annuale 2008 di Amnesty International
  49. (EN) Israel admits torture, articolo della BBC, del 9 febbraio 2000
  50. (EN) Legitimizing Torture: The Israeli High Court of Justice Rulings in the Bilbeisi, Hamdan and Mubarak Cases, report del 1997 del The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories
  51. "Diritti umani: consiglio ONU accusa Israele di torture", lancio di agenzia della Missionary International Service News Agency (www.misna.org), 10 dicembre 2008 12.32
  52. (EN) Israel and the Occupied Territories: Torn Apart: Families split by discriminatory policies, report di Amnety International, del 13 luglio 2004
  53. Comunicato stampa dell'ONU sui diritti umani in Palestina
  54. Rapporto di Amnesty International sulle condizioni degli abitanti delle terre occupate in Palestina
  55. UN Fears over checkpoint births, articolo della BBC, del 23 settembre 200
Bibliografia
  • Sergio Della Pergola, Israele e Palestina: la forza dei numeri. Il conflitto mediorientale fra demografia e politica, Il Mulino, Bologna, 2007
  • Eli Barnavi, Storia d'Israele. Dalla nascita dello Stato all'assassinio di Rabin, Bompiani, 2001
  • Tania Groppi, Emanuele Ottolenghi, Alfredo Mordechai Rabello (a cura di), Il sistema costituzionale dello Stato d'Israele, Giappichelli editore, 2006, Torino
  • Beniamino Irdi Nirenstein,Israele e la guerra al terrorismo , Luiss University Presso 2006
  • Theodor Herzl, Lo stato ebraico, Il Melangolo, 2003, Genova
  • Claudio Vercelli, Breve storia dello Stato di Israele (1948-2008), Carocci, 2008
  • Claudio Vercelli, Israele. Storia dello Stato (1881-2008). Giuntina, 2008
Saggi e articoli
  • Aldo Baquis, Regno di Giudea vs. Stato d'Israele, in "Limes" n. 3, 2005
  • Emanuele Ottolenghi, Ebrei e Israeliani: due identità in una?, in "Limes" n. 4, 1995
  • Charles Urjewicz, La nuova aliyà: se gli israeliani parlano russo, in "Limes" n. 4, 1995
  • Alberto Castaldini, Il ruolo dell'ortodossia religiosa in Israele alla luce delle recenti elezioni, "Aggiornamenti Sociali", 7-8 (1999), pp. 557–568
  • Matteo Miele, L'identità di Israele tra laicità e religione, in "Mondoperaio", numero 2, marzo-aprile 2008
Voci correlate
Collegamenti esterni