Chiesa Cattolica in Bolivia

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Chiesa cattolica in Bolivia
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Anno 2005
Cristiani
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Cattolici 7.850.000
Battezzati
Popolazione 8.724.000
Dati su Catholic hierarchy
Categoria:Chiesa cattolica in Bolivia
Avete ragioni di grande speranza
Chiesa di Laja, nella diocesi di El Alto

« Avete ragioni di grande speranza. Basti considerare l'enorme ricchezza di valori culturali, sociali e religiosi che vi distinguono fra tutti i popoli dell'America, poiché avete la percentuale più alta di popolazione autoctona, legata alle ancestrali culture americane. Mi è gradito menzionare, ancora una volta, il vostro spirito di ospitalità e di accoglienza; l'innata delicatezza e bontà che vi caratterizzano; il forte attaccamento alla famiglia, aperta ai rapporti di parentela e ai profondi vincoli di amicizia; l'amore ed il rispetto verso la madre, la pazienza e la capacità di sofferenza; il tratto rispettoso e cordiale; il senso festoso della vita, che si manifesta nella gioia e nell'ottimismo, che si trasforma in autentica celebrazione popolare nelle ricche ed entusiaste espressioni di musica e folclore. Infine, è giusto sottolineare il vostro senso della presenza di Dio, che sperimentate in modo intimo e naturale, confidando nella sua provvidenza, accettando la sua divina volontà, in un continuo e vitale rapporto con lui. In stretto rapporto con il senso di Dio è la ricca e variata religiosità popolare, fortemente radicata nella coscienza del vostro popolo e che si manifesta costantemente nelle celebrazioni religiose, sociali e civili del vostro vivere quotidiano; la tradizionale e sentita devozione per i santi e soprattutto per la Vergine Maria, l'affetto filiale al Papa e il rispetto verso i vostri Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose. Questi valori che emergono possiedono una connotazione profondamente umana, oltre che cristiana. Essi continueranno ad essere pertanto il fondamento di questa nuova società che siete chiamati ad edificare. »

La Chiesa cattolica in Bolivia conta circa 7.850.000 battezzati su una popolazione di 8.724.000 abitanti. Nonostante la maggior parte della popolazione sia cattolica, sono in forte crescita i movimenti evangelici e le sette protestanti, soprattutto nei quartieri periferici delle città. Particolarmente popolari stanno diventando, inoltre, gruppi religiosi che fanno riferimento a rituali ancestrali preispanici.

La Chiesa cattolica in Bolivia è presente oltre che con una stabile gerarchia ecclesiastica anche con 1.500 opere educative (frequentate da oltre 480.000 alunni, il 30% di tutta la popolazione studentesca), 600 strutture sanitarie, 300 opere sociali, 200 di comunicazione e più di 50 progetti di produttività.

Le difficoltà della Chiesa nello Stato della Bolivia[2] sono analoghe a quelle che vive la società civile a causa della complessità geografica, legata alla morfologia del territorio, e alla varietà culturale delle numerose etnie indigene, distribuite in modo non omogeneo sul territorio stesso.

Il 42% della popolazione si concentra sull'altopiano andino che, con una altezza media sul livello del mare di 3.500 metri, occupa il 28% del territorio. Il 29% della popolazione abita le valli che, con un'altezza media di 2.500 metri, occupano il 13% del territorio. Il restante 29% della popolazione vive nelle pianure, che costituiscono il 60% del territorio.

La maggioranza della popolazione, che per il 60% vive in aree urbane, è indigena, principalmente Quechua e Aymara. La nuova Costituzione del 2009 riconosce l'esistenza di 36 "nazioni", eredi dei popoli originari che furono assoggettati con la conquista spagnola.

Storia

Il dominio spagnolo

L'evangelizzazione del territorio boliviano iniziò contemporaneamente alle conquiste spagnole della prima metà del XVI secolo.

Gli spagnoli fondarono la città di La Plata (attuale Sucre) nel 1538, facendola capitale del territorio dell'Audencia de Charcas o Alto Perù, sotto il controllo del Viceregno del Perù.

Il 27 giugno 1552 Papa Giulio III, su richiesta dell'Imperatore Carlo I di Spagna e V di Germania, dispose, con la Bolla Super Specula, l'erezione canonica della Diocesi di La Plata, ricavandone il territorio dalla Diocesi di Cuzco, e rendendola suffraganea dell'Arcidiocesi di Lima.

La creazione della diocesi fu precedente a quella del governo civile. Infatti solo il 12 giugno 1559 la Spagna creò il Tribunale reale a La Plata.

Lo stile con il quale venne condotta dalla Chiesa l'evangelizzazione nel territorio boliviano è esemplificato dalle opere che furono realizzate a La Plata durante gli anni:

  • nel 1559 la Diocesi inaugurò l'"Ospedale Santa Bárbara" per aiutare e confortare le persone malate;
  • nel 1560 fu pubblicata la Gramática o arte de la lengua general de los Reynos del Perú ("Grammatica o arte della lingua generale dei Regni del Perù"), opera del domenicano Domingo de Santo Tomás, secondo vescovo di La Plata;
  • il 13 gennaio 1595 fu fondato il Seminario, con il proposito di formare il clero nativo;
  • nel 1624 fu fondata, con Bolla di Gregorio XV, l'"Università Reale Maggiore e Pontificia San Francisco Xavier de Chuquisaca", frutto dell'evoluzione del Collegio che i Gesuiti avevano fondato nel 1581.

L'organizzazione ecclesiale, l'esercizio della carità, l'inculturazione, l'educazione e l'istruzione delle persone e del clero furono i pilastri della prima evangelizzazione in Bolivia[3].

Nel 1605 furono erette altre due diocesi: La Paz e Santa Cruz de la Sierra.

Quando il 20 luglio 1609 La Plata fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana, la sua giurisdizione comprese, oltre a queste due nuove diocesi, con le quali copriva tutto il territorio dell'attuale Bolivia, anche il Cile, l'Argentina e il Paraguay.

Durante l'epoca coloniale tutta l'economia della Bolivia ruotò intorno all'argento e, come in altri contesti, fu notevole lo sfruttamento che i conquistatori fecero delle risorse e delle persone indigene. Particolarmente sensibili di fronte a questo problema furono i gesuiti, che per tutto il XVII secolo e poi fino al 1767, anno della loro espulsione dai territori spagnoli dell'America, fondarono e amministrarono numerose reducciones per l'evangelizzazione e la promozione dei popoli indigeni.

XIX secolo

Nel 1776 l'Alto Perù (cioè i territori dell'attuale Bolivia) passarono dal Viceregno del Perù al Viceregno di Buenos Aires, ma già qualche anno dopo iniziarono i movimenti indigenisti di ribellione alla dominazione; essi si fusero, nella prima metà del XIX secolo, con le guerre d'indipendenza che furono combattute in tutta l'America del Sud, e dirette soprattutto dai giovani criollos, i discendenti degli spagnoli nati nel "nuovo mondo".

In seguito a queste guerre il 6 agosto 1825 nacque la Repubblica di Bolivia, che prese il nome dal suo fondatore Simon Bolivar.

Le circoscrizioni ecclesiastiche, intanto, rimasero le stesse dagli inizi del XVII secolo fino al 1847, quando papa Pio IX creò la diocesi di Cochabamba ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di La Plata o Charcas e dalla diocesi di Santa Cruz de la Sierra.

È del 1877 l'inizio delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica di Bolivia[4].

Dopo l'indipendenza si susseguirono anni di colpi di stato e, fino al 1900, la Bolivia visse in continuo conflitto con Cile, Perú, Paraguay e Brasile, per questioni di confini o di controllo delle risorse minerarie e forestali. Il conflitto più importante fu la "Guerra del Pacifico" (1879-1884), quando la Bolivia perse lo sbocco sull'Oceano ed i campi ricchi di nitrati a favore del Cile.

La situazione della popolazione indigena non cambiò con l'avvento della repubblica: sebbene la ricchezza dello Stato si basasse unicamente su di essa, gli indigeni, che rappresentavano la maggioranza della popolazione, non ebbero comunque accesso né all'istruzione né alla vita politica. Le loro terre furono espropriate dallo Stato in favore dell'oligarchia e dei nuovi e ricchi proprietari di miniere.

XX secolo

Principali avvenimenti della storia civile

La sconfitta della cosiddetta "Guerra del Chaco" (1932-1935), che la Bolivia combatté contro il Paraguay, portò al potere una generazione di militari con una forte enfasi nazionalista; ad essa seguì l'instaurazione di un governo favorevole agli Stati Uniti e sostenuto dalla oligarchia che controllava l'intera economia nazionale. Questo governo partecipò formalmente alla Seconda guerra mondiale, cosa che generò solo maggior risentimento nella popolazione.

La situazione di instabilità contribuì alla esasperazione che portò alla "Rivoluzione del 1952" animata da Víctor Paz Estenssoro e dal "Movimento Nazionale Rivoluzionario". Grazie a questa Rivoluzione fu istituito il suffragio universale, furono nazionalizzate le miniere di stagno e, nel 1953, fu decretata la riforma agraria.

Il "Movimento Nazionale Rivoluzionario" restò al governo fino al 1964. Da quell'anno si susseguirono colpi di stato e governi dittatoriali di destra e di sinistra. fino al 1982, quando fu finalmente ristabilito, con Siles Zuazo, il governo democratico.

Negli anni '70 molti settori della Chiesa cattolica boliviana si impegnarono per la difesa dei diritti umani e il ristabilimento della democrazia. Esemplari furono le vicende di padre Mauricio Lefevre, vittima del golpe del 1971, e di padre Luis Espinal, che dopo aver fatto lo sciopero della fame insieme al confratello Xavier Albó e a quattro operaie delle miniere, innescando la caduta del regime banzerista, fu torturato e ucciso dai paramilitari di estrema destra nel 1980.

Evoluzione delle circoscrizioni ecclesiastiche

Il 1º dicembre 1917 Benedetto XV eresse il Vicariato Apostolico di El Beni, e il 22 maggio 1919 quello di Chaco, ricavando il territorio di entrambi dalla diocesi di Santa Cruz de la Sierra.

Papa Pio XI, l'11 novembre 1924, con la costituzione apostolica Praedecessoribus Nostris creò le diocesi di Tarija, Potosì e Oruro, ricavandone il territorio dall'Arcidiocesi di La Plata o Charcas.

Il 27 gennaio 1930 fu eretto il Vicariato Apostolico di Chiquitos, ricavandone il territorio dalla diocesi di Santa Cruz de la Sierra.

Papa Pio XII eresse il Vicariato Apostolico di Pando, e il 1º settembre 1942 il Vicariato di Reyes, ricavando il territorio di entrambi dal Vicariato Apostolico di El Beni; il 18 giugno 1943 elevò a sede metropolitana La Paz; il 25 dicembre 1949 eresse la Prelatura territoriale di Corocoro ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di La Paz, e 13 dicembre 1951 il Vicariato Apostolico di Ñuflo de Chávez, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico di Chiquitos. Il 7 novembre 1958, infine, eresse la Prelatura territoriale di Corocoro.

La Vergine di Copacabana, Regina della Bolivia

Nel suo viaggio apostolico in Bolivia, il 10 maggio 1988 Giovanni Paolo II affidò alla Vergine Santissima di Copacabana le famiglie boliviane e così pregò:

« Veglia, Madre, con particolare dolcezza sulle famiglie contadine, che soffrono l'affronto della povertà, sulle case dei minatori, sui profughi, su coloro che non hanno né panelavoro, i più poveri e abbandonati, perché sperimentino il tuo conforto e la solidarietà degli altri.

Insegna a tutti i tuoi figli boliviani, senza distinzioni di origini etniche o di estrazione sociale, la fedeltà alla fede cristiana, il coraggio nelle avversità, la convivenza nell'identica dignità di figli e fratelli, l'impegno per migliorare la patria comune, il dovere verso l'onestà e la giustizia, la speranza in un mondo nuovo in cui regnino veramente l'amore e la pace»

Formella rappresentante il Servo di Dio Francisco Tito Yupanqui con la statua della Madonna di Copacabana della quale fu autore

Il 1° febbraio 1958, sempre sotto il pontificato di Pio XII, fu firmata con il Governo presieduto da Hernán Siles Zuazo una Convenzione sui Vicariati Apostolici in Bolivia; la convenzione rivela gli ottimi rapporti che la Santa Sede aveva a livello diplomatico con lo Stato, e la stima della quale godeva la Chiesa cattolica, oltre che la nuova sensibilità, dovuta alla "Rivoluzione del 1952", alle popolazioni indigene. Nella Convenzione viene affermato, tra le altre cose, che

« il Governo di Bolivia, consapevole dell'opera di civilizzazione svolta, attraverso i secoli, dalla Chiesa cattolica Apostolica Romana mediante l'azione missionaria dei diversi Ordini e Congregazioni religiose, a vantaggio spirituale e materiale delle tribù indigene del paese, rinnova solennemente il proprio riconoscimento ai Vicariati Apostolici eretti dalla Santa Sede nel territorio nazionale. (...) La Santa Sede potrà erigere nuovi Vicariati Apostolici o dividere quelli già esistenti. (...) Il Governo di Bolivia concederà ai Missionari, che esercitano il loro apostolato nel territorio dei Vicariati Apostolici, particolari attestati che permettano loro di ottenere le maggiori facilitazioni di transito e trattamento preferenziale da parte delle Autorità civili e militari. Parimenti agevolerà loro la concessione della nazionalità boliviana (...). Allo scopo di orientare l'educazione secondo lo spirito degli insegnamenti della Chiesa cattolica Apostolica Romana ed in armonia con essi, i Vicari Apostolici provvederanno all'insegnamento della religione e della morale cattolica in tutte le scuole ufficiali esistenti nel territorio della loro giurisdizione. (...) I Vicari Apostolici potranno fondare e dirigere scuole per gli indigeni e gli immigrati (...). Gli insegnanti di religione e di morale cattolica nelle scuole ufficiali e gli insegnanti delle scuole parrocchiali per indigeni saranno retribuiti dal Governo di Bolivia come gli altri professori delle scuole ufficiali e godranno degli stessi diritti sociali. (...) I Missionari si sforzeranno di unire all'opera di evangelizzazione degli indigeni - che costituisce il fine principale della loro attività apostolica - anche la cura di promuovere la prosperità materiale del territorio e dei rispettivi abitanti. A tale scopo, ciascun Vicario Apostolico studierà e farà studiare da persone competenti le possibilità industriali e commerciali della propria regione, comunicando l'esito di dette ricerche al Supremo Governo, il quale darà ai Vicari Apostolici l'aiuto necessario per lo sviluppo dell'agricoltura e delle industrie, che possano essere impiantate, e per la costituzione di cooperative ed opere sociali. (...) I Vicariati Apostolici potranno chiedere l'assegnazione di terreni incolti per destinarli a scopi missionari e di colonizzazione. In detti terreni saranno raggruppate le tribù non civilizzate, cercando di favorire la formazione di piccole proprietà e di cooperative a vantaggio degli indigeni. (...) In conformità alle tradizioni della Nazione Boliviana, il Governo di Bolivia darà aiuti per la costruzione di chiese, asili per orfani e ricoveri per vecchi, scuole, dispensari, ospedali, strade ed altre opere necessarie nel territorio dei Vicariati Apostolici, stanziando un'apposita somma nel Bilancio Nazionale.

Parimenti, quale giusta ricompensa per il lavoro pieno di abnegazione che compiono i Vicari Apostolici ed i Missionari per la evangelizzazione degli indigeni, il Governo di Bolivia darà annualmente a ciascun Vicariato Apostolico un sussidio globale che permetta di corrispondere una congrua retribuzione ai Vicari Apostolici e al personale missionario. Il Governo di Bolivia prenderà le misure necessarie per impedire la contrattazione forzosa e il trasferimento degli indigeni fuori del territorio dei Vicariati Apostolici, al fine di proteggerli da soprusi che si volessero commettere nei loro riguardi. I Vicari Apostolici notificheranno al Ministero degli Interni tali atti od altri che rivestano una qualsiasi forma di oppressione o di spoliazione. »

(Convenzione fra la Santa Sede e la Repubblica di Bolivia sulle missioni, 1° febbraio 1958[5])

Papa Giovanni XXIII eresse l'11 dicembre 1961 la Prelatura territoriale di Aiquile, ricavandone il territorio dalla diocesi di Cochabamba e rendendola suffraganea dell'arcidiocesi di Sucre.

Papa Paolo VI riconfigurò le provincie ecclesiastiche, elevando a sedi metropolitane il 30 luglio 1975 Cochabamba e Santa Cruz.

Giovanni Paolo II elevò a diocesi la Prelatura territoriale di Coroico, ed eresse il 25 giugno 1994 la diocesi di El Alto, ricavandone il territorio dall'arcidiocesi di La Paz; elevò infine a diocesi il 3 novembre di quello stesso anno il Vicariato Apostolico di Chiquitos.

XXI secolo

Incontro del 17 maggio 2010 tra Papa Benedetto XVI e il presidente boliviano Evo Morales

I primi anni del XXI secolo videro la società civile boliviana afflitta da disordini sociali dovuti a politiche economiche che non erano riuscite a far fronte alla diffusa povertà della popolazione.

Con le elezioni del 18 dicembre 2005 divenne Presidente Evo Morales, il quale decretò la definitiva nazionalizzazione dei giacimenti di idrocarburi del Paese, annunciò una nuova riforma agraria per la redistribuzione della terra ai contadini, e inaugurò l'insediamento della prima Assemblea costituente eletta a suffragio universale e composta da una maggioranza di indigeni boliviani, che avrebbe dovuto portare ad una "rifondazione della Bolivia".

La nuova Costituzione, che si proponeva di realizzare le riforme volte a rinforzare il ruolo dello Stato soprattutto nelle politiche di giustizia sociale, fu approvata, in seguito a referendum, il 25 gennaio 2009.

Questa Costituzione fece perdere alla Chiesa cattolica il suo status di religione ufficiale del Paese; nel suo articolo quarto, infatti, recita che lo Stato rispetta e garantisce la libertà di religione e di credenza spirituale secondo le sue cosmovisioni, e che lo Stato è indipendente dalla religione.

Nonostante questa professione di laicità, il governo di Evo Morales si dimostrò più disposto, all'interno di una retorica indigenista, nei confronti dei culti tradizionali, assimilando invece la Chiesa cattolica alla cultura coloniale spagnola dalla quale era necessario emanciparsi.

Dopo l'approvazione del referendum ci furono diversi mesi di incomprensioni e contrasti tra la Chiesa e il Governo, per il fondato timore di ostacoli da parte del Governo all'opera di evangelizzazione e di promozione umana svolta dalla Chiesa, e anche per la paventata ipotesi di confisca dei beni ecclesiali a favore del governo centrale[6].

L'Accordo del 2009

Il 20 agosto 2009 fu firmato un "Accordo di cooperazione interistituzionale tra la Chiesa cattolica in Bolivia e il Governo dello Stato plurinazionale della Bolivia" sui temi di educazione, salute e servizi sociali[7]. Con esso lo Stato riconosceva ufficialmente l'opera sociale della Chiesa e la necessità di trovare una complementarietà di intenti con lo Stato che favorisse lo sviluppo delle persone, soprattutto delle fasce più escluse dalla società. Riconosceva inoltre una base legale all'opera sociale della Chiesa, fondata sulla dottrina sociale, sul catechismo della Chiesa cattolica e sul Codice di Diritto Canonico. Si ammetteva l'importanza della dimensione religiosa nella formazione umana globale della persona, e si riconosceva anche il diritto proprietario e il diritto di amministrazione dei beni da parte della Chiesa. Addirittura fu previsto che nei casi in cui la Chiesa mettesse i suoi beni a servizio di opere sociali avrebbe potuto pure ricevere finanziamenti da parte dello Stato.

Dal suo canto, la Chiesa cattolica in Bolivia riconosceva che la dimensione religiosa nella formazione integrale della persona doveva essere pluralista, e si impegnava ad ampliare il proprio raggio di attenzione alle zone più povere del paese, con programmi di miglioria nelle strutture e di formazione e aggiornamento permanente del personale. Avrebbe inoltre appoggiato piani governativi e programmi ministeriali che non fossero in contrasto con la Dottrina Sociale della Chiesa. Avrebbe dato poi priorità, rispetto alla gestione dei propri capitali, ad opere in campo educativo, e avrebbe resa annualmente pubblica allo Stato la copertura offerta dai propri servizi sociali, suggerendo anche politiche pubbliche per migliorare la situazione della popolazione, in particolare dei settori più poveri.

Circoscrizioni ecclesiastiche

Circoscrizioni ecclesiastiche
Cattedrale di Sucre, la prima sede metropolitana della Bolivia

La Chiesa cattolica in Bolivia è suddivisa dal punto di vista giuridico ecclesiastico in quattro Province ecclesiastiche, che raggruppano dieci sedi residenziali (quattro Arcidiocesi metropolitane e 6 diocesi), due Prelature territoriali e un Ordinariato militare.

Vi sono anche cinque vicariati apostolici.

Provincia ecclesiastica di Cochabamba
Provincia ecclesiastica di La Paz
Provincia ecclesiastica di Santa Cruz de la Sierra
Provincia ecclesiastica di Sucre
Vicariati apostolici
Altro
Note
  1. Testo dell'omelia.
  2. Il nome ufficiale del Paese è, dal 2009, Estado Plurinacional de Bolivia, "Stato Plurinazionale di Bolivia"
  3. Giovanni Paolo II, in occasione della Messa per il 450° anniversario dell'inizio dell'evangelizzazione in Bolivia così si espresse:
    « I missionari, che, cinque secoli fa, collaborarono con grandi sacrifici all'evangelizzazione della Bolivia, sono arrivati al cuore del popolo attraverso la catechesi, i sacramenti, la pietà popolare ed i servizi di carità. In quest'opera non hanno esitato a servirsi di elementi culturali locali. Essi, dunque, hanno consolidato fermamente le basi della vostra identità culturale, orientata verso la maturità in Cristo. È stato un processo di "inculturazione" nella vostra realtà sociale e storica, durante il quale il Vangelo è stato sempre il punto di riferimento, fino a modellare l'identità cristiana del vostro popolo. »
    (Omelia della Messa, Sucre, 12 maggio 1988)
  4. Cfr. Relazioni bilaterali della Santa Sede, sul sito Vaticano.
  5. Testo della Convenzione fra la Santa Sede e la Repubblica di Bolivia sulle missioni.
  6. Cfr. l'articolo Bolivia: armonia ritrovata tra Chiesa e Stato? sul sito del Centro Unitario Missionario.
  7. Cfr. Testo dell'Accordo (in spagnolo), sul sito della Conferenza Episcopale della Bolivia.
Bibliografia
  • Guida delle missioni cattoliche 2005, a cura della Congregatio pro gentium evangelizatione, Urbaniana University Press, Roma 2005
  • René Cardozo, Note sulla Bolivia, in La Civiltà Cattolica, (2009) 3819-3820
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 4 gennaio 2014 da Padre Mimmo Spatuzzi, licenziato in Teologia Fondamentale.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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