Beato Florentino Asensio Barroso

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Beato Florentino Asensio Barroso
Vescovo · Martire
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Beato

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Titolo
Età alla morte 58 anni
Nascita Villasexmir
16 ottobre 1877
Morte Barbastro
9 agosto 1936
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Ordinazione presbiterale 1 giugno 1901
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Consacrazione vescovile 26 gennaio 1936
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Ruoli ricoperti Vescovo di Barbastro-Monzón
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Fine del
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(per causa incerta o sconosciuta)
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 4 maggio 1997, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 9 agosto
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 9 agosto, n. 12:
« A Barbastro sempre in Spagna, beato Fiorentino Asensio Barroso, vescovo e martire, che, fucilato dai miliziani durante la persecuzione contro la Chiesa, testimoniò con il proprio sangue quella fede che non aveva mai cessato di predicare al popolo a lui affidato. »
(Santo di venerazione particolare o locale)

Beato Florentino Asensio Barroso (Villasexmir, 16 ottobre 1877; † Barbastro, 9 agosto 1936) è stato un vescovo e martire spagnolo.

Vita

Nacque il 16 ottobre 1877 a Vil­lasexmir, Valladolid, Spagna, figlio di Jacinto Asensio González e di Gabina Barroso Vásques, originari di Villavieja del Cerro. Fu battezzato il 24 ottobre con il nome di Fiorentino. I genitori ebbero otto figli e gestivano una piccola attività commerciale. Fiorentino passò la sua fanciullezza nell'ambito della famiglia profondamente religiosa.

Terminati gli studi, fu ordinato sacerdote a Valladolid il 1° giugno 1901, con [[dispensa concessa il 15 maggio 1901 per la sua giovane età. Il 16 maggio celebrò la prima messa solenne al Villavieja del Cerro e il 2 agosto fu nominato coa­diutore della parrocchia di Villaverde di Medina. Il 27 dicembre gli furono affidate anche le vicine parrocchie di Carriòn e di Duefias. Prima che passassero due anni, il 1° aprile 1903, fu chiamato alla sede della diocesi come cappellano delle Piccole Suore dei Poveri e aggregato alla parrocchia di San Ildefonso, ufficio che svolse contemporaneamente a quello di responsabile dell'archivio vescovile.

Il 2 gennaio 1905 lasciò la cappellania delle Piccole Suore dei Poveri e fu nominato cappellano delle Serve di Gesù della Carità, ufficio che svolse per 24 anni e al quale rinunciò solo per motivi di salute. Il 1° marzo 1905 l'Arcivescovo di Valladolid lo nominò suo cappellano familiare e, 1'11 ottobre dello stesso anno, suo maggiordomo, con residenza abituale nello stesso episcopio.

Dal 1926 al 1935, per incarico dell'arcivescovo, predicò il catechismo agli adulti nelle messe domenicali nella cattedrale di Valladolid; queste catechesi fecero epoca. Difatti, la predicazione fu uno degli apostolati più coltivati da Fiorentino.

La fama del suo zelo era arrivata anche alla Nunziatura Apostolica di Madrid che lo propose come vescovo e Amministratore Apostolico di Barba­stro. Questa proposta causa in Fiorentino la confusione più intensa. Ci riman­gono lettere autografe nelle quali egli tentò di convincere il Nunzio della sua incapacità e lo pregò di inviarlo da chierichetto in qualsiasi chiesa piuttosto che nominarlo vescovo. Infine si piegò in spirito di obbedienza alla volontà del Papa.

Con la bolla dell'11 novembre 1935 fu nominato vescovo titolare di Eurea di Epiro e il 23 amministratore apostolico di Barbastro. La sua consacrazione episcopale ebbe luogo nella cattedrale di Valladolid il 26 gennaio 1936. Si recò poi a Saragozza per incontrarsi col suo nuovo metropolita. Il soggiorno dovette però protrarsi per le notizie che giungevano da Barbastro, dove autorità e gruppi rivoluzionari stavano fomentando disordini per far fallire l'accoglienza che il popolo voleva riservargli. Così, il 16 marzo 1936, arrivò in forma privata alle porte della cattedrale, senza nessuna celebrazione esterna, limitando la solennità dell'ingresso ai riti liturgici prescritti dentro le mura della cattedrale.

Il 18 luglio 1936, fu messo agli arresti nella sua stessa abitazione ed il 22 luglio fu incarcerato e trasferito al collegio degli Scolopi trasformato in carcere per il clero e i religiosi e anche per i laici praticanti. La sera dell'8 agosto fu trasferito in una cella solitaria del carcere municipale. Negli interrogatori, ai quali fu sottoposto con brutale violenza, volevano fargli confessare la sua appartenenza, come collaborazionista, ai nemici del popolo, durante l'interrogatorio fu mutilò barbaramente, tra le risate e il chiasso dei presenti. Uno dei personaggi gli disse: Non aver paura. Se è vero quanto predicate, andrai presto in paradiso e il vescovo rispose: Si e io pregherò molto per voi.

Dopo la mezzanotte fu portato via dal carcere, con altri dodici, legati a due a due per il braccio. Uno dei miliziani domandò se sapeva dove lo portavano: Si, mi portate alla Casa del nostro Dio e Signore. Mi portate in paradiso. Fatte salire sul cosiddetto camion della morte, le vittime furono condotte al cimitero per essere uccise. Uno degli aguzzini con colpi del calcio del fucile ruppe al vescovo le costole del lato sinistro. Arrivati al cimitero, furono fucilati tutti il 9 agosto 1936, verso le due di mattina. Fiorentino non morì subito. Gli aguzzini avvertiti dal personale del vicino ospedale ritornarono a finirlo con tre colpi di grazia.

Culto

Il cadavere fu seppellito in una fossa comune. Alla fine della guerra civile, il 29 aprile 1940, si promosse il processo d'identificazione delle vittime. Il vescovo poté essere identificato e fu traslato alla Cattedrale di Barbastro e deposto nella cripta sotto il presbiterio.

Collegamenti esterni

Suggerimenti



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