Beato Giovanni Duns Scoto

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Beato Giovanni Duns Scoto, O.F.M.
Presbitero
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Beato

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Giusto di Gand, Beato Giovanni Duns Scoto (part.), 1472-1476 ca., olio su tavola; Urbino, Galleria Nazionale delle Marche
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Titolo
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Età alla morte 42 anni
Nascita Duns
1266
Morte Colonia
8 novembre 1308
Sepoltura
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Ordinazione presbiterale 1291
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Creazione
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° vescovo di Roma
Elezione
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Fine del
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(per causa incerta o sconosciuta)
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 6 luglio 1991, da Giovanni Paolo II
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 8 novembre
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 8 novembre, n. 6:
« A Colonia in Lotaringia, ora in Germania, beato Giovanni Duns Scoto, sacerdote dell'Ordine dei Minori, che, di origine scozzese, maestro insigne per sottigliezza di ingegno e mirabile pietà, insegnò filosofia e teologia nelle scuole di Canterbury, Oxford, Parigi e Colonia. »
(Santo di venerazione particolare o locale)
Beato Giovanni Duns Scoto conosciuto anche come Doctor Subtilis (Duns, 1266; † Colonia, 8 novembre 1308) è stato un filosofo, teologo e presbitero scozzese.

Biografia

Duns Scoto nacque nel burgh scozzese di Duns presso Edimburgo, nel 1266. Entrato a far parte dei francescani, studiò a Oxford e Parigi. Venne ordinato sacerdote nel 1291. Insegnò prima ad Oxford ed a Cambridge, poi a Parigi fra il 1301 e 1303. A seguito del conflitto politico-religioso fra Bonifacio VIII e Filippo il Bello, si schierò dalla parte del Papa e quindi dovette allontanarsi da Parigi, dove tornò solo nel 1305. Osteggiato dal sovrano francese e dall'ambiente di corte, nel 1307 si trasferì definitivamente a Colonia, per proseguire l'attività di insegnamento, ma vi trovò la morte solo un anno più tardi, nel 1308.

Pensiero

Il limite della filosofia

Duns Scoto è conosciuto come il filosofo dell'haecceitas (dal lat. "haec", sottinteso "res", ovvero letteralmente "questa cosa"), ossia della "questità", l'essere individuata, una determinata cosa, come "questa e non altra" hic et nunc, qui ed ora, in un dato spazio-tempo. L'haecceitas è il limite che la ragione non può esplorare: la filosofia arriva a determinare l'individuazione come principio, ma non può indagare razionalmente il singolo individuo.

Parlando delle idee platoniche, il filosofo nota come fra due copie di uno stesso oggetto (es. due libri uguali) la filosofia non può dire nulla se non che siano in due spazi e/o tempi diversi.

Ciò vale anche per le idee-attributi fra soggetti: la filosofia parla di noi solo per ciò che abbiamo in comune. Del resto partiva con Talete dall'arché che è ciò che è comune a tutti gli enti e culminava in Parmenide con la massima generalità dell'essere e in Platone con i 5 generi sommi.

Dell'albero delle idee restano inesplorabili i due estremi: l'Uno plotiniano sopra e l'individuo-persona in fondo, esseri simili ed opposti. Per Scoto il limite non è della filosofia, ma di ogni sapere (anche della scienza); alcuni filosofi ancora oggi concordano nell'inesplorabilità dell'Uno e dell'Io, o almeno che ci sia un'intimità di ognuno che non può essere indagata, il sensus sui , il sapere e sentire che esisto di cui parlerà Tommaso Campanella.

L'individuo è per la filosofia un limite di pensiero e di essere: fin dall'inizio la filosofia non tentò di penetrare l'individuo; ma esso è un limite strutturale e ontologico del sapere filosofico.

Poiché la filosofia non parla dell'individuo, non dipende dall'individuo e perciò vale in misura eguale per tutti gli individui, come è proprio di un sapere universale e necessario. Scoto notò che non è possibile trattare il soggetto in maniera oggettiva, perché un pensiero con tale pretesa farebbe del soggetto un oggetto, facendo coincidere i due contrari.

Qualunque sapere che penetrasse il soggetto, perderebbe la propria universalità e necessità, divenendo vero per alcuni ma non per tutti. La filosofia entrando a parlare dell'individuo cadrebbe nel mondo dell'opinione (la categoria più bassa del sapere secondo Platone).

Per soggetto e individuo si intende ciò che rende un individuo unico e diverso dagli altri in corpo e comportamento; ammesso che vi sia qualche aspetto del corpo e del comportamento che lo rendono unico,quanto meno per ogni ente anche non cosciente l'individuo che la filosofia non può penetrare è la cosiddetta "haecceitas", la "questità", ciò che lo rende "un questo" (e non un altro) che per Aristotele è hic et nunc, qui ed ora.

Nel caso di ogni individuo la filosofia non può rispondere alle domande riguardo perché viviamo proprio in quest'epoca, in questo luogo (nazione, città, etc.) e non in un altro, perché siamo così e non altrimenti. Le proprietà minime che sono di ogni ente secondo la definizione aristotelica sono l'essere hic, nunc, sé stesso ossia non-essere gli altri enti. Queste proprietà rendono ogni ente diverso da tutti gli altri (individuandolo) e nello stesso tempo sono ciò che è in comune a tutti gli enti. Possono esservi altre proprietà che differenziano gli enti fra loro (ad esempio due pietre o due esseri umani), ma queste sono le uniche tre che differenziano ogni ente da tutti gli altri. Un essere umano ha tratti che lo distinguono da tutto ciò che vive, ma è sempre un essere.

Platone escluse la possibilità di pensare e di essere del perché dell'essere: non si può dare un perché all'essere poiché non esiste, ma Scoto abbassa il limite della conoscenza di causa dall'essere all'ente: non solo non possiamo dire perché c'è l'essere parmenideo, ma nemmeno perché l'essere individuale sia così e non altrimenti, cioè perché gli enti siano qui, perché siano ora, perché siano così.

Con Platone il non-essere in senso relativo la filosofia ha introdotto nel pensiero la possibilità di pensare e parlare di enti; con Scoto ha capito di non poterne dare una necessità.

Simile era stato il passaggio dialettico da Parmenide a Platone che affermava la necessità di essere dell'essere, ma l'impossibilità di necessitarne il contenuto. Anche gli enti sono forme necessarie, ma il loro contenuto (essere così e non altrimenti) non si riesce a necessitare.

L'essere e l'individuo sono temi di cui la ragione può affermare l'esistenza, ma ha poco da dire perché la ragione che pretende di parlare dell'incondizionato cade in contraddizione. Il limite di non dipendere dall'individuo è anche il punto di forza di un sapere universale e necessario.

Opere

Le "Quaestiones" di Giovanni Scoto (manoscritto del XIV-XV secolo): iniziale decorata
  • Prima del 1295:
    • Parva logicalia :
      • Quaestiones super Porphyrii Isagogem
      • Quaestiones in librum Praedicamentorum
      • Quaestiones in I et II librum Perihermeneias
      • Octo quaestiones in duos libros Perihermeneias
      • Quaestiones in libros Elenchorum
  • Lectura
  • Quaestiones super libros De anima
  • Quaestiones super libros Metaphysicorum Aristotelis (Questioni sulla Metafisica, prima e intorno al 1300)
  • Expositio super libros Metaphysicorum Aristotelis
  • Ordinatio o Opus Oxoniense (Opera di Oxford) (verso 1300 - 1304)
  • Collationes oxonienses et parisienses (verso 1303 - 1305)
  • Reportatio parisiensis o Opus Pariense (Opera di Parigi) (1304 - 1305 ?)
  • Quaestiones Quodlibetales (1306 - 1307)
  • Tractatus de Primo Principio (Trattato sul principio primo)
  • Theoremata (di incerta attribuzione)
  • Quaestiones Quodlibetales (Questioni varie)
  • De Rerum Principio (Sul principio delle cose)

Va sottolineato che di alcuni di questi scritti è stata messa in dubbio l'autenticità.

Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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