San Bonaventura da Bagnoregio

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San Bonaventura da Bagnoregio, O.F.M.
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Cardinale
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al secolo Giovanni Fidanza
Santo
Dottore della Chiesa

Amsterdam Rijksmuseum V.Crivelli S.Bonaventura 1481-1502.jpg

Vittore Crivelli, San Bonaventura da Bagnoregio (1481 - 1502), tempera su tavola; Amsterdam, Rijksmuseum
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Titolo cardinalizio
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Età alla morte Da 53 a 57 anni
Nascita Civita di Bagnoregio
1217 o 1221 ca.
Morte Lione
15 luglio 1274
Sepoltura
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Professione religiosa 1243
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Consacrazione 3 giugno 1273 da Gregorio X
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
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Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione 14 aprile 1482, da Sisto IV
Ricorrenza 15 luglio
Altre ricorrenze
Santuario principale Chiesa di San Donato, Bagnoregio
Attributi Saio francescano, baculo pastorale, galero, libro, crocifisso, angelo, ostensorio
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Teologi, fattorini, facchini, tessitori
Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 15 luglio, n. 1:
« Memoria della deposizione di San Bonaventura, Vescovo di Albano e Dottore della Chiesa, che rifulse per dottrina, santità di vita e insigni opere al servizio della Chiesa cattolica. Resse con saggezza nello spirito di San Francesco l'Ordine dei Minori, di cui fu ministro generale. Nei suoi molti scritti unì una somma erudizione a una ardente pietà. Mentre si adoperava egregiamente per il II Concilio Ecumenico di Lione, meritò di giungere alla visione beata di Dio. »
San Bonaventura da Bagnoregio, al secolo Giovanni Fidanza (Civita di Bagnoregio, 1217 o 1221 ca.; † Lione, 15 luglio 1274) è stato un religioso, filosofo e teologo italiano.

Soprannominato Doctor Seraphicus, insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d'Aquino.

Vescovo e Cardinale, dopo la morte venne canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa. È considerato uno tra i più importanti biografi di San Francesco d'Assisi. Infatti alla sua biografia — la Legenda Maior — si ispirò Giotto da Bondone per il ciclo delle storie sul Santo nella Basilica di Assisi.

Per diciassette anni — dal 1257 — fu ministro generale dell'Ordine francescano, del quale è ritenuto uno dei padri: quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell'Ordine.

La visione filosofica di Bonaventura partiva dal presupposto che ogni conoscenza derivi dai sensi: l'anima conosce Dio e se stessa senza l'aiuto dei sensi esterni. Risolse il problema del rapporto tra ragione e fede in chiave platonico-agostiniana.

È venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, che celebra la sua memoria il 15 luglio (vedi Bonaventura).

Biografia

La data in cui Giovanni Fidanza venne alla luce non è certa. Viene collocata tra il 1217 e il 1221. Nacque a Civita di Bagnoregio, nei pressi di Viterbo, figlio di Giovanni Fidanza, medico, e di Maria di Ritello; portò inizialmente il nome del padre, Giovanni, che cambiò in Bonaventura al momento del suo ingresso nella famiglia francescana.

Secondo la sua agiografia, da bambino Giovanni era spesso malato, tanto che i suoi genitori si rivolsero a San Francesco. Un giorno che passava da quelle parti, venne per benedirlo e guarirlo. Come ebbe terminato le sue orazioni, San Francesco gli disse in latino: Bona ventura in relazione all'esito favorevole delle sue preghiere di guarigione. Il bambino guarì e, da quel giorno, tutti gli abitanti di Bagnoregio chiamarono il bambino Bonaventura.

Entrò nel convento di San Francesco vecchio, situato a metà strada tra Bagnoregio e Civita[1].

Nel 1235 si recò a Parigi a studiare forse nella facoltà delle Arti e successivamente, nel 1243, nella facoltà di teologia. Probabilmente in quello stesso anno entrò nei Frati Minori. I suoi studi di teologia terminano nel 1253, quando diventò magister (cioè "maestro") di teologia e ottenne la licentia docendi ("licenza d'insegnare").

Nel 1250 il papa aveva autorizzato il cancelliere dell'Università a conferire tale licenza a religiosi degli ordini mendicanti, sebbene ciò contrastasse con il diritto di cooptare i nuovi maestri rivendicato dalla corporazione universitaria. E proprio nel 1253 scoppiò uno sciopero al quale tuttavia i membri degli ordini mendicanti non si associarono. La corporazione universitaria richiese loro un giuramento di obbedienza agli statuti, ma essi rifiutarono e pertanto vennero esclusi dall'insegnamento.

Questa esclusione colpì anche Bonaventura, che fu maestro reggente fra il 1253 e il 1257.

Nel 1254 i maestri secolari denunciarono a papa Innocenzo IV il libro del francescano Gerardo di Borgo San Donnino Introduzione al Vangelo eterno. In questo testo fra' Gerardo, rifacendosi al pensiero di Gioacchino da Fiore, annunciava l'avvento di una "nuova età dello Spirito Santo" e di una "Chiesa cattolica puramente spirituale fondata sulla povertà", profezia che si doveva realizzare attorno al 1260. In conseguenza di questo il Papa — poco prima di morire — annullò i privilegi concessi agli ordini mendicanti. Il nuovo pontefice papa Alessandro IV condannò il libro di Gerardo con una bolla nel 1255, prendendo tuttavia posizione a favore degli ordini mendicanti e senza più porre limiti al numero delle cattedre che essi potevano ricoprire. I secolari rifiutarono queste decisioni, venendo così scomunicati, anche per il boicottaggio da loro operato ai danni dei corsi tenuti dai frati mendicanti. Tutto questo nonostante che i primi avessero l'appoggio del clero e dei vescovi, mentre il re di Francia Luigi IX si trovava a sostenere le posizioni dei mendicanti.

Dresda, Gemäldegalerie, Francisco de Zurbarán, San Bonaventura da Bagnoregio (1627), olio su tela

Nel 1257 Bonaventura venne riconosciuto magister. Nello stesso anno fu eletto Ministro generale dell'Ordine francescano, e rinunciando così alla cattedra. A partire da questa data, preso dagli impegni del nuovo servizio, accantonò gli studi e compì vari viaggi per l'Europa.

Il suo obiettivo principale fu quello di conservare l'unità dei Minori, prendendo posizione sia contro la corrente spirituale (influenzata dalle idee di Gioacchino da Fiore e incline ad accentuare la povertà del francescanesimo primitivo), sia contro le tendenze mondane insorte in seno all'Ordine.

Favorevole a coinvolgere l'Ordine francescano nel ministero pastorale e nella struttura organizzativa della Chiesa, nel Capitolo generale di Narbona del 1260 contribuì a definire le regole che dovevano guidare la vita dei membri dell'Ordine: le Costituzioni dette appunto Narbonensi. A lui, in questo Capitolo, venne affidato l'incarico di redigere una nuova biografia di San Francesco d'Assisi che, intitolata Legenda Maior, diventerà la biografia ufficiale nell'Ordine. Infatti il Capitolo generale successivo, del 1263, approvò l'opera composta dal Ministro generale; mentre il Capitolo del 1266, riunito a Parigi, giunse a decretare la distruzione di tutte le biografie precedenti alla Legenda Maior, probabilmente per proporre all'Ordine una immagine univoca del proprio fondatore, in un momento in cui le diverse interpretazioni fomentavano contrapposizioni e conducevano verso la divisione.[2]

Ultimi anni

Negli ultimi anni della sua vita, Bonaventura intervenne nelle lotte contro l'aristotelismo e nella rinata polemica fra maestri secolari e mendicanti. A Parigi, tra il 1267 e il 1269, tenne una serie di conferenze sulla necessità di subordinare e finalizzare la filosofia alla teologia. Nel 1270 lasciò Parigi per farvi però ritorno nel 1273, quando tenne altre conferenze nelle quali attaccò quelli che erano a suo parere gli errori dell'aristotelismo.

Nel maggio del 1273, già Vescovo di Albano, venne creato Cardinale; l'anno successivo partecipò al Concilio di Lione (in cui favorì un riavvicinamento fra la Chiesa latina e quella greca), nel corso del quale morì, forse a causa di un avvelenamento, stando almeno a quanto affermò in seguito il suo segretario, Pellegrino da Bologna.

Pierre de Tarentasie, futuro papa Innocenzo V, ne celebrò le esequie, e Bonaventura venne inumato nella chiesa francescana di Lione. Nel 1434 la salma venne traslata in una nuova chiesa, dedicata a San Francesco d'Assisi; la tomba venne aperta e la sua testa venne trovata in perfetto stato di conservazione: questo fatto ne facilitò la canonizzazione, che avvenne ad opera del papa francescano Sisto IV il 14 aprile 1482, e la nomina a dottore della Chiesa, compiuta il 14 maggio 1588 da un altro francescano, papa Sisto V.

Le reliquie: il "santo braccio"

Il 14 marzo 1490, a seguito della ricognizione del corpo del Santo a Lione, venne estratto il braccio destro. L'anno seguente venne trasferito a Bagnoregio. Oggi il "Santo braccio", unica reliquia al mondo di san Bonaventura, si trova nella Concattedrale di San Nicola.

Il pensiero

Bonaventura è considerato uno dei pensatori maggiori della tradizione francescana, che anche grazie a lui si avviò a diventare una vera e propria scuola di pensiero, sia dal punto di vista teologico che da quello filosofico. Difese e ripropose la tradizione patristica, in particolare il pensiero e l'impostazione di sant'Agostino. Egli combatté apertamente l'aristotelismo, anche se ne acquisì alcuni concetti, fondamentali per il suo pensiero. Inoltre valorizzò alcune tesi della filosofia arabo-ebraica, in particolare quelle di Avicenna e di Avicebron, ispirate al neoplatonismo. Nelle sue opere ricorre continuamente l'idea del primato della sapienza, come alternativa ad una razionalità filosofica isolata dalle altre facoltà dell'uomo. Egli sostiene, infatti, che:

« (...) la scienza filosofica è una via verso altre scienze. Chi si ferma resta immerso nelle tenebre. »

Secondo Bonaventura è il Cristo la via a tutte le scienze, sia per la filosofia che per la teologia.

La reductio artium

Il progetto di Bonaventura è una riduzione delle arti (reductio artium) non nel senso di un depotenziamento delle arti liberali, bensì della loro unificazione sotto la luce della verità rivelata, la sola che possa orientarle verso l'obiettivo perfetto a cui tende imperfettamente ogni conoscenza, il vero in sé che è Dio.

La distinzione delle nove arti in tre categorie, naturali (fisica, matematica, meccanica), razionali (logica, retorica, grammatica) e morali (politica, monastica, economica) riflette la distinzione di res, signa ed actiones, la cui verticalità non è altro che cammino iniziatico per gradi di perfezione verso l'unione mistica.

La parzialità delle arti è per Bonaventura non altro che il rifrangersi della luce con la quale Dio illumina il mondo: prima del peccato originale Adamo sapeva leggere indirettamente Dio nel Liber Naturae (nel creato), ma la caduta è stata anche perdita di questa capacità. Per aiutare l'uomo nel recupero della contemplazione della somma verità, Dio ha inviato all'uomo il Liber Scripturae, conoscenza supplementare che unifica ed orienta la conoscenza umana, che altrimenti smarrirebbe se stessa nell' autoreferenzialità.

Attraverso l'illuminazione della rivelazione, l'intelletto agente è capace di comprendere il riflesso divino delle verità terrene inviate dall'intelletto passivo, quali pallidi riflessi delle verità eterne che Dio perfettamente pensa mediante il Verbo.

Ciò rappresenta l'accesso al terzo libro, Liber Vitae, leggibile solo per sintesi collaborativa tra fede e ragione: la perfetta verità, assoluta ed eterna in Dio, non è un dato acquisito, ma una forza la cui dinamica si attua storicamente nella reggenza delle verità con le quali Dio mantiene l'ordine del creato. Lo svelamento di quest'ordine è la lettura del terzo libro che per segni di dignità sempre maggior avvicina l'uomo alla fonte di ogni verità.

La primitas divina

La primalità di Dio è il sostegno a tutto l'impianto teologico di Bonaventura. Nella sua prima opera, il Breviloquium, egli definisce i caratteri della teologia affermando che, poiché il suo oggetto è Dio, essa ha il compito di dimostrare che la verità della sacra scrittura è da Dio, su Dio, secondo Dio ed ha come fine Dio. L'unita del suo oggetto determina come unitaria ed ordinata la teologia perché la sua struttura corrisponde ai caratteri del suo oggetto.

L'itinerario della mente verso Dio

Nella sua opera più famosa, l'Itinerarium mentis in Deum ("L'itinerario della mente verso Dio"), Bonaventura spiega che il criterio di valore e la misura della verità si acquisiscono dalla fede, e non dalla ragione (come sostenevano gli averroisti). Da ciò fa conseguire che la filosofia serve a dare aiuto alla ricerca umana di Dio, e può farlo, come diceva sant'Agostino, solo riportando l'uomo alla propria dimensione interiore (cioè l'anima), e, attraverso questa, ricondurlo infine a Dio. Secondo Bonaventura, dunque, il «viaggio» spirituale verso Dio è frutto di una illuminazione divina, che proviene dalla "ragione suprema" di Dio stesso.

Per giungere a Dio, quindi, l'uomo deve passare attraverso tre gradi, che, tuttavia, devono essere preceduti dall'intensa ed umile preghiera, poiché:

« (...) nessuno può giungere alla beatitudine se non trascende sé stesso, non con il corpo, ma con lo spirito. Ma non possiamo elevarci da noi se non attraverso una virtù superiore. Qualunque siano le disposizioni interiori, queste non hanno alcun potere senza l'aiuto della Grazia divina. Ma questa è concessa solo a coloro che la chiedono (...) con fervida preghiera. È la preghiera il principio e la sorgente della nostra elevazione. (...) Così pregando, siamo illuminati nel conoscere i gradi dell'ascesa a Dio. »

La "scala" dei 3 gradi dell'ascesa a Dio è simile alla "scala" dei 4 gradi dell'amore di Bernardo di Chiaravalle, anche se non uguale; tali gradi sono:

1) Il grado esteriore:

« (...) è necessario che prima consideriamo gli oggetti corporei, temporali e fuori di noi, nei quali è l'orma di Dio, e questo significa incamminarsi per la via di Dio. »

2) Il grado interiore:

« È necessario poi rientrare in noi stessi, perché la nostra mente è immagine di Dio, immortale, spirituale e dentro di noi, il che ci conduce nella verità di Dio. »

3) Il grado eterno:

« Infine, occorre elevarci a ciò che è eterno, spiritualissimo e sopra di noi, aprendoci al primo principio, e questo dona gioia nella conoscenza di Dio e omaggio alla Sua maestà. »

Inoltre, afferma Bonaventura, in corrispondenza a tali gradi, l'anima ha anche tre diverse direzioni:

« (...) L'una si riferisce alle cose esteriori, e si chiama animalità o sensibilità; l'altra ha per oggetto lo spirito, rivolto in sé e a sé; la terza ha per oggetto la mente, che si eleva spiritualmente sopra di sé. Tre indirizzi che devono disporre l'uomo a elevarsi a Dio, perché l'ami con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutta l'anima (...). »

Dunque, per Bonaventura l'unica conoscenza possibile è quella contemplativa, cioè la via dell'illuminazione, che porta a cogliere le essenze eterne, e ad alcuni permette persino di accostarsi a Dio misticamente. L'illuminazione guida anche l'azione umana, in quanto solo essa determina la sinderesi, cioè la disposizione pratica al bene.

L'ordine trinitario del mondo

Il mondo, per Bonaventura, è come un libro da cui traspare la Trinità che l'ha creato. Noi possiamo ritrovare la Trinità extra nos (cioè "fuori di noi"), intra nos ("in noi") e super nos ("sopra di noi"). Infatti, la Trinità si rivela in 3 modi:

  • come vestigia (o impronta) di Dio, che si manifesta in ogni essere, animato o inanimato che sia;
  • come immagine di Dio, che si trova solo nelle creature dotate d'intelletto, in cui risplendono memoria, intelligenza e volontà;
  • come similitudine di Dio, che è qualità propria delle creature giuste e sante, toccate dalla Grazia e animate da fede, speranza e carità; quindi, quest'ultima è ciò che ci rende "figli di Dio".

La Creazione dunque è ordinata secondo una scala gerarchica trinitaria, e la natura non ha sua consistenza, ma si rivela come segno visibile del principio divino che l'ha creata; solo in questo, quindi, trova il suo significato. Bonaventura trae questo principio anche da un passo evangelico, in cui i discepoli di Gesù dissero:

« "Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!". Alcuni farisei tra la folla gli dissero: "Maestro, rimprovera i tuoi discepoli". Ma egli rispose: "Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre". » (19,38-40)

Le creature, dunque, sono impronte, immagini, similitudini di Dio, e persino le pietre "gridano" tale loro legame col divino.

Opere

  • Breviloquium (Breviloquio)
  • Collationes de decem praeceptis (Raccolte su dieci precetti)
  • Collationes de septem donis Spiritus Sanctis (Raccolte sui sette doni dello Spirito Santo)
  • Collationes in Hexaemeron (Raccolte nei Sei Giorni della Creazione)
  • Commentaria in quattuor libros sententiarum Magistri Petri Lombardi (Commentarii in quattro libri delle sentenze del maestro Pietro Lombardo)
  • De mysterio Trinitatis (Il mistero della Trinità; questione disputata)
  • De perfectione vitae ad sorores (La perfezione della vita alle sorelle)
  • De reductione artium ad theologiam (La riduzione della arti alla teologia)
  • De Regno Dei descripto in parabolis evangelicis (Il Regno di Dio descritto nelle parabole evangeliche)
  • De scientia Christi et mysterio Trinitatis (La conoscenza di Cristo ed il mistero della Trinità)
  • De sex alis Seraphin (Le sei ali dei Serafini)
  • De triplici via (La triplice via)
  • Itineriarium mentis in Deum (Itinerario della mente verso Dio)
  • Legenda Sancti Francisci (La leggenda di San Francesco)
  • Lignum vitae (Il legno della vita)
  • Officium de passione Domini (Il dovere riguardo alla passione del Signore)
  • Quaestiones de perfectione evangelica (Questioni sopra la perfezione evangelica)
  • Soliloquium (Soliloquio)
  • Summa theologiae (Complesso di teologia)
  • Vitis mystica (La vite mistica)
Predecessore: Ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori Successore: Assisi BasilicaInf.S.Francesco Cimabue S.Francesco 1280.jpg
Giovanni da Parma 1257 - 1274 Girolamo Masci I
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Giovanni da Parma {{{data}}} Girolamo Masci
Predecessore: Cardinale vescovo di Albano Successore: Stemma vescovo.png
Raoul Grosparmi 3 giugno 1273 - 15 luglio 1274 Bentivegna de Bentivenghi I
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Raoul Grosparmi {{{data}}} Bentivegna de Bentivenghi
Note
  1. Oggi del convento restano solo i ruderi.
  2. Grado Giovanni Merlo. Storia di frate Francesco e dell'Ordine dei Minori, in Maria Pia Alberzoni et al., Francesco d'Assisi e il primo secolo di storia francescana, Torino, Einaudi, 1997. pp. 28-30.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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