Cattedrale di Santa Maria Assunta (Orvieto)

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Cattedrale di Santa Maria Assunta o Duomo di Orvieto
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Orvieto kathedrale 1.jpg
Orvieto, Cattedrale di Santa Maria Assunta (1290)
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione Flag of Umbria.svg Umbria


Regione ecclesiastica Umbria

Provincia Terni
Comune Stemma Orvieto
Località
Diocesi Orvieto-Todi
Religione Cattolica
Indirizzo Piazza del Duomo
05018 Orvieto (TR)
Telefono +39 0763 342477
Fax +39 0763 342477
Posta elettronica opsm@opsm.it
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà Opera del Duomo
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione Cattedrale
Dedicazione Maria Vergine
Vescovo Benedetto Tuzia
Fondatore Papa Niccolò IV
Data fondazione 1290
Architetti

Arnolfo di Cambio
(primo progetto romanico)
Lorenzo Maitani

Stile architettonico Gotico
Inizio della costruzione 1290
Completamento XVII secolo
Distruzione
Soppressione
Ripristino
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione {{{AnnoInaugur}}}
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Data di consacrazione
Consacrato da {{{ConsacratoDa}}}
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Titolo
Strutture preesistenti Cattedrale di Santa Maria Prisca, Chiesa di San Costanzo
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima 88,33 m
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Superficie massima {{{Superficie}}}
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
42°43′01″N 12°06′47″E / 42.716976, 12.11311 Flag of Umbria.svg Umbria
Mappa di localizzazione New: Umbria
Cattedrale
Cattedrale
Terni
Terni
Perugia
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Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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La Cattedrale di Santa Maria Assunta, detta anche Duomo di Orvieto, è la chiesa episcopale, dove ha sede la cattedra del vescovo di Orvieto-Todi. La chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo, è tra le più grandiose costruzioni dell'architettura medievale italiana.

Storia

Origini

Cattedrale di Santa Maria Assunta (interno)

La prima pietra, benedetta da papa Niccolò IV, venne posata il 13 novembre 1290 nel sito dove sorgevano la Cattedrale di Santa Maria Prisca o de Episcopatu (all'epoca già in rovina) e la Chiesa capitolare di San Costanzo (sulle cui fondazioni è ancora oggi in parte eretto il Duomo), che già nel 1284 si era deciso di unificare per la costruzione di una nuova ecclesiam honorabilem.

Il primo progetto dell'edificio, elaborato probabilmente dal grande architetto Arnolfo di Cambio,[1] prevedeva un edificio a pianta basilicale a tre navate con sei cappelle laterali semicircolari per lato, abside semicilindrica, transetto voltato a crociera e non sporgente. Nella prima fase (1290 - 1295 ca.) i lavori furono diretti dal architetto e monaco Fra Bevignate e la responsabilità artistica venne affidata al senese Ramo di Paganello.

Intervento di Lorenzo Maitani

Edificate le navate ed il transetto, quando la struttura muraria era giunta al livello d'imposta del tetto, si presentarono per il cantiere alcune gravi problematiche che furono risolte con la convocazione ad Orvieto, attorno al 1310, dell'architetto senese Lorenzo Maitani (1275 - 1330), che seguiva all'allontanamento di Fra Bevignate cui era subentrato nel 1301 come capomastro Giovanni di Uguccione. Il cambiamento, ufficialmente giustificato dalla presunta instabilità delle pareti del transetto, in realtà con il suo intervento superava l'ambito puramente tecnico ed esprimeva una profonda metamofosi del gusto e del programma artistico, che affondava le sue radici nel contesto più ampio della storia politica e sociale della città.

La trasformazione radicale dell'impostazione venne attuata con l'aggiunta dei contrafforti e sei archi rampanti esterni, con la funzione di consolidamento della struttura, configurando un nuovo impianto, decisamente gotico, a croce latina, con braccia sporgenti e grande tribuna quadrata (1328 - 1335), in sostituzione dell'abside semicircolare romanico. Allo stesso Maitani, che lavorò alla costruzione dell'edificio sino alla sua morte, avvenuta nel 1330, si deve il progetto dell'imponente facciata tricuspidale (1310), nella quale si riconosce l'influenza del Duomo di Siena.

Completamento della Cattedrale

Successivamente furono erette la Cappella del Corporale (1350 - 1356), la nuova Sacrestia (1350 - 1365) e la cappella Nova o di San Brizio (1408 - 1444), che completavano il prospetto del transetto ed inglobavano gli archi rampanti lasciandone la riconoscibilità all'esterno.

Al Maitani successero, nella direzione del cantiere, numerosi capomastri: il figlio Vitale con Niccolò Nuti (1331 - 1335), Meo Nuti (1337- 1339), ancora Niccolò (1345 - 1347), Andrea Pisano (1347- 1348), Nino Pisano (1349), forse Matteo di Ugolino da Bologna (1352 - 1356), Andrea di Cecco da Siena (1356 - 1359), Andrea di Cione detto l'Orcagna (1359 - 1380) ed altri architetti senesi, tra cui Sano di Matteo (1406 - 1410 e 1425) ed Antonio Federighi (1451 - 1456), che introdusse le forme rinascimentali con l'inserimento delle dodici edicole della facciata.

Nel 1422 - 1425 fu realizzata la gradinata esterna con marmi bianchi e rossi alternati; circa trent'anni più tardi veniva concluso il corpo di fabbrica dell'edificio con il completamento del tetto della tribuna e delle Cappelle.

Dal Cinquecento al Seicento

Nel 1513 - 1532, essendo capomastro Michele Sanmicheli (1509 - 1535), fu eretta la cuspide mediana; la destra venne innalzata tra il 1516 ed il 1534. Lo stesso Sanmicheli rifece la cappella dei Magi (1514); Antonio da Sangallo il Giovane il pavimento. Nel 1546 - 1553 divenne capomastro Simone Mosca, al quale successe il figlio Francesco (1553 - 1558), poi Raffaello da Montelupo (1558 - 1567). Sotto la direzione del capomastro Ippolito Scalza (1567 - 1617) fu realizzato un ampio programma di rinnovamento dell'apparato decorativo, che rompendo la conformità con il progetto trecentesco, determinò una profonda trasformazione della Cattedrale in chiesa controriformata, secondo i dettami del Concilio di Trento ed il gusto manieristico. Su progetto dello stesso Scalza, Curzio Testasecca completò nel 1590 la cuspide angolare destra, ed all'inizio del XVII secolo, quella sinistra, ultimando così i lavori della facciata.

Dal Settecento al Duemila

Colpita da un fulmine nella notte del 10 dicembre 1795, la facciata fu restaurata da Giuseppe Valadier, che diresse una complessiva opera di ristrutturazione della Cattedrale tra il 1797 ed il 1806.

L'ultima fase di interventi sul Duomo culmina con la rimozione dell'apparato decorativo barocco promossa dall'ingegnere Carlo Franci, dallo storico ed archivista Luigi Fumi e dall'ingegnere Paolo Zampi con l'obiettivo di riportare la Cattedrale alla sue forme gotiche (1877 - 1888).

Il 29 gennaio 1889 papa Leone XIII l'ha elevata alla dignità di Basilica minore.[2]

Anche nel XX secolo non sono mancati rifacimenti e restauri; sono da ricordare quelli del pavimento, della nuova cripta, dei cicli pittorici delle cappelle e della tribuna, dei bassorilievi, dei mosaici e la sistemazione delle nuove porte dello scultore Emilio Greco (1970).

Tradizione della costruzione

Cappella del Corporale (interno)

Secondo un'antica tradizione, la Cattedrale fu eretta per celebrare il miracolo di Bolsena.

Nel 1263 un sacerdote boemo, incredulo della dottrina della transustanziazione, mentre a Bolsena celebrava la messa sull'altare della Basilica di Santa Cristina vide stillare sangue dall'ostia consacrata e bagnare il corporale e i lini liturgici. Appresa la notizia del prodigio, papa Urbano IV mandò a Bolsena il vescovo Giacomo per sincerarsi dell'accaduto e portare ad Orvieto il Sacro lino insanguinato.

La reliquia fu accolta nella città umbra da una solenne processione di prelati, clero e popolo guidata dal pontefice, che, inginocchiatosi, la adorò e, dopo averlo mostrato ai fedeli, lo ripose nell'antica Cattedrale di Santa Maria Prisca.

L'11 agosto 1264, lo stesso Urbano IV promulgò la bolla Transiturus de hoc mundo che istitutiva la solennità del Corpus Domini.

La cattedrale, allora esistente, sembrò alla comunità orvietana cadente ed indegna di custodire la preziosa reliquia, segno della presenza divina; si cominciarono, dunque, a raccogliere offerte per edificare una nuova chiesa che avrebbe superato tutte le altre in splendore e magnificenza.

Per secoli il tradizionale legame tra il Duomo ed il Miracolo di Bolsena ha continuato a sopravvivere nella devozione cittadina, condiviso anche da storici e studiosi. Papa Giovanni Paolo II ha recentemente cercato di far chiarezza su questa "leggenda" affermando, nell'omelia pronunciata nella Cattedrale di Santa Maria Assunta il 17 giugno 1990, giorno del Corpus Domini, che:

« Anche se la sua costruzione [del Duomo] non è collegata direttamente alla solennità del Corpus Domini, istituita dal papa Urbano IV con la bolla "Transiturus", nel 1264, né al miracolo avvenuto a Bolsena l'anno precedente, è però indubbio che il mistero eucaristico è qui potentemente evocato dal corporale di Bolsena, per il quale venne appositamente fabbricata la cappella, che ora lo custodisce gelosamente. »

Descrizione

Esterno

Facciata

La facciata ha la forma di un enorme trittico ogivale, nel quale i rilievi sono sia elementi strutturali che unificanti, ed i mosaici accentuano la geometria dell'architettura. L'ossatura della costruzione è articolata in uno schema compositivo piuttosto semplice in cui il verticalismo dei quattro pilastri a fascio, che s'innalzano da uno zoccolo di robusti piloni e che terminano in un coronamento di guglie, è equilibrato dalle linee orizzontali costituite dal basamento, dalle cornici e, in particolare, dal loggiato. Fra i piloni di base si aprono i tre portali, il mediano a tutto sesto, i laterali ogivali ed occupati in parte da finestre; al di sopra, di essi, tre cuspidi raggiungono una loggia ad archi trilobi che divide orizzontalmente la facciata. La parte superiore reca al centro uno splendido rosone e si conclude, ripetendo fra le guglie dei pilastri, il motivo delle tre cuspidi.

Il disegno tricuspidale, progettato da Lorenzo Maitani, seguiva ad un precedente monocuspidale di un architetto oltremontano. Dopo la morte dell'architetto senese, i lavori furono proseguiti da Andrea Pisano (1347) e da Andrea di Cione detto l'Orcagna (1359), cui si deve rosone, e terminarono solo all'inizio del XVI secolo.

Bassorilievi

I quattro pilastri tra le porte hanno un rivestimento in lastre marmoree con bassorilievi, eseguiti, fra il 1320 ed il 1330 circa, da Lorenzo Maitani con la collaborazione di maestranze senesi e pisane. I rilievi, a cominciare dal primo pilastro a sinistra, raffigurano:

Portali e statue bronzee

Imponente e splendida è la porta centrale a tutto sesto, i cui sguanci risultano definiti da due fasce piane che ne esaltano i valori plastici e chiaroscurali. La fascia interna è leggermente rigata e stretta, mentre quella esterna è decorata e più larga a contenere i pilastrini e le colonnine a spirale, in marmi diversi, delle strombature, i cui capitelli sono raccordati, in una successione continua, dalla cornice orizzontale. Quest'ultima, correndo lungo tutta la facciata, segna il piano d'appoggio anche per le sculture collocate sopra i pilastri che raffigurano:

Le porte laterali terminano ad ogiva con il libero sviluppo di un finestrone allungato avente gli stipiti sporgenti; la linea inflessa dell'arco si accorda perfettamente con la ghimberga. I vani dei portali scavano la superficie inferiore della facciata creando una profondità spaziale chiusa.

Nel 1970 le antiche porte lignee sono state sostituite da quelle bronzee eseguite nel 1964 dallo scultore siciliano Emilio Greco:

Rosone
Rosone

Il rosone, opera di Andrea di Cione detto l'Orcagna, è formato da un doppio giro di colonnine con archetti intrecciati, che presenta al centro:

La rosa è inscritta in un quadrato ornato da:

Mosaici

La decorazione musiva si estende per una vasta superficie della facciata, arricchendo gli elementi architettonici, come le modanature dei pilastri e le strombature dei portali, ed illustrando un preciso programma iconografico nelle scene figurative delle ghimberghe e delle cuspidi di coronamento. In una cattedrale dedicata a Maria Vergine, i mosaici raffigurano gli episodi più salienti della sua vita in un crescendo che culmina con l'Incoronazione posta nel timpano centrale. L'unica eccezione in questo ciclo mariano è costituita dal Battesimo di Gesù Cristo, sopra al portale di sinistra, probabilmente legittimata dall'essere in corrispondenza del fonte battesimale, collocato all'interno. Molti furono gli artisti coinvolti nell'impresa, che, iniziata nel 1321, proseguì con alterne vicende fino al XVI secolo: successivamente molte scene subirono numerosi restauri oppure furono sostituite ed interamente rifatte, sia per il mediocre stato di conservazione che per il mutamento di gusto, alterandone la forma e lo stile originari. Molti dei mosaici, oggi visibili, furono eseguiti, infatti, tra il XVII ed il XVIII secolo; in occasione del V Centenario del Duomo (1790) alcuni mosaici originali furono staccati e donati a papa Pio VI (1785 - 1789). Tra le opere di maggior rilievo si notano:

Fianchi e porte laterali

I fianchi della Cattedrale, a filari isometrici di pietra bianca e nera, dai quali sporgono cinque cappelle semicircolari per lato, non furono raggiunti dagli interventi del Maitani o dai lavori del XVI-XVII secolo, per questo ancora oggi documentano le soluzioni formali adottate nel primo progetto architettonico della chiesa. L'originalità del primitivo disegno è, infatti, racchiusa nel prolungamento dei fianchi, caratterizzati dalla serie di cappelle estradossate, estesa, con serrata cadenza, nella testata del transetto, ad unire in un solo ritmo fiancata e nave trasversale.

Nel lato meridionale, fra la seconda e la terza cappella estradossata, si apre:

Nel lato settentrionale o sinistro si aprono due porte di minor rilievo storico-artistico:

Interno

Cattedrale di Santa Maria Assunta (pianta)

L'interno, a pianta basilicale con cinque cappelle laterali semicircolari per lato, è diviso da dieci colonne cilindriche e da due pilastri ottagoni in tre navate, di cui la centrale è coperta da capriate lignee dipinte. La diacronia a fasce orizzontali bianche e nere, la grandiosità delle forme romaniche attinenti al primitivo progetto, l'alta e luminosa navata centrale, lo slancio della crociera ogivale, gli effetti della luce che penetra attraverso le lastre di alabastro e dalla grande quadrifora absidale, rivelano una concezione unitaria dello spazio. Il pavimento, in calcare rosso di Prodo, elevandosi dalla facciata all'abside, dà l'illusione di una lunghezza della chiesa maggiore della reale (88.33 m).

Navata centrale

Nella navata centrale, si notano:

Navata destra

Nelle cinque cappelle semicircolari della navata destra, dopo la rimozione degli altari di stucco del XVI secolo, mostrano interessanti frammenti di dipinti murali, ad affresco, databili dalla fine del XIV al XV secolo.

Cappella di San Brizio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cappella di San Brizio

Dal braccio destro del transetto si accede alla celebre Cappella di San Brizio o Cappella Nova, costruita tra il 1406 ed il 1425, tra le più importanti testimonianze della pittura rinascimentale italiana per il ciclo di dipinti murali, ad affresco, che la decora interamente e che fu realizzato inizialmente da Beato Angelico (1447 - 1449), insieme all'allievo Benozzo Gozzoli, e successivamente da Luca Signorelli (1499 - 1504).

La cappella rappresenta, per la sua concezione spaziale ed iconografica, un unicum anche per l'originalità dell'organizzazione del tema del Giudizio universale - ispirato a fonti come la Bibbia (in particolare l'Apocalisse), la Commedia di Dante Alighieri, la Legenda aurea del beato Jacopo da Varagine, i sermoni di san Vincenzo Ferrer, i testi di san Tommaso d'Aquino e sant'Agostino - affronta gli aspetti più salienti della fede cristiana: la fine dei tempi, il timore delle morte e dell'aldilà, il giudizio, il desiderio di salvezza. La cappella, inoltre, è stata concepita dal Signorelli, più che come una scatola, come una sfera dove tutti i punti hanno lo stesso valore e dove l'uomo spettatore (fedele) ne costituisce il fulcro: è un uomo dell'Umanesimo, centro del macrocosmo, oggetto della salvezza.

La volta, articolata in due campate, è divisa in otto vele, limitate da fasce decorative a motivi vegetali e con 150 piccole teste: le prime due sono di Beato Angelico, mentre tutte le altre sono di Luca Signorelli:

Cappella di San Brizio (interno)

Nel registro superiore delle pareti, decorato completamente da Luca Signorelli tra il 1500 ed il 1502, sono raffigurati:

Nel registro inferiore:

Presbiterio, tribuna e transetto

Al presbiterio sopraelevato si accede attraverso una gradinata, ai lati della quale si notano:

Sul presbiterio si conservano:

Le pareti della tribuna sono decorate con uno splendido ed ampio ciclo di dipinti murali, che raffigurano:

Nel transetto sinistro, a ridosso del pilastro si può ammirare:

Cappella del Corporale

Ugolino di Vieri, Reliquiario del Corporale (1337 - 1338), oro, argento e smalti

Dal braccio destro del transetto si accede alla Cappella del Corporale, a pianta trapezoidale, fu edificata tra il 1350 ed il 1355, includendo i contrafforti e gli archi rampanti del Maitani, per conservare il Sacro lino del miracolo di Bolsena. All'interno si conservano:

Coerentemente alla sua destinazione, la cappella è decorata con un ciclo di dipinti murali che presentano:

Navata sinistra

Sulla parete della navata, nella prima campata:

Galleria fotografica

Note
  1. L'architetto Arnolfo di Cambio, all'epoca, tra il 1282 ed il 1283, era impegnato ad Orvieto nella Chiesa di San Domenico.
  2. Basiliche minori in Italia
  3. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  4. Ibidem
  5. Ibidem
  6. Ibidem
  7. Il Toro, spezzatosi in seguito ad una caduta nel 1835, venne ricomposto da Cristoforo Ravelli nel 1889.
  8. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  9. Ibidem
  10. L'originale, che reca l'iscrizione "JOANNES ET UGOLINUS DE URBEVETERI MCCCLXV", fu realizzato nel 1365 da Giovanni di Buccio Leonardelli, su disegno di Ugolino di Prete Ilario: l'opera venne ceduta dal Laboratorio dei mosaici del Vaticano all'antiquario Pio Mariangeli, che la vendette, e dal 1891 è conservata al Victoria and Albert Museum di Londra.
  11. Scheda dell'opera originale nel sito ufficiale del Museo
  12. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  13. Ibidem
  14. Ibidem
  15. Ibidem
  16. Ibidem
  17. Ibidem
  18. Ibidem
  19. Ibidem
  20. Ibidem
  21. Ibidem
  22. Ibidem
  23. Ibidem
  24. Ibidem
  25. Ibidem
  26. Ibidem
  27. Ibidem
  28. Ibidem
  29. Ibidem
  30. Ibidem
  31. Ibidem
Bibliografia
  • Renato Bonelli et al., Studi sul Duomo di Orvieto, Editore: Istituto Storico Artistico Orivetano, Orvieto 1980
  • Enzo Carli, Il duomo di Orvieto, Editore: Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1965
  • Catherine D. Harding, Guida alla Cappella del Corporale del Duomo di Orvieto, Editore: Quattroemme, Foligno 2004
  • Antonio Paolucci et al., La facciata del Duomo di Orvieto, Editore: Silvana, Cinisello Balsamo (Milano) 2003 ISBN 9788882155226
  • Lucio Riccetti (a cura di), Il duomo di Orvieto, Editore: Laterza, Bari 1988 ISBN 9788842033196
  • Giusi Testa, La Cappella Nova o di San Brizio nel Duomo di Orvieto, Editore: Rizzoli, Milano 1988
  • Touring Club Italiano (a cura di), Umbria, col. "Guide Rosse", Editore Touring, Milano 2004, pp. 588-608 ISBN 9770390107900
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 30 dicembre 2019 da Teresa Morettoni, esperta in museologia, archeologia e storia dell'arte.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.