Misteri della vita di Gesù Cristo

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B. E. Murillo, Gesù e il paralitico

Con misteri della vita di Gesù Cristo si indicano tutti gli eventi della vita di Gesù, ivi compresa la sua preistoria (Vangeli dell'infanzia) e la sua glorificazione (resurrezione e ascensione), testimoniati nel Nuovo Testamento, in quanto in essi si manifesta il mistero della sua persona e in quanto sono importanti per la salvezza nel complesso della storia e del suo destino; una teologia dei misteri della vita di Gesù Cristo è quindi una cristologia concreta che, tenendo conto della cristologia e della soteriologia teologica sistematica (astratta o speculativa), riflette sugli eventi della vita di Gesù testimoniati nella Bibbia e cerca di metterne in luce, in maniera argomentativa e narrativa, il significato permanente per la salvezza e la vita del cristiano e per la salvezza di tutti gli uomini.

Gli scritti del Nuovo testamento

Gli scritti neotestamentari sono testimonianze della fede nel Gesù terreno quale Cristo risorto, quindi non trattano solo dei misteri della vita di Gesù, ma della vita di Gesù Cristo e dei misteri di Cristo.

Una cristologia concreta dei misteri di Cristo presuppone che si creda che Gesù è il Cristo. La questione storico-critica del Gesù storico rimane indispensabile per distinguere la fede dalla gnosi, dalla mitologia o dall'ideologia.

I sinottici

Caravaggio, Il bacio di Giuda (National Gallery Washington, USA)

Secondo i Vangeli sinottici la predicazione e l'attività di Gesù Cristo hanno per oggetto il "mistero del Regno di Dio" (Mc 4,11 e par.) che irrompe in lui (Lc 10,23-24; 11,20; cfr. Mt 12,28).

La prassi di Gesù e il suo messaggio del regno sono tra loro inseparabili e si illuminano a vicenda; il mistero del regno di Dio è il mistero di Cristo e si manifesta dei m.d.v. di Cristo, ivi inclusa la sua preistoria e la sua glorificazione; di particolare rilievo sono il battesimo, la tentazione, la trasfigurazione, i miracoli, l'ingresso a Gerusalemme e la storia della passione nelle sue singole fasi, fino alla crocifissione, alla morte e alla sepoltura. L'esposizione inoltre deve tener conto della particolare teologia dell'evangelista narrante.

La letteratura epistolare paolina

Non si interessa tanto ai singoli misteri della vita di Gesù Cristo quanto, in modo globale, parla del «mistero di Cristo» (Col 4,3; Ef 3,4 ed anche Fil 2,5-11).

Vi sono formule germinali di professioni di fede in cui i singoli eventi salvifici sono enumerati uno dopo l'altro (cfr. Rm 1,3-4; 1Cor 15,3-5).

L'eucaristia occupa un ruolo centrale nella vita della Chiesa in formazione per il riconoscimento del mistero e dei misteri di Cristo. Essa è anàmnesi (memoria viva ed efficace) della morte (e della risurrezione) di Gesù Cristo sotto forma di memoria reale nell'azione cultuale (1Cor 11,23-25, 11,26-31; 10,16-22).

Il vangelo di Giovanni

Il vangelo di Giovanni elabora la sua istanza cristologico-soteriologica fondamentale secondo lo schema della rivelazione, per cui nei misteri di Cristo (come nei miracoli quali segni) si manifesta direttamente (Gv 2,11) e mediante il discorso rivelatore viene illustrato verbalmente (cfr. Gv 6 moltiplicazione dei pani, cammino sulle acque, discorso del pane del cielo) il mistero della sua persona.

Grazie alla teologia giovannea alcuni eventi acquisiscono un significato simbolico più profondo, come la lavanda dei piedi (Gv 13,1-20), le parole dette da Gesù a sua Madre e al discepolo prediletto (Gv 19,25-27), la ferita del costato (Gv 19,34).

Nell'era patristica

Nell'epoca dei Padri i misteri centrali di Cristo sono trattati nelle catechesi battesimali, inoltre nelle istituzioni delle grandi feste vengono ad occupare un posto fisso e sono commentati nelle omelie (cfr. l'antichissima omelia pasquale di Melitone di Sardi).

Nei vangeli apocrifi, che spesso riportavano racconti fantasiosi della vita di Gesù, si celavano tracce di elementi teologici non sempre ereticali.

Un posto particolare veniva dato all'oikonomia (progetto provvidenziale) nei misteri di Cristo.

Contro gli Ariani che ponevano l'accento sulla inferiorità di Cristo, Atanasio, i Padri Cappadoci, Cirillo Alessandrino e altri basandosi sul battesimo di Cristo, sulla sua vittoria nella tentazione, sulla trasfiguazione cercavano di far risaltare la manifestazione del divino nell'uomo Gesù.

In Agostino i misteri della vita di Gesù Cristo erano messi in rapporto con la sua mediazione, il suo amore e la sua umiltà[1]. Il carattere esemplare della vita virtuosa di Gesù è concepito come un modello efficace "che comunica ad altri la propria forza e li spinge ad imitarlo" (Leo Scheffczyk), in questo senso essi sono parte della sua opera redentrice.

Prima e dopo il concilio di Calcedonia (451), la vita di Gesù diventò sempre più il luogo che permetteva di dimostrare la rivelazione della vera divinità e della vera umanità dell'unico e medesimo Signore (come è detto nel Tomus Leonis di san Leone Magno al Patriarca di Costantinopoli del 449 che aprì la strada alla definizione cristologica di questo fondamentale Concilio).

Dal Medioevo ai nostri giorni

I misteri della vita di Gesù Cristo sono inseriti nella teologia sistematica, che va sviluppandosi nel Medioevo. Per la prima volta lo si vede in Onorio di Autun († 1130) nel suo Elucidarium, ed anche in Pietro Lombardo nel III Sententiarum.

San Tommaso d'Aquino distingue tra cristologia speculativa ed esposizione dei misteri di Cristo in modo esemplare nella Somma di Teologia (III 27-58), valida ancora oggi. L'ultimo grande trattato sui misteri della vita di Gesù Cristo è di Francisco Suarez († 1619).

Nel Medioevo venne data una particolare rilevanza agli aspetti affettivi e spirituali nella meditazione dei misteri della vita di Gesù Cristo sia nella spiritualità benedettina (vedi Ruperto di Deutz, † 1129), come in quella cistercense e sopratutto nel movimento francescano.

« Dirai: dove e quando si rende a noi visibile (il Verbo)? Appunto nel presepio, in grembo alla Vergine, mentre predica sulla montagna, mentre passa la notte in preghiera, mentre pende sulla croce e illividisce nella morte, oppure, mentre libero tra i morti, comanda sull'inferno, o anche quando risorge il terzo giorno e mostra agli apostoli le trafitture dei chiodi, quali segni di vittoria, e, finalmente, mentre sale al cielo sotto i loro sguardi. Non è forse cosa giusta, pia e santa meditare tutti questi misteri? Quando la mia mente li pensa, vi trova Dio, vi sente colui che in tutto e per tutto è il mio Dio. È dunque vera sapienza fermarsi su di essi in contemplazione. È da spiriti illuminati riandarli per colmare il proprio cuore del dolce ricordo del Cristo»
(San Bernardo di Chiaravalle, De aquaeductu, in Opera omnia, ediz. Cist. 5, 1968, pp. 282-283)

La Devotio moderna, il libretto degli esercizi di Sant'Ignazio di Loyola, Pietro Bérulle († 1629) e l'École Française fanno dei misteri della vita di Gesù Cristo il perno di tutta la dinamica della vita spirituale.

Nell'epoca contemporanea, specialmente sotto l'influsso di Karl Rahner e di Hans Urs von Balthasar i misteri della vita di Cristo hanno trovato un nuovo accesso nella teologia sistematica. Essa equivale, per molti aspetti ad una cristologia discorsiva e narrativa, così pensata per motivi catechistici o anche sotto forma di esposizione della vita di Gesù, come esemplarmente fece Romano Guardini nel suo capolavoro Der Herr "Il Signore"[2]

Note
  1. Cfr. De Trinitate, VIII 5,7.
  2. Romano Guardini, Il Signore. Riflessioni sulla persona e sulla vita di Gesù Cristo, Vita e Pensiero, 2005, ISBN 9788834309513.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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