San Francesco De Geronimo

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San Francesco De Geronimo, S.J.
Presbitero
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Santo
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Titolo
Età alla morte 73 anni
Nascita Grottaglie
17 dicembre 1642
Morte Napoli
11 maggio 1716
Sepoltura
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Professione religiosa 1682
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Ordinazione sacerdotale PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
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Ordinazione presbiterale 1666
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Scomunicato da
Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
° vescovo di Roma
Elezione
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
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Beatificazione 2 maggio 1806, da Pio VII
Canonizzazione 26 maggio 1839, da Gregorio XVI
Ricorrenza 11 maggio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 11 maggio, n. 10:
« A Napoli, san Francesco De Geronimo, sacerdote della Compagnia di Gesù, che a lungo si dedicò alle missioni popolari e alla cura pastorale degli abbandonati »

San Francesco De Geronimo (Grottaglie, 17 dicembre 1642; † Napoli, 11 maggio 1716) è stato un sacerdote italiano. Fu quaresimalista apprezzato e missionario, predicatore di innumerevoli corsi di esercizi spirituali, riformatore di monasteri femminili, cultore infaticabile di vocazioni sacerdotali e religiose, direttore spirituale di aristocratici, consigliere di vescovi e prelati[1].

Vita

Fu il primo di undici figli, di cui tre ecclesiastici; il padre si chiamava Gianleonardo.

A sedici anni gli fu conferita la prima tonsura e a diciassette entrò nel seminario diocesano di Taranto, dove continuò gli studi in preparazione al sacerdozio.

Frequentò presso i Gesuiti i corsi di retorica, scienze e filosofia, venendo ordinato suddiacono nel 1664 e in seguito diacono. Nel 1665 andò a Napoli, su consiglio dei suoi maestri, dove frequentò i corsi di diritto civile e canonico, conseguendo la laurea in tali materie.

Nel 1666 fu ordinato presbitero e nel 1670 diventò gesuita, prima ancora di terminare gli studi teologici, che completò qualche anno dopo per poter sostenere l'esame de universa philosophia et theologia richiesto dalle costituzioni dell'Ordine per la professione solenne dei quattro voti.

Dal 1671 al 1674 fu addetto ai ministeri apostolici in Puglia, particolarmente nella diocesi di Lecce.

Tornò a Napoli per completare gli studi di teologia dove vi rimase per tutta la vita come addetto alle missioni popolari che lo fecero apostolo di Napoli, mentre sarebbe stato un suo grande desiderio recarsi missionario in India o in Estremo Oriente.

Compì la solenne professione religiosa il 8 dicembre 1682 nel pieno del suo apostolato napoletano, essendo addetto dal 1676 alla Casa Professa del Gesù Nuovo con tutte le mansioni inerenti all'ufficio affidatogli. Si trattava praticamente di un triplice ufficio: le missioni al popolo, che consistevano in prediche da tenersi nelle piazze e lungo le strade, dove confluiva più gente nei giorni festivi, allora piuttosto numerosi; la Comunione generale ogni terza domenica del mese, preparata anch'essa con prediche all'aperto: il De Geronimo con i suoi aiutanti conduceva la moltitudine del popolo nella chiesa del Gesù, ove numerosi sacerdoti già pronti ascoltavano le confessioni; l'apostolato negli ambienti della prostituzione, egli penetrava nei quartieri ove più numerose erano le case che accoglievano quelle infelici e cominciava a predicare sotto le loro finestre. I suoi biografi ricordano molti casi, a volte miracolosi, di conversioni o di resipiscenza di quelle donne.

Anche se la città di Napoli fu per circa quarant'anni il suo campo missionario, pure non si esaurì in essa il suo zelo di apostolo giacché si sa che egli prese parte tante volte a missioni in altre regioni del regno di Napoli quali l'Abruzzo, le Puglie, il Sannio.

Nel 1707, quando le truppe austriache occuparono la città scacciando gli spagnoli, si attivò come mediatore tra le parti.

Fra le devozioni favorite e diffuse dal De Girolamo fu particolare quella a san Ciro, medico e martire, il cui corpo riposa nella cappella omonima della chiesa del Gesù Nuovo a Napoli. Egli portava con sé nelle missioni una reliquia del santo e a essa attribuiva tutti i prodigi che andava operando durante le sue prediche, ma parecchi testimoni coevi ritenevano che Dio operasse miracoli per le sue stesse virtù e che egli, nella sua umiltà, si celava dietro il potere taumaturgico del martire. Tale testimonianza vale a dimostrare quale stima avessero delle sue virtù i contemporanei, che del resto furono concordi nell'affermarne la santità della vita in tutti i processi di canonizzazione cominciati già pochi anni dopo la sua morte, avvenuta a Napoli il giorno 11 maggio 1716.

Note
  1. Guido Pettinati, I Santi canonizzati del giorno, Edizioni Segno, Udine, Vol. V, 1991, p. 166-171.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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