San Giuseppe Calasanzio

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San Giuseppe Calasanzio, S.P.
Presbitero
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al secolo
Santo
fondatore dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie

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Andrea Sacchi, San Giuseppe Calasanzio con i bambini (prima metà del XVII secolo), olio su tela
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Titolo
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Età alla morte 91 anni
Nascita Peralta del Sal
31 luglio 1557
Morte Roma
25 agosto 1648
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Ordinazione presbiterale 17 dicembre 1583
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione 18 agosto 1748, da Benedetto XIV
Canonizzazione 16 luglio 1767, da Clemente XIII
Ricorrenza 25 agosto
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Scuole popolari cristiane del mondo
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Virgolette aperte.png
Il religioso che vive nella religione senza dare frutto alcuno commette un furto.

Guai al religioso che si preoccupa più della sua salute che della sua santità! Non è amico di Dio chi non è amico dell'orazione.

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(San Giuseppe Calasanzio[1])
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 25 agosto, n. 2:
« San Giuseppe Calasanzio, sacerdote, che istituì scuole popolari per la formazione dei bambini e dei giovani nell'amore e nella sapienza del Vangelo, fondando a Roma l'Ordine dei Chierici regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie. »

San Giuseppe Calasanzio, in spagnolo José de Calasanz (Peralta del Sal, 31 luglio 1557; † Roma, 25 agosto 1648), è stato un presbitero, fondatore dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie (detti Scolopi o Piaristi) spagnolo. Fu proclamato santo da papa Clemente XIII nel 1767.

Biografia

L'infanzia e gli studi in Spagna

I genitori, Pedro e Maria Gastonia, appartenevano ad una famiglia della nobiltà ormai decaduta e costretta al lavoro per mantenersi: il padre infatti era fabbro ferraio, ma conservava ancora un notevole patrimonio e beni come terreni e il castello a Peralta de la Sal[2] nel quale nacquero i sette figli, ultimo dei quali fu Giuseppe.

Ebbe dai genitori una buona formazione religiosa, ma incontrò l'opposizione del padre quando, durante gli studi, si sentì chiamato al sacerdozio; Pedro infatti avrebbe voluto per lui una carriera militare, ma accortosi della viva vocazione del figlio cedette e lo mandò a studiare nell'università di Lleida[3] e di Valenza.

Il giovane Giuseppe si preparò con forte impegno, conseguendo con lode i titoli accademici di baccalaureato in lettere e laurea in teologia e fu ordinato sacerdote dal vescovo di Urgel nel 1583[4].

Per quasi un decennio svolse vari incarichi in alcune diocesi spagnole: fu vicario del distretto di Trempe e in seguito vicario generale di tutta la diocesi di Urgel; forse fu proprio per espletare qualche pratica giuridica del suo vescovo, che nel 1592 partì per Roma.

Il trasferimento a Roma

A Roma visse inizialmente al servizio della famiglia Colonna, come educatore dei nipoti del cardinale Ascanio Colonna, suo amico dai tempi in cui questi si trovava all'Università di Alcalà. Ma mentre seguiva i ricchi rampolli nel palazzo nobiliare, veniva a conoscenza della realtà dolorosa e degradata della Roma dei quartieri popolari, di Trastevere in particolare; rimase particolarmente colpito dalla condizione miserevole in cui, nella Roma dei Papi, vivevano tanti bambini lasciati a sé stessi, nello squallore della strada, senza che qualcuno si curasse di loro.

Questa esperienza operò in lui una vera e propria conversione: divenne membro della confraternita della Dottrina cristiana, che si occupava soprattutto dell'istruzione religiosa di bambini e adulti la domenica e i giorni festivi e per cinque anni dedicò il suo tempo libero all'insegnamento del catechismo e ad opere di carità nelle zone più degradate.

L'apertura della prima scuola

Roma, chiesa di Santa Dorotea, sede della prima scuola

Giuseppe comprese subito che non erano sufficienti per questi ragazzi il gesto caritatevole del momento e una formazione saltuaria; essi avevano soprattutto bisogno di una scuola, che li facesse uscire dalla loro condizione di ignoranza e di subalternità. Non riuscendo a trovare collaborazione presso i domenicani e i gesuiti, impegnati a tempo pieno in altre attività, decise allora di agire da solo; e fu così che nell'autunno del 1597, insieme ad altri tre sacerdoti, trovò una piccola scuola che la confraternita teneva nei locali della parrocchia di Santa Dorotea.

Si unì quindi al parroco don Antonio Brendani nell'attività educativa, ma il lavoro della scuola divenne ben presto la sua occupazione principale; egli ne divenne il responsabile e, col nome di Scuole Pie, ottenne che fosse cristiana e totalmente gratuita. L'istituto crebbe rapidamente e nel 1599, visto l'aumentato numero di partecipanti, si dovettero ottenere nuovi permessi e aumentare il numero degli insegnati non stipendiati, reclutati tra il clero romano.

L'opera di Calasanzio aveva una portata rivoluzionaria, sconvolgente per gli schemi culturali del tempo, in cui l'istruzione spettava solo ai ceti alti: il suo concetto fondante riteneva l'accesso alla conoscenza un diritto primario dell'uomo e di conseguenza la scuola era intesa non come semplice gesto di carità verso i poveri, ma come consapevole e necessario atto di giustizia sociale. La carica innovatrice delle idee calasanziane fu compresa molto bene da Tommaso Campanella, la cui filosofia secondo la critica moderna ebbe rilevante influenza su Calasanzio[5].

Diffusione delle scuole

Francisco Goya, Ultima comunione di san Giuseppe Calasanzio; Madrid, Chiesa di San Antón de los Escolopios

Nel 1602 l'opera contava ormai circa settecento alunni e venne fondata una nuova casa presso la Basilica di Sant'Andrea della Valle. Papa Clemente VIII dapprima garantì una rendita economica per la copertura delle spese e successivamente mise l'istituto sotto la sua diretta protezione[6], politica proseguita anche da Paolo V che nel 1606 raddoppiò le sovvenzioni.

Nel frattempo le scuole continuavano a crescere velocemente: nel 1612, con l'approvazione della Santa Sede, Giuseppe acquistò il Palazzo Torres vicino alla chiesa di san Pantaleo, vi si trasferì e lì rimase fino alla morte. In Roma, città che a quel tempo contava circa centomila abitanti, ormai più di millecinquecento bambini venivano formati alla pietà e alle lettere nelle Scuole Pie di San Pantaleo.

La prodigiosa espansione convinse Calasanzio della necessità di dare alla sua opera un fondamento più solido, cosicché nel 1617 lui stesso, con i suoi collaboratori sacerdoti e laici, fondò una Congregazione religiosa, la Congregazione Paolina dei Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie: oltre ai voti di povertà, castità e obbedienza, essi si impegnarono con un quarto voto alla educazione dei bambini e dei giovani, specialmente poveri. Il nuovo Istituto, approvato da Papa Paolo V, divenne poi con Gregorio XV nel 1622 un vero e proprio Ordine religioso quello dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie e i nuovi religiosi furono chiamati Scolopi; Calasanzio stesso ne scrisse le Costituzioni.

Problemi degli ultimi anni

Roma, Chiesa di San Pantaleo, dove riposano le spoglie del santo

Il sogno di Calasanzio di educare tutti i bambini provocò però allarme negli animi più conservatori, che temevano il rischio che il miglioramento culturale delle classi povere portasse turbamenti dello status quo sociale[7]: i malumori, accresciuti dallo sviluppo esponenziale delle Scuole Pie e uniti alla malvista amicizia con Tommaso Campanella e al manifesto appoggio in favore di Galileo, gli portarono l'opposizione di molti appartenenti alle classi dirigenti della società e nella gerarchia ecclesiastica.

L'ormai anziano fondatore, accusato da due dei suoi religiosi, Mario Sozzi e Stefano Cherubini, di ribellione ai legittimi poteri, fu convocato davanti al Santo Uffizio[8] e sospeso dalla carica di preposito generale del suo ordine[9]; il 16 marzo 1646, con il breve Ea quae, Papa Innocenzo X ridusse gli scolopi da ordine religioso a congregazione di preti secolari soggetti alla giurisdizione dei vescovi locali[10][11]. Fu quello il momento di maggiore difficoltà per il neonato ordine: l'opera cui Calasanzio aveva dedicato tutta la vita fu declassata a semplice congregazione senza voti e abbandonata da molti dei suoi figli spirituali [12].

Morì il il 25 agosto 1648 e fu sepolto nella chiesa di San Pantaleo.

Nel 1656 la congregazione fu ricostituita, con il permesso di emettere voti semplici e nel 1699 fu riconosciuta come ordine religioso secondo le antiche costituzioni: oggi gli scolopi gestiscono 222 case nei quattro continenti.

Culto

Dopo la morte, la figura di Calasanzio ottenne nel tempo la riabilitazione, culminata nella beatificazione da parte di Papa Benedetto XIV il 18 agosto del 1748 e la successiva canonizzazione, quando papa Clemente XIII lo dichiarò santo il 16 luglio 1767. La Memoria liturgica si celebra il 25 agosto.

Il suo esempio, oltre che accompagnare la feconda attività dei padri scolopi, è stato guida per i molti giovani cresciuti nelle Scuole Pie e per i religiosi delle Congregazioni della grande famiglia calasanziana: fra essi si contano due santi, san Pompilio Maria Pirrotti e santa Paula Montal Fornés di san Giuseppe Calasanzio, alcuni beati, Beato Dionisio Pamplona, Beato Pietro Casani, Beato Faustino Miguez, Beato Antonio Maria Schwartz, Beata Maria Baldillou Bullit, Beata Celestina Donati, il venerabile Glicerio Landiani; per parecchi altri religiosi è in corso la causa di beatificazione.

Pio XII nel 1948 lo proclamò Patrono davanti a Dio di tutte le scuole popolari cristiane del mondo[13].

È titolare della Congregazione degli Operai Cristiani, fondata a Vienna dal Beato Antonio Maria Schwartz e della Famiglia Calasanziana, che comprende diverse congregazioni religiose maschili e femminili:

Note
  1. Citazioni del Card. Zenon Grocholewski nell'omelia tenuta in occasione del 450° della nascita del santo; il cardinale cita come fonte Giovanni Ausenda, Nato per educare. San Giuseppe Calasanzio, Roma, 2007, p. 18-20, nn. 4, 17, 56.
  2. Peralta de la Sal è un nucleo del comune spagnolo di Peralta de Calasan nella regione dell'Aragona.
  3. Lleida, in castigliano Lerida, è un comune spagnolo nella Catalogna.
  4. Nel 1585 secondo Niccolò Tommaseo, op.cit., pag. 4.
  5. Tommaso Campanella fu amico carissimo di Calasanzio nonostante le gravi condanne subite dal Santo Uffizio e scrisse il Liber Apologeticus contra impugnantes institutum Scholarum Piarum, composto probabilmente fra il 1631 e il 1632; per il collegamento fra le idee di Calasanzio e la filosofia di Campanella si veda Alberto Tanturri, op.cit., 2004, pagg. 821 e segg..
  6. Siccome fra gli iscritti alla scuola risultavano anche alcuni rampolli di famiglie benestanti, l'istituto fu oggetto di lamentele; il papa ordinò un'ispezione, al termine della quale prese sotto di sé la tutela dell'istituto.
  7. Una delle offerte didattiche specifiche delle Scuole Pie erano i corsi di calligrafia e abaco; con essi i giovani potevano inserirsi nelle carriere burocratiche o contabili o entrare nel mondo mercantile e, se capaci, aspirare a salire molti gradini della scala sociale ed economica: Alberto Tarturri, op.cit..
  8. Quirino Santoloci, op.cit., (1965), c. 1327.
  9. Al suo posto fu collocato in qualità di visitatore apostolico il gesuita Silvestro Pietrasanta, che si fece assistere proprio dal padre Cherubini: Giovanni Ausenda, Dizionario..., (1975), c. 929 e Niccolò Tommaseo, op.cit..
  10. Si tratta della stessa conformazione giuridica della congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri.
  11. Giovanni Ausenda, Dizionario..., c. 927.
  12. Niccolò Tommaseo, op.cit., narra come Calasanzio reagisse con mitezza alle gravi avversità, opponendo ai suoi nemici le parole della Scrittura, specialmente Gb 1,21 e Sal 40[39],2.
  13. Giovanni Paolo II, Udienza generale del 4 luglio 1984, online.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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