San Tommaso apostolo

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Tommaso
Personaggio del Nuovo Testamento · Martire
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ERRORE in "fase canonizz"
Apostolo

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (16001601), olio su tela; Potsdam, Bildergalerie
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Nascita Palestina
Morte India (?)
3 luglio 72
Sepoltura
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° vescovo di Roma
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Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 3 luglio
Altre ricorrenze prima domenica di Maggio (Ortona)
Santuario principale Basilica di San Tommaso Apostolo (Ortona),
Attributi Lancia, squadra, cintura
Devozioni particolari Invocato nelle oftalmie
Patrono di Architetti, artisti, carpentieri, geometri, giudici, scalpellini, muratori, India
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Virgolette aperte.png
Gesù lo interpella: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente" (Gv 20,27). Tommaso reagisce con la più splendida professione di fede di tutto il Nuovo Testamento: "Mio Signore e mio Dio!" (Gv 20,28). A questo proposito commenta Sant'Agostino: Tommaso "vedeva e toccava l'uomo, ma confessava la sua fede in Dio, che non vedeva né toccava. Ma quanto vedeva e toccava lo induceva a credere in ciò di cui sino ad allora aveva dubitato" (In Iohann. 121, 5).
Virgolette chiuse.png
(Udienza Generale di Benedetto XVI dedicata a San Tommaso, mercoledì 27 settembre 2006, online)
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 3 luglio, n. 1:
« Festa di san Tommaso, Apostolo, il quale non credette agli altri discepoli che gli annunciavano la resurrezione di Gesù, ma, quando lui stesso gli mostrò il costato trafitto, esclamò: "Mio Signore e mio Dio". E con questa stessa fede si ritiene abbia portato la parola del Vangelo tra i popoli dell'India. »
Tommaso (Palestina; † India (?), 3 luglio 72) è un personaggio del Nuovo Testamento, apostolo e martire ebreo. Fu uno dei dodici apostoli di Gesù; il suo nome appare in tutte e tre le liste dei dodici che si trovano nei Vangeli (Mt 10,2-4; Mc 3,16-19; Lc 6,14-16) e nella lista degli undici di At 1,13.

È noto principalmente per essere il protagonista del brano di Giovanni 20,24-29, in cui prima dubitò della risurrezione di Gesù e poi lo riconobbe.

Secondo la tradizione predicò al di fuori dell'Impero romano, in Persia ed India.

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa copta.

Nel Nuovo Testamento

Gerard van Honthorst, L'incredulità di san Tommaso

Dopo la risurrezione di Gesù, Tommaso non è presente la sera del giorno di Pasqua, quando Gesù appare (20,19-24); al ricevere la testimonianza degli altri discepoli, risponde: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo (20,25). Otto giorni dopo Gesù si manifesta nuovamente, presente anche Tommaso, e lo invita a toccare le sue piaghe e a credere. Tommaso professa allora la sua fede: "Mio Signore e mio Dio!"[1].

A parte questo episodio, e a parte le liste apostoliche, le altre menzioni di Tommaso sono minori; abbiamo tre sole occorrenze nel Vangelo secondo Giovanni:

Il nome

L'apostolo è sovente chiamato soltanto Tommaso (Mc 3,18; Mt 10,3; Lc 6,15; Gv 14,5; At 1,13). L'evangelista Giovanni lo identifica, tutte le volte che lo introduce, come "Tommaso chiamato Dìdimo" (Gv 11,16; 20,24; 21,2).

Dato però che Tommaso è un soprannome, poiché Tōma in aramaico significa "gemello"[2], e dato che Didimo (Δίδυμος in greco) ha il medesimo significato, Didimo Tommaso risulta una tautologia.

L'incipit dell'apocrifo Vangelo di Tommaso riporta:

« Queste sono le parole segrete che Gesú il Vivente ha detto e che Didimo Giuda Tommaso ha scritto. »

È dunque plausibile che il nome originale dell'apostolo fosse Giuda, come peraltro appare in Taziano il Siro, nella Didaché e in Sant'Efrem il Siro. Lo stesso nome è riportato anche dalla Storia di Abgar.[3]

Tradizioni successive

Sono incerte le notizie della tradizione sul suo campo di apostolato[4].

Secondo una tradizione che risale almeno a Origene († 255 ca.), Tommaso evangelizzò la regione dei Parti, cioè la Siria e la Persia:

« Quanto agli apostoli e ai discepoli del Salvatore nostro dispersi per tutta la terra, la tradizione riferisce che Tommaso ebbe in sorte la Partia [..]. Tutto questo è riportato testualmente da Origene nel terzo tomo del Commento alla Genesi»

I dati sull'India

Un'altra tradizione, più tarda, risalente a San Gregorio Nazianzeno († 390 ca.), attribuisce a Tommaso l'evangelizzazione dell'India; lì l'apostolo avrebbe subito il martirio. Questa tradizione è accolta anche dagli apocrifi Atti di Tommaso (Siria, metà del III secolo); vi si afferma che Tommaso giunse fino all'alto corso del fiume Indo, nell'India occidentale, per trasferirsi poi nell'India meridionale, dove morì martire, ucciso a colpi di spada o di lancia, poco lontano da Calamina. Tale è la tradizione riportata nel Martirologio Romano al 21 dicembre[5].

Isidoro di Siviglia († 636) pone in questo giorno anche la sua sepoltura nella stessa Calamina, città non altrimenti nota ma che probabilmente deve identificarsi con l'odierna Mylapore, sobborgo di Chennai-Madras, dove il luogo del suo martirio è ancora indicato da una croce con iscrizione in antico persiano del VII secolo[6].

Le vicende dei resti: ad Edessa e poi a Ortona

Gli Atti di Tommaso e, poi, verso la fine del IV secolo, Sant'Efrem siro, riportano che da questo sepolcro le reliquie di Tommaso furono trafugate e trasferite a Edessa, probabilmente già dall'anno 230[7]; e lì sono ricordate sia nel 394 che verso il 415; sappiamo inoltre che nel 373 vi era stata edificata e dedicata a san Tommaso una grande chiesa.

Bottega veneziana dei Lombardo (attr.), Rilievo con Sbarco delle reliquie di san Tommaso apostolo ad Ortona nel 1258 (XVI secolo), pietra scolpita; Museo Diocesano di Ortona

Il 13 dicembre 1144 Edessa subì l'ultima e definitiva conquista musulmana, ma prima che ciò avvenisse le reliquie di Tommaso furono portate via, probabilmente nell'isola di Chios. È da qui infatti che risulta che siano pervenute alla cittadina di Ortona, in Abruzzo, insieme alla pietra tombale; ciò è attestato in una pergamena del 22 settembre 1259 riportante un solenne atto pubblico con il quale si raccolsero le testimonianze, rese sotto giuramento, degli ortonesi che asportarono da Chios le reliquie di Tommaso. La data che il documento indica per la traslazione è il 6 settembre 1258; essa avvenne a opera di Leone Acciaiuoli, capitano delle tre galee ortonesi alleate della flotta di Venezia nello scontro contro quella di Genova al largo di Acri. Da allora le reliquie di Tommaso sono custodite nella Concattedrale a lui intitolata.

In occasione dell'incendio dei Turchi in Ortona del 1566 le reliquie di Tommaso furono toccate dal fuoco. Dopo quell'episodio hanno più volte subito risistemazioni.

La ricognizione scientifica dei resti

Nel 1984 ne è stata eseguita una ricognizione scientifica. La perizia antropologica evidenziò le tracce della combustione dovuta all'episodio del 1566, e attribuì le ossa a un individuo di sesso maschile, morto in un'età compresa tra i 50 e i 70 anni, con uno zigomo fratturato da un colpo di lama affilata, forse causa della sua morte. Altre poche ossa appartenevano a un secondo individuo, ma la mancanza di tracce di combustione su di esse ha fatto ritenere che siano state aggiunte alle altre dopo l'incendio del 1566.

Più recentemente, l'esame della raffigurazione dell'apostolo e dell'iscrizione presenti sulla lastra tombale ha fatto ragionevolmente ipotizzare (Paola Pasquini) una sua collocazione cronologica nel III secolo, e ritenere possibile, se non probabile, la sua provenienza dalla zona di Edessa.

Altre reliquie

Secondo una secolare tradizione, anche a Roma, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, si conserva una reliquia dell'apostolo Tommaso, una falange del dito indice.

Un'altra reliquia di Tommaso, donata dalla chiesa di Ortona, è dal 1953 nella chiesa di San Tommaso apostolo a Chennai-Madras.

Il Vangelo di Tommaso è un vangelo apocrifo attribuito all'apostolo Tommaso.

Culto

San Tommaso è festeggiato il 3 luglio a ricordo della traslazione dei resti mortali ad Edessa (VI secolo), come precisa il Messale Romano[8].

È patrono degli architetti, e nei quadri è rappresentato con una lancia in mano.

Viene festeggiato inoltre anche dalla Chiesa Ortodossa e da quella Chiesa Copta.

In India

Marco Polo visitò nel 1292 il sepolcro di Tommaso in India meridionale. Nella locale comunità cristiana, che non ebbe contatti con l'Occidente fino a quando vi arrivarono nel 1517 i portoghesi, si è sempre conservata viva nei secoli la tradizione della propria origine dalla predicazione di Tommaso[6]. Al tempo dell'arrivo dei portoghesi la popolazione locale identificava ancora con il suo sepolcro un luogo che era da secoli custodito da una famiglia musulmana. I portoghesi vi edificarono sopra una chiesa, dal XIX secolo sostituita dall'attuale cattedrale intitolata all'apostolo.

Note
  1. Il testo non dice se Tommaso toccò o meno le ferite di Gesù.
  2. Gli antichi autori hanno fantasticato per cercare di chi Tommaso fosse gemello. Alcuni (Chronicon Paschale, 9; PG 92, 1076) lo dicono gemello di una certa Lidia o Lisia; altri (Omelie Clementine, 2, 1; PG 20, 126) di un certo Eliezer. Cfr. Pietro De Ambroggi (1954) 238.
  3. Cfr. Eusebio, Storia Ecclesiastica, I, 6; PG 20, 126) e dalla Dottrina degli Apostoli. Pietro De Ambroggi (1954) 238.
  4. Pietro De Ambroggi (1954) 238.
  5. Tommaso sarebbe stato martirizzato su una collina nei pressi dell'attuale città di Chennai, nel Tamil Nadu, nell'anno 72. Sul luogo, i Portoghesi eressero nel XVI secolo una basilica dedicato al santo, oggi meta di pellegrinaggio da parte dei cattolici dell'India.
  6. 6,0 6,1 Lorenzo Bianchi (2007).
  7. La tradizione riporta la data precisa del 3 luglio.
  8. Ad Ortona, dove vengono conservate le ossa dell'Apostolo, nella prima Domenica di Maggio.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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