Giovanni Battista Martini

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Giovanni Battista Martini, O.F.M. Conv.
Presbitero
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Angelo Crescimbeni, Giambattista Martini - Bologna, Iconoteca del museo internazionale e biblioteca della musica
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Titolo
Incarichi attuali
Età alla morte 78 anni
Nascita Bologna
24 aprile 1706 [1]
Morte Bologna
3 agosto 1784
Sepoltura
Appartenenza
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Vestizione 8 settembre 1721
Professione religiosa Lugo di Romagna, 11 settembre 1722
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Ordinazione presbiterale Faenza, 24 febbraio 1729 da Arciv. Tommaso Cervioni
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Collegamenti esterni
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Le composizioni sacre e profane, che egli fece copiose in ogni genere, formano lo stupore di tutte le nazioni colte e le loro delizie: rarissimi essendo gli autori viventi, i quali godano quella universale e costante riputazione, di cui gode tuttavia il Martini. Segno evidente di un genio sublime e raro.
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(Guglielmo Della Valle, Elogio storico del p. Giambattista Martini da Bologna Min. Conv. in Antologia romana, Tomo Decimoprimo, Settari, Roma, 1785)

Giovanni Battista Martini (Bologna, 24 aprile 1706[1]; † Bologna, 3 agosto 1784) è stato un presbitero, compositore di musica sacra e profana, frate minore francescano, teorico della musica, insegnante ed erudito italiano.


Padre Giovanni Battista (o Giambattista) Martini fu uomo di ampia erudizione, di vasti interessi culturali[2] e musicista stimatissimo; ebbe molti illustri allievi, il più famoso dei quali fu Mozart e raccolse una sterminata collezione di materiali musicali.

Fu senza dubbio una delle figure più autorevoli del Settecento in campo musicale, tenuto in grande stima dall'Imperatore d'Austria e corrispondente abituale[3] con i più illustri teorici musicali dell'epoca, come Johann Friedrich Agricola, Piero Antonio Locatelli, Friedrich Wilhelm Marpurg, Johann Joachim Quantz, Jean-Philippe Rameau e Giuseppe Tartini.

Di lui i suoi contemporanei dicevano che fosse il Dio della musica dei nostri tempi e il celebre cantante castrato Farinelli a chi lo paragonava a padre Martini rispose: Ciò che egli ha fatto resterà mentre il poco fatto da me è già dimenticato.

Ai nostri giorni la fama di padre Martini è dovuta soprattutto alla sua attività di studioso e teorico della musica, tanto da mettere in secondo piano le sue composizioni musicali; va detto invece che egli fu autore nei più vari generi musicali di moltissime partiture, che attualmente sono in fase di riscoperta.

Biografia

Infanzia e primi studi

Nacque il 24 aprile 1706 nella parrocchia di Santa Cristina in Pietralata a Bologna, dove la sua famiglia, di origini lombarde, si era trasferita da un paio di generazioni, quando il nonno Carlo Giovanni (1654-1738), dalla natia Tondello, frazione di Perledo provincia di Lecco, aveva messo su casa a Bologna, dove aveva aperto una bottega di arnesi in ferro.

Il giorno della nascita è attestato, fra le altre, dalla lapide commemorativa che l'Accademia Filarmonica di Bologna, in occasione del centenario della morte (25 novembre 1884), fece apporre sulla facciata della casa natale, in via Pietralata 57[4].

Figlio di Antonio Maria e Domenica Felici, civili ed onesti Cittadini[5], ebbe un fratello maggiore Giuseppe, anch'egli sacerdote e valente suonatore di violoncello nella cappella musicale della Basilica di San Petronio tra il 1727 e il 1778 e quattro sorelle, Rosa Maria Marta, Costanza Francesca, Felicita e Francesca.

La sua educazione culturale comprese studi di matematica e grammatica sotto la guida di Giambattista Croci. La formazione classica, morale e religiosa fu condotta, presso l'oratorio che ai tempi si trovava annesso alla chiesa di Santa Maria di Galliera, dai padri Filippini, ai quali Martini dedicò nel 1734 la sua prima opera, la raccolta vocale Litaniae atque antiphonae[6], in segno di gratitudine per la cura spirituale che avevano tenuta di lui.

Quanto allo studio della musica, i primi elementi furono insegnati a lui e al fratello Giuseppe fin dall'infanzia dal padre, che era musicista di strumenti ad arco[7].

Il piccolo Giovanni Battista era però così rapido nell'apprendimento che presto si rese necessario affidarlo alle cure di maestri di professione: perfezionò quindi il canto alla scuola del Pistocchino[8].

Lo studio teorico della musica, invece, avvenne sotto la guida di tre maestri, ricordati dal Martini nell'Esemplare: Angelo Predieri per il clavicembalo, Giovanni Antonio Riccieri[9] per il contrappunto e Giacomo Antonio Perti[10], con il quale coltivò un lungo rapporto di amicizia profonda e di mutuo scambio intellettuale.

La vocazione religiosa

Ancora adolescente seguì la vocazione che lo chiamava alla vita religiosa fra i Frati Minori Conventuali e il 20 gennaio 1721 chiese ed ottenne l'ammissione al convento bolognese di San Francesco d'Assisi conservando il suo stesso nome; l'8 settembre successivo, vestito l'abito, fu mandato a Lugo di Romagna per il noviziato e l'11 settembre 1722 fece la solenne professione dei voti.

Tornò a Bologna nella Basilica di San Francesco, dove si divise fra i suoi doveri religiosi e lo studio della filosofia, della morale e soprattutto della musica.

Il 19 dicembre fu subito inserito dai confratelli come assistente del maestro di cappella Ferdinando Gridi con uno stipendio di quattro paoli al mese; quando il Gridi morì nel 1725, Il Capitolo gli conferì l'incarico di maestro di cappella (aveva 19 anni), anche se la nomina ufficiale fu sottoscritta il 3 dicembre 1727; egli mantenne questo incarico per tutta la vita.

Nel frattempo, aveva preso gli ordini minori nel 1725 e, cum dispensatione super defectu aetatis, il 24 febbraio 1729, fu ordinato sacerdote a Faenza dal vescovo Tommaso Cervioni[11].

La vita in convento e i pochi viaggi

Da allora visse sempre in convento, spesso ritirato nella sua cella intento allo studio. Questo non gli impedì di essere uomo della sua epoca, l'epoca dell'Illuminismo. Così. per meglio approfondire la conoscenza della musica, oltre all'amicizia con Perti, egli approfondì lo studio dei numeri e per questo intrattenne rapporti col matematico Paolo Battista Balbi, grande appassionato di musica e con lo scrittore e filosofo Francesco Maria Zanotti[12].

Inoltre egli ritenne fondamentale anche lo studio degli antichi, ben persuaso che il saper molto è il sapere quant'altri hanno saputo prima di noi[13]; questo lo condusse ad accuratissime ricerche storiche sui musicisti antichi e moderni, italiani e stranieri e alla raccolta di una ricchissima collezione di materiali ottenuta grazie alle sue conoscenze di personaggi appassionati di musica, all'amicizia di principi e regnanti e ai suoi scolari che nel corso delle loro carriere viaggiavano per tutta Europa.

Non si allontanò mai da Bologna se non in rare occasioni speciali. Andò a Roma nel 1747 per il Capitolo generale del suo ordine e nel maggio 1753 per dirigere le sue composizioni per le celebrazioni in onore di San Giuseppe da Copertino che era stato beatificato pochi mesi prima. In questa occasione Papa Benedetto XIV cercò, inutilmente, di convincerlo ad accettare la nomina a maestro di cappella della Basilica di San Pietro.

Nel maggio 1754 fu ancora impegnato nelle celebrazioni di Giuseppe da Copertino a Osimo, presso la basilica dei francescani dove il santo era sepolto ed a lui intitolata.

Fece anche alcuni brevi spostamenti a Firenze, Assisi, Pisa e Siena, fino al 1759.

Le Accademie

La stima di cui padre Martini godeva gli permise di far parte di prestigiosi istituti culturali del suo tempo.

Nel dicembre del 1758 entrò a far parte dell'importante Istituto delle Scienze di Bologna, grazie agli studi da lui compiuti della matematica applicata alla musica: la prolusione d'ingresso da lui scritta fu De usu progressionis Geometricae in musica.

Dopo pochi giorni, il 20 dicembre e per la prima volta per un sacerdote, divenne membro della prestigiosa Accademia Filarmonica di Bologna: anzi la collaborazione con l'Accademia musicale fu così proficua che solo tre anni più tardi ne divenne definitore, cioè arbitro nelle controversie musicali. Tuttavia, nel 1781 una polemica che lo riguardava[14] lo indusse a dimettersi dall'incarico e dall'Accademia.

Nel 1776 fu accolto fra gli accademici dell'Arcadia di Roma, per la quale assunse lo pseudonimo di Aristosseno Anfioneo.

Avvenne invece nel 1780 la sua ammissione all'Accademia ducale dei Filarmonici di Modena.

Gli ultimi anni

Padre Martini trascorse gli ultimi anni della sua vita serenamente così come era vissuto, studiando instancabilmente nella sua cella, sebbene afflitto da numerosi malanni e assistito sino alla fine dal suo allievo e assistente Stanislao Mattei.

Morì a Bologna il 3 agosto 1784. Il funerale fu celebrato con una magnifica funzione nella basilica del suo convento e il suo corpo venne deposto nel sepolcro dei padri maestri.

Anche le commemorazioni successive furono segno della memoria che egli aveva lasciato. Il 24 novembre 1784 a Roma, per l'interessamento del suo allievo Luigi Sabbatini, nella Basilica dei Santi XII Apostoli si svolsero solenni cerimonie pubbliche, durante le quali Guglielmo Della Valle pronunciò una orazione funebre che venne pubblicata nel Giornale de' letterati di Pisa (annata 1785).

Il 2 dicembre dello stesso anno l'Accademia Filarmonica celebrò nella chiesa bolognese di San Giovanni in Monte Oliveto una grande messa cantata di suffragio composta dai maestri di cappella accademici, seguita dalla lettura di una prolusione in latino e di epitaffi in rima.

Altri discorsi pubblici di elogio e orazioni funebri furono pronunciati in diverse circostanze, come l'apertura di scuole, sedute dell'Accademia, o inseriti in antologie postume delle sue opere.

La figura

Tutti i biografi sono concordi nel descrivere padre Martini come un uomo di carattere schivo e riservato, dolce e di modi semplici, dedito agli studi, alla composizione musicale, alla didattica ed alla filantropia.

La sua umiltà di carattere non fu comunque un ostacolo, anzi contribuì alla crescente fama di studioso serio e dottissimo e molti, da tutta Europa, accorrevano a lui per acquisire conoscenze, risolvere problemi, perfezionarsi nelle tecniche della musica.

Fra coloro che soggiornarono a Bologna per conoscerlo o per ascoltarne le composizioni ci fu lo storico inglese Charles Burney che nei suoi viaggi di ricerca musicale fece anche una doverosa tappa a Bologna e così descrisse l'incontro:

« Nei miei viaggi avevo spesso stupito i librai del continente con la lista dei miei libri sulla musica, ma, a mia volta, provai la più grande sorpresa vedendo la collezione di padre Martini. Ha una camera piena di trattati manoscritti, altre due stipate di libri stampati, ed una quarta è ingombra di partiture, tanto stampate quanto manoscritte. Il numero totale dei volumi ammonta a più di 17.000 e ne riceve ancora da ogni parte del mondo. »
(Charles Burney, The Present State of Music in France and Italy , op.cit.)

L'enorme quantità di materiale raccolto da padre Martini, grazie anche alle sue ottime relazioni con musicisti e potenti del suo tempo, costituisce un patrimonio che oggi è conservato presso il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, dove si trovano i manoscritti ed i documenti collezionati da padre Martini ma anche una nutrita iconoteca di ritratti di musicisti, taluni recuperati da lui, taluni fatti dipingere su sua commissione.

Proprio in ragione della sua pacata solidissima autorevolezza, egli fu chiamato spesso ad esprimere il suo parere sapiente in numerose circostante e divenne anche arbitro in contese e dispute intellettuali.

Un caso famoso fu la querelle che nel 1777 divideva gli intellettuali parigini fra sostenitori di Christoph Willibald Gluck e di Niccolò Piccinni: padre Martini, invocato come arbitro e molto ritroso ad intromettersi, espresse un giudizio assai equilibrato, senza lasciarsi trascinare in dispute degne dei pettegolezzi da salotto[15].

In altri casi invece egli partecipò personalmente ad alcune dispute tra intellettuali della musica e la sua vittoria in tali sfide contribuì ben presto alla crescita della sua reputazione.

Nel 1732 si trovò opposto a Tommaso Redi, maestro di cappella della Santa Casa di Loreto, in una famosa disputa tenuta il 29 settembre per la soluzione del canone a cinque voci Sancta Maria ora pro nobis dipinto su una tavoletta ex voto e conservata nella cappella di Loreto[16] ed a quei tempi attribuito a Giovanni Animuccia[17][18].

Fra le altre tenzoni culturali che lo videro coinvolto, una delle ultime e più famose fu quella contro il musicologo gesuita Antonio Eximeno.

Inoltre molte chiese e istituti musicali si avvalsero del suo giudizio per valutare i candidati ai vari concorsi o posti vacanti: la prima esperienza fu la Real Cappella di Napoli, che lo volle accanto all'amico Giacomo Antonio Perti nella commissione per il concorso del 1745; negli anni seguenti fu chiamato presso il Duomo di Milano, nel 1747 e nel 1779; a San Petronio nel 1760; ancora a Milano nel 1762 nella Chiesa di Santa Maria alla Scala[19].

Opere

Opere musicali

Contrariamente all'opinione comune, le sue opere musicali, che ci sono giunte quasi tutte ancora in manoscritto, sono molte e assai varie, dal mottetto solistico al concerto strumentale, dal perfetto servizio liturgico alle musiche per il teatro.

Il catalogo delle sue composizioni ha numeri davvero imponenti:

  • oltre settecento brani di musica sacra fra cui: messe a 4 o a 8 voci, a cappella e concertate con organo; una Messa solenne ed una Messa da requiem per organo e coro, nello stile alternato, senza più alcuna traccia dello stile osservato e del cantus firmus (tranne che nella sequenza del Dies irae dove si sentono gli echi della melodia gregoriana); messe incomplete a 2 e 3 voci; decine di sezioni o singoli brani del Proprium; salmi, inni, cantate spirituali, brani per l'Ufficio, mottetti a cappella, mottetti concertati;
  • più di mille partiture brevi di canoni e solfeggi a una o a più voci, a cappella o concertati. Nel 1784 venne pubblicata postuma a Venezia, a cura del suo allievo Ferdinando Giuseppe Bertoni, l'opera Cinquantadue canoni a due, tre e quattro voci, che contiene, oltre ai 52 del titolo, 9 canoni iniziali a due voci;
  • 32 cantate, 22 arie e numerosi duetti e terzetti;
  • 5 intermezzi: Azione teatrale, 1726; La Dirindina, su libretto di Girolamo Gigli, 1731; L'impresario delle Canarie, su libretto di Pietro Metastasio, 1744; Il maestro di musica, (1746); Don Chisciotte, 1746);
  • 5 oratori: Assunzione di Salomone al trono d'Israelle[20] del 1734; due versioni del San Pietro[21], del 1738 e del 1739; gli abbozzi del Sacrificio di Abramo; La deposizione dalla croce andato perduto;
  • un centinaio di sonate per tastiera (organo o cembalo). Moltissime sono le composizioni per organo: il Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna ne conserva sei volumi, ma ve ne sono altre non comprese in questa raccolta. Le collezioni strumentali date alle stampe da padre Martini furono due: le Dodici Sonate d'intavolatura per l'organo e il cembalo (Amsterdam 1742), dedicata al conte Cornelio Pepoli, scritte in uno stile elegante e nel rispetto del contrappunto tradizionale e le Sei Sonate per l'organo e il cembalo (Bologna 1747), dedicata a monsignor Giovanni Carlo Molinari, più brevi e di gusto più vicino alle musiche del suo tempo;
  • 24 sinfonie, una dozzina di concerti e moltissima altra musica strumentale.

Quasi tutto è ancora in manoscritto, mentre le stampe furono tutte per i tipi dell'editore Dalla Volpe di Bologna.

La produzione di padre Martini è conservata in gran parte a Bologna presso il Museo internazionale e Biblioteca della musica; ma sue opere si trovano ad Assisi, Bergamo, Berlino, Loreto, Monaco di Baviera, Münster, Padova, Ratisbona, Roma, Venezia e Vienna.

La musica di padre Martini ancora oggi deve essere sottoposta a un serio ed obiettivo esame critico.

Trattati

Frontespizio dell'Esemplare o sia saggio fondamentale pratico di contrappunto fugato

Padre Martini scrisse numerose opere d'interesse storico e teorico. Di queste due sono fondamentali, sia per la comprensione della sua figura, sia come fonti per la storiografia e lo studio delle scienze musicali.

Storia della Musica

Ci sono pervenuti tre volumi: volume I del 1757 dedicato a Maria Barbara di Braganza moglie di Ferdinando VI re di Spagna; volume II del 1770 dedicato a Carlo Teodoro di Baviera; volume III del 1781 dedicato a Ferdinando I di Borbone duca di Parma. È l'opera alla quale si deve maggiormente la sua fama di erudito, ed è la prima opera di questo tipo in Italia.

Il progetto prevedeva 5 volumi dalla musica ebraica in avanti, ma si interruppe durante gli abbozzi del IV (musica etrusca e romana, musica liturgica, nascita e sviluppo del contrappunto sino al XV secolo) per la morte di padre Martini.

Egli non fu un mero compilatore di una cronologia della musica, ma, autentico continuatore degli storiografi e dei filosofi dell'antichità, concepì per il suo lavoro uno scopo alto e morale.

In primo luogo diede alla musica la stessa dignità delle altre arti e scienze; ma soprattutto, opponendosi alla concezione a lui (a anche a noi) contemporanea della musica come puro diletto dei sensi, sostenne fermamente l'idea che essa, fondata sulle leggi immutabili dell'armonia e della matematica (Pitagora), sia un efficace mezzo per l'educazione morale dell'uomo (Platone, Aristotele), per l'elevazione dell'anima e per l'induzione alla virtù e all'amore di Dio.

Secondo questa visione la progressiva prevalenza della creatività del singolo aveva ridotto la musica a livello di mero piacere sensoriale. Per recuperare l'autentico fine pedagogico e terapeutico, padre Martini compì le sue ricerche partendo dalle origini, con una ricerca accurata e serissima delle fonti e dei documenti e sottoponendo entrambi ad un severo esame critico e filologico.

Non seguì il modello francese allora in voga, discorsivo, ma si tenne nei binari di una esposizione rigorosa e scientifica. Il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna conserva il cosiddetto Zibaldone martiniano, circa 70 volumi degli appunti di lavoro, dai quali emergono i materiali più diversi e che ci mostrano la metodologia di lavoro dell'autore.

Esemplare o sia saggio fondamentale pratico di contrappunto

Nel 1773, per l'interessamento di padre Martini, l'Accademia Filarmonica di Bologna aveva posto regole molto più severe per la selezione nelle prove di esame. Questo saggio fu scritto proprio per illustrare ai candidati o aspiranti tali quali fossero le competenze richieste per superare la difficile verifica.

L'opera è in due volumi: Esemplare, o sia saggio fondamentale pratico di contrappunto sopra il canto fermo, Volume 1 del 1774 ed Esemplare o sia saggio fondamentale pratico di contrappunto fugato del 1775-76 ed è un metodo didattico molto innovativo per l'epoca: infatti, anziché contenere una esposizione schematica di regole, è stata concepita, come dice il titolo stesso, come un manuale pratico, con una serie di esempi commentati.

Gli esempi proposti agli studenti sono una antologia di composizioni, per la maggior parte nella grande tradizione della polifonia rinascimentale e dei grandi maestri del contrappunto, soprattutto Palestrina ma anche Costanzo Porta, Cristóbal de Morales, Giovanni Animuccia.

Questa impostazione va rigorosamente nel solco della visione generale di padre Martini: lo studio della musica del passato non è mera ripetizione sterile di antichi stilemi, ma da un lato tiene viva una grandissima tradizione e d'altro canto offre agli studenti un valido bagaglio di conoscenze tecniche che consentono necessarie per affrontare con padronanza le difficoltà che l'arte musicale porrà loro dinanzi nelle loro carriere.

Altri scritti

Ci sono giunti anche numerosi altri scritti, non tutti a stampa e non tutti datati con certezza. Fra essi ricordiamo[22]:

  • Attestati in difesa del Sig. D. Jacopo Antonio Arrighi, maestro di cappella della Cattedrale di Cremona (1746), il suo primo breve saggio teorico, apologetico, nel quale espresse i requisiti necessari al buon compositore;
  • Regola degli organisti per accompagnare il canto fermo (1756): si tratta di un grande foglio di rame la cui funzione era di fare da sussidio agli esecutori inesperti; da collocare sul leggio dell'organo per essere visibile a cantori ed organista, reca incisi i versetti da alternare alle strofe nelle preghiere liturgiche;
  • Dissertatio de usu progressionis geometricae in musica, scritta nel 1766 per l'aggregazione all'Istituto delle scienze
  • Compendio della teoria de' numeri per uso del musico (1769), nella quale padre Martini tratta la musica come una scienza esatta.
  • Ragioni di Fra G.B Martini sopra la risoluzione del canone di Giovanni Animuccia contro le opposizioni fattegli da signor Tommaso Redi
  • Giudizio nel concorso dei maestri di musica per la collegiata imperiale di S. Maria della Scala di Milano
  • Giudizio ragionato del Martini in favore di Giovanni Andrea Fioroni per il posto di maestro di cappella nel duomo di Milano
  • Descrizione e approvazione del chirie e gloria a 48 voci del Ch. Sig. Gregorio Ballabene Romano
  • Giudizio nel concorso alla gran cappella di Milano, per la nomina del successore del Fioroni
  • Sentimento sopra una Salve Regina del medesimo Fioroni
  • Carteggio con M. Rameau e altri letterati sopra questioni di musica
  • Ragioni esposte in confermazione degli attestati prodotti all'Accad. Filarmonica di Bologna in difesa del Sig. D. Jacopo Arrighi, maestro di cappella di Cremona
  • Giudizio di un nuovo sistema di solfeggio, comunicatogli intorno al 1745 dal sig. Flavio Chigi senese - stampato

La Lyra Barberina di Giovanni Battista Doni

L'abate Giovanni Battista Passeri di Pesaro, archeologo e non esperto di musica, curò la pubblicazione dell'opera di Giovanni Battista Doni, Lyra Barberina, per i tipi della Stamperia Imperiale, nel 1763, Per fare ciò chiese la collaborazione di padre Martini, il quale volentieri si prestò e allo scopo scrisse le seguenti opere:

  • Lessico delle voci musiche e l'indice generale, per opera e studio del p. maestro Gio. Batista Martini, minor conventuale e celeberrimo professor di musica in Bologna: si tratta degli indici analitici scritti da padre Martini;
  • Lettera del padre maestro Gio. Battista Martini all'abbate gio. Battista Passeri da Pesaro, inviata il 12 giugno 1762 all'abate Passeri per presentare la compilazione dell'indice delle opere del Doni. Questo scritto è interessante perché esprime l'ammirazione di padre Martini nei confronti degli studi di Doni sulla musica greca.
  • Onomasticum seu synopsis, dove Padre Martini espone in ordine alfabetico le espressioni e i vocaboli latini e greci utilizzati da Doni nelle sue opere e a fianco di ciascuno riporta la relativa traduzione in italiano.

Opere attribuite

Sono anonime ma attribuite a padre Martini:

  • Giudizio di Apollo contro D. Andrea Menini d'Udine, che pose mano nel famoso Adoramus Te del celebre Gacomo Antonio Perti - stampato; operina, anonima ma attribuita a padre Martini, in risposta all'abate Andrea Menini che aveva scritto il Trattato in genere teorico di Canto fermo del Sig. D. Andrea Menini d'Vdine rassegnato alla Correz.e de' Filarmonici Accademici di Bologna oue con altri generi anche tal canto fiorisce. Adì 23 marzo 1761. Fatto in Bologna per attestato di cogniz.e speculativa necessaria ad ottener l'admissione frà 'l numero dei Accad.ci suddetti, a' cui aspirando le mie brame facio Vmile instanza
  • Serie Cronologica de' Principi dell'Accademia de' Filarmonici di Bologna, contenuta nel Diario Bolognese dell'anno 1776 edito in Bologna da Dalla Volpe nel 1776 (il Diario Bolognese era una pubblicazione annuale).

Il carteggio

Infine, una fonte preziosissima e copiosa sono le lettere conservate nel museo bolognese: oltre 6000 scritti dal 1730 al 1784 da e per circa 1000 corrispondenti

Tra loro vi sono Papa Clemente XIV; illustri musicisti come Johann Friedrich Agricola, Martin Gerbert, Piero Antonio Locatelli, Friedrich Wilhelm Marpurg, Johann Joachim Quantz, Jean-Philippe Rameau, Padre Soler, Giuseppe Tartini; personalità della cultura: Pietro Metastasio, Ludovico Antonio Muratori e Gerolamo Tiraboschi; principi e nobili: Anna Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel moglie di Ernesto Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach, Carlo Teodoro di Baviera, Federico II di Prussia, Ferdinando I di Borbone, la principessa elettrice di Sassonia Maria Antonia Walpurgis.

Attività didattica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Miserere (Allegri): Mozart e il mistero dello spartito rubato.

Padre Martini non trattenne per sé il notevolissimo bagaglio di conoscenze che aveva accumulato, ma per quasi 50 anni svolse nel suo convento anche una importante attività didattica.

Ebbe allievi che sotto la sua guida seguirono anni di insegnamenti, ed altri che si trattenevano a Bologna per qualche settimana, perché aver preso lezioni da padre Martini era diventata una condizione determinante per l'ottenimento della Patente Accademica rilasciata dall'Accademia Filarmonica di Bologna[23]

L'insegnamento era svolto del tutto gratuitamente e questo se possibile accrebbe ulteriormente la stima di cui godeva, oltre che guadagnargli l'affetto e la gratitudine degli allievi, con i quali spesso rimase in rapporti anche dopo il termine degli studi.

L'elenco dei suoi discepoli è lunghissimo e comprende musicisti da tutta Europa. Tra di essi nomi assai famosi (Niccolò Jommelli, Johann Christian Bach[24]) e meno noti (Giuseppe Sarti, Giovanni Marco Rutini, Giovanni Calisto Zanotti); ma anche molti religiosi musicisti come Ignazio Cirri, Giuseppe Paolucci, Luigi Sabbatini, Bernardo Ottani, Padre Soler[25] e soprattutto Stanislao Mattei.

L'allievo più famoso fu certamente Wolfgang Amadeus Mozart, che nutrì profondo affetto per padre Martini e insieme al quale fu coinvolto nella nota vicenda del manoscritto del Miserere di Gregorio Allegri.

Le immagini di padre Martini nell'Iconoteca del museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna

Note
  1. 25 aprile 1706 secondo alcuni, fra cui Giovanni Fantuzzi, op.cit. e (FR) François-Joseph Fétis, op.cit.
  2. Si dedicò anche allo studio della matematica e dell'acustica
  3. Nella sua corrispondenza si contano circa semila lettere.
  4. Frate Giambattista Martini / Maestro Filosofo e Storico / della Musica / Istitutore / della Scuola Musicale Bolognese / nacque in questa casa / li XXIV aprile MDCCVI / l'Accademia Filarmonica / nel Centenario della Morte di lui / pose / XXV novembre MDCCCLXXXIV
  5. Giovanni Fantuzzi, op.cit.
  6. Il titolo completo è Lithaniae atque antiphonae finales Beatae Virginis Mariae 4 vocibus cum organo et instrumentum ad libitum, Della Volpe, Bologna
  7. (FR) François-Joseph Fétis, op.cit., riferisce che Antonio Maria Martini faceva parte di una compagnia di musicisti chiamata I Fratelli
  8. Soprannome di Francesco Antonio Pistocchi (1659-1726), compositore e librettista, bimbo prodigio, nonché contraltista in San Petronio ed insegnante di canto a Bologna, dove fondò una scuola famosa.
  9. Giovanni Antonio Riccieri (Venezia 1679 - Cento 1746), cantante castrato, compositore ed insegnante di musica
  10. Perti era maestro di cappella in San Petronio
  11. L'arcivescovo di Bologna Giacomo Buoncompagni era impossibilitato per motivi di salute.
  12. Francesco Maria Zanotti Cavazzoni (Bologna, 6 gennaio 1692-Bologna, 25 dicembre 1777), professore di filosofia all'Università di Bologna e presidente dell'Istituto di Scienze.
  13. Giovanni Fantuzzi, op.cit.
  14. Non piacque che egli avesse incoraggiato la nomina a proprio successore nella Basilica di San Francesco del suo allievo Stanislao Mattei.
  15. Per un racconto della querelle cfr. l'estratto online dal libro di Piero Mioli, Invito all'ascolto di Gluck, Mursia, Milano, 1987
  16. Oggi si trova nel Museo della Santa Casa.
  17. L'attribuzione ad Animuccia è stata rivista pochi anni fa. Recentemente infatti lo studio dello stemma presente sulla tavoletta ha permesso di individuare l'autore di questo canone in Orlando di Lasso, che peraltro è raffigurato inginocchiato sulla tavoletta stessa e che aveva una grande devozione verso la Madonna di Loreto: Luisa Clotilde Gentile Orlando di Lasso pellegrino a Loreto (1585): vicende di un ex voto musicale, nella rivista Recercare, volume 19, 1997
  18. Per il racconto della disputa, l'esame del canone ed una immagine della tavoletta v. online articolo di (EN) Denis Collins, The Martini-Redi Polemic on the Solution of a Canon by Giovanni Animuccia, Indiana Theory Review, 1995
  19. Oggi non esiste più, fu demolita nel 1776 per far spazio al teatro omonimo.
  20. Titolo completo Assunzione di Salomone al trono d'Israelle del signor dottore Girolamo Melani senese, pastor' arcade ; posto in musica dal reverendo padre Giambatista Martini bolognese, minor conventuale di S. Francesco e maestro di cappella in detta chiesa di Bologna ; da cantarsi nell'oratorio de' P.P. della congregazione di San Filippo Neri, detti della Madonna di Galiera
  21. Su libretto di Nicola Coluzzi
  22. L'elenco delle opere minori è tratto per la maggior parte da Guglielmo Della Valle, op.cit., nella versione dei titoli che questo autore riporta.
  23. La Patente, un diploma rilasciato solo dalla potente istituzione musicale bolognese e dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, era un titolo professionale che abilitava i musicisti alla professione di maestro di cappella.
  24. Johann Christian Bach (Lipsia, 5 settembre 1735-Londra, 1º gennaio 1782), undicesimo figlio di Johann Sebastian Bach, compose musica in stile galante ed ebbe grande influenza sullo stile di Wolfgang Amadeus Mozart. Il 6 settembre 1757 inviò a padre Martini una sua partitura del Pater noster.
  25. Padre Soler il 27 giugno 1765 gli sottopose a Bologna le sue sonate per clavicembalo intitolate Llave de la modulación, y antigüedades de la música en que se trata del fundamento necessario para saber modular: theórica, y práctica para el más claro conocimiento de qualquier especie de figuras, desde el tiempo de Juan de Muris, hasta hoy, con algunos cánones enigmáticos, y sus resoluciones.
Bibliografia
  • (EN) Charles Burney, The Present State of Music in France and Italy: Or, The Journal of a Tour Through Those Countries, Undertaken to Collect Materials for a General History of Music , T. Becket, Londra, 1773
  • Guglielmo Della Valle, Elogio storico del p. Giambattista Martini da Bologna Min. Conv. in Antologia romana, Tomo Decimoprimo, Settari, Roma, 1785
  • Giovanni Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi - Tomo quinto, Stamperia San Tommaso d'Aquino, Bologna, 1786
  • Dizionario biografico universale: contenente le notizie più importanti sulla vita e sulle opere degli uomini celebri : i nomi di regie e di illustri famiglie ; di scismi religiosi ; di parti civili ; di sette filosofiche, dall'origine del mondo fino a di nostri., Passigli, Firenze, 1840
  • (FR) François-Joseph Fétis, Biographie universelle des musiciens et bibliographie générale de la musique, Librairie de Firmin Didot Frères, Fils et C., 1866
  • Carteggio inedito del p. Giambattista Martini: coi più celebri musicisti del suo tempo, Forni, Bologna, 1888
  • Leonida Busi, Il padre Giovanni Battista Martini, musicista-letterato del secolo XVIII, Forni, Bologna, 1891
  • Maria Cristina Casali, Collezionismo e storiografia musicale nel Settecento: la quadreria e la biblioteca di padre Martini, Nuova Alfa, 1984
  • Elisabetta Pasquini, Giambattista Martini, L'Epos, 2007
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