Ipotesi su Gesù

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Ipotesi su Gesù
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Copertina del libro
Sigla biblica
Titolo originale
Altri titoli
Nazione bandiera Italia
Lingua originale italiana
Traduzione
Ambito culturale
Autore Vittorio Messori
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione 1976
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine
Genere Saggio storico
Saggio religioso
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
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Ipotesi su Gesù è stato il primo libro dello scrittore e giornalista italiano Vittorio Messori. Pubblicato dalla Società Editrice Internazionale nel 1976, è una delle opere italiane più tradotte e vendute al mondo e, probabilmente, il più famoso saggio sulla storicità di Gesù.

Contenuto

E se fosse vero?

L'autore osserva che, nonostante la sua estromissione dalla vita sociale, nel mondo contemporaneo è molto vivo l'interesse per la figura di Gesù. Tuttavia, "da molti secoli il dibattito storico su Gesù è la riserva di caccia, gelosamente sorvegliata, di chierici e laici accademici"[1]. Messori si propone allora di far conoscere al grande pubblico il risultato di questi studi, inoltrandosi "da bracconiere nella riserva di caccia degli specialisti"[2].

L'autore precisa anche di essere partito da una posizione agnostica e di essersi avvicinato per la prima volta agli argomenti religiosi grazie ai Pensieri di Blaise Pascal[3], assiduamente citati nel testo.

Un Dio nascosto e scomodo

Si sostiene che la scienza e la filosofia non siano ancora riuscite a risolvere la questione circa l'esistenza di Dio. L'autore, sulla scorta del pensiero di Pascal, svaluta le prove filosofiche dell'esistenza di Dio e accentua la concezione biblica del Deus absconditus (Isaia 45,15), contrapponendo il Dio personale di Abramo e di Gesù alla concezione dei deisti e dei filosofi classici[4].

Da sempre è annunciato o adorato

Dopo aver affrontato le due questioni dell'incredulità degli ebrei e della genuinità dei testi, si esaminano le profezie messianiche dell'Antico Testamento, con l'intenzione di mostrare che il popolo d'Israele è stato sempre animato dall'attesa del Messia[5].

Il Dio della Bibbia è unico, universale, santo, giusto, distinguendosi così dalle concezioni di tutti i popoli che circondavano gli ebrei. Questa radicale diversità, così come la persistenza stessa di Israele, unico dei popoli del mondo antico a essere giunto fino a noi, resta umanamente inspiegabile[6].

Le profezie avevano annunciato la fine dell'antico sacerdozio e l'intervento diretto di Dio Buon Pastore: Ezechiele 34,1-16, la stipula di una nuova alleanza: Geremia 31,31-34, l'indurimento di una parte di Israele: Isaia 29,10-12, la sofferenza del Messia: Isaia 52,13-15, 53,1-12, Salmi 22[21]. Neppure si può sostenere che gli evangelisti abbiano modellato ad arte il ritratto di Gesù sulle profezie, perché il Cristo dei Vangeli sconvolge gli schemi mentali riguardo al Messia dominanti tra gli ebrei del tempo[7].

La pienezza del tempo

Prosegue l'analisi avviata nel precedente capitolo. Si osserva che le profezie messianiche sono passibili di interpretazioni arbitrarie: Giuseppe Flavio le applicò all'imperatore Vespasiano; una parte del giudaismo moderno le ha adattate allo stesso popolo ebreo. Ci si sofferma, poi, su alcuni passi del libro di Daniele: Dn 2,44-45, Dn 7,13-14 e infine la celebre profezia delle settanta settimane[8].

Dopo aver riferito che, secondo gli storici latini Tacito e Svetonio, queste profezie alimentarono in tutto l'Oriente l'attesa di "dominatori del mondo" che sarebbero venuti dalla Giudea, Messori discute del segno astronomico che guidò i Magi[9]. Rileva, infine, che nel I secolo le autorità religiose ebraiche chiusero il canone dell'Antico Testamento, segnando la fine del compito profetico di Israele[10].

Vittorio Messori presenta Ipotesi su Gesù a Radio Vaticana (1976).

Tre ipotesi

Due sono le ipotesi su Gesù che, pur contrapponendosi tra loro, sono concordi nel rifiutare la fede cristiana:

  • secondo l'ipotesi critica, "Gesù non è che un uomo progressivamente divinizzato" dai suoi discepoli[11];
  • per l'ipotesi mitica, al contrario, Gesù è una figura mitologica trasformata dai credenti in un personaggio storico, "un dio progressivamente umanizzato"[12].

Diversi sono i limiti di queste due teorie: il loro rifiuto del Gesù dei Vangeli è dettato da ragioni filosofiche, non già storiche; accettano o rifiutano le testimonianze fornite dal Nuovo Testamento in base alla concordanza con la propria tesi; rifiutano aprioristicamente la possibilità dei miracoli[13].

Messori, infine, precisa l'"ipotesi della fede", chiarendo che per la Chiesa cattolica i Vangeli non sono vere e proprie biografie di Gesù, ma testi principalmente teologici, intesi comunque a trasmettere le opere e l'insegnamento di Cristo con un solido fondamento storico[14].

Le croci di una critica

Vengono presentati i punti deboli delle prime due ipotesi, con particolare attenzione per l'ipotesi critica: innanzitutto, essa non sa spiegare perché, tra i tanti aspiranti Messia esistiti nei primi secoli, solamente Gesù abbia avuto un seguito di diffusione mondiale. Del tutto insostenibile, poi, è che degli ebrei abbiano adorato un uomo come Dio: proprio l'impossibilità di sostenere questa tesi portò alla nascita dell'ipotesi mitica[15].

È inammissibile pure che la fede nella divinità di Gesù sia stata l'esito di una lenta elaborazione: essa, al contrario, è attestata proprio da quelle pericopi che la stessa scuola critica ha individuato come le più antiche all'interno della tradizione evangelica[16], oltre che dalle formule kerygmatiche[17].

Vengono presentati gli studi dei ricercatori sovietici, spesso inconsistenti dal punto di vista meramente scientifico. Questi studiosi, con percorso inverso rispetto ai loro colleghi occidentali, partirono dall'ipotesi mitica per poi adottare, in ritardo, l'ipotesi critica[18].

Altri elementi, nei Vangeli, hanno attirato le critiche del razionalismo "borghese" di antichi e moderni, come la presenza di antenate "scandalose" nella genealogia di Gesù. Se a volte i Vangeli dicono anche ciò che sarebbe stato più utile tacere, sotto altri aspetti sembrano dire troppo poco: non fanno pronunciare a Cristo frasi che potessero risolvere le questioni che agitavano la Chiesa nascente e omettono aspetti che attirano la curiosità dei credenti, come gran parte dell'infanzia di Gesù[19].

Tutto questo è inspiegabile a meno che non si ammetta che gli evangelisti fossero vincolati da un blocco compatto di ricordi, che infatti riferiscono con il tono di impassibili cronisti[20].

L'iscrizione di Pilato, rinvenuta nel 1961, conferma l'esistenza storica di Ponzio Pilato, a lungo contestata.

Il mito e la storia

Ci si concentra più specificamente sull'ipotesi mitica. Essa è contraddetta dalla precisa ricostruzione dell'intricato contesto storico, geografico e istituzionale in cui si mosse Gesù. Il Nuovo Testamento cita un gran numero di figure storiche minori e contiene precisi rimandi alla cronaca: un autore antico e tanto meno una comunità accesa dall'entusiasmo religioso non sarebbero stati capaci di collocare un personaggio immaginario all'interno di un quadro storico così preciso[21].

Inoltre, testimonianze archeologiche hanno confermato elementi la cui storicità era stata messa in dubbio dai mitologi, come l'esistenza di Nazareth nel I secolo, la figura di Pilato, aspetti della sepoltura e dei riti funerari in uso al tempo di Cristo[22].

A ciò si aggiunge che mai nessuno, fino al XVIII secolo, ha dubitato dell'esistenza storica di Gesù, che anzi è confermata dalle fonti antiche, pagane e giudaiche. Inspiegabile, infine, sarebbe l'invenzione della croce: l'idea di un Dio crocifisso era inaccettabile sia per la cultura classica sia per gli ebrei[23].

Da dove vieni?

Il messaggio cristiano si è rivelato universalmente valido nel tempo e nello spazio; anche i non credenti hanno riconosciuto l'insegnamento dei Vangeli come unico nella storia e insuperabile per dignità, fecondità e universalità. È paradossale sostenere che questa dottrina sia l'invenzione di una comunità di truffatori o visionari[24].

Il comandamento dell'amore persino verso i nemici non ha eguali nel panorama religioso mondiale ed è rivolto a tutti gli uomini, senza restrizioni confessionali: nel Giudizio universale il criterio adottato è l'amore per il prossimo, non la professione di fede. Le comunità dei credenti, impegnate in un'opera di proselitismo, non avrebbero mai inventato queste dottrine, a meno che non fossero vincolate dalla fedeltà all'insegnamento di Cristo stesso[25].

Gesù ha un comportamento "deviante" rispetto alle attese della società in cui visse: non pratica l'ascetismo ma raccomanda la gioia, antepone la carità alle consuetudini funerarie e ai legami familiari, si rivolge alle donne e ai bambini. I maestri religiosi del suo tempo si comportavano in maniera radicalmente diversa, come dimostra il confronto con gli esseni[26].

Se è un equivoco

Si propone un argomento di Jean Guitton: se Gesù non fosse il Cristo, Dio avrebbe permesso che per venti secoli, in tutto il mondo, gli uomini dalla natura più nobile si siano ingannati, adorando un uomo come Dio, e per giunta questo errore avrebbe avuto i più benefici effetti sull'umanità. Insomma, scriveva Guitton, "se Gesù non è Dio, è perché Dio non esiste"[27].

Dopo aver osservato che solo Gesù crocifisso dà una risposta allo scandalo dell'esistenza del male, l'autore accenna un confronto con le altre religioni, interrogandosi su cosa avverrà quando anch'esse subiranno lo stesso vaglio critico cui è stato sottoposto il cristianesimo. Si sofferma, in particolare, sull'islam[28].

Storia editoriale

Un successo inatteso e immediato
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"Gli amici salesiani tennero nel cassetto per un anno quel libro e quando si decisero a pubblicarlo, nell'autunno del 1976, lo fecero in una brutta brossura con un tiratura inferiore a tremila copie. Lo stanziamento pubblicitario era risibile: qualche piccolo annuncio in pochi giornali. Nello smarrimento postconciliare, quei pur ottimi religiosi erano convinti che quella che definivano "apologetica", quasi fosse una parolaccia, fosse ormai improponibile, che interessasse solo qualche cattolico anacronistico. Per questo restarono talmente sorpresi dell'immediata vendita della prima tiratura che, pensando a un equivoco, continuarono a lungo a fare piccole ristampe, immediatamente assorbite dal mercato"[29].

Messori, all'epoca redattore de La Stampa di Torino, decise di pubblicare il libro presso la casa editrice salesiana SEI, scelta per devozione a San Giovanni Bosco e per ragioni di amicizia. Per uscire dallo sprezzante isolamento che la cultura allora egemone riservava all'editoria cattolica, l'opera apparve con la prefazione di Lucio Lombardo Radice, membro del comitato centrale del partito comunista e docente di matematica alla Sapienza di Roma, fautore del dialogo tra marxisti e cattolici[30].

Le Ipotesi su Gesù ebbero subito grande successo presso i lettori. Gli ottimi risultati furono

« materia di dibattito persino sulle seriose pagine culturali dei media più impermeabili a tematiche religiose. In studi e tesi di laurea dedicati al singolare destino di questo libro, si sottolinea soprattutto un simile aspetto: l'ingresso della saggistica religiosa, esplicitamente cristiana, proposta per giunta dall'editoria cattolica, nel circuito delle letture di un pubblico spesso lontano, indifferente, ostile o, semplicemente, ignaro. »
(Pag. 269)

Tra i primi non italiani a leggere questo libro ci fu Karol Wojtyła, all'epoca arcivescovo di Cracovia, che subito ne fece tradurre e pubblicare alcuni capitoli, dopo che il governo polacco ne aveva impedito la pubblicazione integrale[31]. L'opera fu accolta dagli specialisti con posizioni che andarono dalla simpatia con proposte di perfezionamento[32] al pieno ed entusiasta favore[33].

Nel corso degli anni il volume ha venduto più di un milione di copie solo in Italia ed è stato tradotto in numerose lingue[34]. L'indagine di Messori sul Gesù storico è proseguita con i libri Patì sotto Ponzio Pilato? (1992) e Dicono che è risorto (2000). Nel 2001 è apparsa una edizione delle Ipotesi su Gesù rivista dall'autore e dotata di una nuova appendice, oltre alla breve introduzione aggiunta nel 1992.

Valore

L'autore riesce a presentare in maniera chiara e limpida, ma al tempo stesso esatta e rigorosa, questioni storiche e dottrinali estremamente complesse e travagliate. Questa capacità risalta in particolare nella parte centrale dell'opera, dedicata alla presentazione e all'esame delle tre ipotesi su Gesù. Il libro mostra le ragioni della fede con uno stile aperto e piano e con un tono sincero e pacato, che lo rende persuasivo all'intelligenza del lettore[33].

Nel 2001, rileggendo la propria opera a distanza di venticinque anni, Messori ha individuato alcuni limiti legati alla contingenza personale e storica. Il libro, innanzitutto, porta le impronte della esperienza personale dell'autore che, dopo aver vissuto l'esperienza della conversione, tendeva al rifiuto di ogni dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio. Di questo squilibrio, poi superato, risente in particolare il secondo capitolo[35].

Diverse pagine del libro, inoltre, risentono del clima culturale degli anni Settanta, molto influente anche nella vita interna della Chiesa. L'autore, pure estraneo a ogni attività politica, è portato a sottolineare costantemente l'aspetto sociale dell'insegnamento di Gesù, anche per fugare la diffidenza nei confronti della religione cristiana, vista in quegli anni come strumento di sfruttamento e alienazione[36].

In ogni caso, le Ipotesi su Gesù hanno segnato un punto di svolta nella storia dell'apologetica e la sua rinascita dopo una lunga crisi che si era acuita nel periodo turbolento successivo al Concilio Vaticano II.

Edizioni

In lingua italiana

In lingua straniera

Note
  1. Pag. 5. Salvo diversa indicazione, tutti i riferimenti sono relativi all'ultima edizione dell'opera (SEI Frontiere, Torino, 2001).
  2. Chiarisce l'autore:
    « Non sono che un "profano" che, a suo rischio e pericolo, si è azzardato nel sancta sanctorum dove si scrive in tedesco o in latino, si disputa su parole ebraiche, su lapidi aramaiche, su codici greci. Non sono un cattedratico né un ecclesiastico. Non sono che un laico. Dietro questo libro c'è il bisogno di quel cronista che sono di raccogliere notizie innanzitutto per me, per poi offrirle ai lettori. »
    (Pagg. 5-6)
  3. Pag. 6.
  4. Pagg. 13-25. Ritornando sulla propria opera a distanza di venticinque anni, Messori ha inquadrato queste pagine nella propria esperienza di convertito, intendendo
    « [...] spiegare lo squilibrio che il lettore trova in queste pagine, in particolare nel secondo capitolo - "Un Dio nascosto e scomodo" - che, oggi, non scriverei più sposando l'estremismo di un Pascal (che giunse a dire "Tutta intera la filosofia non vale una sola ora di fatica"), ma che organizzerei rispettando la fondamentale legge cattolica dell'et-et. Dunque: la teologia, la cristologia, certo; ma anche la filosofia. L'esperienza bruciante del contatto col divino, il sentimento, certo; ma anche la ragione»
    (Pag. 263)
  5. Pagg. 34-45. Per fugare ogni sospetto di interessata manipolazione dei testi, l'autore ha utilizzato La Bibbia Concordata, Mondadori, Milano, 1968, traduzione accettata dagli ebrei e dalle diverse confessioni cristiane. I collegamenti qui presentati rimandano alla traduzione CEI 2008.
  6. Pagg. 45-52.
  7. Pagg. 54-63.
  8. Pagg. 68-83. Per un esame più dettagliato della lettura di quest'ultima profezia da parte di Messori a confronto con le altre possibili esegesi vedi anche Profezia delle settanta settimane#Interpretazione.
  9. Pagg. 83-87. L'autore segue l'ipotesi di una rarissima congiunzione dei pianeti Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci. Vedi anche Stella di Betlemme#Congiunzione planetaria.
  10. Pagg. 89-89.
  11. Pag. 94.
  12. Pag. 96.
  13. Pagg. 99-108.
  14. Pagg. 109-112. L'autore si rifà espressamente all'istruzione Sancta Mater Ecclesia sulla verità storica dei Vangeli, pubblicata dalla Pontificia Commissione Biblica nel 1964, e alla costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina rivelazione, del Concilio Vaticano II.
  15. Pagg. 115-133.
  16. Pagg. 133-135. Le pericopi in questione sono: Marco 2,1-12, dove Gesù ha il potere di rimettere i peccati, il che è prerogativa di Dio; Marco 2,23-28, in cui si afferma che "il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato"; Marco 3,1-6, con la guarigione di un paralitico in giorno di sabato.
  17. Pagg. 135-140. Come spiega Messori stesso,
    « il termine è usato dagli studiosi per indicare il primo, breve annuncio della "buona novella" lanciato dagli "araldi apostolici", i primi predicatori. [...] Una formula breve, sintetica, quasi uno slogan per annunciare in poche parole "vita, morte, resurrezione, finale ritorno glorioso" di Gesù il Nazareno»
    (Pag. 136)
    L'autore si sofferma in particolare su 1Cor 15,3-7.
  18. Pagg. 142-148.
  19. Pagg. 149-170.
  20. Pagg. 170-176.
  21. Pagg. 177-187.
  22. Pagg. 187-195.
  23. Pagg. 195-202.
  24. Pagg. 203-209.
  25. Pagg. 210-215.
  26. Pagg. 216-234.
  27. Pag. 240.
  28. Pagg. 243-254.
  29. Vittorio Messori citato all'interno del suo sito ufficiale, qui.
  30. Pag. 268. "Quel "dialogo" tra marxisti e cristiani che, per la verità, - precisa l'autore - vedeva spesso gli ultimi in devota venerazione o, almeno, vittime di complessi di colpa e inferiorità".
  31. Pag. 271.
  32. Gianfranco Ravasi (1976)
  33. 33,0 33,1 Giuseppe Propati (1977).
  34. Pag. XII.
  35. Pagg. 261-264. Messori ha ripreso il tema dell'esistenza di Dio nel volume Qualche ragione per credere (con Michele Brambilla), Mondadori, Milano, 1997.
  36. Pagg. 264-267
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
  • Scheda sul sito ufficiale dell'autore, con copertine e recensioni

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