Vita di Gesù

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Maestranze bizantine, Gesù Cristo pantocratore (metà del XII secolo), mosaico; Cefalù, Cattedrale del SS. Salvatore, abside

La Vita di Gesù è conosciuta attraverso i quattro vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni). Essi rappresentano le uniche fonti testuali antiche che la descrivono dettagliatamente, ma si focalizzano soprattutto sugli ultimi anni caratterizzati dal ministero pubblico.

La nascita del moderno metodo storico-critico ha portato a esaminare criticamente i racconti evangelici, cercando di distinguerne il nucleo storico dagli aspetti leggendari e mitici[1].

Alcuni approfondimenti, in particolare relativamente a nascita, infanzia e giovinezza di Gesù, sono presenti anche nei vangeli apocrifi. Questi particolari tuttavia non sono riconosciuti dagli studiosi come storicamente fondati, sebbene abbiano influenzato più o meno ampiamente la tradizione artistica e devozionale cristiana.

La narrazione della vita e dell'insegnamento di Gesù procede nei quattro vangeli prevalentemente in modo parallelo, soprattutto tra i primi tre (Matteo, Marco, Luca) – detti per questo "sinottici" –: un certo episodio è narrato da più vangeli, solitamente con alcune variazioni, ma sono presenti anche lacune o racconti propri di un singolo evangelista. In Giovanni mancano numerosi racconti presenti nei sinottici, mentre sono presenti svariate aggiunte proprie.

Annunciazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Genealogia di Gesù e Annunciazione.
Beato Angelico, Annunciazione (1440 ca.), affresco; Firenze, Museo Nazionale di San Marco

Secondo il racconto del vangelo di Luca, una vergine di nome Maria, promessa sposa a Giuseppe, discendente del Re Davide, ricevette a Nazaret di Galilea «al tempo di re Erode» una visita dell'angelo Gabriele, che le annunciò il concepimento di Gesù (1,26-38).

Nel vangelo di Matteo, invece, il concepimento verginale di Maria è solo fugacemente accennato, mentre il protagonista è Giuseppe, che riceve da un angelo la rivelazione del concepimento soprannaturale di Maria (1,18-25).

Nascita

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Nascita di Gesù, Luogo di origine di Gesù e Data di nascita di Gesù.

Sia Matteo che Luca collocano la nascita di Gesù a Betlemme, in Giudea, «al tempo di re Erode». Mentre Matteo vi dedica un breve accenno (1,25-2,1), Luca sviluppa la narrazione motivando il viaggio di Giuseppe e Maria da Nazaret a Betlemme con un censimento indetto da Augusto[7] mentre governava Quirinio (2,1-20).

L'accenno a questo "primo censimento" di Quirinio rappresenta un problema di difficile soluzione: l'unico censimento (il "secondo"?) indetto da Quirinio che ci è noto da altre fonti storiche avvenne infatti nel 6 d.C., quando Erode il Grande era già morto (4 a.C.).

Non si conosce con esattezza la data di nascita di Gesù. La data tradizionale del Natale al 25 dicembre è tardiva (IV secolo), e ancor più tarda la datazione all'anno 1 a.C., in quanto risalente al monaco Dionigi il Piccolo (VI secolo)[8]. Secondo la maggior parte degli studiosi contemporanei, la nascita va collocata negli ultimi anni di re Erode, attorno al 7-6 a.C.[9]

Epifania

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Epifania e Fuga in Egitto.

Dopo la nascita di Gesù il solo vangelo di Matteo (2) racconta la cosiddetta "Epifania" (dal greco epifáneia, "manifestazione"). Alcuni magi (tradizionalmente chiamati "Re Magi" e ritenuti in numero di tre) vennero dall'oriente a Gerusalemme, avendo visto «il suo astro» (tradizionalmente chiamato "stella cometa"), con l'intento di portare al nuovo re annunciato dall'astro oro, incenso e mirra. Seguendo la stella, trovarono Gesù a Betlemme e gli resero omaggio.

Il re Erode, venuto a sapere di ciò, e temendo l'usurpazione del trono, ordinò l'uccisione di tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (fu la cosiddetta strage degli innocenti). Giuseppe però, avvertito in sogno da un angelo, fuggì in Egitto con Gesù e Maria.

Morto Erode (4 a.C.), i tre ritornarono nella terra d'Israele e si stabilirono a Nazaret.

Infanzia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Circoncisione di Gesù, Presentazione al tempio e Ritrovamento di Gesù al tempio.

Il vangelo di Luca (2,21-52) tralascia il racconto dell'Epifania e della successiva fuga in Egitto. Dopo aver brevemente accennato alla circoncisione di Gesù, riporta due episodi:

Vita prima del ministero

I vangeli non narrano esplicitamente la vita di Gesù prima del suo ministero pubblico come pure le altre fonti storiche non cristiane. Alcune informazioni sono però desumibili da accenni sporadici contenuti nei racconti evangelici.

Professione

Quanto alla professione, a Nazaret Gesù era conosciuto come «il figlio del carpentiere» Giuseppe (Mt 13,55), e «carpentiere» egli stesso (Mc 6,3). Il termine greco originario è tekton (vedi l'italiano "tecnico"), ampiamente polisemico, e può indicare carpentieri, falegnami, artigiani del legno, come anche muratori o tagliatori di pietre[11]. Questa attività artigianale gli ha verosimilmente garantito una relativa agiatezza ed autonomia economica, che non lo ha fatto appartenere agli strati poveri della sua società[11]. Non ci è dato conoscere la dimensione della sua impresa artigianale, se cioè si trattasse di una piccola bottega rurale dedita ad aratri e gioghi, o invece di una media o medio-grande impresa costruttrice con apprendisti e garzoni, attiva in opere edilizie – anche magari in città vicine come Zippori (a 6 km da Nazaret), che veniva ricostruita e ampliata in quegli anni da Erode Antipa.

Famiglia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Fratelli di Gesù e Interpretazioni storiche sui fratelli di Gesù.

Quanto alla famiglia, il totale silenzio circa Giuseppe durante il ministero di Gesù lascia ragionevolmente supporre che questi fosse già morto[11]. La madre Maria, invece, oltre che negli episodi dell'infanzia, compare numerose volte durante la predicazione pubblica di Gesù.

Nel Nuovo Testamento sono poi presenti diversi accenni a "fratelli" (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e "sorelle" (anonime) di Gesù, che tuttavia non sono mai detti figli di Giuseppe o Maria. Data la sporadicità degli accenni e la polisemia del termine nelle lingue semitiche (i testi neotestamentari sono scritti in un greco caratterizzato da ricorrenti semitismi), non è possibile risalire con certezza alla effettiva parentela di questi con Gesù, e sono state proposte diverse interpretazioni:

Celibato

Quanto a un eventuale matrimonio di Gesù, i vangeli canonici e le altre opere neotestamentarie non fanno alcuna menzione di una sposa di Gesù o di suoi figli, e sulla base di questo silenzio la tradizione cristiana lo ha pertanto identificato come celibe. A supporto del suo celibato viene citato solitamente il detto di Gesù relativo all'«eunuchia per il regno» (Mt 19,10-12). Alcuni studiosi[17] hanno però rilevato che la scelta celibataria di Gesù sarebbe incompatibile con l'ambiente giudaico del tempo, dove erano esaltati matrimonio e fecondità[18]. Al tempo di Gesù, però, gli esseni, concentrati a Qumran ma diffusi in tutta la società israelita, praticavano un celibato ascetico[19].

Nei capitoli 32 e 55 dell'apocrifo gnostico vangelo di Filippo, databile al più presto alla seconda metà del II secolo, è accennato l'amore tra Gesù e Maria Maddalena. Entrambi sono descritti come l'incarnazione di eoni divini (Soter e Sofia), mentre dalla loro unione sarebbero derivati gli angeli: il senso dei passi viene interpretato sia come una elaborazione successiva dovuta alla teologia gnostica, vista anche la genesi degli angeli[20], sia come una vera e propria testimonianza storica, per cui alcuni studiosi ipotizzano a tutti gli effetti che ci sia stato un matrimonio tra Gesù e la Maddalena[21], un'idea che ha ispirato diverse pubblicazioni e romanzi recenti[22].

Formazione culturale e religiosa

Quanto alla cultura, Gesù, come tutti gli ebrei della Terra d'Israele dell'epoca, parlava correntemente aramaico, una lingua semitica, della quale appare traccia in alcuni detti originali riportati dai vangeli (Mc 5,41; 7,34; 15,34). Dai vangeli (Gv 7,15) non sembra che avesse studiato presso qualche scuola rabbinica, anche se non si può escludere che possedesse la cultura di base che poteva essere impartita in una scuola di lettura della Torah di una sinagoga[23]. Sicuramente sapeva leggere (e scrivere) in ebraico, lingua non più correntemente parlata, ma usata per il culto e le preghiere (Lc 4,16-17), e dalla sua predicazione traspare una profonda conoscenza delle Scritture ebraiche. È ignoto se conoscesse il latino, lingua degli occupanti romani[24], o il greco, nella versione popolare (koinè) parlata in Medio Oriente.

In epoca moderna, alcuni studiosi hanno sostenuto che Gesù fosse un esseno[25], ma tutta la sua predicazione e i suoi atti contro il formalismo e le regole di purità formale sono in totale antitesi con quanto si sa degli Esseni.

Inizio del ministero

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Battesimo di Gesù e Tentazioni di Gesù.
Cafarnao, Resti della sinagoga (IV - V secolo), costruita probabilmente sul sito dellaprecedente sinagoga, nella quale predicò Gesù (Lc 4,31; Mc 1,21).

Secondo il vangelo di Luca, Gesù iniziò il suo ministero pubblico di predicazione quando aveva «circa trent'anni» (Lc 3,23). La datazione storica dell'inizio della sua attività (come anche la durata[26]) non ci è nota con precisione. Luca colloca l'inizio del ministero di Giovanni il Battista, parente di Gesù, nel quindicesimo anno dell'imperatore Tiberio (Lc 3,1) – ovvero verso il 28 d.C.[27]. L'inizio del ministero di Gesù è presentato come immediatamente successivo a quello del Battista, e può pertanto essere ipotizzato per il 28 d.C. La stessa data può essere ipotizzata sulla base di un diverso accenno evangelico: il tempio di Gerusalemme – la cui costruzione fu iniziata da Erode il Grande nel 20-19 a.C.[28] – all'inizio del ministero di Gesù[29] è detto «costruito in 46 anni» (Gv 2,20): questo dunque daterebbe l'accaduto al 27/28.

Secondo i Vangeli Gesù iniziò il suo ministero pubblico in seguito al battesimo ricevuto da Giovanni in una località imprecisata presso il fiume Giordano (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22). Dopo il battesimo, Gesù si ritirò nel deserto della Giudea, dove stette quaranta giorni digiunando e subendo infine le tentazioni del demonio, che riuscì a contrastare (Mt 4,1-11; Mc 1,12-13; Lc 4,1-13). In seguito all'arresto e alla decapitazione del Battista da parte di Erode Antipa, Gesù si trasferì da Nazaret a Cafarnao, presso il lago di Genesaret (Lc 4,12-13).

Prima di iniziare la predicazione pubblica, Gesù chiamò a seguirlo alcuni dei dodici apostoli che gli saranno vicini negli anni seguenti.

Il vangelo di Giovanni indica come uno dei primi avvenimenti della vita pubblica di Gesù l'episodio della cosiddetta purificazione del tempio di Gerusalemme, durante la quale scacciò i mercanti e i cambiavalute dal recinto del luogo sacro.

Ministero pubblico

Principali località palestinesi toccate dal ministero di Gesù.

Quando e dove

La durata del ministero di Gesù non è conoscibile con certezza. Nei vangeli sinottici (Matteo, Marco, Luca) non vengono fornite indicazioni temporali che permettano di scandire il passare del tempo. Il vangelo di Giovanni invece accenna a tre Pasque (2,13.23; 5,1; 6,4; 11,55; 12,1; 13,1), l'ultima delle quali fu la Pasqua della sua morte. Questo porta a ipotizzare una durata triennale (o meglio, di due anni interi e qualche mese) del ministero di Gesù. Assumendo come validi il dato circa l'inizio del ministero desumibile da Luca (28 d.C.) e le tre Pasque accennate da Giovanni, si può ipotizzare una datazione per la predicazione pubblica tra il 28 e il 30 d.C.

Le località menzionate dai vangeli durante il ministero itinerante di Gesù sono concentrate soprattutto nella zona del lago di Genezaret, in Galilea (nord della Palestina). Gesù si recò anche a Gerusalemme e in località limitrofe della Giudea (sud della Palestina), prevalentemente in occasione delle feste di Pasqua – che ogni pio ebreo cercava di trascorrere nella città santa. Le zone della Samaria, abitate da ebrei scismatici (samaritani), furono toccate solo fugacemente dalla sua attività. Gesù fece alcuni viaggi anche in zone non abitate da Ebrei: a Tiro e Sidone in Fenicia, a nord della Palestina, e nei territori della Decapoli, a oriente della Palestina.

Non è possibile ricostruire con certezza la sequenza e le varie tappe dei viaggi compiuti da Gesù in queste località: gli evangelisti, nella loro redazione finale, hanno spesso accorpato le narrazioni (pericopi) senza un preciso ordine cronologico, e inoltre le descrizioni dei viaggi sono solitamente generiche.[30]

Che cosa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Kerigma e Regno dei Cieli.

Il Regno di Dio[31], o Regno dei Cieli[32] (un eufemismo semitico tipico di Matteo, che usa Cieli invece che Dio, diversamente da Luca e Marco), è il centro della predicazione (il cui termine tecnico è "kerigma"[33], "annuncio") e dell'azione di Gesù[34]. Con questo messaggio, Gesù si pone in continuità con la tradizione messianica propria dell'ebraismo del suo tempo – che aspettava, «secondo le scritture», un Messia regale, "figlio" (ovvero discendente) di Davide, dal quale ci si aspettava la liberazione del popolo ebraico dal secolare dominio straniero e la ricostituzione del regno d'Israele.

Tuttavia, il Regno predicato da Gesù, strettamente legato alla sua persona (Mt 12,28; Lc 11,20), appare privo di connotazioni propriamente politiche e sociali (Gv 18,36). È questo il probabile motivo del cosiddetto "segreto messianico": dai vangeli, soprattutto in quello di Marco, appare come Gesù durante il ministero pubblico tentasse di tenere nascosta la sua identità messianica (16,15-20;8,29-30;9,20-21) per evitare di essere visto dalla folla entusiasta come un messia liberatore trionfale. Solo quando è iniziata la sua passione, quando è abbandonato dalla folla e dai discepoli, si riconosce apertamente come il Cristo-Messia (Mc 14,61-62).

Dai discorsi di Gesù[35], e in particolare dalle cosiddette "parabole del Regno"[36], il Regno appare principalmente come una realtà teologica, spirituale, morale, caratterizzata da una condotta di vita centrata sul duplice comandamento dell'amore a Dio e al prossimo (Mt 22,35-40; 12,28-31). Si tratta di una nuova condizione della persona, che si instaura nella vita degli uomini nella misura in cui essi riconoscono la regalità-signoria-paternità (basiléia) di Dio.

La morale del Regno predicata da Gesù, e centrata sull'amore a Dio e sulla carità, è proposta come in continuità con gli insegnamenti della tradizione ebraica dell'Antico Testamento. Tuttavia, in alcuni punti – per esempio, il ritornello «è stato detto... ma io vi dico» del discorso della montagna –, la predicazione di Gesù è in contrasto con tali precetti, e con la modalità (da lui giudicata esteriore e formale; Mt 23,13-35) con la quale le autorità farisaiche li applicavano e insegnavano ad applicarli.[37] Gesù propone una nuova giustizia "più grande", che non vuole abolire gli insegnamenti precedenti ma portarli a compimento (Mt 5,17-20).

Quanto al carattere storico del Regno, nei testi evangelici si nota un dualismo apparentemente inconciliabile:

  • alcuni loci (per esempio Mt 12,28; Lc 11,20; 17,21) lo presentano come già attuale, presente (escatologia attuale o immanente). Questo ha portato alcuni studiosi moderni[38] a vedere Gesù come un riformatore morale che ha cercato, fallendo, di riformare e migliorare la società del tempo, pur senza pretese propriamente politiche e rivoluzionarie.
  • altri loci (per esempio Mt 4,17; Mc 1,14-15, e soprattutto il discorso escatologico) lo presentano come non ancora presente, ma futuro (escatologia futura o conseguente). Il Regno futuro è tradizionalmente (ma non da Gesù[39]) chiamato "paradiso"[40], e la sua instaurazione sarà preceduta dal "Giorno del giudizio" (espressione usata esplicitamente in Mt 10,15; 11,22; 11,24; 12,36, implicitamente nel discorso escatologico). Questa escatologia futura ha portato alcuni studiosi moderni[41] a vedere Gesù come un entusiasta profeta apocalittico che ha annunciato un mondo futuro e migliore.

La tradizione cristiana[42] ha ricomposto questa dicotomia individuando nel "già" l'attività di Gesù proseguita nella Chiesa, e nel "non ancora" il mistero della sua morte e risurrezione – che sarà pienamente attualizzata con la sua seconda venuta e la trasfigurazione del mondo[43].

Come

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Parabole di Gesù e Miracoli di Gesù.
Rembrandt, Ritorno del figliol prodigo ((16681669), olio su tela; San Pietroburgo (Russia), Museo dell'Ermitage

Le modalità della predicazione di Gesù, centrata sull'annuncio del Regno e della condotta di vita ad esso relativa, furono diverse dagli insegnamenti rabbinici del tempo. Gesù faceva larghissimo uso di parabole, cioè esempi allegorici tratti dalla vita e dalle comuni attività e situazioni quotidiane, che avevano lo scopo di illustrare concetti teologici o morali non direttamente esperibili. Pur con le debite differenze, per questo metodo didattico Gesù è accostabile a Platone e ai suoi miti[44]. Queste le principali parabole di Gesù:

Secondo i vangeli, la predicazione era accompagnata da miracoli. Questi possono essere tipologicamente distinti in tre categorie:

La maggior parte degli studiosi laici contemporanei nega valore storico ai miracoli evangelici, riconducendoli a frodi, allucinazioni, eventi spiegabili naturalmente o leggende elaborate successivamente[45].

A chi

La predicazione di Gesù si rivolse principalmente agli Ebrei (Mt 10,5-6; 15,24). Questa preferenza però non è esclusiva: sono accennati alcuni viaggi missionari in città e zone abitate prevalentemente da pagani (Mt 8,28; 15,21; 16,13), come anche a singole persone non ebree (la samaritana, il centurione, la donna fenicia) e sia prima che dopo la risurrezione Gesù invia esplicitamente i suoi discepoli «a tutte le nazioni» (Mt 24,14; 28,19).

Nel suo ministero Gesù valorizzò e si rivolse a categorie sociali che erano marginali o disprezzate nella società ebraica del tempo, suscitando in alcuni di questi casi lo sdegno delle autorità religiose farisaiche (Mt 9,11; 11,19 e paralleli): bambini (Mt 19,14), donne (Lc 8,2-3), samaritani (Gv 4,40), prostitute (Mt 21,31), «peccatori» (Mt 9,10), pubblicani (Lc 19,2-5) – ovvero ebrei collaborazionisti incaricati dagli occupanti romani per la riscossione delle tasse.

Dai vangeli appare come la predicazione e l'operato di Gesù riscossero nella società ebraica del tempo un limitato successo, conseguito peraltro principalmente tra i ceti più bassi. Sono tuttavia segnalati tra i primi discepoli anche persone ricche e di rango elevato, come per esempio i membri del Sinedrio Nicodemo, Giuseppe di Arimatea e Giovanna «moglie di Cusa, amministratore di Erode».

Ultimi giorni di vita

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ultima Cena e Data della morte di Gesù.
Leonardo da Vinci, Ultima Cena (1494 - 1498), tempera e olio su muro; Milano, Convento di Santa Maria delle Grazie

Secondo il racconto dei vangeli, dopo alcuni[26] anni di predicazione, Gesù fece il suo ingresso a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua ebraica. Al suo arrivo in città fu accolto da una folla festante che lo acclamava come Messia (Mt 21,1-11; Mc 11,1-10; Lc 19,29-44; Gv 12,12-15) – evento ricordato nella tradizione cristiana la Domenica delle Palme. I sinottici collocano dopo l'ingresso a Gerusalemme la "purificazione del tempio", che Giovanni colloca invece in occasione della prima Pasqua.

In prossimità della morte di Gesù sia i sinottici (Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,15-20) che Giovanni (Gv 13,1-11) riportano il racconto di una cena, tradizionalmente chiamata "Ultima Cena". Si notano tuttavia alcune divergenze[46]:

  • per i sinottici corrisponde alla cena della Pasqua ebraica, e fu tenuta la sera precedente il giorno della morte di Gesù (15 nisan, Pasqua, venerdì), dunque di giovedì sera. In essa Gesù istituisce il sacramento dell'Eucaristia;
  • per Giovanni si tratta di una cena generica e non può trattarsi di quella pasquale, in quanto il rito ebraico si sarebbe svolto la sera del giorno corrispondente alla morte di Gesù (14 nisan, vigilia di Pasqua, venerdì). In essa non vi è accenno all'Eucaristia[47], mentre viene riportato il racconto della lavanda dei piedi, assente nei sinottici.

Una possibile armonizzazione[48] è che l'Ultima Cena fosse effettivamente una cena pasquale e sia stata tenuta, secondo il calendario esseno, di martedì sera. In tal caso i vangeli, che fanno apparire gli eventi successivi (arresto, processo, crocifissione e morte) concentrati tra il giovedì sera e il venerdì pomeriggio, non rispecchierebbero il reale andamento storico – che li vedrebbe distribuiti lungo più giorni, dal martedì sera al venerdì pomeriggio.

Processo e morte

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Passione di Gesù, Processo di Gesù e Crocifissione di Gesù.

Il racconto degli eventi che portarono alla morte di Gesù è riportato parallelamente dai quattro vangeli, seppure con alcune differenze ed aggiunte proprie. Dopo l'Ultima Cena, tenuta in città, Gesù si recò nel podere chiamato Getsemani – sul monte degli Ulivi, poco fuori Gerusalemme –, dove sostò in preghiera. Qui un gruppo di guardie del tempio (soldati ebrei agli ordini delle autorità sadducee), guidato dall'apostolo traditore Giuda Iscariota, procedette al suo arresto. In seguito, Gesù fu condotto da Anna, ex sommo sacerdote e suocero del sacerdote in carica Caifa, poi da Caifa, quindi al Sinedrio – che ne stabilì la condanna a morte per bestemmia, essendosi equiparato a Dio.

Al mattino presto avvenne un nuovo incontro col Sinedrio, poi Gesù fu condotto dal prefetto romano Pilato per richiederne l'esecuzione; questi lo interrogò ma non lo trovò colpevole. Pilato lo inviò dunque a Erode Antipa, re della Galilea – che, dopo averlo schernito, ma non condannato – lo rispedì a Pilato. Questi, nel tentativo di salvarlo, propose al popolo di liberarlo (era infatti uso da parte delle autorità romane rilasciare un prigioniero all'anno, per Pasqua), ma la folla gli preferì il ribelle/assassino Barabba, mentre invocò la crocifissione per Gesù. Per paura di un tumulto Pilato si lavò le mani, dichiarandosi innocente per l'ingiusta condanna, e acconsentì alla richiesta della folla, condannando formalmente a morte Gesù per il reato di lesa maestà, essendosi dichiarato «Re dei Giudei». Quindi Gesù fu flagellato; venne poi schernito dai soldati romani, che lo coronarono di spine e lo condussero, assieme ad altri due condannati (tra cui il "buon ladrone"), verso il luogo della condanna, una piccola collina appena fuori le mura, chiamata Golgota-Calvario. Lungo la salita, Gesù fu aiutato a portare la croce da un certo Simone di Cirene.

Diego Velázquez, Gesù Cristo crocifisso (1632 ca.), olio su tela; Madrid, Museo del Prado

Giunti alla meta, Gesù fu crocifisso all'ora terza (nove di mattina); morì all'ora nona (tre del pomeriggio). Secondo i vangeli, la sua morte fu accompagnata da eventi straordinari: venne l'oscurità su tutta la terra, vi fu un terremoto e la risurrezione di «molti santi». In seguito, Giuseppe di Arimatea chiese a Pilato il corpo di Gesù e, dopo averlo avvolto in un lenzuolo (sindone), lo depose nel suo sepolcro personale, che si trovava presso il Golgota.

È impossibile stabilire con certezza la data della morte di Gesù. I quattro vangeli sono concordi nel collocarla di venerdì, ma, mentre per i tre sinottici questo giorno coincideva con la Pasqua ebraica (15 nisan), per Giovanni si trattava della vigilia di Pasqua (14 nisan). La cronologia sinottica porta a ipotizzare come data venerdì 27 aprile del 31 d.C. (opzione che non gode di largo consenso, ponendo processo ed esecuzione nel giorno festivo di Pasqua), mentre quella giovannea venerdì 7 aprile del 30 d.C. o venerdì 3 aprile del 33 d.C.[49] La datazione giovannea del 7 aprile 30 è compatibile con la probabile datazione dell'inizio del ministero pubblico nel 28[50] e con l'accenno giovanneo delle tre Pasque.

Risurrezione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Risurrezione di Gesù e Ascensione di Gesù.

I vangeli, immediatamente dopo la descrizione della passione e della morte di Gesù, riportano alcuni fatti avvenuti dopo la deposizione del cadavere di Gesù: il rinvenimento della tomba vuota e le apparizioni di Gesù alle discepole (Maria Maddalena, Maria di Giacomo, Salomè), interpretati dai cristiani come segni di una sua risurrezione. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato (Mc 16,2; Lc 24,1; Gv 20,1), cioè domenica – anche se l'originale greco di 28,1 può indicare l'inizio della notte tra sabato e domenica[51]. In seguito, sono testimoniate anche delle apparizioni di Gesù agli apostoli e ad altri discepoli (21,1-2; At 1,3; 3,15; 1Cor 15,3-8).

I Vangeli dicono che, quaranta giorni[52] dopo la risurrezione, Gesù ascese al cielo. In altri testi sacri cristiani, come l'Apocalisse di Giovanni, si parla del ritorno di Gesù, che le chiese cristiane attendono, definito "seconda venuta" o "parusía" – ritorno che dovrà coincidere con il giorno del Giudizio e l'inizio di «un nuovo cielo e una nuova terra» (21,1).

La successiva tradizione cristiana ha ritenuto come storico l'evento della risurrezione, riconoscendo questa con professioni di fede e di culto[53]. Quegli studiosi moderni che negano questa interpretazione ritengono che si tratti di una mistificazione degli apostoli[54], o di una convinzione sorta a seguito di allucinazioni[55], o della riproposizione nel mondo giudaico di un mito diffuso nella religiosità ellenistica, babilonese e fenicia, relativo ad una divinità che muore e risorge[56].

Note
  1. Vedi in merito il paragrafo Gesù nella storiografia moderna.
  2. Riadattamento riassuntivo di Angelico Poppi. Sinossi quadriforme dei quattro vangeli. 1992.
  3. Per esempio, parabola della zizzania, parabola del servo spietato, parabola degli operai nella vigna, parabola delle vergini.
  4. Per esempio, risurrezione del figlio della vedova di Nain, parabola del buon samaritano, parabola del figlio prodigo, parabola di Lazzaro e il ricco epulone, parabola del fariseo e il pubblicano.
  5. Per esempio, guarigione del cieco nato, buon pastore, risurrezione di Lazzaro.
  6. Il più antico riferimento relativo alla risurrezione e alle apparizioni di Gesù è 1Cor 15,3-8: la Prima lettera ai Corinzi è infatti databile alla primavera del 56 (vedi Bibbia TOB, p. 2608).
  7. L'imperatore Augusto indisse tre censimenti universali, negli anni: 28 a.C., 8 a.C., 14 d.C. (cfr. Res Gestae Divi Augusti, 8, testo LA, GRC, EN). Quello cui si riferisce Luca è probabilmente il secondo.
  8. L'anno successivo alla nascita di Gesù secondo Dionigi il Piccolo è stato preso come anno d'inizio del calendario giuliano-gregoriano.
  9. Propongono il 7-6 a.C. la Bibbia TOB (p. 2917), e la Bibbia di Gerusalemme (p. 2674); Fabris (op. cit., p. 91) propone il 6-5 a.C.; Davide Righi (Storia della Chiesa antica, p. 61) il 7-5 a.C.
  10. Vedi in merito: Nunc dimittis.
  11. 11,0 11,1 11,2 Vedi Fabris, op. cit., p. 93-94.
  12. Catechismo della Chiesa cattolica n. 500: "Giacomo e Giuseppe, 'fratelli di Gesù' (Mt13,55) sono i figli di una Maria discepola di Cristo, la quale è designata in modo significativo come 'l'altra Maria' (Mt28,1)"
  13. Martin Lutero, Sermone sopra Giovanni, capitoli 1-4: "[Cristo] è stato l'unico figlio di Maria, e la vergine Maria non ha avuto altri figli oltre a lui [...] "fratelli" significa in realtà cugini, poiché la sacra scrittura e gli ebrei chiamano sempre fratelli i cugini [...] Egli, Cristo, il nostro salvatore, fu il frutto reale e naturale del grembo verginale di Maria [...] Ciò avvenne senza cooperazione dell'uomo, ed ella rimase vergine anche dopo".
  14. Calvino, Commento in Matteo 13,55: "Secondo il costume ebraico si chiamano fratelli tutti i parenti. E tuttavia Elvidio si è mostrato troppo ignorante, nel dire che Maria ha avuto diversi figli perché in qualche punto si è fatta menzione di fratelli di Cristo".
  15. Vedi R.V.G. Tasker, voce «Fratelli di Gesù» in Nuovo dizionario enciclopedico illustrato della Bibbia, 1997, p. 392.
  16. Il primo studioso moderno che sostenne questa ipotesi, ampiamente ripresa da biblisti evangelici successivi, è stato Theodor Zahn, Brüder und Vettern Jesu. Lipsia 1900.
  17. Vedi p.es. William E. Phipps, Was Jesus Married? The Distortion of Sexuality in the Christian Tradition, 1970; Schalom Ben Chorin, Bruder Jesus, 1972.
  18. Vedi il comando di Dio in Gen 1,28.
  19. Vedi Giuseppe Flavio. La guerra giudaica. II, 8, 2, testo EN: «Presso di loro [gli esseni] il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando sono ancora disciplinati allo studio e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi. Non è che condannino il matrimonio e l'aver figli, ma si difendono dalla lascivia delle donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo».
  20. Vedi Craveri, op. cit., nota 3 a p. 521: «L'unione perfetta dei due eoni Soter/Sofia è il motivo del maggior affetto dimostrato da Gesù a Maria Maddalena».
  21. Vedi per esempio Robert W. Funk et al., The five gospels, San Francisco 1993, p. 221.
  22. The Jesus Scroll (1972); Holy Blood, Holy Grail (1982); The Gospel According to Jesus Christ (1991); The Woman with the Alabaster Jar (1993); Bloodline of the Holy Grail: The Hidden Lineage of Jesus Revealed (1996); Il Codice da Vinci (2003); Jesus the Man: Decoding the Real Story of Jesus and Mary Magdalene (2006).
  23. Vedi Fabris, op. cit., p. 95.
  24. Nel film La passione di Cristo il regista Mel Gibson propone il dialogo tra Gesù e Pilato in latino.
  25. Jacob L. Teicher (The Dead Sea Scrolls: Documents of the Jewish Christian Sect of Ebionites, in Journal of Jewish Studies, n. 2 [1951], pp. 67-99.) si è spinto a ipotizzare che Gesù fosse il "Maestro di Giustizia", cioè il capo della comunità essena di Qumran.
  26. 26,0 26,1 Vedi in merito il paragrafo Quando e dove.
  27. 1º ottobre 27 - 30 settembre 28 d.C., adottando il calendario siro-macedone; 1º gennaio - 31 dicembre 28, secondo il calendario giuliano. Vedi Bibbia TOB, nota a Lc 3,1; Meier, vol. I, p. 377. A partire da questi due dati forniti da Luca, nel VI secolo Dionigi il Piccolo ha collocato la nascita di Gesù nell'1 a.C., calcolando 782 ab urbe condita (cioè 28 d.C., quindicesimo anno di Tiberio) – 29 (gli anni compiuti da Gesù, avendone «circa 30») = 753 ab urbe condita (cioè 1 a.C.).
  28. Vedi Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, 15, 11, 1, par. 380, testo EN, secondo il quale Erode il Grande intraprese la ricostruzione e ampliamento del tempio nel diciottesimo anno del suo regno.
  29. I sinottici pongono la purificazione del tempio alla fine del ministero di Gesù (Mt 21,12-17; Mc 11,15-19; Lc 19,45-48), nell'immediata vicinanza della Pasqua di passione – l'unica narrata dai tre vangeli, probabilmente per esigenze narrative (Fabris, op. cit., p. 145).
  30. Vedi p. es. 1,39: «e andò per tutta la Galilea».
  31. Il termine ricorre 69 volte nel Nuovo Testamento.
  32. Il termine ricorre 33 volte nel Nuovo Testamento.
  33. Traslitterazione del greco κήρυγμα, dal verbo κηρύσσω, kerýsso, "gridare" > "proclamare" > "annunciare". Il contenuto di questo annunzio è l'εὐαγγέλιον, euanghélion, la "Buona Notizia", il "Vangelo".
  34. Vedi p.es. Mt 4,17; Mc 1,14-15.
  35. Vedi soprattutto il "discorso della montagna".
  36. Vedi anche Paolo in Rm 14,17.
  37. In proposito si vedano anche le parole di Gesù rivolte ai farisei che lo accusavano di infrangere la legge mosaica: Mc 2,23-28
  38. Vedi soprattutto Adolf von Harnack (L'essenza del cristianesimo [Das Wesen des Christentums], 1900) e gli studiosi della cosiddetta scuola liberale.
  39. Gesù chiama il Regno «paradiso» solo fugacemente in 23,43, rivolgendosi in croce al "buon ladrone".
  40. Il termine indica il giardino dell'Eden dei primi capitoli della Genesi.
  41. Vedi soprattutto, pur con notevoli differenze tra loro, Johannes Weiss, Alfred Loisy, Albert Schweitzer.
  42. Vedi p.es. Catechismo della Chiesa cattolica, nn. 541-542.
  43. Vedi p.es. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 671.
  44. Vedi Giovanni Cerri, Platone sociologo della comunicazione, Milano 1991, p. 55: «Il mito è per Platone una maniera elementare ed icastica di comunicare principi basilari, la cui comprensione concettuale è ovviamente assai più difficile e complicata».
  45. In epoca moderna il primo autore che ha negato la storicità dei miracoli evangelici, oltre agli altri aspetti soprannaturali contenuti nei vangeli, è stato Reimarus, la cui opera Apologia degli adoratori razionali di Dio (Apologie oder Schutzschrift für die vernünftigen Verehrer Gottes), scritta tra il 1735 e il 1767/68, è stata pubblicata postuma da Lessing tra il 1774 e il 1778. Altri fondamentali contributi in tal senso sono David Friedrich Strauß, Vita di Gesù, 1835; Renan, Vita di Gesù, 1863.
  46. Vedi in merito: Data della morte di Gesù.
  47. Tuttavia il cosiddetto discorso del pane di vita di 2,26-6,59, che Giovanni colloca nella sinagoga di Cafarnao, è equivalente al resoconto dei sinottici circa l'Eucaristia.
  48. Annie Jaubert, La date de la cène, Parigi, 1957. Vedi anche Fabris, op. cit., pp. 403-404.
  49. Vedi Fabris, op. cit., pp. 400-404.
  50. Vedi in merito il paragrafo: Inizio del ministero.
  51. Vedi Bibbia TOB, nota a Mt 28,1.
  52. Ma 40 è una cifra simbolica giudaica, ricorrente nei testi biblici per indicare indefinitamente un lungo periodo.
  53. Il più antico testo cristiano che riconosce la risurrezione di Gesù è 1Cor 15,3-8, databile alla primavera del 56 (vedi Bibbia TOB, p. 2608). Tra i pronunciamenti ufficiali cristiani relativi alla risurrezione di Gesù, vedi il Simbolo niceno del 325 («καὶ ἀναστάντα τῇ τριτῇ ἡμέρᾳ», "e che è risorto il terzo giorno"), il 3° articolo della Confessione augustana protestante del 1530, il 4° dei Trentanove articoli di religione anglicana del 1562, il n. 631 del Catechismo della Chiesa cattolica del 1992.
  54. Questa ipotesi era sostenuta già in epoca apostolica dagli Ebrei (28,11-14), e in epoca contemporanea è stata ripresa da Reimarus (Frammenti, libro II, 1862) e altri. Renan lascia aperta questa possibilità (Ernest Renan, Vita di Gesù, 1863, tr. it. 1994, p. 179).
  55. Così David Friedrich Strauß (Vita di Gesù, 1835); Renan opta per questa possibilità (Ernest Renan, Vita di Gesù, 1863, tr. it. 1994, p. 179: «Potenza divina dell'amore! momenti sacri, in cui la passione di un'allucinata risuscita un Dio al mondo!»).
  56. Vedi in particolare Mitra e Attis (così Frazer, Il ramo d'oro, 1911-1915, tr. it. 1992, pp. 408-413), ma anche Dioniso e Osiride.
Bibliografia
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  • Marcello Craveri, I vangeli apocrifi, Milano, Einaudi [1969], 2005, ISBN 978-88-06-17914-4
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  • John P. Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico. Vol. 1 - Le radici del problema e della persona. Vol. 2 - Mentore, messaggio e miracoli. Vol. 3 - Compagni e antagonisti, Brescia, Queriniana, 2001-2003, ISBN 978-88-399-0417-1 / ISBN 978-88-399-0420-1 / ISBN 978-88-399-0425-6
  • Giuseppe Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica, Bologna, EDB, 2002. ISBN 978-88-10-40270-2
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  • Il Vangelo: unificato e tradotto dai testi originali, Pietro Vanetti, Alfonso Mattedi, Alberto Vaccari (S.I.), et. al. (a cura di), Missioni, Venezia, 1963
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