Primato di Pietro

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1leftarrow.png Voci principali: San Pietro Apostolo, Papa.

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Affinché lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, [Gesù] prepose agli altri apostoli il beato Pietro, e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile della unità della fede e della comunione.
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(Lumen Gentium 18. Il discorso verte sulla Chiesa)

Il Primato di Pietro o Primato petrino è la preminenza che Cristo ha accordato all'apostolo Pietro all'interno del gruppo dei dodici e in seno alla prima comunità cristiana; essa "è talmente evidente che nessuno storico osa più metterla in dubbio"[1].

La Tradizione della Chiesa ha sempre avuto chiaro che, come in un corpo una funzione vitale non può fermarsi, così nella Chiesa, organismo vivente e vivificatore, bisogna che Pietro, in un modo o nell'altro, sia sempre presente per comunicare senza sosta ai fedeli la vita di Cristo.

La dottrina di un ufficio primaziale nella Chiesa, ricoperto inizialmente da Pietro, e dopo di lui dai suoi successori sulla cattedra di Roma, è stata definita dal Concilio Vaticano I, ed è stata ripresa e riproposta a tutti i fedeli dal Concilio Vaticano II.

I dati del Nuovo Testamento

La documentazione neotestamentaria sul primato di Pietro è chiara, coerente, e abbondante. Il primato di Pietro nel collegio apostolico ed in seno alla chiesa primitiva non fa questione per nessun esegeta.

Nei Vangeli

Nel cuore della comunità dei suoi discepoli Gesù pone sin dall'inizio la presenza e le prerogative del collegio apostolico, e a capo di esso Pietro.

Gli evangelisti notano sistematicamente il ruolo particolare assunto da Pietro nel gruppo degli apostoli:

  • Pietro prende volentieri la parola a nome del gruppo dei discepoli, soprattutto nel momento in cui afferma solennemente la messianicità di Gesù (Mt 16,16; Mc 8,29; Lc 9,20; Gv 6,68).
  • Il nome di Pietro appare sempre per primo nelle liste dei dodici (Mt 10,2; Mc 3,16; Lc 6,14; At 1,13). Ugualmente, nelle circostanze significative in cui Gesù si fa accompagnare da tre apostoli soltanto[2], Pietro è sempre presente, ed è menzionato sempre per primo.

Pietro fu tra i primi ad essere chiamato da Gesù a seguirlo[3] (Gv 1,35-42); in quel primo incontro con il pescatore Simone, Gesù gli cambia il nome in Pietro: "Tu sei Simone, figlio di Giona: tu sarai chiamato Pietro (Kephas)" (Gv 1,42). Il fatto è singolare già in se stesso: Pietro è l'unico discepolo a cui Gesù cambia il nome; esso è significativo però anche e soprattutto per il significato del nome che Gesù sceglie per lui: pietra. Tale nome sta ad indicare la funzione che Simone dovrà svolgere in mezzo ai suoi seguaci: la funzione di base, di pietra fondamentale.

L'intenzione di Gesù di fare di Pietro la pietra si ritrova costantemente in tutti i successivi rapporti che Gesù ha con lui:

Inoltre si nota che Pietro è il primo ad entrare nella tomba vuota (Gv 20,6). Nella prima proclamazione della risurrezione di Gesù, poi Pietro è menzionato come il primo testimone del Signore risorto: Cristo "apparve a Cefa e quindi ai dodici" (Lc 24,34; cfr. 1Cor 15,5).

Ma sono soprattutto tre i testi nei quali risulta un'intenzione chiara di Gesù di conferire a Pietro un primato sulla sua comunità.

Matteo 16

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Conferimento del primato (Matteo).

A Cesarea di Filippo, a fronte della domanda di Gesù sulla sua identità, Pietro professa la fede nella messianicità, Figlio del Dio vivente (Mt 16,16; cfr. Mc 8,29; Lc 9,20). Alla professione di fede di Pietro Gesù articola quello che viene considerato il principale testo di conferimento del primato:

« Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carnesangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. »

Pietro viene proclamato "roccia"[4]: in virtù di questo nuovo nome, Simon-Pietro è partecipe della saldezza duratura e della fedeltà incrollabile di YHWH e del suo Messia; in quanto roccia è la cava da cui vengono estratte pietre viventi (cfr. Is 51,1-3; Mt 3,9), fondamento sul quale Cristo edifica la propria comunità escatologica.

Pietro riceve una missione di Cui deve beneficiare tutto il popolo: contro le forze del male, che sono potenze di morte, la Chiesa edificata su Pietro ha l'assicurazione della vittoria.

La missione suprema di radunare gli uomini in una comunità, in Cui ricevono la vita beata ed eterna, è affidata a Pietro, che ha riconosciuto in Gesù il Figlio del Dio vivente.

Luca 22

Nell'Ultima Cena, Gesù annuncia la prova con cui satana passerà al vaglio gli apostoli. Però è per il solo Pietro che Cristo prega in modo particolare, perché non vacilli e possa così confermare nella fede i suoi fratelli (Lc 22,30-31).

In queste parole viene vista un'allusione al significato del nuovo nome di Pietro.

Giovanni 21

In forma solenne, e forse giuridica, Cristo risorto affida per tre volte a Pietro la cura di tutto il gregge, agnelli e pecore (Gv 21,15-19).

Questa missione deve essere intesa alla luce della parabola del buon pastore (Gv 10,1-28): il Buon Pastore salva le sue pecore, raccolte in un solo gregge (Gv 10,16; 11,52), e queste hanno vita in abbondanza; egli dà anche la propria vita per le sue pecore (Gv 10,11).

Quindi Cristo, annunziando a Pietro il suo futuro martirio, aggiunge: "Seguimi": Pietro deve camminare sulle orme del suo maestro, non soltanto dando la vita, ma comunicando la vita eterna alle sue pecore, affinché non periscano mai (Gv 10,28).

Nella comunità post-pasquale

In accordo con Lc 22,30-31, l'evangelista Luca mostra negli Atti degli Apostoli la realizzazione pratica della missione di Pietro:

Il Primato di Pietro nella collegialità della Chiesa

Il fatto che Pietro sia tenuto a giustificare la sua condotta in occasione del Battesimo di Cornelio (At 11,1-18), lo svolgimento del Concilio di Gerusalemme (At 15,1-35), nonché le allusioni di Paolo nella lettera ai Galati (1,28-2,14), rivelano che nella direzione della Chiesa di Gerusalemme, in gran parte collegiale, Giacomo aveva una posizione importante, ed il suo accordo era fondamentale.

Ma questi fatti e la loro relazione non smentiscono la realtà del primato di Pietro: piuttosto, ne illuminano il senso profondo. L'autorità di Giacomo non ha le stesse radici, né la stessa espressione di quella di Pietro: questi ha ricevuto a titolo particolare la missione di trasmettere una regola di fede integra (cfr. Gal 1,18), ed è il depositario delle promesse di vita (Mt 16,18-19).

La preminenza di Pietro non esclude quindi né la ricerca laboriosa del disegno di Dio né la responsabilità collegiale degli apostoli, né le iniziative di Paolo.

Lo stesso Paolo, dopo la sua conversione, pur avendo coscienza della propria particolare vocazione (Gal 1,15-16), si reca a Gerusalemme per prendere contatto con Pietro (Gal 1,18); pur ricordando l'incidente di Antiochia (Gal 2,11-14) e l'esitazione di Pietro sulla condotta da tenere nei confronti della comunanza di mensa con i pagani, si rivolge tuttavia a Pietro come a colui la cui autorità trascina con sé tutta la Chiesa.

Note
  1. Giovanni Battista Mondin (1989), p. 327. L'autore cita in nota Pierre Batiffol, Cathedra Petri, Paris 1938; Id, La Chiesa nascente e il cattolicesimo, Firenze 1971; Oscar Cullman, Il primato di Pietro nel pensiero cristiano contemporaneo, Bologna 1965; Ermenegildo Florit, Il primato di s. Pietro negli Atti degli Apostoli, Roma 1942; Salvatore Garofalo, Pietro nell'Evangelo, Roma 1964; Gustave Thils, La primauté pontifical, Gembloux 1972.
  2. Esse sono:
  3. I sinottici rivelano la tendenza a trasporre nel tempo il primato di Pietro e a fare i di lui il primo discepolo chiamato: Mt 4,18-22; Mc 1,16-20.
  4. Nonostante la sua traduzione classica, il nome di Cefa imposto da Cristo a Simone (Mt 16,18; Gv 1,12; cfr. 1Cor 1,12; 15,5; Gal 1,18) significa "roccia" più che "pietra".
Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 6 febbraio 2011 da Don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

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