Profeti minori

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Maestranze veneziane, Il profeta Giona (XII secolo), mosaico; Venezia, Basilica di San Marco

Con Profeti minori (dicitura cristiana) o Dodici (dicitura ebraica) si intendono 12 libri profetici dell'Antico Testamento, che nel canone ebraico sono contati come un testo unico.

Sono definiti "minori" in contrapposizione ai libri profetici "maggiori", cioè Isaia, Geremia, Ezechiele (e Daniele nella tradizione cristiana). La differenza tra i due gruppi è principalmente metrica, dato che i primi sono scritti più o meno brevi composti da pochi capitoli, a differenza dei secondi i cui libri sono di notevole entità.

La dicitura ebraica è תרי עשר (terì 'asar, 12 in aramaico), quella greca Μικροί προφήτες (mikròi profétes, profeti minori) o Δωδεκαπροφήτον (Dodekaproféton, dodici profeti).

L'ordine dei 12 libri varia a seconda del canone di riferimento (ebraico, greco, latino).

Elencazione ebraica

Brevi sunti dei libri

Libro di Osea

È composto da 14 capitoli e descrive vari oracoli del profeta Osea. La maggior parte di tali profezie parlano dell'amore di Dio - sposo per Israele - sposa, che però è infedele perché idolatra, ed annunciano il castigo che si realizzerà nell'anno 722 a.C.con la conquista assira del regno di Israele.

Tuttavia c'è sempre l'annuncio della redenzione finale di Israele ad opera della misericordia di Dio (Os 2,11.21; 14,5).

Libro di Gioele

Nei primi due capitoli una invasione di cavallette che devasta la Giudea provoca una liturgia di lutto e di supplica alla quale Jahvè risponde promettendo la fine del flagello ed il ritorno dell'abbondanza.

Negli altri due capitoli viene descritto in uno stile apocalittico il giudizio delle nazioni e la vittoria definitiva di Jahvè e di Israele.

Libro di Amos

Amos era pastore a Tekoa (Am 1,1) (un villaggio di Giuda a 9 chilometri a sud-est di Betlemme); estraneo alle confraternite dei profeti, è stato inviato da Jahve a profetizzare a Israele (Am 7,14). Dopo un breve ministero, che ebbe come quadro principale il santuario scismatico di Betel (Am 7,10) e che esercitò, probabilmente, anche a Samaria, fu espulso da Israele e ritornò alle sue prime occupazioni. Predica sotto il regno di Geroboamo II (783-743), epoca in cui il regno del nord si estende e si arricchisce e in cui lo splendore del culto maschera l'assenza di una religione vera. Amos condanna, in nome di Dio, la vita corrotta delle città, le ingiustizie sociali e la falsa sicurezza che si pone in riti in cui l'anima non si impegna (Am 5,21-22). Jahve castigherà duramente Israele, la cui elezione obbliga ad una più grande giustizia morale (Am 3,2). Il giorno di Jahve (l'espressione compare qui per la prima volta) sarà tenebre e non luce (Am 5,18); la vendetta sarà esercitata da un popolo che Dio stesso chiama (Am 6,14), l'Assiria; essa non è nominata, ma occupa l'orizzonte del profeta. Tuttavia Amos apre una piccola speranza, la prospettiva di una salvezza per la casa di Giacobbe (Am 9,8), per il resto di Giuseppe (Am 5,15 primo uso profetico di questo termine).

Libro di Abdia

Il libro di Abdia rievoca la dolorosa vicenda della caduta di Gerusalemme, conquistata dall'esercito di Nabuccodonosor (586-587 a.C.), utilizzando il genere dell'oracolo, cioè di un severo e forte pronunciamento del profeta, fatto nel nome del Signore.

Il popolo di Edom nel libro di Abdia viene chiamato con diversi nomi: "Esaù" (Abd 6), "monte di Esaù" (Abd 1,8; 9; 10) e "casa di Esaù" ( Abd 18).

Secondo i racconti patriarcali (vedi Genesi 25,24-30), Esaù è chiamato anche Edom. Edom/Esaù era il fratello di Giacobbe e si stabilì nella regione che da lui prese il nome – Idumea o Edom – e che è situata a sud della Giudea.

Questa regione montagnosa è qui chiamata col nome di "monti di Esaù". La sua capitale è Petra, una città costruita negli anfratti delle rocce di questa regione montagnosa. Petra era, perciò, simbolo di inaccessibilità e di sicurezza, tanto che il testo di Abdia la descrive personificandola, mentre si compiace della sua posizione tra le rocce, che la rendono inespugnabile: Tu che abiti nei crepacci rocciosi e delle alture fai la tua dimora, dicendo in cuor tuo: Chi potrà gettarmi a terra? (Abd 3).

Ebbene, Dio demolirà questa città fortificata e l'abbatterà (Abd 15), perché lui solo è la "roccia" di Israele.

Mentre a consolare i deportati in Mesopotamia, costretti al lavoro coatto nel grande canale tra Babel e Nippur, c'era il grande profeta Ezechiele, tra i sopravvissuti ci fu il giovane Abdia, che proferì una dura minaccia contro gli edomiti insieme all'annuncio consolatorio della restaurazione di Gerusalemme, destinata ad accogliere il Messia.

Libro di Giona

La Parola del Signore è rivolta a Giona, figlio di Amittai, e gli viene comandato di andare a predicare a Ninive, la Grande Città. Giona invece fugge a Tarsis via nave. Ma la nave è investita da un temporale e rischia di colare a picco dalla violenza delle onde. Giona allora ritrova improvvisamente il proprio coraggio e svela ai compagni di viaggio che la colpa dell'ira divina è sua, poiché ha rifiutato di obbedire a JHWH; perché la nave sia salva, egli deve essere gettato in mare. E così Giona è gettato in mare, ma un "grande pesce" lo inghiotte. Dal ventre del pesce, dove rimane tre giorni e tre notti, Giona rivolge a Dio un'intensa preghiera, che ricorda uno dei Salmi. Allora, dietro comando divino, il pesce vomita Giona sulla spiaggia. Allora Giona si decide a compiere la sua sua missione e va a predicare ai niniviti. Questi, contro ogni aspettativa, gli credono, proclamano un digiuno, si vestono di sacco e Dio decide di risparmiare la città. Ma qui riemerge l'istinto ribelle di Giona: lui non è contento del perdono divino, voleva la punizione della città di Ninive. Allora si siede davanti alla città e chiede a Dio di farlo morire. Il Signore mentre lui dorme fa spuntare un ricino sopra la sua testa per fargli ombra, ed egli se ne rallegra. Ma all'alba del giorno dopo un verme rode il ricino che muore, il sole e il vento caldo flagellano Giona, che invoca di nuovo la morte. Allora l'autore riporta le parole di Dio, divenute celeberrime:

« Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita; ed io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali? » (4,10-11)

Libro di Michea

È composto da 7 capitoli e contiene vari oracoli del profeta Michea contenenti esortazioni contro l'ingiustizia sociale e l'idolatria, annunci di castigo ma con una speranza messianica. Vedi (Mi 5,1-2) circa la nascita del Messia a Betlemme).

Il libro si divide in quattro grandi parti che alternano la minaccia e la promessa:

« E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. »
(Mi 5,2)

Come si legge nella presente citazione il libro di Michea è il solo che precisa che il Messia futuro nascerà a Betlemme; è interessante inoltre notare che lui specificò l'Efrata in Giuda (al tempo di Michea esistevano infatti due Betlem).

Libro di Naum

Il libro di Naum è un insieme di composizioni poetiche:

  • Na 1,2-8 -- Un inno acrostico (tutti i versi cominciano con le lettere dell'alfabeto ebraico; qui l'acrostico non è però perfetto). L'inno presenta la teofania del Dio-guerriero, Dio nazionale, usando degli attributi conosciuti dall'antica tradizione. Il Dio-guerriero esce in guerra per il suo popolo.
  • Na 1,9-15 -- Tre brevi detti, probabilmente frammenti di detti profetici cultuali.
  • Na 2,1-13 -- Il canto che annuncia la caduta di Ninive.
  • Na 3,1-19 -- La descrizione della caduta di Ninive.

Libro di Abacuc

Il primo capitolo è una discussione tra il Signore ed il profeta che è turbato dal vedere i cattivi apparentemente prosperare. Nel secondo capitolo il Signore gli raccomanda di essere paziente; infatti i giusti devono imparare a vivere conformemente alla fede.

« Il Signore rispose e mi disse: "Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà". Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede »
(Ab 2,2-4)

Questo brano e soprattutto la frase finale: "il giusto vivrà per la sua fede" è ritenuto la parte di maggior importanza. Verrà ripreso da San Paolo nella sua dottrina sulla fede Rm 1,17.Il capitolo terzo contiene la preghiera di Abacuc nella quale egli riconosce la giustizia di Dio.

Libro di Sofonia

È composto da 3 capitoli e contiene vari oracoli del profeta Sofonia contenenti in particolare esortazioni agli Ebrei, giudizio delle nazioni, promessa di restaurazione. Vi si annuncia la venuta del giorno di Jahvè e del suo giudizio per il popolo ebraico che ha seguito dei pagani ed ha commesso delle cattive azioni. Anche le nazioni vicine devono subire un giudizio, come i Filistei, i Moabiti, gli Etiopi e gli Assiri.

Solamente gli umili e i modesti resteranno vivi e sicuri sotto la protezione di Dio.

« Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d'Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti. »
(So 3,12-13)

Il primo capitolo parla come in futuro il mondo si riempirà di corrotti. Il secondo capitolo esorta il popolo ebraico a ricercare la giustizia e l'umiltà. Il capitolo terzo parla della venuta del Messia quando tutte le nazioni si raduneranno per il combattimento. Ma il Signore regnerà in mezzo ad esse.

Libro di Aggeo

Il libro è composto di quattro brevi discorsi, e l'argomento è questo: poiché il tempio resta in rovina, Jahve ha colpito i prodotti della terra; ma la sua ricostruzione porterà un'era di prosperità; malgrado la sua apparenza modesta, questo nuovo tempio eclisserà la gloria dell'antico e la potenza è promessa a Zorobabele, l'eletto di Dio. La costruzione del tempio è presentata come la condizione per la venuta di Jahve e dello stabilirsi del suo regno: l'era della salvezza escatologica sta per aprirsi.

Libro di Zaccaria

Il libro ha due sezioni. La prima Zc 9-14) contiene oracoli contenenti esortazioni per la ricostruzione del tempio di Gerusalemme. La seconda Zc 9-14): descrive in particolare l'esaltazione del re-messia e il sacrificio di un "trafitto" dal quale deriva salvezza.

Il tema comune delle due sezioni è una forte speranza messianica. La tradizione cristiana ha visto nel "trafitto" una prefigurazione di Gesù.

Libro di Malachia

Il libro si compone di sei brani costituiti sullo stesso tipo: Jahve, o il suo profeta, lancia un'affermazione che è discussa dal popolo o dai sacerdoti, e che è sviluppata in un discorso in cui si alternano minacce e promesse di salvezza. Ci sono due grandi temi: le colpe cultuali dei sacerdoti e anche dei fedeli (Mal 1,6), (Mal 2,9), (Mal 3,6-12), e lo scandalo dei matrimoni misti e dei divorzi (Mal 2,10-16). Il profeta annunzia il giorno di Jahve, che purificherà i membri del sacerdozio, divorerà i cattivi ed assicurerà il trionfo dei giusti (Mal 2,1-5.13-21). Il passo Mal 3,22-24 è aggiunto come conclusione della raccolta dei dodici profeti minori.

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