Basilica di San Vitale (Ravenna)

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Basilica di San Vitale
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
San Vitale Ravenna.jpg
Ravenna, Basilica di San Vitale
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Emilia Romagna


Regione ecclesiastica Emilia Romagna

Provincia Ravenna
Comune Stemma Ravenna
Località
Diocesi Ravenna-Cervia
Religione Cattolica
Indirizzo
Telefono
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web [http:// Sito ufficiale]
Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione basilicale
Dedicazione San Vitale da Milano
Vescovo
Fondatore Ecclesio vescovo, Giuliano Argentario
Data fondazione 525
Architetto
Stile architettonico Paleocristiano e bizantino
Inizio della costruzione 525
Completamento
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di consacrazione 547
Consacrato da Massimiano arcivescovo
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Strutture preesistenti
Pianta centrale ottagonale
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
44°25′14″N 12°11′46″E / 44.420556, 12.196111 bandiera Italia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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La Basilica di San Vitale si trova a Ravenna ed è ritenuta un esemplare capolavoro dell'arte paleocristiana e bizantina in Italia.

Storia

Iniziato da Giuliano Argentario su ordine del vescovo Ecclesio nel 525, vivente ancora Teodorico, e consacrato il 17 maggio 547 dall'arcivescovo Massimiano, quando Ravenna era ormai da sette anni sotto il dominio bizantino, questo edificio, summa dell'architettura ravennate. Fu completato grazie anche alla cospicua donazione del banchiere Giuliano Argentario che offrì 26 mila soldi e che oggi è raffigurato nei mosaici dell'abside nel corteo di dignitari di Giustiniano, tra l'Imperatore e l'arcivescovo.

Il 7 ottobre 1960 papa Giovanni XXIII l'ha elevata alla dignità di Basilica minore.[1]

Descrizione

Esterno

Ravenna, Basilica di San Vitale (pianta)

La chiesa segna un distacco dalle tipiche basiliche longitudinali di Ravenna e, nella pianta a base centrale (ottagonale), ricorda la chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli, più o meno coeva, secondo alcuni addirittura opera dello stesso architetto, o altri coevi martyria.

Ottagonale (sette + uno) con cupola inglobata e nascosta dal tiburio, si presenta all'esterno in laterizio, con la consueta semplicità disadorna. Ogni faccia è collegata con quella attigua mediante contrafforti e, a sua volta, si suddivide in settori per mezzo di paraste e di una sottile cornice dentellata. Dalla forma geometrica del nucleo principale emergono altri corpi altrettanto rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside, che, secondo l'uso locale, è poligonale all'esterno, semicircolare all'interno e affiancata da due piccoli ambienti (detti pastoforia, pròthesis e diacònicon). Si accede all'interno attraverso due porte: l'una in asse, l'altra, invece, obliqua rispetto all'abside. Di conseguenza anche l'ardica (o nartece o esonartece), invece di essere tangente al lato frontale dell'ottagono, si dispone obliquamente toccando un angolo del perimetro. Viene così a mancare quel rapporto rettilineo fra ingresso e abside, che rende evidente la forma dell'edificio.

Interno

La pianta è apparentemente semplice: un deambulatorio ottagonale a due piani, che racchiude un ambiente centrale dello stesso disegno, posti fra loro in rapporto aureo. Ma nel passaggio dall'uno all'altro si trovano delle esedre, traforate da un doppio ordine di arcatelle e racchiuse entro grandi archi sostenuti da pilastri angolari, che producono un'espansione radiale pluridirezionale. Su di questi si imposta la cupola, che è di elevazione maggiore a quelle di simili chiese orientali.

Il complesso, già straordinariamente mosso e leggero per il ripetersi degli archi, doveva esserlo in misura maggiore quando non era ancora parzialmente interrato e le colonne poggiavano su alte basi a gradini. Del resto tutto contribuisce ad alleggerire il peso delle masse strutturali: i pulvini che staccano l'arco, quasi sollevandolo e sospingendolo in alto, e soprattutto i capitelli, scolpiti a Bisanzio, i quali, persa la forma classica greco-romana, assumono quella di cesti, traforati come se fossero fragili trine marmoree sulle quali non gravi alcun peso. Oltre ai celeberrimi mosaici, completano la decorazione interna i marmi policromi, gli stucchi e le balaustre del matroneo, traforate finemente. Sui pulvini sono raffigurate figure zoomorfe e la Croce.

Grande protagonista è la luce, che penetrando da diverse angolazioni determina un gioco luministico che appare imprevedibile. Questo effetto doveva moltiplicarsi all'infinito quando la basilica era ricoperta di mosaici.

Lo sfarzo crea un effetto di sfavillio che sembra annullare il peso della costruzione in una dimensione quasi soprannaturale. Ciò è tipico della corte imperiale bizantina, mentre altri elementi, come la cupola alleggerita da tubi fittili, sono frutto dell'esperienza italiana, per cui si presume che alla basilica lavorarono maestranze sia locali che venute da oriente.

Decorazione musiva

Il punto focale è situato nell'abside, dove due angeli in volo a mosaico reggono il simbolo della croce, similmente alla calotta dell'abside dove quattro angeli tengono un medaglione con l'Agnello sacrificale sullo sfondo azzurro punteggiato da fiori stilizzati. I mosaici più famosi sono collocati ai lati dell'altare e presentano i due celebri pannelli in posizione speculare dell'Imperatore Giustiniano e di Teodora circondati dalle rispettive corti. Le figure sono ritratte formalmente, secondo una rigida gerarchia di corte, con al centro gli augusti, circondati da dignitari e da guardie. Accanto a Giustiniano è presente Massimiano, l'unico segnato da iscrizione,che era il sovrintendente dei lavori, dopo essere stato nominato primo arcivescovo di Ravenna.

Altri due pannelli, più in alto, con il Sacrificio di Abramo e il vescovo Ecclesio che dona un modello della basilica risalgono invece ancora al periodo ostrogoto e mostrano ancora i tentativi di organizzare nello spazio le figure, che non hanno ancora la monumentalità dell'arte bizantina.

La Basilica di San Vitale è parrocchia del 1935.

Galleria fotografica

Note
  1. Basiliche minori in Italia
Bibliografia
  • Patrizia Angiolini Martinelli, La Basilica di San Vitale a Ravenna, Modena 1997.
  • Silvia Pasi, Ravenna, San Vitale. Il corteo di Giustiniano e Teodora, Ravenna 2006.
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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