Calice

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Il calice è il vaso sacro usato per la celebrazione dell'Eucaristia: in esso si pone il vino che diventa il sangue di Cristo. Il termine deriva dal latino calix, che significa "tazza, coppa".

A livello simbolico, il calice ha un significato che va al di là del suo essere un recipiente e che fa sì che esso esprima la comunione con Dio o la sorte toccata per il peccato.

Nella Bibbia

Tre sono le accezioni di calice nel mondo biblico[1]:

Calice di comunione

L'usanza dei popoli orientali di far circolare, durante i pasti, un calice a cui tutti bevono, ne fa un simbolo di comunione.

Nei banchetti sacrificali l'uomo è invitato alla mensa di Dio; il calice, che gli viene offerto, traboccante (Sal 23,5 ), è il simbolo della sua comunione con il Dio dell'alleanza, che è la porzione dei suoi fedeli (Sal 16,5 ).

Se il calice è comunione, esiste la possibilità di bere al calice dei demoni (cfr. Dt 32,17 ; 1Cor 10,21 ): si parla di esso in relazione al culto idolatrico.

Calice dell'ira

L'empietà attira l'ira di Dio; per esprimerne gli effetti i profeti riprendono il simbolo del calice, il quale versa il vino che rallegra il cuore dell'uomo (Sal 103,15 ), ma il cui abuso porta all'ebbrezza vergognosa. Una tale ebbrezza è il castigo riservato da Dio agli empi (Ger 25,15 ; Sal 75,9 ; cfr. Zc 12,2 ). La loro parte di calice, bevanda di morte, che essi devono bere loro malgrado, è il vino dell'ira di Dio (Is 51,17 ; Sal 11,6 ; Ap 14,10;15,7-16,19 ).

Calice di Salvezza

Se l'ira di Dio è riservata ai peccatori ostinati, la conversione permette loro di sfuggirvi.

Già nell'Antico Testamento i sacrifici di espiazione esprimono il pentimento del convertito; il sangue delle vittime, raccolto nei calici d'aspersione (Nm 4,14 ), veniva versato sull'altare e sul popolo; si rinnovava così l'alleanza tra il popolo purificato e YHWH (cfr. Es 24,6-8 ).

Tali riti prefiguravano il sacrificio in cui l'offerta del sangue di Cristo doveva realizzare l'espiazione perfetta e l'alleanza eterna con Dio. Questo sacrificio è il calice che il Padre dà da bere al suo figlio Gesù (Gv 18,11 ); questi l'accetta con obbedienza filiale per salvare gli uomini e lo beve rendendo grazie al Padre in nome di tutti coloro che salva (Mc 10,39 ; Mt 26,27-28.39-42 ; Lc 22,17-20 ; 1Cor 11,25 ).

Ormai questo calice è il calice della salvezza (Sal 116,13 ): esso viene offerto a tutti gli uomini, affinché comunichino con il sangue di Cristo fino a che egli ritorni e benedicano per sempre il Padre che darà loro da bere alla mensa del suo Figlio nel regno (1Cor 10,16 ; Lc 22,30 ).

Storia

Dalle origini al Medioevo

Calice del diacono Orso (VI secolo), argento; Museo Diocesano d'Arte Sacra di Feltre

Il calice fu utilizzato fin dai primi tempi del Cristianesimo per consacrare il vino durante la liturgia eucaristica; poiché i primi luoghi di culto furono ambienti comuni in case private, la sua origine fu certamente legata all'ordinaria suppellettile domestica, senza particolari prescrizioni riguardo alla materia o alla forma. Non esistono calici di sicuro uso liturgico anteriori al VI secolo.

Limitando le esemplificazioni relative all'evoluzione tipologica ai soli calici esistenti in Italia, ricordiamo che i più antichi di uso liturgico probabilmente sono:

Il Liber Pontificalis cita molti esempi di calice sotto la duplice terminologia di calices e scyphi, relativi alle diverse funzioni di vasi per la consacrazione del vino, per la distribuzione dell'Eucarestia o anche semplici arredi santuari votivi.

Inoltre, il Liber Pontificalis specifica che i calici potevano essere:

  • maiores o minores, in base alle dimensioni;
  • sacri o sancti, riservati alla consacrazione;
  • ministeriales, per la somministrazione del sacramento ai fedeli;
  • offertorii, per l'offerta del vino da consacrare;
  • quotidiani, per l'uso giornaliero non festivo;
  • stationales, per le funzioni dei riti stazionali;
  • ad baptismum, destinati ai riti dei neofiti;
  • pendentiles o appensorii, oggetti votivi da appendere alla pergula aventi solo funzione decorativa.

Nel XII e XIII secolo sono documentati il calice:

  • ad communicandos infirmos, per la comunione dei malti;
  • viaticus, di piccole dimensioni, da usare in viaggio;
  • funerarius, oggetto simbolico da mettere nella tomba dei sacerdoti.

Quanto alla materia, sono prevalentemente ricordati calices o scyphi aurei o argentei, qualche volta anaglyphi, ossia lavorati a sbalzo e cesello con figure a rilievo e spesso ornati con perle e gemme. Questa varietà, mantenutasi nel corso del primo millennio, era giustificata da esigenze rituali e liturgiche e soprattutto dall'uso della comunione sotto le due specie del pane e del vino.

Dopo il Mille, in seguito alla semplificazione del rito e al graduale disuso della somministrazione del vino ai fedeli, la forma del calice divenne più essenziale, raggiungendo la definitiva morfologia caratterizzata da tre elementi (coppa, fusto e base) verso la fine del XIII secolo.

I calici del periodo romanico si presentano a coppa larga e poco profonda, quasi semisferica, poggiante direttamente sul nodo in cui s'innestava la base a campanula rovesciata. In età gotica la forma del calice si allungò, la coppa divenne meno ampia, mentre il fusto è arricchito da decorazioni di tipo architettonico, con nodo poligonale, poggiava sul piede polilobo con nielli e smalti; questo stile proseguì fino al XV secolo.

Epoca moderna e contemporanea

Nel XVI secolo si affermò una tipologia più semplice, con coppa svasata, fusto ovoidale e base circolare, secondo proporzioni che si mantennero fino al XIX secolo. La decorazione si stabilizzò su modelli decorativi tardo rinascimentali (fregi fitomorfi, volute, cartigli, medaglioni, ecc.) cui si aggiunsero in seguito i simboli della Passione.

Nel XIX secolo, il calice presenta linee generalmente ulteriormente semplificate con elementi decorativi neogotici o barocchi, col predominio d'elementi decorativi simbolici che ricordano l'Eucaristia o la Passione.

Tipologie particolari

Alcune tipologie particolari di calice sono:

  • Calice ansato[2]: è un calice di grandi dimensioni, fornito di manici ad anse, già documentato nel VI secolo, ebbe la massima diffusione in età carolingia.
  • Calice con campanelli[3]: calice decorato con campanelli pendenti dalla coppa o dal sottocoppa, caratteristico d'aree culturali d'influenza iberica.
  • Calice da pregustazione[4]: calice di piccole dimensioni, eventualmente con anse e coperchio, utilizzato per assaggiare il vino prima della Messa pontificale.
  • Calice del missionario[5]: calice di piccole dimensioni, per essere portato facilmente dal missionario nello svolgimento del proprio apostolato.
  • Calice del seminarista[6]: calice generalmente non consacrato, utilizzato dai seminaristi per imparare a celebrare la Messa. È spesso realizzato in materiale non prezioso; l'interno della coppa non deve essere dorato.
  • Calice funerario: piccolo e leggero, generalmente in legno, piombo e stagno, privo di doratura interna, che anticamente era posto nelle tombe dei sacerdoti per ricordare la loro facoltà di consacrare.
  • Calice papale [7]: rara tipologia di calice riservato alla liturgia papale e caratterizzato dal coperchio.
  • Calice purificatorio [8]: in uso dal XIII al XVII secolo per somministrare vino non consacrato ai fedeli che si erano comunicati, per evitare loro che potessero rimanere in bocca frammenti di ostia; poteva essere un calice comune, ma non utilizzato per la Messa, generalmente di materiale non pregiato (peltro, stagno, ecc.), senza doratura interna.
  • Calice viatorio: di piccole dimensioni, talora smontabile, usato per le celebrazioni eucaristiche durante i viaggi, a corredo dell'altare portatile.

Nella liturgia

Predispozione del calice per la celebrazione

Le norme liturgiche esigono che almeno la coppa del calice sia in metallo prezioso, oro o argento e che, comunque, l'interno sia sempre dorato. Di solito ha forma di coppa sostenuta da uno stelo ornato da un nodo, poggiato su una base circolare.

Prima della celebrazione eucaristica il calice va preparato, predisponendo sopra alcuni oggetti liturgici e biancheria sacra, nel seguente ordine:

Consacrazione del calice

Il calice può essere consacrato con l'apposita benedizione riportata dal Benedizionale.

Il calice è dissacrato se subisce lesioni tali da modificarne la forma, o se è stato adibito ad usi profani.

Nella leggenda

Bottega tedesca di Lubecca, Calice (XVIII secolo), oro, argento, smalti e pietre preziose; Milano, Museo Poldi Pezzoli

Nel Medioevo nacquero molte leggende legate al calice utilizzato da Gesù nell'Ultima Cena. Con il nome di Santo Graal è al centro di vicende che coinvolgono principi e cavalieri, crociati e templari.

Esemplari significativi

Fra gli esempi di maggior rilievo storico-artistico si ricordano:

Note
  1. Pierre-Émile Bonnard (1971).
  2. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  3. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  4. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  5. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  6. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  7. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  8. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
Bibliografia
  • Pierre-Émile Bonnard, Calice, in Xavier Léon-Dufour (a cura di), Dizionario di Teologia Biblica, Marietti, Casale Monferrato, 1971, ISBN 9788821173028, pp. 143 - 144
  • Rosa Giorgi, Oggetti e arredi liturgici, in Simboli, protagonisti e storia della Chiesa, collana "Dizionari dell'Arte", Editore Mondadori-Electa, Milano 2004, pp. 37-41, ISBN 9788837027896
  • Benedetta Montevecchi, I vasi sacri, in Suppellettile ecclesiastica. 1, Centro Di Editore, Firenze 1988, pp. 101-110 ISBN 9788703816412
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 19 gennaio 2013 da Teresa Morettoni, esperta in museologia, archeologia e storia dell'arte.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.