Sant'Antonio Maria Gianelli

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Sant'Antonio Maria Gianelli
Vescovo
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Santo

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Sant'Antonio Maria Gianelli
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Titolo
Età alla morte 57 anni
Nascita Cerreta, frazione di Carro
12 aprile 1789
Morte Piacenza
7 giugno 1846
Sepoltura
Appartenenza
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Ordinazione presbiterale Chiesa di Nostra Signora del Carmine (Genova), 24 maggio 1812
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Consacrazione vescovile Genova, 6 maggio 1838 dal card. Placido Maria Tadini
Ordinazione arcivescovile PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
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Creazione
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Cardinale elettore
Ruoli ricoperti Vescovo di Bobbio
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pseudocardinale
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° vescovo di Roma
Elezione
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(per causa incerta o sconosciuta)
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Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi

Iter verso la canonizzazione

Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione 19 aprile 1925, da Pio XI
Canonizzazione 21 ottobre 1951, da Pio XII
Ricorrenza 7 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale Cattedrale di Bobbio
Attributi Bastone pastorale
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 7 giugno, n. 5:
« A Piacenza, transito di sant'Antonio Maria Gianelli, vescovo di Bobbio, che fondò la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto e rifulse per l'impegno e il luminoso esempio di dedizione ai bisogni dei poveri e alla salvezza delle anime e nel promuovere la santità del clero. »

Sant'Antonio Maria Gianelli (Cerreta, frazione di Carro, 12 aprile 1789; † Piacenza, 7 giugno 1846) è stato un vescovo e fondatore italiano della Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto.

Biografia

Cerreta

Nacque nella frazione di Cerreta (Cerreia in dialetto ligure), oggi compresa nel comune di Carro in provincia di La Spezia, il 12 aprile 1789, la domenica di Pasqua, da Giacomo e Maria, una devota ma povera famiglia contadina.

Un evento miracoloso si verificò ancor prima della sua nascita, quando la madre, in avanzato stato di gravidanza, subì un grave attacco di febbre; ma mentre nella valle risuonavano le festose campane della chiesa per la festa di Pasqua, ella si sentì subito meglio.

Nacque in una casa povera tra i dirupi, sotto la chiesetta parrocchiale dove fu battezzato il 19 aprile; la sua infanzia fu serena assieme agli altri cinque fratelli, mentre la famiglia era dedita al lavoro dei campi ed alla chiesa.

Dal padre imparò la bellezza della carità verso i poveri a cui donava anche il poco cibo ("la bocca l'hanno anche i poveri") e dalla madre le prime preghiere ed i rudimenti della dottrina cristiana; la sera la famiglia si riuniva per il Rosario.

In quel tempo, dal 1789 anno della rivoluzione francese, la chiesa passava dei tempi duri e non molti manifestavano la loro religiosità, inoltre il giansenismo aveva allontanato molti fedeli.

Già partecipe alle funzioni della locale chiesa, e dotato fin da piccolo del dono di eloquenza la famiglia decise di farlo studiare e lo iscrisse nel 1795 alla locale scuola parrocchiale di Castello gestita dal parroco don Francesco Ricci e poi don Antonio Arbasetti e don Castellani; la scuola dista 3 km dal paese e il piccolo Antonio li percorre a piedi, spesso scalzo per non consumare le scarpe; alla sera rincasa carico di fascine di legna per il fuoco e passa la serata dedicando il tempo allo studio alla luce fioca del focolare perché la famiglia non può permettersi olio per la lampada tanto che un giorno il maestro ha da stupirsi di come scrive male i compiti, mentre in classe ha una ottima calligrafia.

Fino ai 18 anni la sua vita scorre tra studi, preghiera, catechismo, duro lavoro e opere di carità.

Gli studi a Genova

La famiglia non ha i mezzi per farlo continuare a studiare e grazie all'aiuto della signora Nicoletta Assereto in Rebisso, ricca vedova e proprietaria dei terreni lavorati dal padre come mezzadro, che si prestò ad accogliere il giovane nella sua casa a Genova e presentarlo come alunno esterno al seminario.

Nel novembre del 1807, all'età di 18 anni, fu ammesso al seminario di Genova al corso di Retorica.

Antonio non delude le aspettative di famigliari e benefattori, distinguendosi per brillantezza, volontà, bravura nella retorica; infatti dopo un anno di frequenza il Cardinale Spina lo accoglie come studente interno.

Nel 1811 inizia lo studio della Teologia dogmatica e morale e per proprio conto studia la sacra Liturgia.

Nel settembre del 1811 è ordinato suddiacono prima del tempo prescritto ed ottiene il permesso di poter predicare.

Dopo solo 4 mesi di studio teologico il Cardinale Spina, arcivescovo di Genova, lo ordina diacono nel marzo 1812.

Antonio sacerdote

Il 24 maggio del 1812 fu ordinato sacerdote nella chiesa di Nostra Signora del Carmine in Genova, con una dispensa pontificia di 11 mesi non avendo ancora compiuto i 24 anni richiesti dalla legge canonica del tempo; egli poi si reca a Cerreta fra la gioia e lo stupore dei paesani e celebra la sua prima messa.

Subito viene mandato in aiuto al vecchio abate dell'antica chiesa di San Matteo in Genova, chiesa dei Doria, e nel febbraio del 1813 è ufficialmente nominato vice-parroco della stessa chiesa; egli si distinse nell'eloquenza e nelle omelie commuove i fedeli per alcuni fino alle lacrime.

Il 23 maggio del 1814 entrò a far parte della Congregazione dei Missionari suburbani di Genova, dediti alle missioni popolari, e nel settembre 1815 e nei due anni successivi egli è docente di retorica presso il collegio dei Padri Scolopi a Carcare, zona allora nella diocesi di Acqui Terme e sempre facente parte dell'arcidiocesi di Genova.

Nel novembre 1816 assunse la carica di lettere e retorica presso il seminario arcivescovile di Genova e poi dal 1822 ebbe anche la carica di direttore di disciplina, li vi rimase per 10 anni avendo come allievi tra gli altri il futuro Arcivescovo Mons. Salvatore Magnasco ed il venerabile Giuseppe Frassinetti.

Nel 1823 compose il suo primo scritto, un galateo ad uso dei seminaristi: "Regole di civiltà e di buona creanza".

Arciprete e vicario a Chiavari

Il 21 giugno 1826 il Cardinale arcivescovo di Genova Mons. Luigi Lambruschini nominò Gianelli arciprete della parrocchia di San Giovanni Battista di Chiavari, ora nella Diocesi di Chiavari e Vicario Foraneo del Levante e della Val di Vara, con 110 parrocchie, zona geografica dello spezzino, allora ancora compresa nell'Arcidiocesi di Genova e nel Dipartimento del Levante.

Mons. Lambruschini disse alla popolazione di Chiavari, presentando il nuovo arciprete: "Vi mando il più bel fiore del mio giardino".

L'incarico è importante ed impegnativo ed egli si dimostra all'altezza della situazione mettendosi subito all'opera e istituendo un sistema di lavoro organico per controllare le attività delle molte parrocchie, dei laici e del clero, la cui situazione era a quel tempo disastrosa sia dal punto di vista fisico, con chiese distrutte o crollate e sia dal punto di vista della fede, con fedeli assenti ed indifferenti alla comunità; inoltre sottolinea la scarsa preparazione di molti sacerdoti.

Nel novembre del 1826, all'apertura del Seminario a Chiavari egli è nominato Prefetto degli Studi, vi insegna teologia dogmatica, teologia morale, filosofia, italiano, latino e greco e sottolinea i problemi e la preparazione del clero ed inizia subito ad attuare una riforma nei seminari:

  • fonda numerose Accademie per l'approfondimento della Sacra Scrittura, della teologia ascetica e morale, intesa a preparare buoni confessori;
  • il 9 luglio 1827 istituisce la pratica degli esercizi spirituali per la formazione del clero;
  • istituisce le "Signore della Carità", ramo femminile della Società Economica, fondata a Chiavari nel 1791, a cui si iscrive sempre il 28 dicembre 1827, per lo sviluppo delle attività cittadine;
  • dà origine alla fine del 1827 alla Pia Opera Evangelica di sacerdoti secolari, sotto la protezione di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, detti "Liguoriani" e consacrati alle missioni rurali popolari.

Il 22 novembre 1833, su incarico del Cardinale Tadini di Genova, porta a termine la riforma del monastero delle monache agostiniane di Varese Ligure e opera nel frattempo come guida spirituale delle Clarisse.

Il 3 aprile del 1837 pose la prima pietra del Conservatorio.

Le Figlie di Maria Santissima dell'Orto

Fondò a Chiavari il 12 gennaio del 1829 la Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell'Orto - la Madonna dell'Orto è la santa patrona della cittadina ligure rivierasca - ad oggi conosciute come Suore Gianelline.

La congregazione fu creata inizialmente radunando un gruppo di giovani pie donne per l'opera all'Ospizio di Carità e Lavoro, allo scopo di provvedere valide maestre ed educatrici assistendo le ragazze abbandonate, ma poi il loro compito si estese anche i poveri e gli infermi; successivamente nel giro di pochi anni le "Gianelline" assumono numerosi altri impegni, come la direzione degli ospedali di Chiavari, La Spezia e Ventimiglia, l'apertura di un educandato, le "Fanciulle di Maria", e di scuole per le ragazze più povere e l'apertura delle primissime scuole materne in Italia.

L'ordine verrà definitivamente approvato dal papa Leone XII il 7 giugno 1882.

Accanto al Gianelli vi è una giovane vedova, Madre Caterina Podestà, cofondatrice e prima Superiora Generale dell'Istituto, che si presta con ogni sforzo possibile per far decollare la congregazione e svilupparla dapprima in Liguria poi a Piacenza ed in altri luoghi d'Italia, ma anche poi in tutto il mondo con varie missioni.

Lo spirito dell'Istituto è di essere presenti universalmente in ospedali, scuole, ospizi, carceri, ... ed in ogni luogo utile al prossimo; esse inoltre si dovranno distinguere da altri ordini per la povertà (Gianelli: " dovete essere povere tra i poveri ")

Anche per il Gianelli era desiderio morir povero: "Se morirò ricco, non pregate per me, perché sarò dannato".

Il Colera ed il "miracolo delle rondini"

Durante la gravosa epidemia di colera degli anni 1835-1837 fu molto vicino alla popolazione, offrendo, assieme alle suore gianelline, sostegno morale, fede ed iniziativa ospedaliera e di prevenzione fin dalla prima ora e fino al debellamento di tale malattia nel territorio.

Il colera era apparso in Francia nel 1832 e ai primi di luglio del 1835 era arrivato a Genova e si stava diffondendo in Liguria creando molto panico.

Il 25 agosto del 1835 organizza una gigantesca processione penitenziale, alla quale prendono parte più di 7.000 fedeli, allo scopo di implorare la grazia alla Madonna dell'Orto per la cessazione del morbo.

Egli porta il Crocifisso Nero, venerato nella parrocchia, fino al Santuario poco distante della Madonna. A un certo punto uno stormo di rondini, dalla primavera non più viste, si mette a volteggiare attorno al Crocifisso portato in processione dallo stesso Gianelli facendosi sempre più numerose, il segno fu subito chiaro ai fedeli ed al sacerdote: "La grazia è fatta!" esclamò e l'epidemia cessò nel territorio.

Egli nei 12 anni di permanenza a Chiavari non si da riposo consumandosi letteralmente per le persone affidategli, ore ed ore nel confessionale di giorno e di notte, predica instancabilmente in parrocchia e nelle missioni, guida spiritualmente religiosi, laici e sacerdoti e si racconta che avesse fatto il voto di non perdere tempo al suo maestro Sant'Alfonso; egli non fece mai ne vacanze e riposo ricordando agli amici sacerdoti preoccupati della sua salute uno dei suoi tanti motti: " un prete ha due posti dove riposarsi: la tomba per il corpo e il cielo per l'anima!".

Vescovo di Bobbio

Nel febbraio 1838, mentre si trova in una delle sue tante missioni popolari a San Bartolomeo della Ginestra, nei pressi di Sestri Levante, gli giunse la notizia della nomina all'episcopato di Bobbio (Piacenza), che a quel tempo era provincia di Bobbio sotto la divisione di Genova ed anche suffraganea dell'arcivescovado di Genova.

La notizia lo colse molto di sorpresa, ed egli stesso esclamò: "Io nato povero, di bassa condizione, da nulla ... Vescovo?", sentendosi indegno a tale compito.

Il 6 maggio 1838 venne consacrato vescovo a Genova dall'arcivescovo cardinal Placido Maria Tadini e prestando giuramento nelle mani del re Carlo Alberto.

Il 5 luglio si mise in viaggio per Bobbio ed in tutti i paesi della Val Trebbia, dove era già conosciuto per le sue missioni, riceveva un'accoglienza trionfale.

Alle porte di Bobbio nei pressi della frazione di Carana, salì sul vicino bricco, dove vi erano i ruderi della torre del Malaspina, per ammirare la cittadina ed il territorio circostante, specie il Santuario di Santa Maria sul Monte Penice, pregando la Madonna e San Colombano di proteggerlo e di aiutarlo nel suo gravoso compito.

Nei pressi della città si fermò a Villa Renati a San Martino dove vestì gli abiti vescovili e si volle confessare da don Cesare Podestà, suo confessore.

La diocesi di Bobbio dopo il passaggio di Napoleone nel 1803 era povera ed in disordine, infatti era stata soppressa l'Abbazia di San Colombano seguita da quella della sede vescovile ristabilita poi nel 1817.

Con l'eliminazione del vescovado, la chiusura del seminario e delle chiese requisite specie delle parrocchie anche distrutte fisicamente, la cacciata degli ordini religiosi (benedettini, francescani, clarisse, ecc.), la persecuzione del clero e la crescente mancanza di buoni sacerdoti, nel popolo dilagò l'ignoranza religiosa; con la Restaurazione benché fossero state ripristinate le antiche sedi vescovili, le condizioni ereditate da Gianelli erano pessime.

Subito si mise in opera, come era suo solito, ed appena 15 giorni dopo l'ingresso in città, annunciò al clero ed al popolo che iniziava a visitare tutte le parrocchie a lui affidate ed a occuparsi delle scuole, degli ospedali e dei poveri; inoltre il 4 agosto chiamò la Missione dei Liguoriani in Bobbio nella Cattedrale.

Si inerpica fino alla più piccola chiesetta arroccata sulle montagne, noncurante dei disagi che questo provoca alla sua salute, e questo per elaborare un piano completo di riforma della diocesi che doveva portare prima al ripristino fisico delle parrocchie dei santuari e di tutte le chiese fino alle più piccole, per essere quanto più vicino al popolo ed aiutarlo sia fisicamente che spiritualmente.

Gli Oblati di Sant'Alfonso

Nell' novembre del 1838, dopo un progetto durato un mese, radunò i missionari "Liguoriani" fondando la Congregazione missionaria, degli Oblati di Sant'Alfonso.

Il 30 agosto 1839 vengono approvate con decreto pontificio le Regole degli Oblati.

Essi nel 1840 ebbero la loro sede nel Santuario della Madonna dell'Aiuto in Bobbio e si dedicarono alla direzione e all'insegnamento nelle scuole e nei Seminari, al Collegio di Santa Chiara e alle tante Missioni rurali e popolari.

Secondo Gianelli essi dovevano riempire il vuoto lasciato dai monaci colombaniani prima e benedettini poi e dagli altri ordini religiosi come i francescani e le clarisse cacciati e le cui sedi e chiese erano state avocate e vendute all'asta.

Tra i molti missionari Oblati vi fu Cristoforo Bonavino.

Nella rivoluzione del 1848 gli Oblati furono cacciati con le armi e perseguitati, ma i capi persecutori fecero una brutta fine, tra di essi vi fu uno che da milionario perse tutto ed in miseria si suicidò nel Trebbia.

Gianelli dedica al Seminario i suoi maggiori sforzi riformandolo completamente per formare una nuova generazione di sacerdoti appassionati e convinti della propria vocazione, ben preparati a livello culturale e volenterosi; egli affermava: "Un buon prete deve avere grande amore per la fatica per essere un Buon Pastore del gregge di Dio".

Le gianelline a Bobbio

Nel 1841 giunsero a Bobbio anche le ormai famose suore gianelline di Chiavari, la cui sede divenne la Chiesa di San Nicola con l'attiguo convento, iniziarono ad occuparsi dell'Ospedale e in seguito anche della scuola femminile di San Nicola.

Attualmente il convento è sede anche della Casa di accoglienza ed è situato in Piazza San Colombano di fronte all'Abbazia.

Nei quasi 8 anni di permanenza a Bobbio compie altre due visite pastorali è sempre presente tra i suoi seminaristi e in mezzo al suo popolo, si allontana dalla diocesi una solo volta nel 1839 per recarsi a Roma per la canonizzazione del suo maestro spirituale Sant'Alfonso Maria de' Liguori.

Sinodi diocesani

Il 23 settembre 1840 si celebra il primo sinodo diocesano a Bobbio per rinnovare tutta la vita cristiana e pastorale del clero e dei fedeli.

Il 29 agosto 1844 celebra il secondo sinodo diocesano, dando nuovo impulso alle missioni popolari, organizzando gli esercizi spirituali per il clero sia nella sua diocesi che in quelle vicine di Tortona e Piacenza, ed ultimando la riforma del Seminario.

San Colombano - riesumazione del sepolcro

Il 29 dicembre del 1843 riesuma la salma di San Colombano abate patrono di Bobbio e fondatore nel 614 dell'Abbazia e della Regola dei monaci colombaniani.

Venne aperto il sepolcro di marmo bianco e i resti messi un una teca trasparente, oggi sempre custodita nel monastero, sull'altare maggiore; finiti i lavori di restauro del sepolcro il corpo vi fu nuovamente ricollocato e in entrambe le occasioni vi furono celebrazioni ufficiali con la partecipazione di numerose persone anche provenienti dall'estero, specie dall'Irlanda.

Inoltre egli stesso ne scrisse una biografia.

La guarigione dell'infermo - il Santo di Ferro

Nel settembre del 1844 un uomo di Ponte dell'Olio, sul piacentino, afflitto da una cancrena, era ricorso con fede al Gianelli, sperandone la guarigione.

Il Vescovo stava disponendosi alla celebrazione delle feste da lui promosse, dell'esaltazione del corpo di San Colombano; egli allora invitò il povero infermo nell'Abbazia e lo esortò ad accostarsi ai Santissimi Sacramenti e assistette tutta la notte agli atti della ricognizione e ricollocamento del corpo del Santo Patrono dicendo all'infermo di aver fede e che guarirà dal male.

Così fu e questo fatto scosse molto i bobbiese ed i piacentini, che da allora lo soprannominarono: Il Santo di Ferro.

Le Missioni - prodigio a Centenaro

Gianelli e sempre in giro per le sue missioni popolari, per evangelizzare i fedeli.

Il perno era la parrocchia, la durata dai sei agli otto giorni, tutta la popolazione interessata si riuniva per ascoltare le prediche del mattino e della sera, le processioni penitenziali e la messa di chiusura della missione.

La missione incideva profondamente sulle persone, provocando un rinnovamento religioso ed autentiche conversioni.

Nel 1844 nel paese di Centenaro tra i comuni di Bettola e Ferriere, tristemente famoso per vicende di sangue e risse tra compaesani, accadde un fatto prodigioso, dopo l'omelia in cui egli invita alla riconciliazione, al perdono ed al cambiamento di vita, la gente gli si avvicina e gli consegna fucili, coltelli, pistole ed altre armi; raccolte tutte le armi Gianelli le fa sotterrare ai piedi della croce eretta a ricordo della missione (attualmente presente).

Un dipinto a Centenaro nella chiesa parrocchiale ne ricorda l'evento.

Egli tiene le missioni sia nella diocesi che in altre diocesi assieme ai suoi Oblati, se ne ricordano quelle di: Bettola, Coli, Casalporino, Fontanigorda, Villa di Lisou, Podenzano, Piacenza, Borgo Val di Taro, Bardi, Parma ed in Liguria, Borzonasca, Calice, Langasco, La Spezia, Neirone, Testana, Osegna, Pegli, Quinto, Quarto, Santo Stefano al Mare, Sestri Levante, Tregosa, Sestri Ponente, Zoagli, Dolcedo, ecc.

La malattia

Bobbio, Urna con le spoglie del santo

Gianelli si presta con ogni sforzo e zelo a predicare ed annunciare il Vangelo per la salvezza delle persone e ciò continua a consumarlo.

Opera senza prendersi ne vacanze e ne riposo, come molti sacerdoti gli fanno osservare, organizza la catechesi e si impegna personalmente nella redazione di un catechismo alla portata di tutti, introduce sia la pratica del mese mariano e sia della meditazione ed è lui stesso a dirigerla tutte le sere.

A soli 56 anni nell'aprile del 1845 la salute lo abbandonerà per sempre, cominciò a stare male comparendo i primi sintomi di tisi non riconosciuta dai medici, e nel maggio si dovette ritirare nella villetta di Fognano sulla riva destra del fiume Trebbia, dove parve ristabilirsi e nonostante molti gli scongiurassero di non muoversi di li e di ristabilirsi completamente, egli volle assolutamente riprendere l'attività pastorale.

Il 29 maggio 1845 detta il suo testamento.

La malattia durante l'inverno non gli diede tregua e nella primavera del 1846, essendosi aggravate le sue condizioni, su consiglio del medico, va a Piacenza per cambiare aria (altri medici gli consigliarono l'aria marina ligure più salubre, ma egli rifiutò per la lontananza da Bobbio).

Egli il 6 maggio del 1846 lascia Bobbio, ma durante il tragitto scese dalla portantina davanti al Santuario della Madonna dell'Aiuto ed entrò nella chiesa gremita di gente che pregava per lui e rivolse a loro un triste saluto, volle scendere nella sottostante cappella a salutare la Madonna e ripartì, fermandosi sia a Travo che Rivergaro a pregare nelle locali chiese; a Piacenza lo accolse il vescovo Mons. Luigi Sanvitali.

A Piacenza dapprima sembrò migliorare, tanto che egli usciva in carrozza a passeggiare fino ad una edicola della Madonna, dove al primo sole ebbe un'insolazione ed il suo stato peggiorò definitivamente e fu compiuta fino in fondo la sua volontà morendo povero di tisi la domenica del 7 giugno del 1846 nel giorno della festa della SS. Trinità, all'età di cinquantasette anni, in una semplice corsia d'ospedale.

Il corpo del Vescovo Gianelli partì da Piacenza chiusa in una semplice bara posta in un carretto funebre trainata da cavalli e mestamente attraverso la valle fino a Bobbio, attorniata senza fine di continuità da due ali di folla, giunte ad omaggiare il loro Santo di Ferro.

Dopo i solenni funerali in Cattedrale fu sepolto nella cripta nei Sepolcri dei Vescovi accanto a suoi predecessori.

In seguito le sue spoglie vennero trasferite nella contigua cappella a lui dedicata riposando in una preziosa urna trasparente sotto l'altare sempre nella cripta del Duomo di Bobbio.

Al momento della ricollocazione delle spoglie mortali, il muratore si accorse che la cassa non era stata sigillata bene, ma apertala ne trovarono miracolosamente il corpo intatto.

Beato e Santo

Storica immagine del Santo di Ferro

Il papa Benedetto XV nel 1920 dichiarò l'eroicità delle virtù praticate dal Gianelli.

Gianelli fu dichiarato beato dal pontefice Pio XI il 19 aprile del 1925, che ne autorizzò anche la pubblica venerazione.

Venne proclamato santo il 21 ottobre del 1951 da papa Pio XII.

Il 4 giugno del 2000 è nominato santo patrono di Bobbio oltre a San Colombano, ed anche patrono della Val di Vara.

Nel 2001 a 50 anni dalla canonizzazione le reliquie del santo vengono portate in pellegrinazione da Bobbio nella Val di Vara fino a Chiavari, e nei luoghi cari al Gianelli e dove hanno sede le sue suore gianelline.

Il 21 ottobre 2001 gli è stata dedicata una grande statua in marmo bianco di Carrara alta 3 metri su disegno di Luciano Lodola e collocata su di un piedistallo con una targa alle porte della città per chi proviene da Genova accanto alla Strada Statale 45, con il piccolo parco con attiguo parcheggio e zona giochi e picnic; la statua è illuminata di notte ed è molto visibile anche dalle frazioni circostanti, molte persone si fermano ad omaggiare il santo ponendo fiori, piante, ecc.

A Genova vi è una dedica con foto nella chiesa di San Matteo dove fu vice-parroco ed nella Cattedrale di San Lorenzo è stata posta una statua ad omaggio del santo vescovo.

Frasi tipiche

  • Il buon uso del tempo: il tempo luogo di grazia, di impegno e responsabilità
  • Il maledetto farò: altro modo di vivere, di sciupare la grazia del tempo
  • Il maledetto per non far peggio: ultima caratteristica del tempo in quanto "oggi di Dio"

Opere

Gianelli ha lasciato molti scritti, tra i quali una "Vita di San Colombano", panegirici, regole, prediche, discorsi morali e un Carteggio con la sua corrispondenza.

  • Gianelli Antonio Maria, "Allocuzione al Popolo di Chiavari per la posa della prima pietra del Conservatorio", Tip. Argiroffo, Chiavari 1857
  • Gianelli Antonio Maria, "Prediche diverse" - 2 volumi -, Sac. Marcone, Genova 1875
  • Gianelli Antonio Maria, "Discorsi e Panegirici", Sac. Marcone, Genova 1878
  • Gianelli Antonio Maria, "Lettere pastorali", Edizioni Gianelliane, 1980
  • Gianelli Antonio Maria, "Vi darò un segnale per vedere", Pensieri di S. Antonio Gianelli, Roma 1988

Genealogia episcopale


Predecessore: Vescovo di Bobbio Successore: Quadrato trasparente.png
Giovanni Giuseppe Cavalleri 22 febbraio 1838 - 7 giugno 1846 Pietro Giuseppe Vaggi I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Giovanni Giuseppe Cavalleri {{{data}}} Pietro Giuseppe Vaggi
Voci correlate
Biblbiografia
  • Roberto Alborghetti Sant'Antonio Maria Gianelli (Un Vescovo nell'emergenza educativa dell'Ottocento) - Editrice Velar Elledici 2009 - Velar: ISBN 978-88-7135-413-2 - Elledici: ISBN 978-88-01-04319-8
  • Salvatore Garofalo Sant'Antonio Maria Gianelli - Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (MI) 1989
  • AA.VV. Sulle orme di Antonio M. Gianelli, santo nel quotidiano - Grafiche Fassicomo, Genova 2001
  • Enrico Bacigalupo Antonio Gianelli parroco a Chiavari. La sua opera pastorale per il clero - Grafiche Fassicomo, Genova 2001
  • Enrico Bacigalupo Antonio Gianelli parroco a Chiavari. La sua predicazione ai laici - Grafiche Fassicomo, Genova 2001
  • Diego Coletti Una vita per il Vangelo - Edizioni Gianelline, Genova 1997
  • Ferraironi Amabile Il bisogno di provvedere - Edizioni Istituto Studio e Lavoro, Chiavari (GE) 1984
  • Juan Manuel Lozano Fuoco di Pentecoste - Edizione missionaria italiana 2003
  • Suore Gianelline S. Antonio Gianelli. Santità nel quotidiano, una passione che si trasmette -Figlie di Maria Santissima dell'Orto, Roma 2001
  • Giuseppe Frediani Il Santo di ferro - Orbis Catholicus, Roma 1951
  • AA.VV. Nella luce di Sant'Antonio Maria Gianelli
  • Luigi Sanguineti Il Beato Antonio Maria Gianelli, Vescovo di Bobbio - Marietti, Torino 1925
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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