Didimo il Cieco

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Didimo il Cieco
Laico
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Padre della Chiesa

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Età alla morte circa 85 anni
Nascita Alessandria d'Egitto
313 ca.
Morte 398
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Collegamenti esterni
Didimo il Cieco (Alessandria d'Egitto, 313 ca.; † 398) è stato uno scrittore, teologo ed eremita egiziano, di lingua greca. È uno dei Padri della Chiesa.

Biografia

Nacque ad Alessandria d'Egitto e benché laico e cieco dall'età di 4 anni, fu per circa mezzo secolo il capo della scuola catechetica alessandrina. Venerato per la sua profonda cultura ebbe come discepoli San Girolamo e Rufino di Aquileia.

Partecipò alle controversie del suo tempo circa la natura di Cristo e la Trinità.

Pensiero

Nella dottrina sulla Trinità Didimo aderì al Credo niceno; per quanto riguarda invece la preesistenza di Dio e la apocatastasi delle anime umane seguì gli insegnamenti di Origene.

Condanna

Fu condannato dal Concilio di Costantinopoli II nel 531 insieme a Evagrio Pontico e a Origene. Tale provvedimento fu la causa della distruzione di gran parte della sua produzione letteraria.

Opere

Dei suoi numerosi Commentari sulla Bibbia sono rimasti soltanto frammenti relativi in massima parte ai Salmi e agli Atti degli Apostoli. Da essi risulta evidente una spiccata preferenza per l'interpretazione allegorica.

Discussa è l' autenticità dell'opera Brevis enarratio in Epistolas Canonicas rimasta nella traduzione latina curata da Cassiodoro.

Delle sue opere dogmatiche possediamo la principale, il De Trinitate,[1] in tre libri, composta tra il 381 e il 392. Contiene le dottrine di Didimo contro l'Arianesimo.

Ci resta poi, nella traduzione latina di San Girolamo, l'opera in tre libri De Spiritu Sancto[2] e Contra Manichaeos.[3]

Sembra certo che molte altre opere siano state tramandate ai posteri sotto il nome di altri autori; così almeno la critica storiografica afferma per De dogmatibus et contra Arianos in due libri che vanno uniti all'opera Adversus Eumonium di San Basilio Magno.[4]

Il trattato sullo Spirito Santo fu scritto da Didimo per premunire i fedeli contro la propaganda degli eretici che negavano la divinità della terza Persona trinitaria. Il lavoro, da annoverarsi tra i migliori dell'antichità cristiana, è redatto in uno stile semplice ed immediato. Il pensiero è chiaro, gli argomenti addotti a giustificazione delle proprie tesi sono esaurienti e calzanti. Frequentissimo il ricorso alla Scrittura, sulla quale, in primo luogo, Didimo vuol poggiare le sue deduzioni. Composta in greco, pervenutaci in latino, l'opera viene proposta per la prima volta in assoluto in lingua italiana.[5]

Note
  1. In Enchiridion Patristicum,1068/76.
  2. In Enchiridion Patristicum, 1066 seg.
  3. In Enchiridion Patristicum,1077.
  4. Il ritrovamento del papiro di Toura con i commenti a Genesi e al Libro di Giobbe lo proverebbe.
  5. Città Nuova Editrice; introduzione, traduzione, note e indici a cura di Celestino Noce, sul testo tramandato da Girolamo, seguito in tutto, anche laddove l'originale greco lasciava presagire termini o espressioni diverse, pp. 173, Roma 2010.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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