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Papa Clemente I

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San Clemente I
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Santo
Martire Padre della Chiesa
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a Cardinale
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Creazione
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Cardinale elettore Errore nell'espressione: operatore < inatteso
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
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Consacrazione {{{consacrazione}}}
Fine del
pontificato
97
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore Papa Anacleto I
Successore Papa Evaristo
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
Antipapi {{{antipapi}}}
Riconoscimenti
Canonizzazione
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi.
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 23 novembre
Altre ricorrenze 25 novembre (Chiesa ortodossa)
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Attributi palma, àncora
Patrono di {{{patrono di}}}
Collegamenti esterni
Dati su gcatholic.com
Scheda su santiebeati.it
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Nel Martirologio Romano, 23 novembre:
«
San Clemente I, papa e martire, che resse la Chiesa di Roma per terzo dopo san Pietro Apostolo e scrisse ai Corinzi una celebre Lettera per rinsaldare la pace e la concordia tra loro. In questo giorno si commemora la deposizione del suo corpo a Roma. »
 

San Clemente I, noto anche come Clemente Romano (Filippi [1], ... – Roma, 23 novembre 97), è stato il 4° vescovo di Roma e papa greco dall'88 al 97 e anche il primo dei Padri Apostolici. Delle sue opere si conoscono uno scritto autentico, la Lettera alla Chiesa di Corinto, e altri molti scritti di dubbia attribuzione.

Indice

Il quarto papa

Secondo Tertulliano, intorno al 199, la Chiesa di Roma sosteneva che Clemente fosse stato ordinato da San Pietro apostolo[2], e san Girolamo affermava che ai suoi tempi la maggior parte dei latini "era convinta che Clemente fosse l'immediato successore dell'Apostolo"[3]. Girolamo sostenne questa tesi anche in molte altre opere. Gli antichi documenti, comunque, mostrano grande incertezza nella sua collocazione temporale.

L'elenco più antico dei papi fu stilato da Egesippo solo verso il 160, durante il pontificato di papa Aniceto. Questo elenco sembra sia stato usato da sant'Ireneo di Lione[4], da Sesto Giulio Africano, autore di una cronologia nel 222, dall'ignoto scrittore del III o IV secolo di un poema in latino contro Marcione, da sant'Ippolito di Roma, che estese questa cronologia fino al 234 e, probabilmente, dall'autore del Catalogo Liberiano del 354. Quest'ultimo fu preso a riferimento per la stesura del Liber Pontificalis. Eusebio di Cesarea per la sua cronaca e per la sua storia si basò sui dati dell'Africano; nella seconda opera, però, corresse leggermente le date. La cronaca di Girolamo è una traduzione di Eusebio, ed è l'unico mezzo a disposizione per risalire agli originali greci perduti del grande autore.

Di seguito le variazioni di ordine dei primi papi nei vari documenti:

  • Lino, Cleto, Clemente: così in Egesippo, in Epifanio, e nel Canone della Messa.
  • Lino, Anacleto, Clemente: così in Sant'Ireneo di Lione, nell'Africano, in Eusebio.
  • Lino, Anacleto, Clemente: così in San Girolamo.
  • Lino, Cleto, Anacleto, Clemente: così nel Poema contro Marcione.
  • Lino, Clemente, Cleto, Anacleto: così in Sant'Ippolito di Roma (?), nel Catalogo Liberiano, nel Liber Pontificalis.
  • Lino, Clemente, Anacleto: così in Ottato di Mileve e in Sant'Agostino.

Ad oggi nessun critico dubita che Cleto, Anacleto e Anencleto siano la stessa persona. Anacleto è un errore latino, mentre Cleto è un diminutivo (più cristiano) della forma Anencleto. Il Lightfoot riteneva che la trasposizione di Clemente nel Catalogo Liberiano fosse un mero errore, simile all'errore "Anicetus, Pius" per "Pius Anicetus" che si trova più avanti nello stesso elenco. Ma potrebbe essere stata una modifica intenzionale voluta da Ippolito, sulla base della tradizione riportata da Tertulliano.

Ireneo affermava che Clemente "vide gli Apostoli benedetti e conversò con loro, ed aveva ancora nelle orecchie il suono della predicazione degli Apostoli ed aveva la loro gestualità davanti agli occhi, e non era il solo vivente a cui fosse stato insegnato dagli Apostoli". Similmente Epifanio narrava (da Egesippo) che Clemente era un contemporaneo di Pietro e di Paolo di Tarso. Entrambi attribuivano 12 anni di pontificato sia a Lino che a Cleto.

Se Ippolito trovò Cleto due volte per un errore, l'ascesa di Clemente sembrerebbe essere avvenuta 36 anni dopo la morte degli apostoli, dove si colloca il "secondo Cleto". Ciò significherebbe che sarebbe quasi impossibile per Clemente essere stato loro contemporaneo, per cui Ippolito lo spostò ad una posizione precedente, quella dov'era il "primo Cleto" per conciliare la sua successione con le informazioni secondo cui conobbe gli apostoli.

Ancora, affermava Sant'Epifanio:

«
Se ricevette l'ordinazione episcopale da Pietro al tempo degli apostoli, e declinò l'ufficio, dato che in una delle sue epistole affermava 'mi ritiro, parto, lasciate che il popolo di Dio sia in pace' (Memorie di Egesippo), o se fu consacrato da papa Anacleto I dopo la sua successione agli apostoli, non lo sappiamo. »
 

Sembra improbabile che Epifanio faccia questa affermazione solo per citare l'Epistola; probabilmente Epifanio voleva dire che Egesippo riportava che Clemente era stato sì ordinato vescovo da Pietro ma aveva rifiutato di succedergli, ma ventiquattro anni più tardi, scelto a succedergli da Anacleto, esercitò realmente quell'ufficio per nove anni. Epifanio non era in grado di conciliare questi due fatti; Ippolito, tuttavia, sembra avere rifiutato la seconda tesi. L'ipotesi che Clemente fosse stato consacrato da Pietro per succedergli nell'ufficio ma avesse rifiutato, per essere di nuovo scelto da Anacleto come successore ventiquattro anni dopo, sembra l'unica soluzione per conciliare questi dati.

Cronologia

Non è difficile risalire alle date indicate da Egesippo. Epifanio indicava che il martirio degli Apostoli ebbe luogo nel dodicesimo anno del regno di Nerone. L'Africano lo calcolò al quattordicesimo anno (aveva attribuito un anno in meno ai regni di Caligola e Claudio), ed aggiunse la data imperiale per l'ascesa di ogni papa; ma avendo calcolato due anni in meno fino ad Aniceto, il suo calcolo non poteva coincidere con gli anni di episcopato forniti da Egesippo. Ebbe anche difficoltà analoghe per il suo elenco dei vescovi di Alessandria.

Hegesippus Africanus (da Eusebio) Intervallo Data reale
Lino12Nerone1412Nerone1266
Anacleto12Tito212Vespasiano1078
Clemente9Domiziano12(7)Domiziano1090
Evaristo8Traiano2(10)Traiano299
Alessandro10Traiano1210Traiano10107
Sisto10Adriano3(9)Adriano1117
Telesforo11Adriano12(10)Adriano11127
Igino4Antonino Pio14Antonino Pio1138
Pio15Antonino Pio515Antonino Pio5142
Aniceto Antonino Pio 20Antonino Pio20157

Se si inizia, come intese Egesippo, con Nerone 12 (vedasi l'ultima colonna), la somma dei suoi anni ci porta in maniera corretta fino agli ultimi tre Papi. Ma l'Africano partì con un errore di due anni, e per trovarsi con la data corretta a per Igino dovette considerare un anno di pontificato in meno ad ognuno dei papi precedenti, Sisto e Telesforo. Ma c'è una data in contraddizione, Traiano 2 che considera per Clemente ed Evaristo sette e dieci anni invece di nove e di otto.

Evidentemente si sentì di inserire una data riportata dalla tradizione, ed infatti la data di Traiano 2 è la data riportata da Egesippo. Ora, sappiamo che Egesippo parlò della conoscenza diretta di Clemente con gli Apostoli, e non disse niente su altri papi martiri ad eccezione di Telesforo. Non è sorprendente, poi, notare che l'Africano aveva, oltre alle lunghezze dell'episcopato, due date fisse riprese da Egesippo, quella della morte di Clemente nel secondo anno del regno di Traiano, e quella del martirio di Telesforo nel primo anno del regno di Antonino Pio. Pertanto possiamo supporre che, intorno al 160, si credeva che Clemente fosse morto nel 99.

Identità

La visione di San Clemente, opera di Giambattista Tiepolo, ca. 1730 ca, Londra, National Gallery.

Origene Adamantio identificava papa Clemente con l'aiutante di Paolo di Tarso (Fil 4,3); così facevano Eusebio, Epifanio, e Girolamo, ma questo Clemente, probabilmente, era un filippese. A metà del XIX secolo si identificava il Papa col console del 95, Tito Flavio Clemente che fu martirizzato da suo cugino, l'imperatore Domiziano, alla fine del consolato. Ma i testi antichi, tuttavia, affermano che il papa visse fino al regno di Traiano. È improbabile anche che fosse un membro della famiglia imperiale. Il continuo riferirsi all'Antico Testamento nella sua Epistola ha suggerito al Lightfoot, al Funk, al Nestle, e ad altri autori che fosse di origine ebraica. Probabilmente era un liberto o figlio di un liberto della famiglia imperiale, che ne includeva migliaia o decine di migliaia.

Si sa con certezza che nella famiglia di Nerone erano presenti molti cristiani (Fil 4,22). È estremamente probabile che i latori della lettera di Clemente, Claudio Efebo e Valerio Vito, fossero fra questi; per quanto riguarda i nomi (Claudio e Valerio), essi ricorrono con una certa frequenza fra i liberti dell'Imperatore Claudio (e dei suoi due predecessori della stessa Gens) e di sua moglie Valeria Messalina. I due messaggeri venivano descritti come "uomini di fede e prudenti che hanno camminato impeccabilmente fra noi dalla gioventù alla maturità" per questo motivo, probabilmente, erano già Cristiani e vivevano a Roma al tempo degli Apostoli, più o meno 30 anni prima. Il Prefetto di Roma durante la persecuzione di Nerone era Tito Flavio Sabino, fratello maggiore dell'imperatore Tito Flavio Vespasiano, e padre del Clemente martirizzato.

Flavia Domitilla, moglie del martire, era una nipote sia di Vespasiano, che di Tito e Domiziano. Il console e sua moglie ebbero due figli Vespasiano e Domiziano che ebbero come tutore Marco Fabio Quintiliano. Della loro vita non si sa nulla. Il fratello maggiore del martire Clemente era Tito Flavio Sabino, console nell'82 e messo a morte da Domiziano, di cui aveva sposato la nipote. Negli atti dei santi Nereo ed Achilleo, papa Clemente è rappresentato come suo figlio, ma in questo caso sarebbe stato troppo giovane per poter aver conosciuto gli apostoli.

Il martirio

Martirio di san Clemente, opera di Pier Leone Ghezzi, 1724, Roma, Pinacoteca Vaticana.

Della vita e morte di Clemente non si conosce nulla. Gli Atti del suo martirio, apocrifi in lingua greca, furono stampati nel Patres Apostolici del 1724, basato sugli studi di Jean Baptiste Cotelier. Questi, ricchi di narrazioni ampiamente leggendarie, riferiscono di come convertì Teodora, moglie di Sisinnio, un cortigiano di Nerva, e (dopo alcuni presunti "miracoli") Sisinnio stesso e altre 423 persone di un certo rango. Traiano bandì il papa in Crimea dove, secondo la leggenda miracolistica, avrebbe dissetato 2000 cristiani. Molte persone di quel paese si convertirono ed edificarono 75 chiese.

Traiano, per tutta risposta, ordinò che Clemente fosse gettato in mare con un'ancora di ferro al collo. Dopo questi avvenimenti, ogni anno, il mare recedeva di due miglia, fino a rivelare un sacrario costruito "miracolosamente" che conteneva le ossa del martire e permettere ai fedeli di recarvisi. Questa leggenda non è più vecchia del IV secolo ed era sicuramente conosciuta da Gregorio di Tours nel VI secolo.

Intorno all'868 san Cirillo, che si trovava in Crimea per evangelizzare i popoli slavi, rinvenì in un tumulo (non in una tomba subacquea) delle ossa ed un'ancora. Immediatamente si credette che queste fossero le reliquie di Clemente. Trasportate a Roma da Cirillo, furono deposte da papa Adriano II, insieme a quelle di sant'Ignazio di Antiochia, sotto l'altare maggiore della basilica inferiore di San Clemente. La storia di questa traslazione è piuttosto verosimile, ma non sembrano esserci tradizioni riguardo al tumulo, che fu trovato semplicemente perché poteva essere un probabile luogo di sepoltura. L'ancora sembra essere l'unica prova della sua identità, ma non si è in grado di stabilire se veramente era insieme a quelle ossa. Clemente venne menzionato per la prima volta come martire da Tirranio Rufino (circa 400).

Papa Zosimo in una lettera ai vescovi africani del 417 riferiva del processo e della parziale assoluzione dell'eretico Celesti svoltisi nella basilica di San Clemente; il papa scelse questa chiesa perché Clemente aveva appreso la fede da Pietro in persona.

Clemente venne annoverato tra i martiri anche dallo scrittore noto come Praedestinatus (circa 430) e dal Sinodo di Vaison del 442.

Critici moderni pensano possibile che il suo martirio fu suggerito da una confusione col suo omonimo, il console martirizzato. Comunque, non essendoci tradizioni di una sua sepoltura a Roma, si suppone che sia morto in esilio per cause naturali.

Culto

È patrono della Città di Velletri nella quale sembra abbia portato la fede in Cristo. È, inoltre, compratrono della Diocesi di Velletri - Segni, insieme a San Bruno Vescovo, patrono di Segni.

La basilica

Affresco dalla basilica inferiore di San Clemente a Roma, raffigurante la traslazione del corpo del santo per opera dei santi Cirillo e Metodio.

La basilica di San Clemente a Roma sorge nella valle tra l'Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano. Fu ricostruita nei primi anni del XII secolo da papa Pasquale II sulle fondamenta di una chiesa più antica, edificata sotto Costantino I (morto nel 337) o poco dopo.

Negli affreschi della basilica sono raffigurati alcuni miracoli attribuiti a Clemente.

La lettera ai Corinzi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce: Prima lettera di Clemente.

A papa Clemente I è attribuita una lettera rivolta alla Chiesa di Corinto.

Gli Scritti pseudo-clementini

Molti scritti sono stati falsamente attribuiti a papa Clemente I:

Iconografia

Nell'arte, san Clemente può essere riconosciuto come un papa con un'ancora e un pesce. Talvolta c'è, in aggiunta, una pietra miliare, chiavi, una fontana che spruzza alle sue preghiere o un libro. È anche raffigurato mentre giace in un tempio sul mare.

Successione degli incarichi

Predecessore: Papa Successore: [[Immagine:|30px]]
papa Anacleto I
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papa Evaristo I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
papa Anacleto I {{{data}}} papa Evaristo
Note
  1. Notizia incerta.
  2. De Praescriptiones, XXXII.
  3. De viris illustribus, XV.
  4. Adversus Haereses, III, III.
Bibliografia
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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