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Clemente di Alessandria

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Clemente di Alessandria
Laico
al secolo Tito Flavio Clemente
ERRORE in "fase canonizz"
Padre della Chiesa
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Clemente Alessandrino
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Titolo
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Età alla morte 65 anni
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Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Collegamenti esterni

Clemente di Alessandria, al secolo Tito Flavio Clemente, meglio conosciuto come San Clemente Alessandrino (150 ca. – 215 ca), è stato un filosofo, scrittore, apologeta cristiano greco antico del II secolo. È uno dei Padri della Chiesa.

Indice

Biografia

Tito Flavio Clemente nacque da genitori non cristiani, presumibilmente, ad Atene intorno al 150. Solo in età giovanile si convertì al Cristianesimo. Da Atene ereditò quello spiccato interesse per la filosofia, che avrebbe fatto di lui uno degli alfieri del dialogo tra fede e ragione nella tradizione cristiana. Dopo essersi convertito viaggiò di luogo in luogo alla ricerca di una istruzione sempre migliore, legandosi di volta in volta a maestri diversi: ad un greco ionico, ad un altro della Magna Grecia e ad un terzo della Siria, dopo tutti questi si rivolse ancora ad egiziano, ad un assiro e ad un cristiano ebreo di Palestina. In seguito, ancor giovane, egli giunse ad Alessandria d'Egitto la (Didaskaleion), città-simbol di quel fecondo incrocio tra culture diverse che caratterizzò l’età ellenistica. Qui conosce il filosofo Panteno (che egli nomina quale ape sicula) e, nei suoi insegnamenti, "trovò la pace". In questa metropoli intellettualmente eterogenea, coesistevano varie correnti filosofiche oltre a quella cristiana come i critici o gli eclettici, e Platone era il preferito tra i vecchi maestri. Il Neoplatonismo, la filosofia della nuova rinascita pagana, aveva un profeta ad Alessandria nella persona di Ammonio Sacca. Anche gli ebrei molto numerosi ad Alessandria, vi potevano respirare l’atmosfera liberale e assimilarne la sua cultura secolare. Questi ultimi formarono la colonia più illuminata della diaspora. Avendo abbandonato l'uso dell'ebraico, trovarono necessario tradurre le Sacre Scritture in greco, che era loro più familiare. Filone di Alessandria, il loro primo pensatore, divenne una sorta di Platone ebreo. Alessandria era, insomma, uno dei luoghi principali in cui trovare quel particolare miscuglio di paganesimo e speculazione cristiana noto come gnosticismo. Basilide e Valentino stessi insegnarono là. La nascente fede cristiana trovò in questo ambiente culturalmente stimolante terreno per crescere appunto confrontandosi con tutte le più importanti correnti di pensiero del tempo. In questo ambiente, in una data incerta, comunque nella seconda metà del II secolo, sorse "una scuola di istruzione orale". Qui venivano effettuate delle letture alle quali potevano assistere anche uditori pagani, mentre l'insegnamento avanzato era impartito separatamente ai cristiani. Essa era un'istituzione ufficiale della Chiesa. Panteno fu il primo insegnante il cui nome è stato tramandato. Clemente prima assistette e poi succedette a Panteno stesso nella direzione della scuola (circa 190), quando Panteno venne designato dal patriarca Demetrio di Alessandria come missionario in India. Prima del pontificato di Papa Vittore I (188-199), comunque, Clemente era già noto come scrittore cristiano. Intorno a questo periodo probabilmente compose l'"Esortazione ai greci" (Protreptikos pros Ellenas), le "Disposizioni" (Hypotyposeis), la "Miscellanea" (Stromateis) ed il "Pedagogo" (Paidagogos). Sotto la sua guida dal, 190 al 202 la scuola alessandrina divenne molto famosa. Qui si formarono famosi teologi come Origene Adamantio che gli fu successore alla guida della stessa.

Louis Duchesne[1] riassunse in questo modo gli anni successivi della vita Clemente. Non terminò la sua vita ad Alessandria poiché la quinta persecuzione si abbatté sull'Egitto nell'anno 202, ed i catecumeni furono colpiti in special modo. La scuola catechetica di Alessandria ne soffrì di conseguenza. Nei primi due libri della "Miscellanea", scritti in questo periodo, si trova più di un'allusione alla crisi. Alla fine Clemente fu obbligato a scappare. Poco tempo dopo si trovava a Cesarea in Cappadocia, ospite del suo amico ed antico alunno il vescovo Alessandro. La persecuzione era comunque crudele anche in quel luogo e Clemente adempì ad un ministero di amore: dopo che Alessandro fu imprigionato per la sua fede in Cristo, Clemente si prese cura della Chiesa di Cesarea al suo posto, ne fortificò i fedeli, e fu addirittura capace di fare nuove conversioni. Questi avvenimenti vengono narrati in una lettera scritta nel 211 o 212 da Alessandro per congratularsi con la Chiesa di Antiochia per l'elezione Asclepiade alla guida della diocesi. In un'altra lettera, scritta intorno al 215 ad Origene, Alessandro, però, parlava di Clemente come di una persona defunta. In questi ultimi anni Clemente prese parte anche alla controversia pasquale (questione quartodecimana).

Retaggio clementino

Clemente non ebbe grande influenza nello sviluppo della teologia, se non la sua influenza personale sul giovane Origene. Le sue opere furono copiate di quando in quando, come da Sant'Ippolito di Roma nel suo Chronicon, da Arnobio e da Teodoreto di Cirro. San Girolamo ne ammirava la cultura, mentre Papa Gelasio I, nel catalogo attribuitogli, menzionava le sue opere, ma aggiungeva, "non devono in nessun caso essere accettate". Fozio I di Costantinopoli nel Bibliotheca biasimava una serie di errori dedotta dai suoi scritti, ma mostrava una propensione benevola verso Clemente, che, nella storia, era stato ridimensionato dalla grandiosità del suo allievo Origene, che gli succedette alla guida della Scuola di Alessandria. Fino al XVII secolo, Clemente fu venerato come santo, il suo nome veniva citato nei martirologi, e la sua festa ricorreva il 4 dicembre. Ma quando il Martirologio Romano fu riformato da Papa Clemente VIII, dietro consiglio del cardinale Cesare Baronio, il suo nome fu eliminato dal calendario. Papa Benedetto XIV ratificò la decisione del suo predecessore per il fatto che la vita Clemente era poco conosciuta, che non ebbe mai un culto pubblico all'interno della Chiesa e che alcune delle sue dottrine erano, se non errate, almeno sospette. In tempi più recenti il favore nei confronti di Clemente si è accresciuto, vuoi per il suo affascinante stile letterario, vuoi per il suo attraente candore, vuoi per lo spirito coraggioso che lo rese un pioniere della teologia o per la sua inclinazione verso le speculazioni filosofiche. Il suo spirito era già moderno, inoltre, per l'epoca, era insolitamente colto: aveva una conoscenza completa dell'intera letteratura biblica e cristiana, delle opere sia ortodosse che eretiche; era versato nelle lettere ed aveva una eccellente conoscenza dei poeti e dei filosofi pagani, che amava citare e dei quali ha preservato un gran numero di frammenti di opere perdute. La mole di avvenimenti e citazioni raccolta e assemblata nelle sue opere è un evento eccezionale per l'antichità, sebbene non sia improbabile che utilizzase i florilegia (antologie) dai quali traeva brani di prima qualità.

Papa Benedetto XVI ne ha fatto argomento della sua catechesi sui personaggi della chiesa nascente nell'udienza generale del 18 aprile 2007. Dove il papa lo chiama santo e ne tesse le lodi.[2]

La dottrina

Benedetto XVI nella sua omelia così ne traccia il carattere:

«
Nel suo complesso, la catechesi clementina accompagna passo passo il cammino del catecumeno e del battezzato perché, con le due «ali» della fede e della ragione, essi giungano a un’intima conoscenza della Verità, che è Gesù Cristo, il Verbo di Dio. Solo questa conoscenza della Persona che è la Verità, è la «vera gnosi», l’espressione greca che sta per «conoscenza», per «intelligenza». È l’edificio costruito dalla ragione sotto impulso di un principio soprannaturale. La fede stessa costruisce la vera filosofia, cioè la vera conversione nel cammino da prendere nella vita. »

Per gli studiosi non è stato facile riassumere i punti principali degli insegnamenti di Clemente, infatti, mancava di precisione tecnica e non ricercò mai un'esposizione ordinata. È facile, perciò, mal giudicarlo. Nel giudizio di Tixeront: le regole della fede di Clemente erano ortodosse; accettava l'autorità delle tradizioni della Chiesa, inoltre, prima di tutto, era un cristiano che accettava "la legge ecclesiastica", tuttavia, si sforzava anche di rimanere filosofo, e portava la speculazione sul perché della vita nelle materie religiose. "Sono pochi", affermava "coloro i quali avendo fatto bottino dei tesori degli egiziani, ne fanno arredi per il Tabernacolo." Egli si predispose, perciò, ad usare la filosofia come strumento per trasformare la fede in scienza, e la rivelazione in teologia. Gli gnostici già avevano affermato di possedere la scienza della fede, ma erano, piuttosto, meri razionalisti o puri sognatori. Clemente non aveva nulle, se non la fede come base per le sue speculazioni. Per questo motivo non può essere accusato di aver volontariamente sviluppato posizioni non ortodosse. Era cauto nell'accostarsi alle Sacre Scritture per sviluppare la sua dottrina. Aveva letto tutti i libri del Nuovo Testamento ad eccezione della Seconda lettera di Pietro e della Terza lettera di Giovanni. "Infatti", dice Tixeront, i "suoi studi sulla forma primitiva delle scritture Apostoliche sono del valore più alto."Sfortunatamente (per Tixeront), interpretò le Sacre Scritture secondo lo stile di Filone, pronto a trovare allegorie dappertutto. I fatti narrati nell'Antico Testamento divennero, così, puramente simbolici. Tuttavia, non si permise tale ampia libertà col Nuovo Testamento.

Lo speciale interesse che Clemente coltivava lo condusse ad insistere sulla differenza tra la fede del cristiano ordinario e la scienza del perfetto, tanto che i suoi insegnamenti su questo punto sono proprio la sua caratteristica principale. Benedetto XVI:

«
Clemente distingue poi due gradini della vita cristiana. Primo gradino: i cristiani credenti che vivono la fede in modo comune, ma pur sempre aperta agli orizzonti della santità. E poi il secondo gradino: gli «gnostici», cioè quelli che conducono già una vita di perfezione spirituale. In ogni caso il cristiano deve partire dalla base comune della fede, e attraverso un cammino di ricerca deve lasciarsi guidare da Cristo e così giungere alla conoscenza della Verità e delle verità che formano il contenuto della fede. Tale conoscenza, ci dice Clemente, diventa nell’anima una realtà vivente: non è solo una teoria, è una forza di vita, è una unione di amore trasformante. La conoscenza di Cristo non è solo pensiero, ma è amore che apre gli occhi, trasforma l’uomo e crea comunione con il Logos, con il Verbo divino che è Verità e Vita. In questa comunione, che è la perfetta conoscenza ed è amore, il cristiano raggiunge la contemplazione, l’unificazione con Dio. »

Il cristiano che tende alla perfezione ha una comprensione particolare dei "grandi misteri" dell'uomo, della natura, della virtù, che il cristiano ordinario accetta senza comprendere. Ad alcuni è sembrato che Clemente esagerasse il valore morale della conoscenza religiosa; si deve tuttavia ricordare che non lodava la mera conoscenza fine a se stessa, ma la conoscenza che si trasformava in amore. È la perfezione cristiana che egli celebrava. Il cristiano perfetto, il vero gnostico, che Clemente amava descrivere, deve condurre una vita di calma inalterabile. E qui il pensiero clementino è indubbiamente intriso di Stoicismo. In questo caso, infatti, non stava realmente descrivendo il cristiano, con i suoi sentimenti e i suoi desideri sotto il dovuto controllo, ma l'ideale Stoico che ha sopito i suoi sentimenti. Il perfetto cristiano, quindi, doveva condurre una vita di devozione assoluta; l'amore nel suo cuore lo avrebbe dovuto incitare a vivere in una unione sempre più stretta con Dio attraverso la preghiera, a lavorare per la conversione delle anime, ad amare i suoi nemici e, persino, a sopportare il martirio stesso.

Clemente fu anche un precursore della controversia Trinitaria. Insegnò che nella Divinità erano presenti tre Termini. Alcuni critici dubitano se li distinguesse come Persone, ma una attenta lettura delle sue opere lo prova. Il Secondo Termine della Trinità era il Verbo. Fozio credeva che Clemente professasse una molteplicità di Verbi mentre, in realtà, Clemente tratteggiava soltanto una distinzione tra l'attributo immanente dell'intelligenza del Padre Divino ed il Verbo fatto Persona che era il Figlio, eternamente generato ed in possesso di tutti gli attributi del Padre. Essi, insieme, erano un unico Dio. Fino a questo punto, infatti, questa nozione di unità proposta da Clemente sembrava avvicinarsi al Modalismo, o, addirittura all'errore opposto del Subordinazionismo. Ciò, tuttavia può essere spiegato altrimenti: Clemente dovrebbe essere giudicato, a differenza di quanto si fa generalmente con gli altri scrittori, non da una frase colta qui o là, ma dalla globalità dei suoi insegnamenti. Dello Spirito Santo non parlò molto e, quando si riferiva alla terza Persona della Trinità, si basava strettamente su quanto riportato dalle Sacre Scritture. Era, inoltre, un convinto assertore della duplice natura di Cristo. Cristo era l'Uomo-Dio che ci beneficia sia come Dio che come uomo. Clemente, evidentemente, vedeva Cristo come una Persona (il Verbo). Fozio accusava Clemente anche di Docetismo. Udienza di Benedetto XVI

«
La catechesi clementina accompagna passo passo il cammino del catecumeno e del battezzato perché, con le due «ali» della fede e della ragione, essi giungano a un’intima conoscenza della Verità, che è Gesù Cristo, il Verbo di Dio. Solo questa conoscenza della Persona che è la Verità, è la «vera gnosi», l’espressione greca che sta per «conoscenza», per «intelligenza». »

Per questi motivi Clemente è considerato il primo gnostico cristiano. Per Clemente era problema essenziale mostrare come il cristianesimo è superiore a qualsiasi filosofia e cercava di spiegare che nella fede cristiana è contenuto quanto di meglio la filosofia avesse prodotto prima di Cristo. Egli distingueva tra la funzione svolta dalla filosofia prima di Cristo e la funzione che avrebbe dovuto svolgere dopo di Lui. Sottolineava come, attraverso la filosofia, fosse possibile avvicinarsi alla verità che comunque si completata solo attraverso la rivelazione. Come San Giustino martire, Clemente individuava in tutti gli uomini la presenza di una scintilla divina che permette di accedere alla fede e il cristianesimo non è la negazione, bensì il completamento della tradizione filosofica: esso non ha il carattere settario delle scuole filosofiche dei vari gruppi gnostici che nella storia del pensiero si sono succeduti, per Clemente la rivelazione non è prerogativa di una minoranza di pseudo eletti, ma in essa Dio chiama a sé tutti indistintamente. L’ambiente in cui questo filosofo è cresciuto, in molti aspetti simile a quello della cultura occidentale contemporanea, fa del suo pensiero uno strumento ancora attuale per convincere i gnostici e i liberi pensatori della bontà del messaggio di Gesù Cristo. L'omelia pontificia termina con la «preghiera a Cristo Logos», con la quale Clemente conclude il suo Pedagogo. Egli supplica così:

«
«Sii propizio ai tuoi figli»;
«concedi a noi di vivere nella tua pace, di essere trasferiti nella tua città, di attraversare senza esserne sommersi i flutti del peccato, di essere trasportati in tranquillità dallo Spirito Santo e dalla Sapienza ineffabile: noi, che di notte e di giorno, fino all’ultimo giorno cantiamo un canto di ringraziamento all’unico Padre, (..) al Figlio pedagogo e maestro, insieme allo Spirito Santo. Amen!» »

Opere

Vasta e feconda è la sua produzione letteraria. Fu infatti un uomo di grande cultura, formatasi nello studio della letteratura[3] della filosofia[4], delle lettere cristiane ed eretiche, delle religioni e dei misteri.

"Protrettico" (Protreptokos pros Ellenas)

Il "Protrettico" o "Esortazione ai Greci" è un persuasivo appello alla fede, scritto in un tono molto alto. In questa opera, Clemente cercava di dimostrare la trascendenza della religione cristiana mettendo in contrapposizione il cristianesimo con l'abiezione dei riti pagani e con le vane speranze dei poeti e dei filosofi pagani. L'opera termina con la descrizione del cristiano timorato di Dio. Questo scritto fu composto in risposta a coloro che predicavano quanto fosse sbagliato abbandonare l'antica religione.

"Disposizioni" (Hypotyposeis)

Si tratta di un'opera in otto libri in buona parte persi salvo alcuni frammenti in greco riportati da Eusebio di Cesarea, Ecumenio, Massimo il Confessore, Giovanni Moschos e Fozio. Essa fu tradotta in latino da Tirannio Rufino con il titolo di Dispositiones. Secondo Zahn, un frammento in latino, Adumbrationes Clementis Alexandrini in epistolas canonicas, tradotto da Flavio Magno Aurelio Cassiodoro e depurato dai passaggi non ortodossi, riporta, in parte, il testo clementino. Eusebio descriveva le "Disposizioni" come un commentario compendiato con commenti dottrinali e storici sull'intera Bibbia e sui non canonici "Epistola di Barnaba" e "Apocalisse di Pietro". Fozio che lo aveva anche letto, lo descriveva, invece, come una serie di chiarimenti sui testi biblici della Genesi, dell'Esodo, dei Salmi, dell'Ecclesiaste e delle epistole paoline e cattoliche. Tuttavia aggiungeva che l'opera è buona, ma contiene anche delle "empietà e favole", come l'eternità della materia, la molteplicità dei Verbi (Logoi), il docetismo e la metempsicosi. In ogni caso, alcuni studiosi più conservatori sono inclini a credere che Fozio abbia dato troppo rilievo agli errori di Clemente, qualunque essi fossero. Lo stile di Clemente, infatti, è difficoltoso, le sue opere sono piene di citazioni ed i suoi insegnamenti sono difficilmente riconducibili ad un corpus dottrinario unico. E questa opera primeva, essendo un commentario su parti isolate delle Sacre Scritture, dovette essere particolarmente soggetta a incomprensioni. Tuttavia, le sue opere superstiti mostrano Clemente in una luce migliore.

"Miscellanea" (Stromateis)

L'opera si compone di ben sette libri, dei quali i primi quattro sono antecedenti a quella successiva, il "Pedagogo". Quando ebbe finito quest'ultimo lavoro, Clemente tornò alla "Miscellanea", che non terminò mai. Le prime pagine dell'opera sono andate perdute, inoltre, ciò che è noto fin dai tempi di Eusebio come l'ottavo libro altro non è se non una raccolta di citazioni di filosofi pagani. È probabile, come ha suggerito von Annin, che Clemente intendesse avvalersi di questi materiali insieme ad estratti da Teodoto e dalla scuola valentiniana ed all'Eclogae Propheticae. Nella "Miscellanea" Clemente rinunciò ad ogni ordine e pianificazione. Egli comparava l'opera ad un prato dove tutti i generi di fiori crescono a caso, oppure ad una collina ombrosa o montagna su cui crescevano alberi di ogni genere. La sua analisi mostra che si trattava di una serie di appunti su argomenti vari, probabilmente note sulle sue lettura alla scuola. Tuttavia è il più completo dei lavori di Clemente. Lo scritto inizia con l'importanza della filosofia nella ricerca della conoscenza cristiana. In questa parte, forse voleva difendere il suo metodo scientifico dalla critica dei confratelli più conservatori. Nel proseguio Clemente dimostra come la fede è riferita alla conoscenza, ed enfatizza la superiorità della rivelazione sulla filosofia. La verità di Dio deve essere trovata nella rivelazione, un'altra sua parte può essere rinvenuta nella filosofia. È precipuo dovere del cristiano non trascurare nulla. La scienza religiosa, dedotta dalla sua duplice fonte (rivelazione e filosofia) è anche elemento di perfezione, il cristiano istruito ("il vero gnostico") è il cristiano perfetto. Colui che è asceso a questa quota è lontano dalla tentazione delle passioni; è unito a Dio, ed in un senso misterioso è uno con Lui. Tale era la linea di pensiero indicata nell'opera, che è piena di digressioni.

Pedagogo (Paidagogos)

È un trattato pratico in tre libri. Il suo scopo era quello di addestrare il cristiano ad una vita disciplinata per divenire un cristiano istruito. Nei tempi antichi il paedagogus era lo schiavo che era continuamente responsabile di un ragazzo, il suo compagno. Da lui dipendeva la formazione del carattere del ragazzo. Tale è l'ufficio della Parola Incarnata verso gli uomini. Nulla è troppo comune o banale per la cura del Pedagogo. La sua influenza ricade sui dettagli minuti della vita, sul modo di mangiare, di bere, di dormire, di vestire, di svagarsi ecc. Il tono morale di questo lavoro è gentile; molto bello è l'ideale di una vita trasfigurata descritta alla fine. Nelle edizioni successive delle opere di Clemente, il "Pedagogo" è seguito da due corti poemi, il secondo, dedicato al Pedagogo stesso, è opera di qualche pio lettore dell'opera; il primo, intitolato "Inno al Salvatore Cristo" (Hymnos tou Soteros Christou), nei manoscritti che lo contengono, viene attribuito a Clemente. L'inno potrebbe essere opera di Clemente (Bardenhewer), o antecedente, come il Gloria in excelsis Deo (Westcott).

"Quale ricco si può salvare?" (tis ho sozomenos plousios)

Si tratta di un'omelia basata su Mc 10,17-31 in cui Clemente dimostra che la ricchezza non viene condannata dai Vangeli come intrinsecamente cattiva, ma la sua moralità dipende dall'uso buono o cattivo che se ne fa. L'opera si conclude con la narrazione della vicenda del giovane che fu battezzato, si perse, e fu riconvertito da Giovanni apostolo ed evangelista. La data del trattato è ignota, comunque si è conservato in maniera pressoché completa..

"Lettera di Mar Saba"

A Clemente è stata anche attribuita la lettera di Mar Saba, nella quale egli riporta estratti del Vangelo segreto di Marco. Questa lettera, scoperta da Morton Smith nel 1958 nel monastero di Mar Saba che si trova a sud di Gerusalemme, ma che potrebbe essere un falso dello stesso Smith.[5]

Considerazioni

Vedono nelle opere principali di Clemente, l'"Esortazione", il "Pedagogo", la "Miscellanea" una grande trilogia che rappresenta una graduale iniziazione alla vita cristiana (fede, disciplina, conoscenza), tre stadi che corrispondono ai tre gradi dei misteri neoplatonici (purificazione, iniziazione, e visione). Concetti così fondamentali erano indubbiamente ben presenti a Clemente, ma difficilmente si può dire se siano stati ben compresi, era troppo disordinato.

Venerazione

Clemente è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, anche se da quando il Martirologio Romano venne riformato da Papa Clemente VIII, dietro consiglio del cardinale Cesare Baronio, il suo nome fu tolto dal Calendario dei santi, in precedenza lo si festeggiava il 4 dicembre.

Note
  1. Histoire ancienne de l'Eglise, I, pagina 334 e seguenti
  2. Catechesi di Benedetto XVI su Clemente Alessandrino tenuta durante l'Udienza generale di mercoledì 18 aprile 2007
  3. I suoi scritti rivelano una conoscenza quasi totale della letteratura greca. Numerosissimi sono infatti gli echi letterari e la presenza di espressioni tipiche di moltissimi autori classici.
  4. Mostra di avere familiarità con tutte le scuole filosofiche.
  5. Peter Jeffrey, The Secret Gospel of Mark Unveiled, Yale University Press, 2007.
Bibliografia
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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