Ludovico Calini

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Ludovico Calini
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Cardinale
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al secolo
ERRORE in "fase canonizz"

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Titolo cardinalizio
Età alla morte 86 anni
Nascita Calino
18 gennaio 1696
Morte Brescia
9 dicembre 1782
Sepoltura chiesa dei Santi Faustino e Giovita, Bresia
Appartenenza
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Vestizione [[]]
Professione religiosa [[]]
Ordinato diacono
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Ordinazione presbiterale 17 dicembre 1718
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Consacrazione vescovile 21 settembre 1730
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Elevazione ad Arcivescovo
Elevazione a Patriarca 1º febbraio 1751
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Creazione
a Cardinale
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Creazione
a Cardinale
Creazione
a Cardinale
26 settembre 1766 da Clemente XIII (vedi)
Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
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Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
° vescovo di Roma
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Proclamazioni
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Eventi
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Altre ricorrenze
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Collegamenti esterni
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Ludovico Calini o Lodovico (Calino, 18 gennaio 1696; † Brescia, 9 dicembre 1782) è stato un cardinale, vescovo e patriarca italiano.

Cenni biografici

Nacque nel feudo paterno di Calino, diocesi di Brescia, il 9 gennaio 1696, quinto degli otto figli del conte Vincenzo e di Teodora nata Gonzaga Martinengo. Venne battezzato il 18 gennaio seguente nella chiesa parrocchiale di Calino.

Studiò inizialmente a Brescia dove ricevette il diaconato e nel 1717 fu nominato canonico della cattedrale. Venne ordinato sacerdote il 17 dicembre 1718. Dal 1721 fu a Roma dove proseguì gli studi presso la Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici e dove il 5 giugno 1725 si addottorò in utroque iure.

Tornato in patria, mons. Angelo Maria Quirini, nominato da poco vescovo di Brescia, lo nominò nel 1727 esaminatore e sovrintendente per la costruzione della nuova cattedrale cittadina.

L'11 settembre 1730 fu eletto vescovo di Crema. Il 21 settembre di quello stesso anno, nella chiesa di San Marco a Roma, fu consacrato dal suo vescovo Angelo Maria Querini, assistito da Antonio Maria Pallavicini (Ch), arcivescovo titolare di Naupactus, e da Giusto Fontanini (Ch), arcivescovo titolare di Ancira.

Nel 1737 convocò un sinodo diocesano, che dal 1609 non veniva più convocato, nel quale diede nuove disposizioni alla sua diocesi. Alla fine dello stesso anno il vescovo fu coinvolto nelle dispute sorte attorno agli scritti di Giuseppe Guerreri, presbitero della sua diocesi. Negli scritti il sacerdote sosteneva che i fedeli avevano il diritto di essere comunicati con particole consacrate nella messa a cui avevano assistito. Il vescovo intervenne nella questione il 15 gennaio 1738 dove intimava per scritto al sacerdote di non scrivere più sull'argomento. La controversia ebbe lunghi strascichi costringendo nel 1742 a un intervento diretto di Benedetto XIV con l'enciclica Certiores del 13 novembre ai vescovi d'Italia, in cui, pur riconoscendo il diritto dei fedeli di chiedere la comunione durante la messa, rimetteva la materia alla disciplina vescovile.

A causa di profondi contrasti con la famiglia Griffoni, una delle più potenti di Crema, fu costretto a lasciare la sua sede e a trasferirsi a Roma, dove il 27 gennaio 1751 dimissionò da vescovo di Crema. Il 1º febbraio fu eletto patriarca di Antiochia. Fu nominato presidente della dottrina cristiana, deputato dei monasteri di monache ed esaminatore nei sacri canoni. Eletto al soglio pontificio Clemente XIII, che aveva grande stima del prelato, fu nominato commendatore dell'arciospedale di santo Spirito in Sassia. Consigliere ascoltato del papa, ne condivise il benevolo atteggiamento nei confronti dei Gesuiti.

Fu creato cardinale nel concistoro del 26 settembre 1766, quattro giorni dopo ricevette la berretta cardinalizia e il 1º dicembre seguente il titolo di cardinale presbitero di Sant'Anastasia. Fu ascritto alle sacre congregazioni per i Vescovi ed i Regolari, per l'immunità ecclesiastica, per la Reverenda Fabbrica di San Pietro, per le visite apostoliche e dei Riti. Fu poi protettore del monastero di Santa Marta e della nazione bresciana a Roma.

Nel conclave del 1769 il Calini, classificato tra i cardinali "cattivi" nelle istruzioni della corte di Madrid ai suoi rappresentanti a Roma, fu uno dei più autorevoli membri del "partito" di Carlo Rezzonico, avverso alle corti borboniche: egli, dopo aver sostenuto invano la candidatura dello "zelante" Giuseppe Pozzobonelli, annunciò il 18 maggio la disponibilità propria e degli altri due colleghi veneti, Antonio Marino Priuli e Giovanni Molin, a votare per Ganganelli e fu proprio lui il giorno dopo, come ultimo scrutatore, a proclamare l'elezione a papa di quest'ultimo che prese il nome di Clemente XIV.

Durante il papato di Clemente XIV, il porporato, che mutò nel 1771 il proprio titolo con quello di santo Stefano al Monte Celio, non recitò una parte rilevante in Curia, anche per le sue chiare simpatie nei confronti dell'Ordine dei Gesuiti. Dal 28 febbraio 1774 al 29 gennaio 1776 fu camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali. Prese parte nuovamente al conclave del 1775-1775 che elesse papa Pio VI. Come membro della Sacra Congregazione per i Riti votò contro la proposta di beatificazione del vescovo spagnolo Juan de Palafox y Mendoza. Il suo voto destò scalpore nella società spagnola, ma egli portò a conoscenza del pubblico la sua analisi della lettera del vescovo Palafox a papa Innocenzo X dove questi si schierava apertamente contro i Gesuiti con parole a tratti poco lusinghiere, il che a sua detta sarebbe bastato per pregiudicarne la beatificazione. La causa venne archiviata e la chiesa concesse al Palafox il solo titolo di venerabile, sino al 2011 quando papa Benedetto XVI ne ha accosto la richiesta di beatificazione.

Nell'aprile 1780 si ritirò definitivamente a Brescia. Prima di lasciare Roma in un colloquio con il papa gli raccomandò la Compagnia di Gesù "ingiustamente distrutta per una combriccola di quattro o cinque ministri"; egli chiese il ristabilimento dell'Ordine o almeno che non fossero presi provvedimenti contro la riorganizzazione dei gesuiti accolti in Russia da Caterina II, come chiedevano le corti borboniche, ricevendo da Pio VI l'assicurazione che sarebbe stato fatto tutto il possibile.

Morì il 9 dicembre 1782 a Brescia e fu sepolto nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita.

Genealogia episcopale

Successione incarichi

Predecessore: Vescovo di Crema Successore: BishopCoA PioM.svg
Faustino Giuseppe Griffoni Sant'Angelo (Ch) 11 settembre 1730 - 27 gennaio 1751 Marcantonio Lombardi (Ch) I
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Faustino Giuseppe Griffoni Sant'Angelo (Ch) {{{data}}} Marcantonio Lombardi (Ch)
Predecessore: Patriarca titolare di Antiochia Successore: PatriarchNonCardinal PioM.svg
Antonio Maria Pallavicini 1º febbraio 1751 - 1º dicembre 1766 Domenico Giordani (Ch) I
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Antonio Maria Pallavicini {{{data}}} Domenico Giordani (Ch)
Predecessore: Cardinale presbitero di Sant'Anastasia Successore: CardinalCoA PioM.svg
Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze 1º dicembre 1766 - 4 marzo 1771 Muzio Gallo I
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Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze {{{data}}} Muzio Gallo
Predecessore: Prefetto della Sacra Congregazione per le indulgenze e le sacre reliquie Successore: Quadrato trasparente.png
Raffaele Cosimo de'Girolami ottobre 1767 - 9 dicembre 1782 Antonio Eugenio Visconti I
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Raffaele Cosimo de'Girolami {{{data}}} Antonio Eugenio Visconti
Predecessore: Cardinale presbitero di Santo Stefano al Monte Celio Successore: CardinalCoA PioM.svg
Pietro Paolo de Conti 4 marzo 1771 - 9 dicembre 1782 Etienne-Hubert de Cambacérès I
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Pietro Paolo de Conti {{{data}}} Etienne-Hubert de Cambacérès
Predecessore: Camerlengo del Collegio Cardinalizio Successore: CardinalCoA PioM.svg
Giovanni Carlo Boschi 28 febbraio 1774 - 29 gennaio 1776 Lazzaro Opizio Pallavicino I
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Giovanni Carlo Boschi {{{data}}} Lazzaro Opizio Pallavicino
Bibliografia
  • Giuseppe Pignatelli, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 16, (1973), CALINI, Ludovico

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