Spirito Santo (Nuovo Testamento)

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1leftarrow.png Voce principale: Spirito Santo.

Juan Bautista Maíno, Pentecoste, 1615-1620. Nell'evento descritto in At 2,1-11 si ha la più grande e significativa effusione dello Spirito Santo del Nuovo Testamento
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Gesù rivela in pienezza lo Spirito Santo solo dopo che è stato egli stesso glorificato con la sua morte e risurrezione. Tuttavia, lo lascia gradualmente intravvedere anche nel suo insegnamento alle folle, quando rivela che la sua carne sarà cibo per la vita del mondo (Gv 6,27.51.62-63). Inoltre lo lascia intuire a Nicodemo (Gv 3,5-8), alla Samaritana (Gv 4,10.14.23-24) e a coloro che partecipano alla festa delle Capanne (Gv 7,37-39). Ai suoi discepoli ne parla apertamente a proposito della preghiera (Lc 11,13) e della testimonianza che dovranno dare (Mt 10,19-20).
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Nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo, prefigurato e annunciato nell'Antico, è finalmente rivelato come persona.

Gli scritti del Nuovo Testamento non ci offrono un insegnamento sistematico sullo Spirito Santo.[1] Raccogliendo però i molti dati presenti negli scritti di Luca, Paolo e Giovanni è possibile cogliere la convergenza di questi tre grandi filoni della rivelazione dello Spirito Santo.[2]

Terminologia

La locuzione "Spirito Santo" (Πνεῦμα ἅγιον, Pneûma hághion o Ἅγιον Πνεῦμα, Hághion Pneûma in greco) è frequente nel Nuovo Testamento, ma con le sue 101 occorrenze[3], a cui va aggiunta l'espressione "Spirito di santificazione" di Rm 1,4, rappresenta poco più di un quarto delle 379 occorrenze del termine Πνεῦμα, Pneûma, "Spirito".[4]

Più in dettagli:

  • la parola "Spirito", senza ulteriori specificazioni, compare 120 volte, e ha chiaro valore teologico; cfr. per esempio Mc 1,10; nell'Antico Testamento è molto presente e rimanda in genere al vento;
  • l'espressione "Spirito di Dio" compare una trentina di volte, compresa l'occorrenza di "Spirito del Padre in Mt 10,20; nell'Antico Testamento compare 18 volte con Elohim o simili;
  • invece "Spirito del Signore" compare solo quattro volte (Lc 4,18; At 5,9; 8,38; 2Cor 3,17-18), sempre strettamente in rapporto a Dio e non a Cristo; nell'Antico Testamento compare invece 27 volte in riferimento a YHWH;
  • "Spirito del Figlio" compare in Gal 4,6, e "Spirito di Cristo" in 1Pt 1,11, "Spirito di Gesù" in At 16,7 e "Spirito di Gesù Cristo in Fil 1,19.

Non sono di facile interpretazione alcune espressioni astratte che ricorrono solo nelle Lettere di San Paolo e nell'opera giovannea, come "Spirito di verità" (Gv 14,17), "Spirito della vita" (Rm 8,2), "spirito di schiavitù" (Rm 8,15), "Spirito di adozione" (ibid.), "spirito di fede" (2Cor 4,13), "spirito di sapienza e di rivelazione" (Ef 1,17), "spirito di profezia" (Ap 19,10): in esse bisogna precisare di volta in volta se il riferimento è alla persona dello Spirito Santo oppure a una generica forza, sapienza, ecc. di Dio.

Riguardo ai verbi che descrivono l'azione dello Spirito si trova:

Tale linguaggio molto vario mostra che lo Spirito non è assolutamente a disposizione degli uomini; piuttosto, questo linguaggio esprime la trascendenza e l'imprevedibilità di Dio.

Lo Spirito nella persona di Gesù

Il Nuovo Testamento presenta lo Spirito Santo a partire dal suo originale rapporto con Gesù[5].

Nel concepimento per opera dello Spirito Santo

La presenza dello Spirito in Gesù risale alle origini stesse del suo essere come uomo.

Se i giudici, i profeti e i re venivano invasi dallo Spirito un certo giorno della loro vita, se Giovanni Battista ne è afferrato tre mesi prima di nascere, in Gesù lo Spirito non determina una personalità nuova: fin dal suo primo istante egli abita in lui e lo fa esistere, fin dal seno materno ne fa il Figlio di Dio. I Vangeli dell'infanzia (Mt 1-2; Lc 1-2) sottolineano entrambi quest'azione iniziale (Mt 1,20; Lc 1,35).

In Luca l'annunciazione a Maria è posta in parallelo all'annuncio della nascita di Giovanni; il raffronto con quest'ultima e con le altre annunciazioni dell'Antico Testamento è significativo:

  • Sansone (Gd 13,5), Samuele (1Sam 1,11) e Giovanni Battista (Lc 1,15) erano stati tutti e tre consacrati a Dio fin dal loro concepimento, in un modo più o meno totale e diretto;
  • Gesù invece, senza la mediazione di alcun rito, senza l'intervento di alcun uomo, ma per la sola azione dello Spirito in Maria, non è più soltanto consacrato a Dio, ma santo per il suo stesso essere (Lc 1,35).

Nel battesimo al Giordano

La predicazione di Giovanni Battista annunciava il Messia, che avrebbe agito nella potenza dello Spirito, sostituendo agli atti dell'uomo l'irresistibile azione di Dio: "Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me [..] vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco" (Mt 3,11).

Gesù compie questo annuncio, ma in un modo che confonde Giovanni. Riceve il suo battesimo, e lo Spirito si manifesta su di lui in una forma che è nello stesso tempo semplicissima e divina, associato all'acqua e al vento, nella visione del cielo che si apre e dal quale discende una colomba. In Gesù, mischiato con i peccatori che si fanno battezzare da Giovanni (cfr. Mt 3,14), lo Spirito rivela il Messia promesso (Lc 3,22; cfr. Sal 2,7), l'agnello offerto in sacrificio per il peccato del mondo (Gv 1,29), ed il Figlio amato (Mc 1,11). Ma lo rivela nel suo modo misterioso, senza apparenza di azione; il Figlio agisce e si fa battezzare, il Padre parla al Figlio, ma lo Spirito non parla e non agisce, eppure la sua presenza è necessaria al dialogo tra il Padre ed il Figlio: * comunica a Gesù la parola di compiacimento, di fierezza e di amore che gli viene dal Padre e lo pone nel suo atteggiamento di Figlio;

Il battesimo di Gesù non è una scena di vocazione, ma l'investitura del Messia e la presentazione da parte di Dio del suo Figlio, il Servo che egli teneva in serbo, come annunciavano gli "ecco" del secondo Isaia (Is 42,1; 52,13).

Nel suo ministero pubblico

Con tutta la sua condotta Gesù manifesta l'azione in sé dello Spirito (Lc 4,14):

I suoi miracoli che sconfiggono il male e la morte, la forza e la verità della sua parola, la sua familiarità immediata con Dio[6] sono la prova che su di lui "riposa lo Spirito" (Is 61,1) e che egli è nello stesso tempo il Messia che salva, il profeta atteso ed il servo amato.

In Gesù l'azione dello Spirito è fondamentalmente diversa da quella nelle figure dell'Antico Testamento:

  • se nell'Antico Testamento le manifestazioni dello Spirito avevano sempre qualcosa di occasionale e di transitorio, in Gesù sono permanenti: egli non riceve la parola di Dio, la esprime in tutte le sue parole; non aspetta il momento di fare un miracolo, ma il miracolo nasce da lui, come da noi l'atto più semplice; non riceve le confidenze divine, ma vive sempre dinanzi a Dio in una trasparenza totale; nessuno ha mai posseduto lo Spirito come lui, "senza misura" (Gv 3,34);
  • ugualmente, nessuno ha mai posseduto lo Spirito allo stesso modo di Gesù: quanti ricevevano lo Spirito nell'Antico Testamento, anche quando conservano tutta la loro coscienza, sapevano di essere afferrati da uno più forte di essi; in Gesù, invece, non appare nessuna traccia di costrizione, né di "ispirazione"; si può dire che Gesù non ha bisogno dello Spirito per compiere le opere di Dio; come il Padre è sempre con lui (cfr. Gv 8,29), così lo Spirito non può mai mancargli.

L'assenza in Gesù delle ripercussioni abituali dello Spirito è un segno della sua divinità. Egli non avverte lo Spirito come una forza che lo invada dal di fuori: lo Spirito è di casa in lui, gli appartiene, è il suo proprio Spirito (cfr. Gv 6,14-15).

Lo Spirito donato alla Chiesa e all'opera in essa

Ripieno dello Spirito e non agendo se non per mezzo suo, Gesù tuttavia quasi non ne parla; lo manifesta con tutti i suoi atti, ma finché vive in mezzo a noi non può mostrarlo distinto da sé.

Affinché lo Spirito sia effuso e riconosciuto bisogna che Gesù se ne vada (Gv 7,39; 16,7); allora si riconoscerà quel che è lo Spirito e che viene da lui. Gesù quindi non parla ai suoi dello Spirito se non separandosi sensibilmente da essi, in modo temporaneo (Mt 10,20) o definitivo (Gv 14,16-17.26; 16,13-15).

Gesù annuncia il dono dello Spirito

Nei sinottici sembra che lo Spirito debba manifestarsi solo non nelle situazioni gravi, in mezzo ad avversari trionfanti, dinanzi ai tribunali (Mc 13,11).

I discorsi d'addio dopo l'Ultima Cena sono invece più precisi: l'ostilità del mondo verso Gesù non è un fatto accidentale, e se non la manifesta ogni giorno con persecuzioni violente, tuttavia ogni giorno i discepoli sentiranno pesare su di sé la sua minaccia (Gv 15,18-21), e perciò ogni giorno anche lo Spirito sarà con essi (14,16-17):

  • come Gesù ha confessato il Padre suo con tutta la sua vita (Gv 5,41; 8,50; 12,49), così i discepoli dovranno rendere testimonianza al Signore Gesù (Mc 13,9; Gv 15,27); essi, finché Gesù viveva con loro, non temevano nulla; egli era il loro paraclito, sempre presente per prendere la loro difesa e per trarli d'impaccio (Gv 17,12); dopo la sua partenza lo Spirito occuperà il suo posto per essere il loro paraclito (14,16; 16,7);
  • distinto da Gesù, lo Spirito non parlerà in nome proprio, ma sempre in nome di Gesù, da cui è inseparabile, e che "glorificherà" (16,13-14);
  • lo Spirito ricorderà ai discepoli gli atti e le parole del Signore e ne darà loro l'intelligenza (14,26);
  • darà loro la forza di affrontare il mondo nel nome di Gesù, di scoprire il senso della sua morte e di rendere testimonianza al mistero divino che si è compiuto in questo fatto scandaloso: la condanna del peccato, la sconfitta di Satana, il trionfo della giustizia di Dio (16,8-11).

Gesù dona lo Spirito

Morto e risorto, Gesù fa alla Chiesa il dono del suo Spirito. Quando muore e "rende il suo Spirito" a Dio, lo trasmette nello stesso tempo alla sua Chiesa (Gv 19,30).

Fino alla sua morte, lo Spirito sembrava circoscritto nei limiti normali della sua individualità umana e del suo raggio di azione: ora che è esaltato alla destra del Padre nella gloria (12,23), il figlio dell'uomo raduna l'umanità salvata (12,32) ed effonde su di essa lo Spirito (7,39; 20,22-23; At 2,33).

L'opera dello Spirito negli Atti degli Apostoli

La Chiesa, nuova creazione, non può nascere che dallo Spirito, da cui ha origine tutto ciò che nasce da Dio (cfr. Gv 3,5-6). Ciò appare soprattutto negli Atti degli Apostoli: in questo libro lo Spirito è presentato in azione nella Chiesa, ed esso è giustamente chiamato il "Vangelo dello Spirito".

L'azione dello Spirito presenta negli Atti i due tratti osservati già nell'Antico Testamento:

Lo Spirito, la cui venuto è annunciata da Gesù risorto agli apostoli (1,4-5), viene solennemente effuso nella Pentecoste (2,1-11): da subito lancia gli apostoli sulle strade dell'annuncio di Cristo risorto, e subito inizia a crescere la Chiesa (2,14-41).

In tutti gli Atti degli Apostoli lo Spirito è lo Spirito di Gesù: fa ripetere gli atti di Gesù, fa annunziare la parola di Gesù (4,30; 5,42; 6,7; 9,20; 18,5; 19,10.20), fa ridire la preghiera di Gesù (At 7,59-60; cfr. Lc 23,34.46; At 21,14}; cfr. Lc 22,42), fa perpetuare nella frazione del pane il ringraziamento di Gesù; conserva tra i fratelli l'unione (At 2,42; 4,32) che raggruppava i discepoli attorno a Gesù. Se quando Gesù era ancora presente era necessaria ai discepoli tutta la forza della sua personalità per conservarli attorno a sé, ora che non lo vedono più, e pur sapendo dal suo esempio a che cosa si espongono, i suoi discepoli seguono le sue orme spontaneamente: lo Spirito di Gesù rende possibile ciò.

Lo Spirito Santo è la forza che spinge la Chiesa nascente "fino ai confini della terra" (1,8); ora egli si impadronisce direttamente dei pagani (10,44), dimostrando in tal modo che è effuso "su tutti" (2,17), ora manda in missione coloro che sceglie: Filippo (8,26.29-30), Pietro (10,20), Paolo e Barnaba (13,2.4).

Ma lo Spirito non si trova soltanto al punto di partenza della Chiesa: accompagna e guida l'azione degli apostoli (16,6-7), dà alle loro decisioni la sua autorità (15,28); se la parola "si diffonde" e "si moltiplica" (6,7), se essa "si diffonde" (12,24), la sorgente interna di questo slancio nella gioia è lo Spirito Santo (13,52).

L'esperienza dello Spirito nelle lettere di San Paolo

San Paolo evidenzia la dimensione rinnovatrice ed escatologica dell'opera dello Spirito, che viene visto come la fonte della vita nuova ed eterna comunicata da Gesù alla sua Chiesa.

Lo Spirito, gloria di Cristo in noi

Nelle lettere di San Paolo lo Spirito è anzitutto gloria di Cristo in noi: "Colui che ha risuscitato Cristo" (Rm 8,11) con la potenza del suo Spirito di santità (Rm 1,4) ed ha fatto di lui uno "spirito datore di vita" (1Cor 15,45), ha fatto nello stesso tempo dello Spirito "la gloria del Signore" risorto (2Cor 3,18). Il dono dello Spirito Santo è la presenza in noi della gloria del Signore che ci trasforma a sua immagine. Paolo non separa Cristo e lo Spirito, vita in Cristo e vita nello Spirito: per lui vivere è Cristo (cfr. Gal 2,20), e vita è pure lo Spirito (cfr. Rm 8,10). Essere "in Cristo Gesù" (Rm 8,1), è "vivere secondo lo Spirito" (Rm 8,5).

Lo Spirito che si manifesta attraverso specifici segni

La vita nello Spirito non è pero ancora per Paolo possesso intuitivo dello Spirito, ma una vita nella fede: l'esperienza di una presenza sperimentata, in maniera reale e concreta, attraverso segni estremamente vari: carismi esterni, il dono delle lingue o di guarigione (1Cor 12,28-29; 14,12), fino ai "carismi più grandi" (12,31) di fede, speranza e carità; tutti questi segni sono al servizio del Vangelo, a cui rendono testimonianza (cfr. 1Ts 1,5-6; 1Cor 1,5-6) e del corpo di Cristo, che edificano (1Cor 12,4-30).

Attraverso gli atti e gli stati dell'uomo, attraverso "ciò che Dio ci ha donato" (1Cor 2,12), questi segni fanno percepire una presenza personale, qualcuno che "abita" (Rm 8,11) in noi, che "attesta" (8,16), che "intercede" (8,26), che si unisce "al nostro spirito" (8,16) e "grida" "nei nostri cuori" (Gal 4,6).

Lo Spirito, fonte della nuova vita

San Paolo esprime con differenti immagini e linguaggi l'unica esperienza dello Spirito:

Questa vita nuova ci è donata, e nello Spirito noi non manchiamo di alcun carisma (cfr. 1Cor 1,7), ma ci è data nella lotta, perché in questo mondo non abbiamo ancora dello Spirito che la "caparra" (2Cor 1,22; 5,5; Ef 1,14) e le "primizie" (Rm 8,23). Lo Spirito ci chiama alla lotta contro la carne: Paolo mescola costantemente gli indicativi, che affermano la sua presenza, agli imperativi, che proclamano le sue esigenze: "Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito" (Gal 5,25; cfr. 6,9; Rm 8,9.13; Ef 4,30), cosicché esso trasformi gli esseri carnali, "neonati in Cristo", in "esseri spirituali" (1Cor 3,1).

Lo Spirito che fa nascere e crescere la Chiesa

Paolo afferma chiaramente che la nuova creazione nata dallo Spirito è la Chiesa; Chiesa e Spirito sono inseparabili: l'esperienza dello Spirito avviene nella Chiesa e dà accesso al mistero della Chiesa.

I carismi sono tanto più preziosi, in quanto contribuiscono più efficacemente ad edificare la Chiesa (1Cor 12,7; 14,4) e a consacrare il tempio di Dio (1Cor 3,16; Ef 2,22). Rinnovando incessantemente la sua azione ed i suoi doni, lo Spirito lavora costantemente all'unità del corpo di Cristo (1Cor 12,13).

Lo Spirito, che fa crescere nell'unità (Ef 4,3; Fil 2,1), effonde nei cuori il dono supremo della carità (1Cor 13; 2Cor 6,6; Gal 5,22; Rm 5,5), e raccoglie tutti i credenti in Cristo nella sua unità (cfr. Ef 4,4).

Lo Spirito, via a Dio

Tutta l'azione dello Spirito consiste nel farci accedere a Dio, nel metterci in comunicazione viva con Dio, nell'introdurci nelle sue profondità sacre e nell'aprirci i segreti di Dio" (1Cor 2,10-11).

Lo Spirito unisce perché è lo Spirito di Dio: "Un solo corpo ed un solo Spirito... un solo Signore... un solo Dio" (Ef 4,4-6); lo Spirito consacra (2Cor 1,22) perché è lo Spirito del Dio santo.

Nello Spirito noi conosciamo Cristo e confessiamo che "Gesù è Signore" (1Cor 12,3), preghiamo Dio (Rm 8,26) e lo chiamiamo con il suo nome: "Abbà", papà/babbo (Rm 8,15; Gal 4,6).

Dal momento che possediamo lo Spirito, nulla al mondo ci può portare alla perdizione, perché Dio si è donato a noi, e noi viviamo in lui.

Lo Spirito del Padre e del Figlio

Il Nuovo Testamento, parlando dello Spirito Santo, si riferisce peculiarmente a Qualcuno che è in un rapporto particolare con il Padre e con il Figlio: viene chiamato "lo Spirito del Padre" (cfr. Mt 10,20; 1Cor 2,11; Gv 15,26), ma anche "lo Spirito del Figlio" (Gal 4,6), o "lo Spirito di Gesù" (At 16,7), poiché è Gesù stesso a mandarlo (cfr. Gv 15,26). Egli è lo Spirito del Padre e del Figlio.

Il Nuovo Testamento pone quindi già le basi solide di quella che verrà chiarita e definita come la dottrina della Trinità.

Note
  1. Giovanni Paolo II, Catechesi del 20 maggio 1998, online.
  2. I tratti di tale rivelazione non sono così marcati come quelli della rivelazione del Padre e del Figlio:
    « Nel Nuovo Testamento è contenuta la rivelazione circa lo Spirito Santo come Persona, sussistente col Padre e col Figlio nell'unità della Trinità. Ma non è rivelazione con i tratti marcati e precisi di quella riguardante le due prime Persone. »
    (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 17 ottobre 1990, online)
  3. Nei soli Atti degli Apostoli "Spirito Santo" ricorre 41 volte.
  4. Romano Penna (1988) 1499.
  5. Cfr. Romano Penna, Spirito Santo, in Antonio Marangon, Rinaldo Fabris, Romano Penna, Trinità. Storia eterna dell'amore, Jesus Periodici San Paolo, Milano 1996, p. 87-118, in particolare p. 100.
  6. Cfr. l'uso del termine Abbà da parte di Gesù: Mc 14,36; cfr. Rm 8,15; Gal 4,6.
Fonti
Bibliografia
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