Veglia Pasquale

La Veglia pasquale è la solenne celebrazione della Risurrezione del Signore, nel cuore del Triduo Pasquale della Passione, morte e Risurrezione di Gesù.
È la celebrazione più importante dell'anno liturgico, perché celebra la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.
È la più ricca liturgia di tutto l'Anno Liturgico, ed è articolata in modo da essere la "Madre di tutte le veglie", la celebrazione dalla quale nascono tutte le altre.
Storia
Gli inizi
Guardando alle radici della Pascua cristiana, bisogna risalire alla Pasqua ebraica: essa era una festa annuale, che cadeva sempre il 14 del mese primaverile di Nisan, ed era localizzata necessariamente a Gerusalemme. La Pasqua cristiana però non fu vincolata a quell'unica data e a quell'unico luogo: il più attestato ciclo liturgico cristiano è quello settimanale, come si evince già dal Nuovo Testamento[1]. Esso era collegato con la santa Cena, memoriale della passione e risurrezione del Signore, celebrata in un clima di fervida attesa della sua venuta nella gloria (cfr. 1Cor 11,26 ).
Questo primo giorno della settimana venne ben presto indicato come "giorno del Signore, o "domenica" (dal latino Dominica dies, "giorno del Signore"), quando tutta la comunità si riuniva per "spezzare il pane [...] con letizia e semplicità di cuore" (At 2,46 ). Si legge in Didaché 14,1:
| « | Ogni domenica, giorno del Signore, riunendovi spezzate il pane e fate l'eucaristia, dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro. » | |
Tuttavia, questa Pasqua settimanale non soppiantò la celebrazione della Pasqua annuale. In effetti, i primi cristiani, tutti di origine o di cultura ebraica, non fecero un vuoto dietro di sé, come se si fossero distaccati dalle loro radici, ma continuarono a celebrare la Pasqua ebraica, dandole un significato nuovo, come mostra un testo di Paolo, scritto verso l'anno 53:
| « | Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità. » (5,7-8 ) | |
Ma, a parte questa affermazione di Paolo, i documenti che attestino indubitabilmente una Pasqua cristiana non sono molti.
Lo sviluppo della celebrazione annuale della Pasqua
La più antica testimonianza di una celebrazione cristiana annuale della Pasqua si trova nella Epistula Apostolorum, della metà del II secolo. Essa presenta i discepoli che celebrano la Pasqua durante una "notte di veglia", per commemorare la morte del Signore, che viene considerato risorto e vivente. Vi è detto che al canto del gallo la veglia si dovrà concludere con l'agape, cioè con l'Eucaristia, che dovrà essere celebrata fino alla parusia[2]. La celebrazione della Pasqua dunque era tutta concentrata nella Veglia pasquale, come testimonia indirettamente anche Tertulliano[3].
Alla Veglia si arrivava preparati con un digiuno, in ottemperanza alla parola di Gesù: "Verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno" (Mc 2,20 e par.). La durata e la forma di tale digiuno potevano variare da regione a regione. In varie Chiese invalse l'uso di un digiuno preparatorio di quaranta giorni (Quaresima), a imitazione di quello praticato dal Signore, escludendo però dal digiuno il sabato e la domenica[4]. In altre Chiese, il digiuno pasquale cominciava sei giorni prima della domenica di Pasqua, dando inizio alla "Settimana grande della Passione"[5]. Certamente il digiuno diventava obbligatorio a partire dalla Parasceve (cioè il Venerdì Santo) e per tutto il sabato, fino alla Veglia pasquale inclusa[6].
Essendo una cerimonia notturna, la Veglia pasquale era illuminata non solo dalla luna piena, ma anche dalle lampade e dai ceri accesi, portati dai fedeli o posti nella chiesa. Cromazio di Aquileia († 407), nella prima delle due omelie tenute nella notte pasquale, allude a questa pratica:
| « | Questa veglia è superiore a tutte le altre veglie, perché è chiamata veglia del Signore (cfr. Es 12,42 ), [...] nella quale egli ha illuminato non solo questo mondo, ma anche coloro che erano negli inferi. » | |
(Sermo 16,1[7])
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E più avanti scrive:
| « | Giustamente dunque questa notte è chiamata veglia del Signore, poiché è celebrata in tutto il mondo in onore del suo nome. Tante sono le preghiere dei singoli, quanti sono i desideri; tanti i loro ceri accesi, quanti i voti dei meriti. Le tenebre della notte sono vinte dalla luce della devozione. » | |
(Id., Sermo 16,3)
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Zenone di Verona (380 circa) parla di "dolce veglia di una notte luminosissima per il suo proprio sole"[8].
Agostino ha pronunciato molte omelie per la Veglia, che chiama "la madre di tutte le veglie"[9]. Queste omelie menzionano spesso le lampade accese, citando anche quel celebre versetto del salmo: "E la notte sarà luminosa come il giorno" (Sal 138,12 ). È probabile che l'accensione delle lampade fosse accompagnata da un rito, che poi si svilupperà in un vero e proprio lucernario, con la benedizione del nuovo fuoco[10].
Verso la fine del IV secolo, in Occidente invalse l'uso di accendere un grande cero pasquale, oggetto di una laus, o preconio pasquale, in collegamento con il fonte battesimale[11]. Ne abbiamo un esempio nell'Exultet attribuito a sant'Ambrogio, o per lo meno ispirato da lui[12]. Il preconio era cantato da un diacono, e Agostino attesta che una volta toccò a lui cantarlo[13].
La celebrazione poteva essere introdotta da un praeconium o praefatio pascalis, come lo troviamo nell'Ambrosiaster[14] e in Zenone di Verona[15]. La Veglia pasquale certamente comprendeva letture dell'Antico Testamento, in particolare Gen 1 (la creazione)[16], Es 12 (l'agnello pasquale)[17], Es 14-15 (l'uscita dall'Egitto), ma anche Gen 22 (il sacrificio di Isacco) e forse anche Dt 32 (il cantico di Mosè) ed Ez 37 (le ossa aride)[18]. Tra le letture del Nuovo Testamento, figuravano certamente 1Cor 5,7-8 e, naturalmente, uno dei Vangeli delle apparizioni del Risorto. L'omelia poteva precedere o seguire le letture, oppure entrambe le cose.
Dopo l'omelia, venivano amministrati i battesimi, come attesta Tertulliano:
| « | La Pasqua offre il giorno più solenne per il battesimo, perché in quel giorno si è compiuta la passione del Signore, nella quale siamo battezzati. » | |
(De baptismo, 19,1)
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I battesimi, amministrati prevalentemente a persone adulte, poiché prevedevano un'immersione in una vasca, non avvenivano in chiesa, ma in un edificio adiacente, il battistero, situato vicino all'ingresso[19]. Abbiamo la più antica descrizione dei riti battesimali nella Tradizione apostolica di Ippolito (nn. 20-21). Si dispone che i candidati facciano un bagno il giovedì, digiunino il venerdì e si riuniscano attorno al vescovo il sabato, pregando in ginocchio. Essi trascorreranno "tutta la notte" tra letture e istruzioni. Al canto del gallo, quindi dopo la mezzanotte, hanno luogo i battesimi, dopo i quali i neofiti passano dal battistero alla chiesa, dove per la prima volta si uniscono agli altri fedeli per l'Eucaristia. Alla comunione, oltre al pane e al vino consacrati, essi ricevono anche latte e miele, simboli della Terra promessa. Secondo Odo Casel, i riti lì riportati sono certamente presi dalla liturgia pasquale:
| « | Pasqua e battesimo sono legati insieme [..]. È talmente scontato che il battesimo sia conferito a Pasqua che essa non è neppure nominata. » | |
(La fête de Pâques dans l'Église des Pères, Parigi, Cerf, 1963, 52)
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A Milano, ad Aquileia e in Africa (ma non a Roma) il battesimo era seguito dal rito della lavanda dei piedi, sempre nel battistero, con la lettura di Gv 13,1-20 [20]. Dopo di che i neobattezzati, rivestiti di una veste bianca, entravano processionalmente in chiesa, tra la gioia degli altri fedeli, che vedevano così accrescere la loro comunità.
Il culmine della notte pasquale si situa nell'Eucaristia, che viene celebrata allo spuntare del giorno. Lo si deduce dall'esordio dell'omelia pasquale attribuita a Ippolito:
| « | Ecco, già brillano i sacri raggi della luce di Cristo, albeggiano i puri lumi dello Spirito puro, si spalancano i tesori celesti della gloria e della divinità. La notte immensa e nera è stata inghiottita, la tenebra impenetrabile è dissolta in se stessa e la triste ombra di morte è stata oscurata. La vita si è diffusa su tutte le cose e tutto è ripieno della luce infinita, un'aurora perenne occupa l'universo e colui che è prima della stella mattutina e degli astri, immortale e immenso, grande risplende Cristo su tutte le cose più del sole. » | |
Con la Pasqua inizia il tempo della santa allegrezza dei cinquanta giorni della Pentecoste. Essa era considerata "la grande domenica":
| « | Il giorno di Pentecoste, da intendersi nel senso di una grande domenica che si estende per sette settimane, è prefigurato nell'Antico Testamento dalla festa delle settimane. Essa è simbolo del mondo futuro in cui i cristiani, migrati da questo mondo, parteciperanno con Cristo alla festa immortale. » | |
(Alberto Camplani (ed.), Introduzione a Atanasio di Alessandria, Lettere festali, cit., 167)
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Questo tempo era caratterizzato da preghiere e canti gioiosi, come l'acclamazione dell'Alleluia. Per tutto questo tempo, la preghiera liturgica era fatta in piedi ed era escluso l'inginocchiarsi:
| « | Il non piegare le ginocchia nella domenica [di Pasqua] è simbolo della risurrezione, attraverso la quale, per grazia di Cristo, siamo stati liberati dai peccati e dalla morte, che in lui è stata uccisa. Tale consuetudine ha avuto inizio fin dai tempi apostolici, come dice il beato Ireneo, martire e vescovo di Lione, nel trattato Sulla Pasqua, in cui ricorda anche la Pentecoste, nella quale non pieghiamo le ginocchia perché ha la stessa importanza del giorno della Domenica [di Pasqua], per il motivo che abbiamo detto a proposito di essa. » | |
(Pseudo-Giustino, Questioni agli ortodossi, 115, PG 7, 1233)
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Questo uso liturgico è attestato anche da Tertulliano:
| « | Noi consideriamo che non ci è permesso digiunare o pregare in ginocchio di domenica. La stessa astensione la pratichiamo con gioia dal giorno di Pasqua fino alla Pentecoste. » | |
(La corona, 3,4, CCL 2, 1043)
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Il tempo pasquale, che si prolunga per cinquanta giorni (sette volte sette giorni), è la Pentecoste, che non è solo l'ultimo giorno, ma l'insieme dei 50 giorni[21]. Infine, tutta la Veglia aveva una forte accentuazione escatologica, come attesta san Girolamo:
| « | Vi è una tradizione dei giudei secondo la quale il Messia verrà nel mezzo della notte, a somiglianza del tempo dell'Egitto, quando fu celebrata la Pasqua e venne lo sterminatore e il Signore passò sopra le case, e gli stipiti delle nostre fronti furono consacrati con il sangue dell'agnello. Da qui ritengo che sia rimasta la tradizione apostolica che nella veglia di Pasqua non si congedi il popolo prima della mezzanotte, in attesa della venuta di Cristo, e solo dopo essersi assicurati che sia trascorsa, fare festa tutti insieme. » | |
(In Matthaeum IV, 25,6, CCL 77, 237)
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Solo nella seconda metà del IV secolo la celebrazione pasquale iniziò a comportare, oltre all'Eucaristia vigiliare, anche una Messa nel giorno di domenica, che divenne più specificamente il giorno della risurrezione.
La nascita di Triduo Pasquale, Ascensione e Pentecoste
È stato senza alcun dubbio il desiderio di ricalcare più da vicino gli eventi della passione che ha favorito l'espandersi della celebrazione liturgica in più giorni, cioè nel Triduo santo del Venerdì Santo (crocifissione e morte di Gesù), Sabato Santo (riposo di Gesù nel sepolcro) e Veglia nella notte fino alla domenica di Pasqua.
Già alla metà del III secolo, con San Cipriano di Cartagine, si nota uno spostamento di linguaggio, in quanto si comincia a far coincidere la Pasqua con il giorno della risurrezione[22].
Una traccia del Triduo pasquale si può trovare anche in Origene:
| « | Il primo giorno è per noi quello della passione del Salvatore, il secondo quello in cui discese agli inferi, il terzo poi è il giorno della risurrezione. » | |
(Omelie sull'Esodo, 5,2)
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Però L'impulso più grande alla ripresentazione storico-cronologica della settimana della Passione è venuto dalla liturgia di Gerusalemme, dopo che l'imperatore Costantino aveva rimesso in luce i luoghi della crocifissione e della sepoltura di Gesù, erigendo su di essi la basilica del Santo Sepolcro. Questo edificio unico comprendeva il Martyrium (luogo della croce), l'Anastasis (Santo Sepolcro), un atrio e un battistero[23].
La frammentazione del mistero pasquale è evidente soprattutto nell'omiletica più tardiva, a partire dalla fine del IV secolo, dove troviamo tre distinti gruppi di omelie: quelle per il Venerdì Santo[24], quelle per il Sabato Santo[25] e quelle per la domenica di risurrezione[26].
Verso la fine del IV secolo, la festa dell'Ascensione e quella della Pentecoste acquisirono una loro autonomia[27]. Le omelie così dense dei primi secoli e quelle della Veglia pasquale sembrano ormai scomparse.
La riforma di Pio XII
Il 16 novembre 1955, con un Decretum generale[28] e l'annessa Instructio, Pio XII istituì il nuovo Ordo della Settimana Santa per il Rito romano, stabilendo che esso sarebbe entrato in vigore nella Pasqua del 1956. La Settimana Santa così ristabilita da Pio XII è, a parte la lingua latina, sostanzialmente identica a quella attuale. Prima del 1956 la liturgia del Triduo pasquale, compresa quella del Sabato Santo, era celebrata solo di mattina. La riforma invece volle che i riti fossero celebrati negli stessi giorni e possibilmente nelle stesse ore in cui erano avvenuti i misteri da essi ricordati. In particolare, al termine del Sabato Santo, giorno di "sommo lutto", dedicato ancora alla meditazione della passione e morte del Redentore, fu reintrodotta la Veglia pasquale, in modo da far coincidere l'inizio della Messa con la mezzanotte tra il sabato e la domenica.
Struttura della celebrazione oggi
La Veglia si articola in quattro parti:
- Liturgia del Fuoco
- Liturgia della Parola
- Liturgia battesimale
- Liturgia eucaristica
Liturgia del Fuoco
La processione del clero esce dalla chiesa, lasciata completamente al buio, senza luci né candele accese, dal Venerdì Santo. Una volta fuori dalla chiesa, i concelebranti raggiungono un braciere precedentemente preparato, e dopo un breve saluto iniziale (senza il Segno della Croce) il celebrante benedice il fuoco. Quindi prende delle braci e le mette nel turibolo e accende, da quella fiamma, il Cero pasquale; benedice poi il cero pasquale, tracciandovi una croce, le lettere greche Alfa e Omega e le cifre dell'anno; prende cinque grani di incenso e li conficca alle quattro estremità e al centro della croce disegnata, a simboleggiare le Cinque Piaghe di Gesù, delle mani, dei piedi e del costato.
Quindi il diacono, portando il Cero pasquale, comincia la processione che entrerà in chiesa, intonando per la prima volta "Lumen Christi" (La luce di Cristo), e il popolo risponde "Deo Gratias" (Rendiamo grazie a Dio). Dietro il Cero pasquale si riforma la processione iniziale, e si accodano anche i fedeli; sulla porta il diacono intona di nuovo "Lumen Christi", e tutti i presenti accendono una candela; arrivati al presbiterio il diacono intona per la terza volta "Lumen Christi" e si accendono le luci della chiesa. Quindi viene riposto e incensato il cero pasquale e il libro, dal quale un diacono, o un cantore, intona l'Exultet (Preconio Pasquale) o Annuncio pasquale. Terminato l'annuncio tutti spengono le candele, e inizia la liturgia della Parola, introdotta dal celebrante.
Liturgia della Parola
La Liturgia della Parola della Veglia di Pasqua è la più ricca di tutte le celebrazioni dell'anno; consta di sette letture e otto salmi dall'antico testamento, un'epistola di San Paolo e il Vangelo scelto tra i tre sinottici, a seconda dell'Anno liturgico allo scopo di ripercorrere la storia della redenzione dall'origine della vita in Dio. Dopo ogni lettura e ogni salmo vi è l'orazione del celebrante. Si devono leggere almeno tre letture, ed è obbligatoria quella tratta dal Libro dell'Esodo.
L'orazione dopo ogni lettura suggerisce l'interpretazione cristologica, ecclesiale e sacramentale della lettura, secondo lo schema seguente:
vertical-align=top| Tema | Citazione | Titolo / Ritornello responsoriale | Argomento | Orientamento al Nuovo Testamento | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1. | La creazione | Gen 1,1-2,2 | Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. | Primo racconto della creazione: Dio inizia separando la luce dalle tenebre, e termina creando l'uomo a sua immagine; poi nel sabato Dio si riposa. | La prima creazione annuncia la "nuova creazione", più mirabile ancora, che diverrà realtà nell'opera della redenzione. |
| salmo responsoriale | 103(104) oppure 32(33) | Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra. | |||
| 2. | Il sacrificio di Isacco | Gen 22,1-18 | Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede. | YHWH chiede ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco, e il patriarca obbedisce; prima che avvenga l'immolazione l'angelo di Dio ferma la mano di Abramo, che per la sua obbedienza riceve nuovamente la promessa della discendenza. | Il gesto sacrificale di Abramo sul figlio Isacco, che è stato risparmiato, prepara il sacrificio di Cristo, che il Padre non ha risparmiato, ma ha immolato per noi (Rm 8,32 ). |
| salmo responsoriale | 15(16) | Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. | |||
| 3. | Il passaggio del Mar Rosso | Es 14,15-15,1 | Gli Israeliti camminarono sull'asciutto in mezzo al mare. | Israele attraversa il mar Rosso e conquista la libertà dall'oppressione egiziana: YHWH divide le acque e gli israeliti vi passano, mentre gli egiziani vengono travolti dalle acque che rifluiscono. | La liberazione del popolo di Dio attraverso il Mar Rosso annuncia il Battesimo, Sacramento della nostra liberazione. |
| cantico responsoriale | Es 15,1-6.17-18 | Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria! | |||
| 4. | L'amore di Dio per Israele | Is 54,5-14 | Con affetto perenne il Signore, tuo redentore, ha avuto pietà di te. | A Israele esiliato Dio annuncia che lo tratterà come la sposa della giovinezza, che egli non può abbandonare; anzi, egli rinnova con essa la sua alleanza in maniera definitiva. | La Gerusalemme nuova, ricostruita dopo l'esilio babilonese, annuncia la Chiesa, nuovo popolo di Dio. Cristo risorto è lo Sposo che torna alla sua sposa, la Chiesa. La comunità riunita nella notte pasquale è quella sposa con cui Dio vuole rinnovare l'alleanza in maniera definitiva. |
| salmo responsoriale | 29(30) | Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato. | |||
| 5. | L'invito all'acqua | Is 55,1-11 | Venite a me e vivrete; stabilirò per voi un'alleanza eterna. | L'alleanza con Israele lo costituirà principe e sovrano sulle nazioni. | La chiamata a una alleanza eterna annuncia la realtà di questa alleanza sigillata nella Pasqua di Cristo e partecipata nei Sacramenti. |
| cantico responsoriale | Is 12,2.4-6 | Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza. | |||
| 6. | Il dono della Legge | Bar 3,9-15.32-4,4 | Cammina allo splendore della luce del Signore. | La sapienza è stata donata a Israele nel "libro dei decreti di Dio", che dà la vita. | Ormai la sapienza della Legge di Mosè è sostituita da Cristo: è lui, il Logos incarnato la vera sapienza, fonte di vita per gli uomini. |
| salmo responsoriale | 18(19) | Signore, tu hai parole di vita eterna. | |||
| 7. | L'aspersione con l'acqua pura | Ez 36,16-28 | Vi aspergerò con acqua pura e vi darò un cuore nuovo. | Il profeta annuncia la purificazione di Israele: lo Spirito verrà donato al popolo, che potrà vivere nella sua terra. | La promessa di un'acqua pura e purificatrice annuncia l'acqua battesimale che purifica e trasforma. |
| salmo responsoriale | 41(42) oppure, (quando si celebra il Battesimo): Is 12,1-6 |
Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza. |
Dopo l'Orazione, alla settima lettura il celebrante intona il Gloria; all'intonazione seguirà il suono delle campane, secondo gli usi locali, e il suono dell'organo, ad accompagnarle; se le luci della chiesa non erano state accese tutte alla Liturgia del Fuoco, si accendono le restanti. Quindi si canta il Gloria, accompagnato dagli strumenti musicali.
Segue l'Orazione Colletta, e quindi le ultime letture:
- Epistola: la nostra risurrezione (Rm 6,3-11 ); attraverso il Battesimo il discepolo di Gesù è stato sepolto con lui nella sua morte ed è risuscitato con lui.
- Brano evangelico: la scoperta della tomba vuota
L'Omelia conclude la Liturgia della Parola.
Nel Rito ambrosiano
Le letture vigiliari del Rito Ambrosiano sono sei:
- Prima Lettura: Gen 1,1-2,3a - La creazione
- Seconda Lettura: Gen 22,1-19 - Il sacrificio di Abramo
- Terza Lettura: Es 12,1-11 - L'agnello pasquale
- Cantico - Dn 3,52.54.57.77.85
- Quarta Lettura: Es 13,18-22; 14,1-8 - Il "passaggio" pasquale
- Cantico di Mosè - 15,1-3.18.19c-21
- Quinta Lettura: Is 54,17; 55,1-11 - La parola uscita dalla bocca di Dio ne realizza il disegno di salvezza; per tutti i popoli assetati, chiamati alle acque, è stabilita un'alleanza eterna
- Salmello - Sal 72,18-19a.1-6
- Sesta Lettura: Is 1,16-19
Seguono quindi le letture della Liturgia della Parola propriamente detta:
- Lettura: At 2,22-28 - Pietro annuncia la risurrezione sul fondamento delle Scritture
- Salmo: Sal 118,1-2.16-17.22-23
- Epistola: Rm 1,1-7 - Cristo, costituito Figlio di Dio in virtù della risurrezione.
- Canto al Vangelo: Sal 78,65 - È risorto, come da un sonno, come un forte inebriato
- Vangelo: Mt 28,1-7 - L'angelo annuncia la risurrezione a Maria di Màgdala e all'altra Maria.
Liturgia Battesimale
È uso celebrare anche dei battesimi la notte di Pasqua, in questo momento liturgico. Tutti i fedeli riaccendono la candela che avevano all'inizio.
Dopo una breve introduzione si cantano le Litanie dei Santi. Quindi il celebrante, pronunciata la preghiera, prende il Cero pasquale e lo immerge parzialmente nell'acqua del Battistero, benedicendo l'acqua. Poi passa ad aspergere tutto il popolo. Nel caso in cui ci siano battesimi, si compie in questo momento il rito, che puo' avvenire anche per immersione come nelle comunità neocatecumenali, altrimenti si pronuncia la professione delle promesse battesimali. È possibile concludere la Liturgia Battesimale con la Preghiera dei fedeli.
Liturgia eucaristica
Segue la Liturgia Eucaristica, articolata come in tutte le celebrazioni eucaristiche; alla fine il celebrante dà la benedizione, concludendo così una grande celebrazione che era cominciata il Giovedì Santo con la Messa in Coena Domini.
Il carattere unitario delle celebrazioni pasquali
Nonostante la separazione in più feste e celebrazioni, la liturgia ha conservato memoria di una celebrazione unitaria della redenzione che si è realizzata attraverso il mistero di Cristo:
| « | Malgrado tutte le trasformazioni, la natura profonda della festa di Pasqua rimase salva. La santa notte dei misteri rimase il centro e il vertice di tutto. » | |
(Odo Casel, La fête de Pâques..., cit., 102)
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Un esempio antico del permanere di questa concezione unitaria della Pasqua è dato dai sermoni di papa Leone Magno[30].
Oggi è testimoniato anche dal prefazio del giorno di Pasqua:
| « | È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questa notte nella quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. » | |
E anche in un prefazio ambrosiano:
| « | Questa è la vera Pasqua esaltata dal sangue del Signore, nella quale, o Padre, la tua Chiesa celebra la festa che dà origine a tutte le feste. Il Figlio tuo, come schiavo, si consegna prigioniero agli uomini per restituirli a libertà piena e perenne e con una morte veramente beata vince per sempre la loro morte. Ormai il principe delle tenebre si riconosce sconfitto, e noi, tratti dall'abisso del peccato, ci rallegriamo di entrare col Salvatore risorto nel regno dei cieli. » | |
(Messale Ambrosiano, Milano, Centro Ambrosiano, 19902, 256s.)
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| Note | |
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| Bibliografia | |
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