Cena in Emmaus (Caravaggio)

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GBR NatGal Caravaggio CenaEmmaus 1601-02.jpg
Caravaggio, Cena in Emmaus (1601), olio su tela
Cena in Emmaus
Opera d'Arte
Stato

bandiera Regno Unito

Nazione bandiera Inghilterra
Regione ecclesiastica [[|]]
Contea City of London
Comune

Londra

Località
Diocesi Westminster
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica National Gallery
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza
Luogo di provenienza
Oggetto dipinto
Soggetto Cena in Emmaus
Datazione 1601
Datazione
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Ambito culturale Scuola romana
Autore

Caravaggio (Michelangelo Merisi)
detto Caravaggio

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tela
Misure h. 141 cm; l. 196.2 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png

13Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso....
21Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto». 25Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Virgolette chiuse.png

La Cena in Emmaus è un dipinto, realizzato nel 1601, ad olio su tela, da Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (15711610), conservato presso la National Gallery di Londra (Gran Bretagna).

Descrizione

Soggetto

Il dipinto rappresenta il culmine dell'episodio descritto nel Vangelo di Luca (24,13-35), che si riferisce al momento in cui sulla via di Emmaus (un villaggio vicino a Gerusalemme) Gesù Cristo risorto compare a due suoi discepoli senza farsi riconoscere. Entrati in una locanda e sedutisi a tavola per rifocillarsi, i due lo riconoscono solo quando benedice il pane e lo spezza. Infatti, la scena si svolge intorno ad una tavola imbandita, dove compaiono:

  • al centro, Gesù Cristo, non mostra i segni della Passione, ma è rappresentato con fattezze giovanili, i capelli lunghi e il volto senza barba (immagine ripresa dall'antica iconografica paleocristiana del Buon Pastore), è colto mentre con la mano destra sta benedicendo il pane: gesto che lo rende riconoscibile ai discepoli. In realtà l'atto precede lo spezzare del pane, ma in questo caso, con il pane già spezzato il pittore ha voluto prolungare nel tempo l'atto sacro. Il braccio di Cristo, proteso in avanti, dipinto di scorcio, dà l'impressione di profondità spaziale. Gesù indossa una tunica rossa ed una sopraveste bianca: questi due colori, sono ripresi, nella manica della camicia dell'oste, ma anche nel suo berretto, dove il rosso indica il sangue sacrificale del Salvatore, versato per gli uomini, e il bianco il sudario.
  • a sinistra, Discepolo scatta in avanti per la sorpresa, appoggiandosi ai braccioli come per alzarsi dalla sedia (una savonarola) e mostrando in primo piano il gomito piegato: l'artista vuole qui alludere alla sollecitudine con cui si deve rispondere alla chiamata di Cristo. Il discepolo posto di spalle, infine, funge da espediente per coinvolgere più direttamente lo spettatore (fedele) nella scena, il quale è come invitato simbolicamente a prendere il posto alla mensa, davanti a Gesù.
  • a destra, Discepolo, vestito come un pellegrino con la conchiglia appuntata sul petto che lo identifica come tale e che qui diventa l'attributo di chi si mette in viaggio per fede. Egli allarga le braccia in un gesto che non solo sottolinea la grande meraviglia, ma che può anche essere letto come imitazione della posa di Gesù sulla croce, secondo il concetto dell'identificazione del fedele con Cristo. Inoltre, la sua posa misura in tralice lo spazio a disposizione, oltre ad unire la zona in ombra con quella dove cade la luce; la sua mano destra è troppo grande, ma serve per dirigere l'occhio dello spettatore verso il Redentore.
Caravaggio, Cena in Emmaus (part. Cesto di frutta), 1601, olio su tela; Londra, National Gallery
  • a destra, Oste, accanto a Gesù, in piedi, mostra un'espressione leggermente confusa, uno stupore inconsapevole, poiché non comprende il significato dell'evento cui sta assistendo: il personaggio non è citato nel racconto evangelico, ma viene spesso inserito nelle opere d'arte con questo tema iconografico.

L'immagine è ricca di dettagli interessanti, spesso di valore simbolico, come:

  • Mensa, con il pane spezzato e il vino (simboli del corpo e del sangue di Cristo) sulla tovaglia bianca, allude all'altare dove si celebra il sacrificio eucaristico.
  • Cesto di frutta,[1] in bilico sul bordo del tavolo, colmo di prodotti molto maturi è simbolo della fragilità dell'esistenza terrena; il tempo, infatti, passa e inesorabilmente deteriora le cose, fa appassire le foglie dell'uva, spacca i fichi e la melagrana, intacca la buccia delle mele.
  • Pollo, cotto forse alla spiedo, ricorda Cristo come vittima sacrificale.
  • Ombra a coda di pesce, sotto la cesta, che non è una casualità, ma un elemento volutamente inserito dall'artista. Si tratta, infatti, di un rimando simbolico a Cristo, poiché il termine greco per indicare questo animale, ichthýs (ΙΧΘΥΣ), è l'acrostico delle parole:
(EL) (IT)
« Ιησοῦς Χρειστὸς Θεoῦ Υιὸς Σωτήρ » « Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore »

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • Lo studio alla rifrazione della luce proprio nella Cena in Emmaus raggiunge il suo culmine, il punto d'arrivo di precedenti sperimentazioni del pittore, dai primi dipinti giovanili, sino a questo, dove nella parte sinistra del tavolo si notano una bottiglia ed un bicchiere di vino bianco attraversati dalla luce, e riverberati nella parte inferiore: dalla polla luminosa con cui quella luce interrompe l'ombra proiettata sulla tovaglia dai due recipienti. Le ricerche sull'uso della luce che scopre o crea immagini era particolarmente sviluppato in ambito nordico, Caravaggio porta questo elemento dalla scala miniaturistica, presente nella pittura fiamminga del XV secolo, alla scala umana, attraverso la pittura rinascimentale, nel pieno realismo dell'immagine. Il Merisi, in questa opera, dimostra di aver pienamente assimilato l'osservazione ottica delle figure e degli oggetti da dipingere in tutta la loro verità ed i loro effetti naturali.
  • Nel dipinto la luce assume una provenienza, un taglio ben preciso, con un interessante effetto di presenza fisica, con la predisposizione a proiettare la figura dal fondo verso lo spazio tangibile, così da rivedere i limiti della scena in un nuovo ed originale risultato prospettico. Inoltre, la luce viene usata in modo non solo drammatico, ma anche descrittivo, per far emergere la fisicità degli oggetti, sia che si tratti della manica logorata del discepolo a sinistra, della traslucidità dell’uva nel cestino, della trasparenza della bottiglia d’acqua o dei folti riccioli di Cristo.
  • L'orchestrazione del colore e della luce spinge strategicamente l'osservatore a concentrarsi sui punti rilevanti del dipinto; il predominare del rosso e del bianco per la veste di Cristo, il verde per l’abbigliamento del discepolo a sinistra, per qualche foglie sul tavolo e per il colletto di quello a destra, alludono probabilmente alle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

Notizie storico-critiche

Provenienza

Caravaggio, Cena in Emmaus (1606-1610), olio su tela; Milano, Pinacoteca di Brera

Il dipinto, commissionato nel 1601, fa parte di un gruppo di opere realizzate per il nobile romano Ciriaco Mattei (1545-1614), presso il cui palazzo Caravaggio abitò: oltre alla Cena in Emmaus, eseguì altre due tele:

L'opera non compare nell'Inventario dei beni di Giovanni Battista Mattei, figlio ed erede di Ciriaco, redatto nel 1616: questo fa ritenere che il dipinto fu ceduto a Scipione Borghese dopo il 1605, anno in cui giunse a Roma nominato cardinale dallo zio papa Paolo V. Mentre, nell'Inventario Borghese del 1693 la Cena in Emmaus del Caravaggio è menzionata con una cornice intagliata e dorata.

Nel 1801 il marchese Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, vendette il dipinto ad un antiquario di Parigi, monsieur Durand; in seguito, entrò a far parte della collezione di lord Georges Venon che nel 1839 lo donò alla National Gallery di Londra.

Seconda versione

Nel 1606, Caravaggio dipinse una seconda versione della Cena in Emmaus, oggi conservata alla Pinacoteca Nazionale di Brera a Milano,[2] dall'atmosfera più raccolta e dall'iconografia più essenziale, sfrondata di particolari, che però dispone maggiormente alla meditazione.

Note
  1. Il cesto di frutta è simile a quello dipinto da Caravaggio nella Natura morta (fine XVI secolo), oggi conservata alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano [1]
  2. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri".
Bibliografia
  • Ferdinando Bologna, L'incredulità di Caravaggio e l'esperienza delle «cose naturali», col. "Nuova cultura", Editore: Bollati-Boringhieri, Torino 2006, pp. 181-185 ISBN 9788833916668
  • Stefano Bottari, Caravaggio, Editore: Sansoni, Firenze 1966, pp. 23-24
  • Mia Cinotti, Caravaggio. La vita e l'opera, Editore: Bolis, Bergamo 1991, pp. 75-78, 209 ISBN 9788878270220
  • Rosa Giorgi, Caravaggio. Una rivoluzione terribile e sublime, Editore: Leonardo Arte, Milano 1998, pp. 93, 98-99 ISBN 9788878138278
  • Francesca Marini (a cura di), Caravaggio, col. "I Grandi Maestri dell'Arte", Editore: Skira, Milano 2007, pp. 118-119
  • Maurizio Marini, Caravaggio «pictor praestantissimus», col. "Quest'Italia", Editore: Newton Compton, Roma 2005, pp. 456-457 ISBN 9788854169395
  • Stefano Zuffi, Caravaggio, col. "I Geni dell'Arte", Editore: Mondadori, Milano 2007, pp. 82-83 ISBN 9771721718390
  • Stefano Zuffi, Episodi e personaggi del Vangelo, col. "Dizionari dell'Arte", Editore: Mondadori-Electa, Milano 2002, p. 353 ISBN 9788843582594
  • Stefano Zuffi, Mina Gregori, Caravaggio, col. "Grandi Monografie", Editore: Electa, Milano 2006, pp. 162-163 ISBN 9771824505019
Voci correlate
Collegamenti esterni

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