Lode

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L'atteggiamento tipico dell'orante che loda Dio, con le braccia alzate, e in un contesto comunitario

La lode è una forma di preghiera che consiste fondamentalmente nel riconoscere a Dio la sua grandezza: si loda Dio perché è Dio[1]. La lode sgorga quando il movimento della preghiera tende a privilegiare l'attenzione a Dio, pur considerato nel suo rapporto con l'uomo: allora l'animo di chi prega è preso da un senso di stupore, di smarrimento, di sorpresa; il contatto con il mistero stupisce, e dallo stupore nasce la lode[2].

Psicologicamente, la lode è l'atteggiamento adulto e maturo di colui che sa guardare l'altro per sé stesso e non per quanto riceve; è atteggiamento nobile del cuore umano, tanto più puro quanto più disinteressato[3].

Nella Bibbia

La lode in rapporto alle altre forme di preghiera

La lode è correlata al ringraziamento e alla benedizione, con le quali appare spesso, nei testi biblici, in un identico movimento dell'animo e, sul piano letterario, negli stessi testi[4].

Dio si rivela degno di lode per via di tutti i suoi benefici nei confronti dell'uomo. La lode diventa allora con tutta naturalezza riconoscenza e benedizione (Sal Sal 35[34],18; 69[68],31; 109[108],30; Esd 3,11).

La lode ed il ringraziamento suscitano le stesse manifestazioni esterne di gioia, soprattutto nel culto; entrambe le forme gloria a Dio (Is 42,12; Sal 22[21],24; 50[49],23; 1Cr 16,4; Lc 17,15-18; At 11,18; Fil 1,11; Ef 1,6.12.14), confessando le sue grandezze.

Nella misura, tuttavia, in cui i testi ed il vocabolario invitano ad una distinzione, si può dire che la lode è legata più alla persona di Dio che ai suoi doni, e in tal senso si avvicina all'adorazione, e si pone sulla via dell'estasi. Gli inni di lode sono generalmente staccati da un contesto preciso e cantano Dio perché è Dio.

L'oggetto della lode

Nati da uno slancio d'entusiasmo, i cantici di lode moltiplicano le parole per tentare di descrivere Dio e le sue grandezze. Cantano la bontà di YHWH, la sua giustizia (Sal 145[144],6-7), la sua salvezza (Sal 71[70],15), il suo soccorso (1Sam 2,1), il suo amore e la sua fedeltà (Sal 89[88],2; 117[116],2), la sua gloria (Es 15,21), la sua forza (Sal 29[28],4), il suo meraviglioso disegno (Is 25,1), i suoi giudizi liberatori (Sal 146[145],7); tutto questo, in quanto risplende nelle meraviglie di YHWH (Sal 96[95],3), nelle sue grandi azioni, nelle sue prodezze (Sal 105[104],1-3; 106[105],2), in tutte le sue opere (Sal 92[91],5-6), compresi i miracoli di Cristo (Lc 19,37).

Dalle opere si risale all'autore. "Grande è YHWH e degno di ogni lode!" (Sal 145[144],3). "YHWH, mio Dio, tu sei così grande, rivestito di maestà e di splendore!" (Sal 104[103],1; cfr. 2Sam 7,22; Gdt 16,13). Gli inni cantano il grande nome di Dio (Sal 34[33],4; 145[144],2; Is 25,1). Lodare Dio significa esaltarlo, magnificarlo (Lc 1,46; At 10,46); significa riconoscere la sua superiorità unica, poiché egli è colui che abita nel più alto dei cieli (Lc 2,14), poiché egli è il santo. La lode sgorga dalla coscienza esultante della santità di Dio (Sal 30[29],5=97[96],12; 99[98],5; 105[104],3; cfr. Is 6,3) e questa esaltazione purissima e religiosissima unisce profondamente a Dio.

Le componenti della lode

Lode e confessione

La lode è innanzitutto confessione della grandezza di Dio. In forme varie e numerose la lode è quasi sempre introdotta da una proclamazione solenne: cfr. Is 12,4-5; Ger 31,7; Sal 89[88],2; 96[95],1-3; 105[104],1-2; 145[144],6; cfr. Sal 79[78],13).

Questo annunzio suppone un pubblico pronto a vibrare ed a partecipare: è l'assemblea dei giusti (Sal 22[21],23.26; cfr. Sal 33[32],1); sono i cuori retti, gli umili, che possono comprendere la grandezza di Dio ed intonare le sue lodi (Sal 30[29],5; 34[33],3; 66[65],16-17), e non l'insensato (Sal 92[91],7).

Scaturita dal contatto col Dio vivente, la lode risveglia tutto l'uomo (Sal 57[56],8; 108[107],2-6) e lo trascina in un rinnovamento di vita. Per lodare Dio l'uomo impegna tutto se stesso; la lode, se è vera, è incessante (Sal 145[144],1-2; 146[145],2; Ap 4,8). È esplosione di vita: non i morti, già discesi negli inferi, ma solo i viventi possono lodare Dio (Sal 6,6; 30[29],10; 88[87],11-13; 115,17[113,25]-115,18[113,26]; Is 38,18; Bar 2,17; Sir 17,27-28).

Il Nuovo Testamento conserva alla confessione questo posto dominante nella lode: lodare Dio consiste sempre in primo luogo nel proclamare le sue grandezze, solennemente ed ampiamente attorno a sé (Mt 9,31; Lc 2,38; Rm 15,9=Sal 18[17],50; Eb 13,15; cfr. Fil 2,11).

Lode e canto

La lode nasce dallo stupore e dall'ammirazione in presenza di Dio. Suppone un'anima aperta e rapita; si può esprimere in un grido, in un'esclamazione, in un'ovazione gioiosa (Sal 47[46],2.6; 81[80],2; 89[88],16-17; 95[94],1; 98[97],4). Dovendo essere normalmente intelligibile alla comunità, diventa facilmente, sviluppandosi, canto, cantico, per lo più sostenuto dalla musica ed anche dalla danza (Sal 33[32],2-3; cfr. Sal 98[97],6; 1Cr 23,5). L'invito al canto è frequente all'inizio della lode (Es 15,21; Is 42,10; Sal 105[104],1; cfr. Ger 20,13).

Uno dei termini ebraici più caratteristici e più ricchi del vocabolario della lode è l'hillel, che ordinariamente è tradotto con "lodare" (Sal 113[112]; 117[116]; 135[134]). Il più delle volte l'oggetto della lode è esplicito, ma talvolta non lo è, e la lode allora non può che appoggiarsi su se stessa, come in particolare nell'esclamazione "Alleluia", dall'ebraico Hallelû-Jah, "Lodate-Jah(vé)".

Anche il Nuovo Testamento conosce parecchi termini per esprimere la lode cantata, insistendo ora sul canto (viene usato il termine greco àido: Ap 5,9; 14,3; 15,3), ora sul contenuto dell'inno (con il termine greco hymnèo: Mt 26,30; At 16,25) o sull'accompagnamento musicale (il termine greco usato è psàllo: Rm 15,9=Sal 18[17],50; 1Cor 14,15). Tuttavia un testo come Ef 5,19 sembra mettere in parallelo questi diversi termini[5].

Lode ed escatologia

La Bibbia riserva in primo luogo la funzione della lode ad Israele; ciò è conseguenza del fatto che il popolo eletto è il beneficiario della rivelazione, e quindi il solo a conoscere il vero Dio.

In seguito la lode si tinge a poco a poco di universalismo. Anche i pagani vedono la gloria e la potenza di YHWH, e sono invitati ad unire la loro voce a quella di Israele (Sal 117[116],1). I Salmi del regno sono, a questo proposito, significativi (Sal 96[95],3.7-8; 97[96],1; 98[97],3-4). E non soltanto tutti i popoli della terra sono invitati a prendere coscienza delle vittorie di Dio come quella del ritorno dall'esilio babilonese, ma la stessa natura è associata a questo concerto (Is 42,10; Sal 98[97],8; 148; Dn 3,51-90).

L'universalismo prepara l'escatologia. La lode di tutti i popoli, intonata al ritorno dall'esilio, non fa che inaugurare la grande lode futura che si svilupperà "nei secoli". Gli inni dell'Antico Testamento prefigurano l'inno eterno del giorno del Signore, già intonato e sempre atteso; i cantici nuovi del salterio troveranno la loro ultima risonanza nel cantico nuovo dell'Apocalisse (Ap 5,9; 14,3).

Lode e culto

In Israele la lode appare sempre legata alla liturgia, ma questa relazione diventa ancor più reale quando, con la costruzione del tempio, il culto viene ad essere più fortemente strutturato.

La partecipazione del popolo al culto del tempio era viva e gioiosa. Là soprattutto, per le feste annuali o nei grandi momenti della vita del popolo (consacrazione del re, celebrazione di una vittoria, dedicazione del tempio, ecc.), si trovano tutti gli elementi della lode:

Molti salmi sono indubbiamente composti per i bisogni della lode legata al culto; tali canti sono ormai dispersi nel salterio, e tuttavia si ritrovano in modo più caratterizzato almeno nelle tre raccolte tradizionali: il Piccolo Hallel (Sal 113[112]-118[117]), il Grande Hallel (Sal 136[135]), l'Hallel finale (Sal 146[145]-150). Nel tempio il canto dei Salmi accompagnava specialmente il sacrificio di lode (tôdah, cfr. Lev 7,12; 22,29-30; 2Cr 33,16), che era un sacrificio pacifico seguito da un pasto sacro pieno di gioia nelle dipendenze del tempio.

Anche in ambiente cristiano la lode sarà facilmente lode del culto. Le indicazioni degli Atti degli Apostoli (2,46-47) e delle Lettere di San Paolo (1Cor 14,26; Ef 5,19) evocano le assemblee liturgiche dei primi cristiani, e così pure la descrizione del culto e della lode celesti nell'Apocalisse.

La lode cristiana

Nelle sue caratteristiche essenziali la lode rimane identica nel passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento. Essa tuttavia è ormai cristiana, nel senso che essa è suscitata dal dono di Cristo e a partire dalla potenza redentrice manifestata in lui. Tale è il senso della lode degli angeli e dei pastori a Natale (Lc 2,13-14.20), nonché della lode delle folle dopo i miracoli (Mc 7,36-37; Lc 18,43; 19,37); tale è pure il senso fondamentale dell'Osanna della domenica delle palme (cfr. Mt 21,16=Sal 8,2-3), ed anche del cantico dell'agnello nell'Apocalisse (cfr. Ap 15,3).

Alcuni frammenti di inni primitivi, conservati nelle lettere paoline, rimandano l'eco di questa lode cristiana rivolta a Dio Padre, che ha già rivelato il mistero della pietà (1Tim 3,16), e farà rifulgere il ritorno di Cristo (1Tim 6,15-16); la lode del Nuovo Testamento confessa il mistero di Cristo (Fil 2,5; Col 1,15), ovvero il mistero della salvezza (2Tim 2,11-13), diventando così talvolta vera confessione della fede e della vita cristiana (Ef 5,14).

Fondata sul dono di Cristo, la lode del Nuovo Testamento è cristiana anche nel senso che sale a Dio con Cristo ed in Cristo (cfr. Ef 3,21); lode filiale sull'esempio della preghiera stessa di Cristo (cfr. Mt 11,25); lode rivolta anche direttamente a Cristo in persona (Mt 21,9; At 19,17; Eb 13,21; Ap 5,9). Si può affermare che ormai la lode dei fedeli è il Signore Gesù stesso.

Fiorendo così sulla base della Scrittura, la lode rimase sempre primordiale nel Cristianesimo, ritmando la preghiera liturgica con gli Alleluia e con il Gloria al Padre, animando gli spiriti in preghiera sino a permearli ed a trasformarli in una pura "lode di gloria" (cfr. Ef 1,12).

Nella liturgia

La preghiera di lode è caratteristica del cristiano, ed è presente in ogni manifestazione della Chiesa che prega.

La Celebrazione eucaristica è una grande lode al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per l'opera della salvezza realizzata soprattutto nel mistero pasquale della passione, morte e Risurrezione di Gesù. All'interno della celebrazione, la lode fiorisce soprattutto nel Gloria in excelsis Deo e nel Prefazio. Quest'ultimo è un tipico inno di lode le cui espressioni sono prese dalla Bibbia, e che si conclude con l'invito all'assemblea a partecipare alla lode degli Angeli e di tutti i Santi.

La Liturgia delle Ore fa scorrere la lode del popolo cristiano sul ritmo delle ore del giorno; è significativo che una delle sue componenti principali ha il nome di Lodi mattutine.

Nella preghiera del popolo cristiano

Nella Chiesa attuale la preghiera di lode è tipica della sensibilità di preghiera del Rinnovamento nello Spirito. La lode vi è accompagnata volentieri da vari atteggiamenti e gesti del corpo, come l'alzare o battere le mani e la danza. La posizione tipica della preghiera di lode è in piedi.

È una forma di preghiera di lode anche il parlare in lingue.

Approfondimento

La lode non conferisce nulla a Dio: egli non ha bisogno della lode dell'uomo[6]. È piuttosto l'uomo che ha bisogno di gridare in faccia a Dio la sua gioia e la sua soddisfazione per quello che Egli è e per quello che Egli ha fatto; ugualmente, l'uomo ha bisogno anche di far sapere agli altri uomini ciò che Dio è per lui e ha fatto per lui: corrisponde alla dinamica della lode il coinvolgere gli altri nello stesso inno di esultanza.

La teologia della secolarizzazione ha espresso talvolta riserve nei confronti della lode: esse sono indice di una grande incomprensione dell'uomo oltre che di Dio[7], perché l'uomo non può fare a meno di esprimere la meraviglia che ha dentro, e il mondo di manifestarsi di Dio all'uomo è tale che non può non generare stupore e meraviglia.

Note
  1. André Ridouard (1971) c. 613.
  2. Cfr. Dante Lafranconi (1986) p. 469.
  3. Cfr. Jesùs Castellano (1984), p. 1103.
  4. Tutta la sezione biblica dipende da André Ridouard (1971).
  5. Nei LXX il verbo ebraico hillel è per lo più tradotto con ainèo, che ritroviamo nel Nuovo Testamento soprattutto sotto la penna di Luca: Lc 2,13.20; 19,37; 24,53; At 2,47; 3,8-9.
  6. Cfr. il IV prefazio comune:
    « Tu non hai bisogno della nostra lode,
    ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie;
    i nostri inni di benedizione
    non accrescono la tua grandezza,
    ma ci ottengono la grazia che ci salva,
    per Cristo nostro Signore»
  7. Cfr. Dante Lafranconi (1986) p. 469.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno maggio 2011 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

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