Deposizione di Gesù

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Beato Angelico, Deposizione di Gesù Cristo dalla croce, (1432 ca.), tempera su tavola; Firenze, Museo Nazionale di San Marco

La Deposizione di Gesù è l'episodio finale della passione di Gesù, dopo la sua crocifissione e morte sulla croce.

Il cadavere di Gesù venne deposto per opera di Giuseppe d'Arimatea, membro del Sinedrio, che si occupò di chiedere ed ottenere da Pilato il permesso di effettuare tale gesto.

I racconti dei vangeli

Nel Vangelo secondo Marco l'episodio avvenne di sera, nella Parascève ("Preparazione", la vigilia del sabato); Giuseppe di Arimatea, di cui si dice che era membro autorevole del sinedrio e che attendeva il regno di Dio, si recò da Pilato a chiedere il corpo di Gesù. Pilato, sorpreso che Gesù fosse già morto, chiese conferma del decesso ad un centurione, e solo dopo concesse il corpo a Giuseppe. Questi, dopo aver acquistato un lenzuolo, depose il corpo dalla croce e lo avvolse nel lenzuolo, poi lo mise in un sepolcro scavato nella roccia che chiuse rotolandovi davanti una pietra. Maria di Magdala e Maria "di Ioses" stettero ad osservare dove era sepolto il corpo.[1]

Nel Vangelo secondo Matteo, la sera dopo la crocifissione di Gesù, il ricco Giuseppe di Arimatea, che era divenuto discepolo di Gesù, ne chiese il corpo a Pilato, che glielo consegnò. Giuseppe mise il corpo in un lenzuolo candido, lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatto scavare nella roccia e che chiuse facendovi rotolare una grande pietra davanti alla porta, e se ne andò. Assistettero alla deposizione Maria di Magdala e «l'altra Maria».[2]

Il Vangelo secondo Luca presenta Giuseppe di Arimatea come membro del sinedrio, e come persona buona e giusta che "aspettava il regno di Dio"; questo vangelo precisa che Giuseppe non aveva condiviso la decisione dei suoi colleghi. Giuseppe depose il corpo di Gesù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in una tomba scavata nella roccia, «nella quale nessuno era stato ancora deposto»; l'evangelista precisa a questo punto che era il giorno della Parascève e che già splendevano le luci del sabato. Ad osservare la tomba e la deposizione del corpo in essa vi erano «le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea»; esse tornarono indietro a preparare i profumi e gli unguenti per il corpo, ma osservarono il riposo del sabato.[3]

Nel Vangelo secondo Giovanni si racconta che Giuseppe di Arimatea era discepolo di Gesù, ma che teneva questo fatto nascosto per timore dei Giudei. Giuseppe chiese il corpo di Gesù a Pilato, che glielo concesse. Giuseppe si recò al patibolo con Nicodemo, che recava mirra e aloe; i due deposero il corpo dalla croce e lo avvolsero in bende e oli aromatici. Nel luogo dell'esecuzione c'era un giardino con all'interno una tomba mai usata; lì deposero Gesù, in quanto era Parascève e la tomba era quella vicina.[4]

Nell'arte

La deposizione di Gesù costituisce un soggetto dell'arte sacra cristiana: si rappresenta Gesù quando viene tolto dalla croce (deposizione dalla croce e Pietà) o quando viene posto nella tomba (deposizione nel sepolcro). Alla scarna descrizione dei vangeli, gli artisti hanno fornito una immensa produzione di dipinti, bassorilievi, statue e descrizioni poetiche che hanno accompagnato la cristianità lungo i duemila anni della sua storia.

Fra le opere di maggior rilievo storico-artistico, che presentano questo tema iconografico, si ricorda:

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Note
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