Miracoli di Gesù

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1leftarrow.png Voci principali: Miracolo, Gesù.
Paolo Veronese, Nozze di Cana (1562 - 1563), olio su tela; Parigi, Museo del Louvre. Giovanni (2,1-11) presenta tale segno come il primo compiuto da Gesù, e ne sottolinea l'importanza per la fede dei discepoli
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Dalle fasce della sua nascita (cfr. Lc 2,7), fino all'aceto della sua passione (cfr. Mt 27,48) e al sudario della risurrezione (cfr. Gv 20,7), tutto nella vita di Gesù è segno del suo mistero. Attraverso i suoi gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che "in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). In tal modo la sua umanità appare come "il sacramento", cioè il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca: ciò che era visibile nella sua vita terrena condusse al mistero invisibile della sua filiazione divina e della sua missione redentrice.
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I miracoli hanno qualcosa da dire anche all'uomo di oggi: gli pongono la domanda se egli pensi di poter guadagnare la salvezza con la propria oculatezza e con le proprie forze, o se sia disposto a farsi mostrare la via da Cristo e a lasciarsi guidare da Lui.
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(Alfons Weiser, I miracoli di Gesù ieri e oggi, Cittadella, Assisi 1971, p. 46)

I miracoli di Gesù sono attestati nei Vangeli: la predicazione di Gesù è accompagnata da questi segni prodigiosi, attraverso i quali si rivela il volto del Dio misericordioso, che si china sull'uomo e lo libera dal male. Tali miracoli, inoltre, presuppongono generalmente la fede e sono finalizzati a suscitare la stessa fede nelle persone.

I racconti di miracolo[1]
Le indicazioni generiche di miracoli

Le narrazioni dei miracoli nel materiale dei Vangeli

Un'analisi comparata dei quattro Vangeli rivela non meno di quaranta diverse narrazioni di miracoli compiuti da Gesù.[3] È possibile che lo stesso evento sia stato talvolta riportato dai evangelisti diversi con differenze tali da farli apparire eventi diversi; questo potrebbe far scendere il numero globale di alcune unità.

In ogni caso il peso delle narrazioni dei miracoli all'interno dei Vangeli è assai rilevante, tanto che queste narrazioni non possono essere considerate, nel loro complesso, come qualcosa di circostanziale. Nel Vangelo secondo Marco i racconti dei miracoli di Gesù occupano il 31% del testo globale, e giungono al 47% se si escludono gli ultimi sei capitoli riguardanti la passione di Cristo[4]. La loro narrazione è talmente intrecciata con l'esposizione di precisi insegnamenti e con la descrizione delle reazioni dei presenti, anch'esse occasione di ammaestramento da parte di Gesù, che sarebbe assai difficile operare una sorta di separazione fra la predicazione e le opere di Gesù, attribuendovi un diseguale valore storico od ermeneutico.[5] Un esempio chiaro di tale fatto è la guarigione del paralitico calato dal tetto (cfr. Mt 9,2-7; Mc 2,3-12; Lc 5,18-26), nella quale l'insegnamento di Cristo circa il potere divino che egli ha di perdonare i peccati degli uomini viene volutamente associato al compimento di un miracolo (Lc 5,23-25).

Non solo poi Gesù compie segni prodigiosi: egli conferisce ai dodici apostoli il potere di guarire e di scacciare i demoni (Mt 10,1; cfr. Gv 14,12).

I miracoli di Gesù possono essere raccolti in diverse categorie: guarigioni, esorcismi, risurrezioni, miracoli sugli elementi naturali.

Le guarigioni

Nei Vangeli i miracoli di guarigione sono certamente i più numerosi. I vangeli sottolineano in ogni episodio i diversi modi con cui Gesù compie il miracolo, a volte semplicemente dicendo alcune parole, altre volte imponendo le mani, altre volte facendo gesti particolari.

Così vediamo che Gesù guarisce:

Tranne rari casi nei quali vengono comandate operazioni supplementari a completamento di quanto egli opera (cfr. Gv 9,7), le guarigioni hanno sempre un carattere immediato.

Gli esorcismi

I sinottici testimoniano di molti esorcismi su indemoniati:

Oggi si è tentati di collocare alcuni di essi fra i miracoli di guarigione, ma in realtà la mentalità dell'epoca attribuisce alcune malattie, in particolare l'epilessia, alla presenza invasiva di spiriti maligni.

Le resurrezioni

Sono le tre resurrezioni di esseri umani già cadaveri operate da Gesù:

Qualcuno[7] le annovera tra i miracoli di guarigione.

I miracoli su elementi della natura

Non mancano numerosi miracoli operati su elementi della natura o in rapporto ad essi:

A prima vista sembrerebbe appartenere a questa categoria la maledizione del fico, che quindi appassisce (Mt 21,18-22), ma esso ha piuttosto il carattere di un segno profetico.

Nessuno di questi miracoli è effettuato da Gesù per dimostrare il suo potere sugli elementi naturali; piuttosto, ognuno di essi ha un significato di rivelazione, di annuncio dell'alleanza, di vicinanza di Gesù ai suoi, di preparazione dell'Eucaristia.

Significato

I miracoli sono anzitutto segno e conferma dell'identità di Cristo e della sua missione divina, secondo quanto lo stesso Gesù dichiara apertamente: "Le opere che faccio per incarico del Padre mio testimoniano a mio favore" (Gv 10,25). È quanto gli riconosce la gente semplice, non prevenuta (Gv 3,2).

I miracoli sono poi il segno della bontà e misericordia di Dio che si china sulla miseria umana; il segno che il Regno di Dio è arrivato in mezzo agli uomini[8]; che sta sorgendo l'era della liberazione e della salvezza attesa dai secoli e dai popoli.

I miracoli sono poi segno di che genere è la salvezza portata da Cristo:

  • le liberazioni degli indemoniati e le guarigioni indicano che essa è vittoria su Satana, smantellamento del suo regno;
  • che è salvezza di tutto l'uomo, anima e corpo;
  • che essa si estende, come manifestano i prodigi a favore dei pagani, indistintamente a tutti gli uomini.

Alcuni miracoli hanno poi un riferimento specifico:

Anche per l'uomo d'oggi, se vuole, i miracoli possono esser "segni della salvezza che nasce, segni del Cristo che è il solo capace di saziare la fame e la sete di questo mondo, quella fame e sete che rimangono all'uomo malgrado ogni progresso".[9]

Il valore che Gesù stesso vi dà

Nei Sinottici viene narrato che, in occasione di un esorcismo, i farisei attribuiscono quel segno prodigioso al potere del principe dei demoni che opererebbe in Gesù (Mt 9,34; 12,23; Mc 3,22[10]; Lc 11,15[11]); il Salvatore controbatte che ciò non può essere, perché altrimenti Satana scaccerebbe Satana; piuttosto, se egli scaccia i demoni con il dito di Dio, allora il Regno di Dio è giunto in mezzo agli uomini (Mt 12,25-28; Mc 3,23-27; Lc 11,17-20); e Gesù chiama bestemmia contro lo Spirito Santo e indica come imperdonabile il peccato di chi non riconosce in lui l'opera di Dio (Mt 12,31-32; Mc 3,29; Lc 12,10).

Il Vangelo secondo Giovanni attesta che Gesù fa ripetutamente appello ai suoi miracoli, presentandoli come opere che il Padre compie in lui e come una testimonianza superiore a quella che il Battista ha dato nei suoi confronti: essi dimostrano che il Padre lo ha mandato (Gv 5,36; 10,25.32). Vedendo le sue opere, i suoi discepoli possono conoscere che il Padre è in Gesù e Gesù nel Padre (Gv 10,37; 14,11; 15,24).

Storicità

A fronte delle obiezioni alla storicità dei miracoli, sorte soprattutto in epoca moderna, la Chiesa ha sempre insegnato il carattere storico dei Vangeli[12], e in particolare dei miracoli di Gesù.

Ciò è confermato sia dall'analisi dei racconti del Nuovo Testamento, sia da testimoni extrabiblici.

L'analisi dei dati del Nuovo Testamento

La tradizione del Nuovo Testamento presenta Gesù come una persona che ha fatto segni e prodigi, e questo fin dalle attestazioni più antiche che troviamo negli Atti degli Apostoli: colpisce che in tali attestazioni non si dica nulla del suo insegnamento; si parla solo del finale drammatico della sua morte e della sua risurrezione, dicendo che egli era stato "accreditato da Dio" presso il popolo "per mezzo di miracoli, prodigi e segni" (At 2,22-24; cfr. anche 10,38-39). Qui ci troviamo di fronte al kerigma, cioè al contenuto della predicazione primitiva.

Guardando in generale ai miracoli di Gesù narrati nei Vangeli dobbiamo riconoscere ad essi una globale attendibilità storica, per vari motivi:

  • solo un personaggio che compia gesti prodigiosi riesce a creare un seguito popolare così intenso come quello che i Vangeli e la successiva storia della prima Chiesa testimonia;
  • c'è una tale molteplicità di attestazione di miracoli di Gesù, sono tanti e tanto vari i prodigi che egli compie, che, anche qualora non si volesse ammettere il carattere storico di ogni singolo miracolo, non si potrebbe negare il fatto che Gesù ha compiuto per lo meno molti miracoli.

Riguardo poi al carattere dei racconti dei miracoli, essi non hanno carattere favoloso né leggendario: appare chiaramente la diversità dai racconti dell'Esodo.

I miracoli compiuti da Gesù sono da lui effettuati senza alcuno sforzo, e rispondono a un'intenzionalità religiosa e a un atteggiamento di preghiera, a volte esplicita (Gv 11,41-42), altre volte suggerita (Mc 6,41; 7,34; 9,9; 11,24).

C'è poi una forte discontinuità con i miracoli attribuiti a Gesù dai Vangeli apocrifi, con quelli che la leggenda attribuisce ai rabbini, a dèi, come Esculapio, o a sapienti pagani, come Apollonio di Tiana.

I racconti abituali di miracoli prevedevano poi le preghiere del taumaturgo, seguite dal gesto prodigioso. Ora, invece, Gesù non prega mai, né invoca il nome di Dio, egli dice sempre: "Io ti dico"[13].

È significativo che gli stessi Giudei, nemici di Gesù, confessano tacitamente ed espressamente la verità storica dei miracoli da Lui compiuti:

  • tacitamente, poiché mai negano le opere prodigiose che Egli opera davanti ai loro occhi; se non l'hanno fatto, è segno che non era loro possibile;
  • espressamente (Gv 11,47); al massimo li attribuiscono al demonio (Mt 9,34).

Riletture pasquali?

L'esegesi contemporanea non esclude che alcuni dei miracoli narrati possano essere riletture post-pasquali della divinità di Gesù Cristo, alla cui piena consapevolezza i discepoli giunsero solo dopo la sua risurrezione: cosi alcuni esegeti affermano che alcune narrazioni di opere prodigiose "avrebbero avuto come finalità quella di offrire un contesto letterario in cui trasmettere un particolare insegnamento relativo alle due nature, umana e divina, del Cristo"[3]. Un esempio classico in tal senso potrebbe essere la seconda pesca miracolosa, aggiunta dopo la prima conclusione del Vangelo di Giovanni (21,1-14).

In ogni caso, però, la quantità di miracoli di Gesù riportati dagli evangelisti e la fitta trama narrativa in cui essi si intrecciano con il resto delle opere e della vita di Gesù depongono a favore del fatto che si tratta, per la gran maggioranza di essi, di episodi realmente accaduti, di cui i discepoli furono storicamente testimoni.

I testimoni extrabiblici

I primi apologeti sono unanimi nell'attestare come storicamente certi i miracoli di Gesù.

Quadrato scrive verso il 114 un'Apologia indirizzata all'imperatore Adriano. In essa afferma:

« I risanati e i risuscitati non solo furono visti quando venivano guariti o quando risorgevano da morti, ma anche in seguito: e non solo quando il Salvatore dimorava sulla terra, ma anche dopo la sua dipartita sopravvissero, cosicché alcuni pervennero fino ai nostri tempi. »

Arnobio afferma:

« Non credete ai miracoli? Ma coloro che li hanno visti compiere con i propri occhi, essi sono degli ottimi testimoni e loro stessi li credettero, e li tramandarono a noi con approvazioni tutt'altro che incerte. Volete forse sapere chi sono costoro? Le genti, i popoli, le nazioni, in una parola, quell'incredulo genere umano, il quale, se non si trattasse di una cosa evidente - e come si suol dire - più chiara della luce, non avrebbe mai prestato il suo assenso a fatti di questo genere. »

Tertulliano, poi, scrivendo ai Giudei, fa ad essi notare:

« Che Cristo abbia fatto queste cose neppur voi lo mettevate in dubbio, dal momento che dicevate che non avreste lapidato il Cristo per le opere, ma perché le compiva in giorno di sabato.[15] »

Tra i Giudei è significativo il testimonio di Giuseppe Flavio, il quale chiama Gesù "paradòxon èrgon poietèn, "facitore di opere straordinarie"[16].

Nel Talmud (VI secolo) Gesù è presentato come un operatore di magie, che per questo fu appeso la vigilia di Pasqua.[17] Considerando che le fonti giudaiche tendono a screditare Gesù e a presentare su di lui versioni leggendarie, colpisce che non abbiano potuto negare che egli abbia operato cose prodigiose. Invece le Toledoth Ieschu attribuiscono i miracoli di Gesù alla virtù del nome di YHWH, pronunziato da lui con le vocali proprie, di cui con l'inganno avrebbe scoperto il segreto.

Tra i pagani, Celso, al dire di Origene[18], ammette i fatti prodigiosi del Vangelo, limitandosi a darne una spiegazione naturale, ricorrendo all'occultismo egiziano.

Note
  1. Di fronte a miracoli simili non è sempre chiaro quando si tratti dello stesso avvenimento o meno.
  2. L'ordine cronologico dei miracoli è difficile da determinare: la lista non è da vedersi come una sequenza temporale esatta.
  3. 3,0 3,1 Giuseppe Tanzella-Nitti, online.
  4. Cfr. René Latourelle Miracolo, in René Latourelle, Rino Fisichella (a cura di), Dizionario di Teologia Fondamentale, Cittadella, Assisi, 1990, ISBN 9788830804593, p. 754.
  5. Cfr. quanto afferma il Concilio Vaticano II, dove parla dell'economia della Rivelazione che
    « comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. »
    (Dei Verbum, n. 2)
  6. Propriamente, il termina usato per la lebbra non è quello della guarigione, quanto quello della purificazione, stante il significato particolare che tale malattia aveva presso il popolo d'Israele.
  7. Ad esempio Giuseppe Tanzella-Nitti online.
  8. Cfr. quanto afferma Lumen Gentium 5:
    « Anche i miracoli di Gesù provano che il regno è arrivato sulla terra: "Se con il dito di Dio io scaccio i demoni, allora è già pervenuto tra voi il regno di Dio" (Lc 11,20; cfr. Mt 12,28). »
  9. Alfons Weiser, I miracoli di Gesù ieri e oggi, Cittadella, Assisi 1971, p. 46.
  10. In questo passo di Marco sono gli scribi a rivolgere l'accusa a Gesù.
  11. Qui invece c'è un generico "alcuni".
  12. Dei Verbum 19:
    « La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con la più grande costanza che i quattro suindicati Vangeli, di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro eterna salvezza, fino al giorno in cui fu assunto in cielo (cfr. At 1,1-2). »
  13. Si veda invece la prassi apostolica: gli apostoli compiono i miracoli "nel nome di Gesù" (At 3,6).
  14. Riportato in Arialdo Beni (1984) 300.
  15. Cfr. Gv 5,16.
  16. Antichità giudaiche, 18, 3, 3.
  17. Arialdo Beni, Teologia fondamentale, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1984, p. 149-150.
  18. Contra Celsum 1,6 e 68.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 16 ottobre 2013 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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