Catecumenato

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Scuola di Raffaello, Battesimo di Costantino (1520 - 1524); Vaticano: Costantino è noto per essersi mantenuto nel catecumenato fino a tarda età

Il catecumenato è lo stato di coloro che si preparano a ricevere il Sacramento del Battesimo[1]. In senso lato il termine si riferisce a tutto il periodo di preparazione al Battesimo; in senso proprio indica soltanto l'ultimo periodo, a partire dall'apposito Rito di Entrata al Catecumenato.

Dopo gli inizi nel II secolo e lo sviluppo che dei secoli successivi, con l'avvento della cristianità è caduto in disuso poiché il Battesimo cominciò ad essere amministrato nella primissima infanzia, rinviando poi all'età della ragione la formazione cristiana, la trasmissione della fede e il completamento dell'Iniziazione Cristiana.

Storia

Le prime descrizioni di un'organizzazione catecumenale

Nel II secolo iniziamo ad avere i primi dati di un periodo catecumenale[2].

Giustino

San Giustino[3] parla della preparazione al Battesimo nella sua Prima Apologia, scritta nel 150, ma si limita a indicarne quattro punti essenziali:

  1. Credere alla verità dell'insegnamento impartito dal catechista.
  2. Promettere di vivere secondo i comandamenti.
  3. Imparare a pregare e chiedere al Signore il perdono dei propri peccati.
  4. Imparare a digiunare.

Giustino sottolinea che in prossimità del Battesimo tutta la comunità prega e digiuna con i candidati

Nel Dialogo con Trifone afferma poi che perché vengano rimessi i peccati nel Battesimo è necessaria la fede, e bisogna convertirsi.

Ippolito di Roma

Sant'Ippolito di Roma[4] nella sua Tradizione Apostolica (ca. 217), è il primo a riferirci di un'organizzazione già molto strutturata del Catecumenato[5].

Per comprendere i dati di Ippolito bisogna tener presente che egli era in contrasto con la Chiesa del suo tempo, che egli giudicava troppo larga nella disciplina penitenziale, e in particolare nella riammissione dei lapsi. La liturgia che Ippolito ci presenta, inoltre, non rappresenta la liturgia di Roma: Ippolito, nell'intento di restare fedele alla Tradizione, le ha forse dato qualcosa di suo, in maniera tale che le usanze che egli ci riporta si possono far risalire almeno a cinquant'anni prima.

Ippolito, che non vuole far giungere troppo rapidamente al Battesimo i candidati, prescrive tre anni di Catecumenato.

Distingue poi due classi di catecumeni:

  • quelli che in generale si stanno preparando al Battesimo;
  • quelli che sono ormai prossimi all'Iniziazione, e che egli chiama eletti.

Il termine eletto rimarrà nella liturgia romana; altrove si userà il termine competens.

Anche se la prassi del digiuno non è nuova (ne parlano anche la Didaché e Tertulliano), Ippolito ne fissa il giorno: il venerdì; e sembra che esso debba continuare fino alla notte tra il Sabato e la Domenica di Pasqua.

Ippolito distingue cinque tappe nel cammino dell'Iniziazione[6]:

  1. La presentazione dei candidati[7]: questi, condotti da amici, si presentano davanti al Didascalos per ricevere la catechesi. Non è chiaro se tale incontro contempla solo un insegnamento o anche una liturgia della parola. Ippolito dice che i catecumeni sono interrogati "prima che il popolo arrivi". Il Didascalos interroga coloro che hanno condotto i candidati sulla loro identità e sulla loro condotta morale. Le domande dipendono dalla professione dei simpatizzanti.
  2. Il periodo del catecumenato[8]: se l'inchiesta del Didascalos è risultata favorevole, il candidato comincia a seguire una catechesi che dura tre anni. Durante questo periodo i catecumeni pregano separatamente e non con i fedeli; e con i fedeli non si scambiano il segno di pace[9]. Alla fine della preghiera, dopo la catechesi, il Didascalos impone la mano[10] sul catecumeno. Tale preparazione culminerà in una nuova inchiesta sul comportamento del catecumeno.
  3. La preparazione prossima al Battesimo[11]: vi si entra dopo il secondo interrogatorio del catecumeno insieme ai suoi responsabili, al termine dei tre anni. Se il risultato è favorevole, il catecumeno può ascoltare il Vangelo. A partire da questo momento il catecumeno è chiamato electus, "eletto", e prende parte alla liturgia della parola nella sua interezza. Quotidianamente riceve un'imposizione delle mani e viene esorcizzato, e negli ultimi giorni l'esorcismo viene fatto direttamente dal vescovo; se l'eletto non è puro, verrà espulso. Tre giorni prima del Battesimo, cioè il giovedì, i catecumeni fanno un bagno e si lavano. Il venerdì cominciano il digiuno. Il sabato si riuniscono con il Vescovo, che impone loro le mani per l'esorcismo, soffia loro sul volto, e traccia loro un segno di croce sulla fronte, sulle orecchie, sul naso. Per tutta la notte si veglia in preghiera, con letture e catechesi.
  4. L'iniziazione vera e propria: i candidati ricevono il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia.
  5. La mistagogia, cioè la catechesi post-iniziatoria.

Ippolito presenta la severità e serietà con cui i candidati vengono esaminati, e lascia comprendere la grande responsabilità di coloro che li presentano.

Anche se non viene precisata la settimana in cui vengono fatti bagno, digiuno, ecc, sembra chiaro che si tratta dei giorni che precedono la Veglia Pasquale, che Ippolito conosceva nella sua strutturazione in letture e insegnamenti.

Dal IV al IX secolo: l'organizzazione liturgica del catecumenato

In questo periodo assistiamo alla progressiva organizzazione liturgica del catecumenato e dell'iniziazione cristiana[12].

Il De catechizandis rudibus di Sant'Agostino cita l'esistenza di un catecumenato al quale si accede attraverso un rito liturgico d'ammissione, ma senza precisarne i contorni.

La lettera del diacono Giovanni a Senario

La lettera del diacono Giovanni[13] a Senario, funzionario di Ravenna interessato alla liturgia dell'iniziazione cristiana e che interpella il diacono, scritta nel 492, ci apre una finestra sul catecumenato dell'epoca.

La lettera parla di una catechesi catecumenale che deve essere articolata in maniera da far conoscere le nozioni fondamentali della fede. Essa descrive poi vari riti del catecumenato:

  • L'imposizione delle mani, a significare che il catecumeno, condannabile per il suo peccato, diventa santo.
  • l'insufflazione sul viso, a significare l'espulsione del demonio per preparare l'ingresso di Cristo.
  • L'imposizione del sale, segno di conservazione e stabilità nella saggezza. Viene qui considerata il segno dell'entrata al catecumenato.
  • La consegna del simbolo della fede (Traditio Symboli) a chi è già veramente catecumeno, competens, electus.
  • Gli scrutini, che Giovanni considera erroneamente come esami del catecumeno sulla sua fede e conoscenza degli elementi del cristianesimo, mentre la tradizione ne parla in maniera unanime come esorcismi.
  • Il tocco delle orecchie, per l'acquisto dell'intelligenza.
  • Il tocco del naso, per recepire il bonus olor Christi ("buon profumo di Cristo")[14], e anche perché i candidati sappiano che dovranno rimanere al servizio di Dio finché avranno il respiro.
  • Il tocco del petto, sede del cuore, ad indicare che i precetti di Cristo andranno seguiti con coscienza retta e cuore puro.
  • L'ordine di camminare a piedi nudi.

Il rituale di cui tale lettera parla è realizzato per gli adulti, ma l'iscrizione del nome si confonde con gli scrutini. Ci troviamo in un'epoca in cui il cristianesimo è già molto diffuso, e dove quindi i catecumeni provengono da famiglie cristiane.

Il Sacramentario Gelasiano

Il Sacramentario Gelasiano (ca. 750?) suppone anch'esso, come la precedente lettera, che i battezzandi siano figli di genitori cristiani: il rituale è composto per bambini e non per adulti[15].

L'ordine dei riti è il seguente:

  • Iscrizione del nome.
  • Insufflazione.
  • Imposizione del segno di croce.
  • Imposizione del sale, al quale viene accordata un'importanza molto grande; consiste nei seguenti passi:
    • Esorcismo del sale.
    • Benedizione del sale.
    • Imposizione del sale.
    • Benedizione conclusiva.

Gli esorcismi sugli eletti sono effettuati dagli accoliti, dopo l'omelia delle domeniche riservate agli scrutini, imponendo la mano sul catecumeno. Abbiamo tre gruppi di esorcismi: ognuno inizia con una preghiera, segue poi l'invettiva a Satana; vi sono esorcismi diversi per gli uomini e per le donne[16]. La preghiera conclusiva è recitata dal presbitero (sacerdos). Anche l'esorcismo conclusimo è riservato al sacerdote ed è più positivo: chiede per i catecumeni una vera scienza e una dottrina sana che li conduca alla grazia del Battesimo.

Troviamo la consegna del Simbolo, che il sacerdote introduce con alcune parole designate come Praefatio[17]. Stranamente, il testo che viene consegnato è il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, ma il commento segue il Simbolo Apostolico[18]. Il testo del Simbolo è presentato in greco[19] trascritto con caratteri latini e in latino, secondo il desiderio del catecumeno.

La Consegna del Padre Nostro inizia con un'esortazione riservata al diacono. Poi "(il sacerdote) entra e dice", e segue il commento[20] alla preghiera del Signore.

Al Sabato viene fatto un esorcismo con l'imposizione delle mani sulla testa, da parte del sacerdote. Segue poi il rito dell'Effetha. Il tocco delle narici e delle orecchie è fatto con la saliva. Segue la rinuncia "a Satana, alle sue opere, a tutte le sue pompe", preceduta da un'unzione sul petto e inter scapulas con l'Olio dei catecumeni; la rinuncia è individuale, e ognuno è chiamato con il proprio nome. Infine gli eletti sono invitati a recitare (Redditio) il Simbolo, mentre ancora il sacerdote impone la mano sulla loro testa.

L'Ordo Romanus XI

Anche se è contemporaneo al Sacramentario Gelasiano, l'Ordo Romanus XI ci presenta una descrizione diversa dell'organizzazione del catecumenato.

Gli scrutini non sono più tre, come nel Gelasiano, ma sette. Tale adattamento è legato al fatto che ormai sono solo i bambini ad essere battezzati. Per alcuni aumenta il numero per compensare l'impossibilità di effettuare la catechesi. Per altri invece in funzione di offrire una catechesi ai genitori e a padrini e madrine. In ogni caso, i primi tre scrutini dell'Ordo riprendono i tre scrutini del Gelasiano, e i seguenti dal quarto al settimo ne sono ripetizioni.

  • Il primo scrutinio si effettua il mercoledì della terza settimana di Quaresima, ed è accompagnato dalla lettura di Ezechiele 36,25-29, mentre il Vangelo è Matteo 11,25-30: la rivelazione ai piccoli.
  • Il secondo scrutinio si realizza il sabato della stessa settimana, con la stessa Messa e gli stessi riti.
  • Il terzo scrutinio avviene in un giorno non specificato della quarta settimana. Gli esorcismi sono gli stessi degli scrutini precedenti. Vi sono due letture intitolate ad aurium apertione, "per aprire le orecchie": Isaia 55,2-7 e Colossesi 3,9 + Romani 10,18. Con questo scrutinio si effettua la consegna dei Vangeli[21], al Vangelo della Messa. Vi si unisce la consegna del Simbolo e del Pater.
  • Il quarto e il quinto scrutinio avvengono nella quinta settimana di quaresima, in un giorno non meglio specificato. Tutto avviene come nel primo scrutinio.
  • Il sesto scrutinio avviene nella sesta settimana; neanche qui si specifica il giorno. Ancora si ripete il primo scrutinio.
  • Il settimo scrutinio è costituito dall'Effetha e dalla rinuncia; tali riti in realtà non sono uno scrutinio, ma vengono considerati come se lo fossero per raggiungere il numero sette , secondo i sette doni dello Spirito Santo.

Il Sacramentario Gregoriano d'Adriano

Il Sacramentario Gregoriano d'Adriano, che nell'VIII secolo fu inviato a Carlo Magno, non comprende più veri scrutini, ma piuttosto dei gruppi di esorcismi.

  • Il primo gruppo è detto Benedictio salis ("benedizione del sale"), Oratio ad catechumenum faciendum ("preghiera per fare i catecumeni") costituisce quanto è rimasto del primo scrutinio del Gelasiano e dell'Ordo XI. Tale rito non è più legato alla Quaresima.
  • Il secondo gruppo è la consegna dei Vangeli, e si celebra in Quaresima.
  • Il terzo gruppo comprende i riti celebrati il Sabato Santo.

Il Gelasiano dell'VIII secolo =

Il Sacramentario di Gellone e quello di Angoulême, entrambi Gelasiani dell'VIII secolo, mostrano configurazioni intermedie o di compromesso tra il Gelasiano e l'Ordo XI. I loro testi sono abbastanza confusi e incompleti.

Da tempo il catecumenato non è più un itinerario di formazione per adulti, quanto un insieme di riti per bambini, con una catechesi liturgica per genitori e padrini.

Concezione e prassi attuale

Il Decreto Ad Gentes del Concilio Vaticano II ha visto la necessità di rivalutare la prassi catecumenale[22] a causa del sempre maggior numero di bambini a cui non viene amministrato il Battesimo. Il catecumenato ritorna poi ad essere necessario anche a causa della presenza non più sporadica di adulti che chiedono di essere battezzati, particolarmente in seguito agli importanti fenomeni migratori attuali.

Il Catechismo della Chiesa cattolica così parla del Catecumenato:

« Dalle origini della Chiesa, il Battesimo degli adulti è la situazione più normale là dove l'annunzio del Vangelo è ancora recente. Il catecumenato (preparazione al Battesimo) occupa in tal caso un posto importante. In quanto iniziazione alla fede e alla vita cristiana, esso deve disporre ad accogliere il dono di Dio nel Battesimo, nella Confermazione e nell'Eucaristia.

Il catecumenato, o formazione dei catecumeni, ha lo scopo di permettere a questi ultimi, in risposta all'iniziativa divina e in unione con una comunità ecclesiale, di condurre a maturità la loro conversione e la loro fede. Si tratta di una formazione "alla vita cristiana" mediante la quale "i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro Maestro. Perciò i catecumeni siano convenientemente iniziati al mistero della salvezza e alla pratica delle norme evangeliche, e mediante i riti sacri, da celebrare in tempi successivi, siano introdotti nella vita della fede, della liturgia e della carità del popolo di Dio"[23].

I catecumeni "sono già uniti alla Chiesa, appartengono già alla famiglia del Cristo, e spesso vivono già una vita di fede, di speranza e di carità"[24]. "La Madre Chiesa, come già suoi, li ricopre del suo amore e delle sue cure"[25]»

(nn. 1247-1249)

Il Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti.

La struttura attuale del Catecumenato è stabilita nel Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti (RICA), pubblicato da Paolo VI il 6 gennaio 1972.

I Praenotanda recuperano anziutto l'unitarietà del processo dell'Iniziazione Cristiana[26].

Presentano poi la struttura generale del cammino di preparazione:

  • Un periodo di prima evangelizzazione o precatecumenato.
  • Un periodo dedicato a una catechesi integrale, o catecumenato, nel quale i riti sono destinati alla purificazione e all'illuminazione di candidati.
  • I Sacramenti dell'Iniziazione.
  • Un periodo di mistagogia.

In tale maniera si ricuperano vari elementi della Tradizione Apostolica di Ippolito e degli altri antichi libri liturgici.

Il nuovo rito coinvolge tutta la comunità nell'accompagnamento dei candidati, e si prevede che essa prenda parte alle celebrazioni:

  • Da una parte, i fedeli sono chiamati ad esprimere un giudizio equilibrato e prudente al momento dell'elezione.
  • Dall'altra, i fedeli che partecipano ai riti preparatori al Battesimo sono invitati a rinnovare la spiritualità del loro Battesimo.

Il padrino, sebbene sia scelto dal candidato, è tuttavia delegato dalla comunità ed approvato dal presbitero.

Responsabile ultimo dell'ammissione al catecumenato è il Vescovo.

La celebrazione dei riti del catecumenato si svolge in Quaresima:

Il catecumenato per i battezzati

Anche se il Catecumenato è per definizione riservato ai soli candidati al Battesimo, dopo il Concilio Vaticano II è stato proposto "un sapiente ritorno al catecumenato antico"[27] anche per i battezzati, al fine di far conseguire una appropriata "statura" di fede adulta a quanti, pur avendo già ricevuto il Battesimo, non hanno opportunamente seguito il percorso di iniziazione e formazione qual è il Catecumenato.

In tal caso si parla più precisamente di formazione post-battesimale, come recita il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 1231[28].

Un esempio di tale cammino di formazione è costituito dal Cammino Neo Catecumenale.

Note
  1. Giovanni Paolo II Udienza Generale Mercoledì 12 dicembre 1984
  2. Adrien Nocent (1986), pp. 29-39
  3. Johannes Quasten, Patrologia, I, Marietti, Casale Monferrato, 1980, pp. 179-181, 187-188, 194.
  4. Johannes Quasten, Patrologia, I, Marietti, Casale Monferrato, 1980.
  5. Tale struttura verrà ripresa in gran parte dei riti d'iniziazione fino al Concilio Vaticano II per il Battesimo degli adulti.
  6. Tradizione Apostolica, c. 15-22.
  7. Ib., c. 15-16.
  8. Ib., c. 17-19.
  9. Ciò significa che non pprendono parte alla preghiera dei fedeli che segue la liturgia della parola: al tempo di Ippolito il bacio di pace era scambiato prima dell'offertorio. Tertulliano lo chiama sigillum orationis, "sigillo della preghiera".
  10. Questa imposizione della mano è fatta sia dal Didascalos chierico che dal Didascalos laico.
  11. Ib., c. 20.
  12. Adrien Nocent (1986), pp. 41-63.
  13. È possibile che egli sia il futuro papa Giovanni I.
  14. Il substrato biblico di tale gesto è il Cantico dei Cantici con i suoi riferimenti all'odore o al profumo dell'amato/a (1,3; 3,6; 4,10.11; 7,9).
  15. Il Gelasiano usa molte volte la parola infantes, "bambini che non parlano".
  16. Tra i vari esorcismi, uno ricorda Susanna liberata dalla falsa accusa (Dn 13); un altro allude a Gesù che cammina sulle acque (Mt 14,25); un altro allude poi al cieco nato (Gv 9) e a Lazzaro (Gv 11).
  17. Tale Praefatio Symboli appartiene allo strato antico del Gelasiano.
  18. La spiegazione del Simbolo è attribuita dal P. de Puniet a San Leone.
  19. Segno della presenza di una colonia greca molto importante?
  20. De Puniet vi vede tre fonti: Tertulliano, Cipriano e Cromazio d'Aquileia.
  21. In questo punto viene ripresa la formula del Gelasiano.
  22. Paolo VI Udienza Generale Mercolodì 24 Aprile 1974
  23. Ad gentes 14.
  24. Lumen gentium 14. Cf CIC, cann 206,788.
  25. Cf Concilio di Trento, Sess. 5a, Decretum de peccato originali, canone 4: DS 1514.
  26. Adrien Nocent (1986), pp. 74-76.
  27. [1] Il Direttorio Generale per la Catechesi: motivi e criteri per la revisione
  28. CCC La celebrazione del mistero cristiano
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

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