Basilica dei Santi Cosma e Damiano (Roma)

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1leftarrow.png Voce principale: Chiese di Roma.
Basilica dei Santi Cosma e Damiano
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Roma BaSS.Cosma+Damiano 01.jpg
Roma, Basilica dei Santi Cosma e Damiano
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione bandiera Lazio


Regione ecclesiastica Lazio

Provincia Roma
Comune Stemma Roma
Località
Diocesi Roma
Vicariatus Urbis
Religione Cattolica
Indirizzo Via dei Fori Imperiali 1
00186 Roma (RM)
Telefono +39 06 6990808
Fax
Posta elettronica rettore@francescanitor.org
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà Terz'Ordine Regolare di San Francesco (T.O.R.)
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione basilicale
Dedicazione Santi Cosma e Damiano
Vescovo
Sigla Ordine qualificante T.O.R.
Sigla Ordine reggente T.O.R.
Fondatore papa Felice IV
Data fondazione VI secolo
Architetti

Orazio Torriani (progetto di ristrutturazione)
Luigi Arrigucci (esecuzione della ristrutturazione)
Gaetano Rapisardi (nuovo ingresso)

Stile architettonico
Inizio della costruzione VI secolo
Completamento 1632
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
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Data di inaugurazione {{{AnnoInaugur}}}
Inaugurato da {{{InauguratoDa}}}
Data di consacrazione
Consacrato da {{{ConsacratoDa}}}
Titolo Santi Cosma e Damiano (diaconia)
Strutture preesistenti Biblioteca del Tempio della Pace, Tempio di Romolo
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
41°53′31″N 12°29′14″E / 41.891944, 12.487222 bandiera Italia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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La Basilica dei Santi Cosma e Damiano è una chiesa di Roma, situata lungo la celebre via dei Fori Imperiali, nel rione Campitelli.

Storia

Dalle origini al Medioevo

La basilica fu costruita nel VI secolo da papa Felice IV (526-530) che adattò al culto cristiano due ambienti, ricevuti in dono nel 526 da Teodorico il Grande (454526), re degli Ostrogoti, e da sua figlia Amalasunta (495 ca. – 535), affinché vi costruisse una chiesa: la biblioteca del Tempio della Pace (I secolo) e la rotonda massenziana comunemente nota come Tempio di Romolo, ma oggi identificata in modo definitivo dall'archeologo Filippo Coarelli come il Tempio di Giove Statore.

La chiesa divenne, con Santa Maria Antiqua, il primo luogo di culto cristiano nell'area dei Fori; poiché non aveva una funzione parrocchiale, divenne un vero e proprio santuario dove i fedeli andavano ad invocare la guarigione ai due santi medici e taumaturghi Cosma e Damiano.

L'edificio sacro fu ampliato nel 695, sotto Sergio I, e nel 772, durante il pontificato di Adriano I, svolgendo la funzione di centro di accoglienza per i poveri e per i pellegrini. Inoltre, nel 772 divenne diaconia cardinalizia e collegiata, e le furono assegnate proprietà fondiarie per provvedere alle sue funzioni.

L'interno della chiesa non subì, nel corso del Medioevo, grandi trasformazioni; probabilmente già al tempo di Felice IV l'ambiente si presentava come un'aula absidata, richiedendo così un intervento minimo per essere trasformata in edificio sacro.

Nel XII secolo fu costruito, tra la terza e la quarta finestra, un muro trasversale sostenuto da colonne, probabilmente per assicurare la statica dell'edificio. Per il resto, l'interno della basilica rimase sostanzialmente immutato fino al XVI secolo.

Dal Cinquecento ad oggi

Nel 1512 la chiesa venne affidata dal cardinale Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III) al Terzo Ordine Regolare di San Francesco (T.O.R.), che tuttora la officia.

Tra il 1597 e il 1602 si ebbe il primo rilevante intervento sull'edificio, reso necessario dal crollo di parti dei pilastri, che comportò tuttavia l'irrimediabile perdita di parte dei mosaici dell'arco absidale.

Tra il 1626 e il 1632, per volontà di papa Urbano VIII, la basilica venne completamente ristrutturata. A questi lavori, che furono progettati da Orazio Torriani e diretti da Luigi Arrigucci, si deve l'aspetto attuale della chiesa. Durante il radicale rifacimento, che si era reso necessario a causa dell'interramento del Foro provocato dalle frequenti inondazioni del Tevere, fu deciso di innalzare il livello della chiesa di circa sette metri, lasciando però praticabile la parte inferiore; furono sopraelevati di cm. 90 anche i pavimenti della chiesa inferiore e della rotonda, la cui antica porta bronzea venne innalzata e spostata a sinistra. Il rialzamento del piano di calpestio modificò inevitabilmente sia la spazialità dell'aula liturgica, sia la visione dei mosaici absidali, che subirono un'ulteriore mortificazione con l'inserimento dell'altare maggiore.

Basilica dei Santi Cosma e Damiano, ingresso originario

Nel 1947 l'accesso originario che, avveniva dall'antica "Via Sacra", attraverso lo splendido portale del Tempio di Romolo, venne chiuso e sostituito da un nuovo ingresso, progettato da Gaetano Rapisardi (18931988), con un arco di travertino su via dei Fori Imperiali. Contemporaneamente lo stesso Tempio di Romolo fu ripristinato nello stato di epoca romana.

La basilica attualmente è luogo sussidiario di culto della Parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio. È, inoltre, sede del titolo cardinalizio di Santi Cosma e Damiano: l'odierno titolare è il cardinale Beniamino Stella.

Descrizione

Basilica dei Santi Cosma e Damiano (interno)

Esterno

Originariamente l'accesso, come ricordato, avveniva dalla "Via Sacra", attraverso il portale del Tempio di Romolo: una vetrata, situata all'interno della chiesa, permette tuttora di ammirare la rotonda, posta all'interno della porta bronzea, che aveva funzione di atrio. L'ingresso attuale, invece, è posto su un lato della chiesa, su via dei Fori Imperiali, attraverso un atrio sul quale si affaccia un tratto della parete in blocchi in opera quadrata dell'antica Biblioteca Pacis.

Accanto alla nuova entrata del complesso sono posti due ambienti, con la pavimentazione marmorea originale del Foro della Pace e, nella parete di fondo a laterizi, si notano i fori delle grappe cui erano appese le 150 lastre che componevano la celebre Forma Urbis.[1]

Da qui si accede alla chiesa attraverso un lungo corridoio, già parte del chiostro francescano edificato da Luigi Arrigucci e decorato da dipinti murali, ad affresco, di Francesco Allegrini rappresentanti:

Il chiostro, a pianta rettangolare con sei arcate nei lati lunghi e tre nei lati corti, tutte rette da pilastri, presenta al centro una caratteristica fontana a tre invasi, costituita da una vasca di forma quadrata, poco elevata da terra e con gli angoli arrotondati, al centro della quale sorge un sostegno cilindrico, parzialmente scanalato, che sostiene due vasche in marmo concentriche circolari.

Interno

L'interno della chiesa, a navata unica, ha tre cappelle per lato, più una minore di fronte all'attuale ingresso, e uno splendido soffitto a cassettoni, dipinto e dorato, che presenta al centro lo stemma di Urbano VIII e un dipinto raffigurante:

Abside e altare maggiore

La navata termina con un ampio abside semicircolare, risalente al tempo di papa Felice IV, si presenta oggi sproporzionata per l'innalzamento del pavimento, e l'arco trionfale tagliato ai lati con la perdita di alcune figure. L'abside presenta una splendida decorazione musiva raffigurante:

Maestranze romane, Gesù Cristo discende sulla terra nel momento del secondo avvento apocalittico, Agnello di Dio con dodici pecore convergenti (526 - 530), mosaico
  • sulla fronte dell'arco trionfale, Apparizione dell'Agnello di Dio (fine del VII secolo), mosaico di maestranze romane:[2] l'opera presenta la prima visione dell'Apocalisse: al centro è raffigurato l'Agnello di Dio sul trono, con il rotulo dai sette sigilli, mentre ai lati si dispiegano i sette candelabri fiammeggianti e i quattro angeli; dei quattro simboli degli evangelisti si sono conservati purtroppo solo san Matteo (l'angelo a destra) e san Giovanni (l'aquila, a sinistra), così come dei Ventiquattro Vegliardi che offrono corone, soltanto sei sono sopravvissuti alla trasformazione seicentesca della chiesa. In questo mosaico i simboli apocalittici sono immersi nel fondo oro e presentano un carattere di astrazione simbolica molto evidente. L'esecuzione di questo mosaico risale alla campagna di restauro promossa da papa Sergio I nel 695. La parte centrale della decorazione musiva ha subito estese reintegrazioni nella campagna di restauro del 1936-1937.
  • nel catino absidale, Gesù Cristo discende sulla terra nel momento del secondo avvento apocalittico (526 - 530), mosaico di maestranze romane:[3] nell'opera, divisa in tre registri, si vedono:
    • in alto, Gesù Cristo, su di un tappeto di nuvole rosa e celesti, avendo a sinistra e a destra san Paolo e san Pietro, che presentano rispettivamente i santi Cosma e Damiano accompagnati da papa Felice IV con in mano il modello della chiesa e da san Teodoro di Amasea. Questo mosaico è considerato un testo figurativo fondamentale in quanto è ancora impregnato dello stile monumentale dell'arte tardoromana, il che può riscontrarsi nelle figure solide e voluminose dei santi, o nel carattere quasi di ritratto di Ssan Cosma sulla destra, come nella presenza di un superbo fondo di colore blu cobalto,al contrario dell'astrazione figurativa e dell'ultraterreno fondo oro dei mosaici bizantini di poco successivi. Cosma e Damiano, medici militari martirizzati, saranno oggetto di una particolare devozione nel mondo bizantino, invocati per la guarigione delle malattie. Il mosaico subì cospicui rifacimenti in occasione dei restauri secenteschi che ne ritagliarono i margini, e la figura del papa Felice IV è del tutto rifatta. Inoltre l'innalzamento di quota del pavimento, come già detto, ha dato al mosaico un aspetto incombente che in precedenza non aveva.
    • al centro, Agnello di Dio con dodici pecore convergenti.
    • in basso, Iscrizione dedicatoria, su due righe, nelle quali si legge:
(LA) (IT)
« AULA DEI CLARIS RADIAT SPECIOSA METALLIS IN QUA PLUS FIDEI LUX PRETIOSA MICAT MARTYRIBUS MEDICIS POPULO SPES CERTA SALUTIS VENIT ET EX SACRO CREVIT HONORE LOCO. OBTULIT HOC DOMINO FELIX ANTHISTILE DIGNUM MUNUS, UT AETHEREA VIVAT IN ARCE POLI » « La stanza del Signore scintilla tutta bella di mosaici, ma più ancora risplende in essa la luce preziosa della fede. Venne dai martiri speranza certa di salute per il popolo e da tale onore divino ne crebbe il pio luogo. Questa degna offerta fece l'Antistite Felice al Signore, affinchè viva nella celeste sfera »

All'altare maggiore, eseguito da Domenico Castelli nel 1637 riutilizzando per la mostra le colonne marmoree di quello antico, si conserva un dipinto raffigurante:

  • Madonna con Gesù Bambino in trono, detta della Salute o di San Gregorio (ultimo quarto del XIII secolo), tavola di ambito romano:[4] l'opera non è esente da influenze toscane coeve. Il dipinto rappresentava in origine la Maria Vergine a figura intera, seduta e con il Bambino benedicente in braccio; la tavola ha però subito la decurtazione della parte inferiore, forse a causa di diffuse cadute di colore nella zona in basso.

Cappelle laterali

Nelle cappelle, tre per lato, più una minore di fronte all'attuale ingresso, si conservano di particolare interesse storico-artistico:

Basilica dei Santi Cosma e Damiano (pianta)

Sacrestia

Nella sacrestia sono conservati:

Vestibolo

Presepio napoletano (XVIII secolo)

Nel vestibolo è collocata una splendida ed interessante opera:

  • Presepio napoletano (XVIII secolo), donato alla chiesa nel 1939 da Cataldo Perricelli: questo è uno dei più preziosi e completi esemplari del tipico presepe partenopeo, fedele riproduzione degli usi e costumi del popolo. Nel 1988, alcuni suoi elementi vennero derubati, per questo nel 1994 l'opera fu restaurata e integrata da Giulio Strauss, ed è tornata ad essere esposta.

Chiesa inferiore

La chiesa inferiore, cui si accede dal chiostro, conserva tracce del pavimento precosmatesco della zona absidale, forse dell'VIII secolo, e dell'altare in pavonazzetto risalente al VI-VII secolo.

Tempio di Romolo

Nell'ambiente sottostante la Rotonda (accessibile dal Foro Romano) comunemente nota come Tempio di Romolo, ma oggi identificata in modo definitivo dall'archeologo Filippo Coarelli (n. 1936) come il Tempio di Giove Statore, sono conservati alcuni dipinti murali molto degradati che vengono fatti risalire all'epoca di papa Urbano IV (1261 - 1264); attribuiti ad un anonimo artista romano, gli affreschi costituiscono un momento intermedio tra la grande pittura di stile bizantino e le nuove tendenze che si esprimeranno alla fine del XIII secolo con Pietro Cavallini (1240 ca. – 1330 ca.) e Jacopo Torriti (metà XIII secolo – inizio XIV secolo). Essi rappresentano:

Note
  1. La Forma Urbis è una pianta di Roma antica incisa su lastre di marmo, realizzata tra il 203 e il 211, che era collocata in una delle aule del Tempio della Pace
  2. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri" . URL consultato il 30.06.2019
  3. Ibidem . URL consultato il 30.06.2019
  4. Ibidem . URL consultato il 30.06.2019
  5. Ibidem . URL consultato il 01.07.2019
  6. Ibidem . URL consultato il 01.07.2019
  7. Ibidem . URL consultato il 01.07.2019
  8. Ibidem . URL consultato il 01.07.2019
  9. Ibidem . URL consultato il 02.07.2019
  10. Ibidem . URL consultato il 02.07.2019
  11. Ibidem . URL consultato il 02.07.2019
Bibliografia
  • Bruno Maria Apollonj Ghetti, Nuove Considerazioni sulla Basilica Romana dei SS. Cosma e Damiano, in "Rivista di Archeologia Cristiana", nº 50, 1974
  • Pietro Chioccioni, La Basilica dei Santi Cosma e Damiano in Via Sacra, Casa Generalizia TOR, Roma, 1963
  • Filippo Coarelli, Roma, col. "Guide Archeologiche", Laterza, Bari, 1989, pp. 119-121, ISBN 9888842016993
  • Raffaele Pazzelli, La Basilica e il convento dei Santi Cosma e Damiano, Casa Generalizia TOR, Roma, 2001
  • Claudio Rendina, Le Chiese di Roma. Storia e segreti, col. "Tradizioni italiane", Newton & Compton, Roma, 2017, p. 74, ISBN 9788854188358
  • Touring Club Italiano (a cura di), Roma, col. "Guide Rosse", Touring, Milano, 2005, pp. 276-277, ISBN 9770390107016
Voci correlate
Collegamenti esterni

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