Sant'Anna (madre di Samuele)

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Sant'Anna
Personaggio dell'Antico Testamento
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Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi
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Sant'Anna, madre di Samuele († X secolo a.c.), è un personaggio dell'Antico Testamento, profetessa ebrea, moglie di Elkana. La sua storia è raccontata nel Primo libro di Samuele.

Racconto biblico

Anna e Samuele al tempio (scuola di Rembrandt, XVII sec.)

Nel racconto biblico, Anna era una delle due mogli di Elkana, essendo Peninna l'altra. Quest'ultima aveva già dato ad Elkana più di un figlio, mentre Anna no. Ciò non di meno Anna era la preferita del marito. Ogni anno Elkana offriva un sacrificio al santuario di Silo, dandone una porzione a Peninna ed ai figli, ma ad Anna dava porzione doppia

« …poiché egli l'amava, ed il Signore aveva chiuso il suo grembo 1Sam 1  »

Un giorno ella si alzò e si recò al Tempio a pregare in silenzio mentre Eli, sommo sacerdote in Silo, sedeva sulla porta del medesimo. Anna si rivolgeva a Dio con queste parole:

« Signore delle schiere, se vorrai finalmente riguardare alla condizione della tua serva, se vorrai ricordarti di me e non dimenticare la tua serva e le darai un figlio maschio, lo darò al signore per tutto il tempo della sua vita, né passerà il rasoio sul suo capo »

Vedendo Anna muovere le labbra senza emettere suono alcuno, Eli pensò che fosse ubriaca e la invitò a smaltire la sbornia prima di venire al Tempio. Ma Anna spiegò ad Eli che stava pregando per ottenere da Dio rimedio

« …alla grandezza del mio dolore e della mia angoscia »

. Al che Eli le rispose:

« Va' in pace e che Dio d'Israele esaudisca la tua richiesta, quella che hai fatta a lui »

Anna fece un voto:

« Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo »

La sua scelta, quindi, mostra che Anna non chiede il figlio solo per soddisfare il suo desiderio di maternità, ma lo chiede per ri-donarlo al Signore perché faccia di lui quel che vuole, perché questo figlio possa essere dono per tutto il popolo, strumento docile nelle mani di Dio per la salvezza di tutti. Infatti l'autore sacro dice che:

« la Parola del Signore era rara in quei giorni, le visioni non erano frequenti (1Sam 3,1 »

questo perché la sterilità non è solo in Anna, ma in tutto Israele. Dio non può parlare al suo popolo perché nessuno, nel popolo, è in ascolto di Lui. Sarà proprio il figlio di Anna l'uomo dell'ascolto, colui che non lascerà andare a vuoto una sola parola del Signore [1].

Ella rientrò a casa, mangiò e bevve con il marito ed era piena di speranza. Poco dopo Anna rimase incinta e partorì un figlio, ma non si recò al Tempio a offrire il sacrificio annuale, promettendo che lo avrebbe portato colà dopo lo svezzamento, progettando di portarlo ad Eli e lasciarlo a lui per essere allevato come un nazireo.

Il Cantico di Anna

Momento culminante della storia di Anna è la preghiera del Cantico che lei innalza al Signore nel Santuario di Silo dopo che ha affidato al sacerdote Eli il figlio Samuele perché sotto la sua guida impari a servire il Signore. Il Cantico esprime innanzitutto l'atteggiamento di lode da parte di questa donna umile e tenace di fronte all'agire benevolo di Dio:

« Il mio cuore si rallegra nel Signore, la mia fronte si innalza nel mio Dio, la mia bocca sorride e io esulto nella sua salvezza” (1Sam 2,1-2 »

Anna celebra il Signore che per lei è il Santo e la Roccia che le da' sicurezza. Lui è il solo che conosce il bene e opera sempre con giustizia. È un Dio che ha nelle sue mani la vita e la morte e guida la storia in modo sorprendente: manifesta la sua potenza, intervenendo in favore dei poveri. Un Dio che opera attraverso un rovesciamento dei valori:

« L'arco dei forti si è spezzato, mentre i deboli si sono rivestiti di vigore. I sazi si sono venduti per un pane, mentre gli affamati si sono saziati. La sterile ha partorito sette volte e la ricca di figli è sfiorita (1Sam 2,5 ). »

Anna, come una profetessa, riconosce che questa è la via che il Signore segue nell'arco di tutta la storia della salvezza; egli si volge a chi è piccolo, a chi accetta la sua povertà, il suo limite e lo ricolma dei suoi doni e della sua pienezza fino a realizzare anche i desideri impossibili.

Maria di Nazareth si ispirerà al Cantico di Anna per cantare nel Magnificat le grandi cose che ha fatto in lei l’Onnipotente (cf. Lc 1,46-55 ).