Geremia (profeta)

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Geremia
Personaggio dell'Antico Testamento
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Profeta

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Michelangelo Buonarroti, Profeta Geremia (1508 - 1512), affresco; Città del Vaticano, Cappella Sistina
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Nascita Gerusalemme
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Morte Egitto
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Proclamazioni
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Eventi
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Ricorrenza 1º maggio
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi
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Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 1º maggio, n. 2:
« Commemorazione di san Geremia, profeta, che, al tempo di Ioiakím e Sedecía, re di Giuda, preannunciando la distruzione della Città Santa e la deportazione del popolo, patì molte persecuzioni; per questo la Chiesa ha visto in lui la figura del Cristo sofferente. Predisse, inoltre, il compimento della nuova ed eterna Alleanza in Gesù Cristo, per mezzo del quale il Padre onnipotente avrebbe scritto nel profondo del cuore dei figli di Israele la sua legge, perché egli fosse il loro Dio ed essi suo popolo. »

Geremia (in ebraico יִרְמְיָהוּ, Yirməyāhū, cioè Esaltazione del Signore; Gerusalemme, 650 a.C. ca.; † Egitto, 587 a.C. ca.) è un personaggio dell'Antico Testamento, profeta ebreo, il secondo dei quattro profeti maggiori. È ritenuto autore del Libro di Geremia, del Libro delle Lamentazioni e della Lettera di Geremia, inclusa nel Libro di Baruc.

Contesto storico

La riforma religiosa e la restaurazione nazionale del re Giosia avevano risvegliato speranze che furono poi spente dalla morte del re a Meghiddo nel 609 a.C. e dallo sconvolgimento del mondo orientale, con la caduta di Ninive nel 612 a.C. e l'espansione dei Caldei.

Dal 605 a.C. Nabucodònosor, re di Babilonia, impose il suo dominio sulla Palestina; il Regno di Giuda si ribellò su istigazione dell'Egitto; nel 597 a.C., Nabucodònosor conquistò Gerusalemme e deportò una parte dei suoi abitanti, lasciando un re fantoccio.

Una nuova rivolta riportò gli eserciti caldei, e nel 587 a.C. Gerusalemme fu nuovamente presa, il tempio incendiato, ed ebbe luogo una seconda deportazione.

Biografia

Geremia nacque da una famiglia sacerdotale che abitava nei pressi di Gerusalemme, poco più di un secolo dopo Isaia, attorno al 650 a.C..

Chiamato ancora giovane da Dio, nel 626 a.C., tredicesimo anno del re Giosia (1,2), visse l'inizio della riforma in Gioisa nel 632, la caduta di Gerusalemme e la seconda deportazione del popolo d'Israele nel 587 a.C..

Dopo la presa di Gerusalemme, e sebbene la speranza di un avvenire fosse passata agli esiliati, Geremia preferì restare in Palestina, presso Godolia, nominato governatore dai Caldei. Ma costui fu assassinato, e un gruppo di Giudei, temendo le rappresaglie, fuggì in Egitto, trascinando con sé Geremia che probabilmente morì là.

Vicende interiori

La vita di Geremia attraversò momenti drammatici, legati non solamente agli eventi ai quali Geremia fu mescolato, ma anche insiti nel profeta stesso.

Di animo delicato, fu inviato "per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere" (1,10); dovette predire soprattutto la sventura (20,8). Desiderava la pace e dovette sempre lottare, contro i suoi, contro i re, contro i sacerdoti, contro i falsi profeti, contro tutto il popolo, divenendo "oggetto di litigio e di contrasto per tutto il paese" (15,10).

Visse lacerato dalla missione alla quale non poté sottrarsi (20,9). I suoi dialoghi interiori con Dio (conosciuti come le confessioni di Geremia) sono disseminati da grida di dolore: "Perché il mio dolore è senza fine?" (15,18). Ha anche un passo scandaloso che anticipa Giobbe: "Maledetto il giorno in cui nacqui" (20,14 e segg.). Questa sofferenza epurò la sua anima e la aprì al contatto col divino.

Si distingue per la religione interiore e cordiale che egli ha praticato prima, e formulato poi, nell'annunzio della nuova alleanza (31,31-34). La religione personale di Geremia lo condusse a un approfondimento dell'insegnamento tradizionale: Dio scruta i reni e il cuore (11,20), rende a ciascuno secondo i suoi atti (31,29-30); l'amicizia con Dio (2,2) è spezzata dal peccato, che esce dal cuore malvagio (4,4; 17,9; 18,12). Questo aspetto affettivo lo collega a Osea, di cui subì l'influsso.

L'interiorizzazione della legge, la funzione del cuore nei rapporti con Dio, la preoccupazione della persona individuale lo accostano al Deuteronomio.

Vide certamente con favore la riforma di Giosia che si ispirava al suo insegnamento, ma fu deluso amaramente dalla sua incapacità a cambiare la vita morale e religiosa del popolo.

Influenze successive

La missione di Geremia subì uno scacco mentre il profeta ancora viveva, ma la sua figura non cessò di ingrandirsi dopo la sua morte.

Per la sua dottrina di una nuova alleanza, fondata sulla religione del cuore, fu il padre del giudaismo nella sua linea più pura, e si mette in risalto il suo influsso su Ezechiele, sulla seconda parte di Isaia, e su parecchi Salmi.

L'epoca maccabaica lo enumera tra i protettori del popolo (2Mac 2,1-8; 15,12-16).

Mettendo i valori spirituali in primo piano, svelando i rapporti intimi che l'anima deve avere con Dio, egli preparò la nuova alleanza cristiana, e la sua vita di abnegazione e di sofferenza al servizio di Dio, dopo aver fornito forse elementi all'immagine del Servo in Isaia (53), fa di Geremia una figura del Cristo.

Stile

Geremia, forse non meno di Isaia, è un grande poeta. Rispetto ad Isaia è un personaggio più drammatico, più debole, spesso vittima di momenti di grande disperazione di fronte all'immane compito affidatogli e di fronte all'estrema avversione dei suoi contemporanei.

Ad essi egli dovette rivolgere dure critiche per i loro comportamenti ipocriti, quando non gravemente disonesti. Caso emblematico fu il riscatto degli schiavi ebrei da parte dei notabili di Giuda in un momento di difficoltà, subito annullato appena scampato il rischio.

Voci correlate

Suggerimenti



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