Melchisedek

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Melchisedek[1]
Personaggio dell'Antico Testamento
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ERRORE in "fase canonizz"

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Nascita 2000 a.C. - 1812 a.C. ca.
Morte 1825 a.C. - 1673 a. C. ca.
Sepoltura
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Successore {{{successore}}}
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Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi
Venerato da Chiesa cattolica
Venerabile il [[]]
Beatificazione [[]]
Canonizzazione [[]]
Ricorrenza 26 agosto
Altre ricorrenze
Santuario principale
Attributi Pane e vino
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di
Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 26 agosto:
« Commemorazione di san Melchisedek, re di Salem e sacerdote del Dio altissimo, che salutò Abramo di ritorno dalla vittoria con la sua benedizione, offrendo al Signore un sacrificio santo, una vittima immacolata, e fu visto come prefigurazione di Cristo, re di pace e di giustizia e sacerdote in eterno, senza genealogia. »

Melchisedek[1] (2000 a.C. - 1812 a.C. ca.; † 1825 a.C. - 1673 a. C. ca.) è una figura dell'Antico Testamento, la cui importanza proviene dalla lettura cristologica fattane dalla Lettera agli Ebrei: Cristo è sacerdote per sempre "alla maniera di Melchisedek" (Eb 5,10).

Rimane il testimone dell'universalismo dei disegni di Dio, che, per condurci a Cristo, si è servito non solo di Israele, ma anche delle nazioni.

Il suo nome, secondo la teoria più accreditata, significa "Il mio Re è giusto"[2].

Nell'Antico Testamento

Melchisedek appare nell'Antico Testamento come protettore di Abramo e predecessore del Re Davide.

Melchisedek e Abramo

Dirk Bouts, Incontro tra il Patriarca Abramo e Melchisedek, 1464-67

Melchisedek, re e quindi sacerdote di Salem[3] offre ad Abramo un pasto di pane e vino (Gen 14,18-20), rito d'alleanza[4]; pronuncia su Abramo una benedizione; riceve da Abramo un tributo, in cambio della sua protezione.

Questi gesti vengono compiuti al cospetto di ´El ´Eljôn, il Dio altissimo, divinità ancestrale dei clan semiti; per Melchisedek ´El ´Eljôn è almeno il Dio supremo, per Abramo l'unico Dio.

La parte principale viene qui svolta da Melchisedek, sacerdote non ebreo; di fronte a lui, Abramo, antenato dei sacerdoti levitici, occupa un rango inferiore. L'esegesi rabbinica cercherà di farlo dimenticare; l'esegesi cristiana se ne ricorderà.

Melchisedek e Davide

Quando Davide si stabilisce a Gerusalemme, vi instaura una politica di assimilazione. Il Salmo 110[109] presenta il re israelita come il continuatore del prestigioso Melchisedek. YHWH ha giurato al suo unto: in quanto re di Gerusalemme "tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedek" (Sal 110[109],4). L'espressione, iperbolica per i messia effimeri, sarà vera per l'ultimo Messia, verso il quale, dopo l'esilio babilonese, il Sal 110 orienterà l'attesa di Israele.

Le letture successive del popolo d'Israele vedono nel Salmo 110 l'annuncio di un salvatore che associ nella propria persona sacerdozio e regalità. Effettivamente alcuni profeti avevano annunciato che nei tempi futuri potere regio e potere sacerdotale sarebbero stati associati: Ger 33,14-22; Zc 3-6. Vi fu chi rivendicò la regalità per il sommo sacerdote, cosa che divenne realtà sotto i Maccabei (1Mac 10,20.65; 14,41.47), mentre rimase una speranza per i redattori giudaici dei Testamenti dei Dodici Patriarchi[5]. Altri invece, fedeli all'orientamento tracciato da Melchisedek e Davide, preferirono attribuire al futuro re il sommo sacerdozio.

Nel Nuovo Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sacerdozio di Cristo.
Icona con Melchisedek

L'intima fusione tra una regalità purificata e un sacerdozio autentico si realizza in Gesù.

Gesù, uomo, discende non soltanto da Abramo, ma prima di tutto da Adamo (Lc 3,23-38). Secondo la lettera agli Ebrei (7; cfr. 5,6-10; 6,20), Gesù, sacerdote, esercita il sacerdozio perfetto, che non si ricollega a quello di Levi[6], ma realizza il sacerdozio regale del Messia davidico, successore di Melchisedek secondo l'annuncio del Sal 110. Questo sacerdote-re appare superiore ai sacerdoti levitici, dato che ha visto i figli di Levi, nella persona del loro antenato Abramo, inchinarsi rispettosamente davanti a lui, riceverne la benedizione e pagargli tributo.

Il personaggio, il nome, i titoli di Melchisedek abbozzano i caratteri di Gesù:

Melchisedek quindi, straniero rispetto a Israele, membro delle nazioni, ma personaggio religioso, "autodidatta della conoscenza di Dio" (Filone), potente amico di Abramo, annesso da Davide, prefigurazione di Gesù, ha registrato una straordinaria promozione.

Nei manoscritti del Mar Morto

Uno dei manoscritti non biblici di Qumran, in specifico il manoscritto 11Q13/11QMelch, rinvenuto nella grotta 11 di Qumran presso il Mar Morto, è stato datato paleograficamente tra la fine del II sec. a.C. e l'inizio del I secolo a.C.. Esso è composto di tredici frammenti dai quali si sono ricavate due colonne. La colonna 2 è preservata molto bene, la colonna 3 è ricostruita solo con alcune parole. 11Q13 può essere riguardato come una sorta di targum ("interpretazione", parafrasi dei passi biblici). È stato tradotto in italiano da parte di Florentino García Martínez, e studiato di recente in una monografia di Franco Manzi[7].

Il papiro è intitolato "Melchisedek e il giudizio finale". In tale testo si definisce Melchisedek come una Entità Celeste e come Messia.

Nella liturgia cattolica

Melchisedek nel Canone Romano

Volgi sulla nostra offerta
il tuo sguardo sereno e benigno,
come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto,
il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede,
e l'oblazione pura e santa di Melchisedekh,
tuo sommo sacerdote.

Il nome di Melchisedek risuona nel Rituale Romano, nel rito della consacrazione dell'altare.

Melchisedek è poi menzionato nel Messale Romano, nella I preghiera eucaristica.

Note
  1. in ebraico: מַלְכִּי־צֶדֶק / מַלְכִּי־צָדֶק[?] Si trovano anche le grafie Melchisedec, Melchisedech, Melchizedek, Malchizedek, Malki-tzédek, Melchisedeq o Melkisedek.
  2. Melchisedek, ovvero Malkî-tzèdeq, secondo l'ebraico del testo masoretico di Gen 14,18, può significare:
    • "Il mio re è Giustizia", infatti mèlekh (MLK),"re", con il suffisso possessivo di prima persona -î (Y) diventa malkî e significa "mio re", mentre tzèdeq (TzDQ) vuol dire "giustizia" e la copula è omessa (cfr. Francis Brown, Samuel Rolles Driver and Charles Augustus Briggs, A Hebrew and English Lexicon of the Old Testament with an appendix containing Biblical Aramaic, Oxford 1906, p. 575; Giuseppe Ricciotti, Storia d'Israele, I, p. 130);
    • "Re di giustizia" (come il sanscrito dharmarâja), se si interpreta la -î non come suffisso possessivo bensì come littera compaginis (cfr. Joüon, 93m; Scerbo 56).
    • Zorell non dà il significato, ed i filologi sono incerti
    • Parecchi interpretano tzèdeq come il nome di una divinità (p. es. Brown-Driver-Briggs: "my king is Tzedeq"; Testa, Genesi, p. 179: "re cananeo, protetto dal dio Tzèdeq"); e Tzèdeq è in ebraico anche il pianeta Giove (cfr. per es. il Séfer Yetzirà IV, 6ss. [Toaff] o 43ss. [Busi-Loewenthal]).
    • Recentemente si è evinto che dato che la vocalizzazione massoretica del testo biblico è del VII sec. d. C., questa non risulta essere vincolante. La parola MLKY-TzDQ potrebbe anche essere letta malkî-tzàdaq, "il mio re fu giusto", laddove si leggesse tzàdaq invece di tzèdeq, ovvero mèlekh yitzdàq,, "il Re sarà giusto", se si interpreta il nome come composizione di mèlekh, "re", e yitzdàq, "sarà giusto" (MLK-YTzDQ).
    • Un suo anagramma - ottenuto spostando la yod - darebbe poi "mikhal tzèdeq", MYKL TzDQ, "serbatoio/ruscello (termine di difficile interpretazione) di giustizia".
    • Un altro anagramma darebbe "Mèlekh tzaddìq", MLK TzDYQ, che vuol dire "re giusto". Ciò, se non ha significato da un punto di vista filologico, può però averlo da un punto di vista cabalistico, in quanto mostra il Giusto implicito, celato nella Giustizia, ovvero la nona sefirà, Yesòd, il Fondamento, celata nella decima, Malkhùth, il Regno. Infatti Tzaddìq, Giusto, è un altro nome per Yesòd, e Tzèdeq, Giustizia, un altro per Malkhùth.
    Questo ci può portare a vedere in Melchisedek una sorta di guardiano della soglia, o di traghettatore verso il mare interno dell'anima, o di perno, di "polo" spirituale del mondo.
  3. La città di Salem è identificata dal Sal 76[75],3 con Gerusalemme.
  4. Sul legame del pasto con l'alleanza (Gen 31,44-46; per un'alleanza stipulata con pane e vino, cfr. Gs 9,12-15.
  5. È significativo a questo rispetto soprattutto il Testamento di Levi.
  6. Gesù discende della tribù di Giuda.
  7. Melchisedek e l'angelologia nell'Epistola agli Ebrei e a Qumran, Analecta Biblica 136, Roma, Editrice Pontificio Istituto Biblico, 1997, 433 pp.
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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