Lot

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Lot
Personaggio dell'Antico Testamento
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Rubens, Lot e la sua famiglia lasciano Sodoma, 1625
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Collegamenti esterni
Scheda su santiebeati.it

Lot, in ebraico לוט, lōṭ (XX secolo a.C.), è un personaggio dell'Antico Testamento, patriarca ebraico, nipote di Abramo, figlio di suo fratello Aran (Gen 11,27).

Il testo di Sap 10,6 parla di Lot senza nominarlo, e lo presenta come un giusto in contrapposizione agli empi di Sodoma, su cui cade il castigo di Dio.

Antico Testamento

Quando YHWH chiama Abramo ad uscire dalla sua terra (Gen 12,1-3), suo nipote Lot parte con lui (Gen 12,4); entrambi hanno greggi e armenti (Gen 13,1.5). È con lui anche quando Abramo scende in Egitto, e quando da lì ritorna nel Negheb (Gen 13,1). Qui sorge una lite tra i mandriani dei due patriarchi a causa del territorio, esiguo in relazione alla quantità di bestiame, e Abramo propone di separarsi (Gen 13,6-9). Posto quindi di fronte alla scelta tra la valle del Giordano e la montagna, Lot sceglie la valle, fertile ed irrigata (Gen 13,10), e pianta le tende vicino alla città di Sodoma (Gen 13,12; 14,12; 19,1).

In occasione della guerra tra i quattro re del nord contro la coalizione ribelle dei cinque re della pianura del mar Morto (Gen 14) Lot con tutti i suoi beni viene catturato dall'esercito del nord (Gen 14,12), e Abramo deve scendere in campo per liberarlo e recuperare tutto ciò che era suo (Gen 14,14-16).

A Sodoma

Nel racconto di Gen 19, che culmina nella distruzione di Sodoma e Gomorra, Lot ospita i due angeli che già avevano visitato Abramo (Gen 19,1-3). Di fronte alla volontà degli abitanti di Sodoma di abusare dei due personaggi, Lot offre loro le sue due figlie ancora vergini; quelli di Sodoma rifiutano l'offerta, e vogliono trattar male anche Lot; gli angeli intervengono quindi per trarre Lot dentro alla casa Lot mentre abbagliano i violenti (Gen 19,4-11). Gli angeli fanno quindi pressione su Lot perché lasci il luogo con la famiglia, dal momento che stanno per distruggerlo; il racconto parla del fatto che Lot indugia, tanto che gli angeli devono prenderlo per mano con la moglie e le figlie, "per un grande atto di misericordia di YHWH verso di lui"; solo, Lot non dovrà guardare indietro né fermarsi nella valle (Gen 19,12-17). Nell'impossibilità di riuscire a fuggire sui monti, Lot chiede agli angeli e ottiene di rifugiarsi nella cittadina di Zoar (Gen 19,18-22); gli angeli attenderanno che vi giunga prima di distruggere "con zolfo e fuoco" le città della valle (Gen 19,23-25; cfr. Sir 16,8); ma la moglie di Lot si volta indietro e diventa una statua di sale (Gen 19,26).

L'incesto

Artemisia Gentileschi, Lot e le sue figlie, 1635-1638

Dopo la distruzione delle città, Lot va ad abitare sulla montagna con le sue figlie, ed abita in una caverna. Qui le figlie, che non intravedono la possibilità di sposarsi, si coricano con il padre dopo averlo fatto ubriacare, cosicché egli non si accorge di nulla, e concepiscono entrambe: i nomi dei figli sono Moab, capostipite dei moabiti, e Ammon ("figlio del mio popolo"), capostipite degli ammoniti (Gen 19,30-38). Alla vigilia dell'ingresso nella terra promessa, gli israeliti rispettano i popoli dei figli di Lot (Dt 2,9.19).

La tradizione giudaica

La tradizione giudaica, invece, giudicava Lot in maniera negativa a causa dell'episodio di incesto[1]. C'era tuttavia una corrente dell'esegesi rabbinica che, basandosi su Sap 10,6, esaltava Lot.

Nuovo Testamento

L'episodio della distruzione di Sodoma e Gomorra è ripreso da Gesù, che nomina anche Lot (Lc 17,28.29), per esortare alla vigilanza; il volgersi indietro della moglie di Lot è citato come esempio negativo di fronte all'approssimarsi della fine (Lc 17,32).

La Seconda lettera di Pietro porta "il giusto Lot" come esempio di giustizia in mezzo a un popolo depravato: "angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie" (2,7-8). Al riguardo, la giustizia di Lot è sottolineata da una triplice ripetizione, con un'enfasi assente dai racconti dell'Antico Testamento[2].

Nella storia dell'arte

La seduzione di Lot da parte delle due figlie (Gen 19,30-38) fu spesso rappresentata nell'arte rinascimentale e barocca.

Note
  1. Hermann L. Strack, Paul Billerbeck, Kommentar zum NT aus Talmud und Midrasch, 6 voll., Monaco 1922, III vol., p. 769-771.
  2. Thomas W. Leahy, La seconda epistola di Pietro, in Raymond Brown, Joseph Fitzmyer, Roland Murphy, Grande Commentario Biblico, Queriniana, Brescia 1973, p. 1475.
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 5 aprile 2011 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

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