Aborto procurato

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L'uomo e la donna sono chiamati ad accogliere la vita umana nascente
Virgolette aperte.png
È uomo anche chi lo diventerà.
Virgolette chiuse.png
(Tertulliano, Apologetico 9, 8)

Con aborto (dal latino ab-orior, "non nascere", "non sorgere") si intende etimologicamente l'evento che causa la mancata nascita del bambino, oppure lo stesso feto non vitale conseguenza del processo abortivo[1]. Può avere cause naturali, e in tal caso è detto aborto spontaneo, o essere procurato intenzionalmente, e si parla di aborto medico, aborto procurato, interruzione volontaria della gravidanza, IVG. Il secondo significato ha notevoli implicazioni mediche, etiche, religiose.

La dottrina cattolica considera l'aborto alla stregua di un omicidio e dunque di un peccato mortale, considerando il feto come un essere vivente dal suo concepimento (cfr. statuto dell'embrione). Tale interpretazione è in accordo con la moderna genetica, la quale considera ogni essere umano come identificato da uno specifico DNA, che si forma al momento del concepimento a partire dai gameti maschili e femminili.

In campo legale diverse legislazioni contemporanee hanno legalizzato l'aborto medico entro un certo limite di tempo dal concepimento (p.es. per l'Italia 90 giorni, cfr. legge 194/1978), passato il quale si compie il reato di infanticidio. In campo sociale si confrontano le opinioni dei movimenti pro-choice ("pro-scelta", di matrice laicista e femminista), a favore dell'aborto, e pro-life ("pro-vita"), che salvaguardano i diritti dell'embrione e aiutano le madri in difficoltà a portare a termine la gravidanza.

Dal punto di vista psicologico gli effetti sono dibattuti: studiosi ed enti concordano nel considerare le donne che hanno abortito come a maggiore rischio sotto diversi punti di vista (ansia, depressione, suicidio..., cf. sindrome post-abortiva), ma secondo l'interpretazione pro-choice tali fattori di rischio sarebbero indipendenti dalla scelta abortiva.

Indice

Cenni storici

 
Bassorilievo di Angkor Wat, Cambogia, 1150 ca.
In una serie di raffigurazioni di crimini è presente anche la scena di una donna incinta che viene percossa con un mortaio al ventre per farla abortire

Metodi abortivi sono presenti in diverse culture fin dall'antichità. I metodi più ricorrenti sono stati il percuotere il ventre della madre o il suo moderato avvelenamento tramite infusi di erbe, in particolare l'elleboro.

Nella Grecia antica, Platone († 348/347 a.C.) fa citare a Socrate († 399 a.C.) l'aborto come uno dei compiti delle levatrici, senza rivestire tale mansione di connotazioni morali[2]. Nella Repubblica, quando Platone usa ancora le parole di Socrate per descrivere la sua civiltà ideale, l'aborto viene esplicitamente consigliato (assieme all'infanticidio) per mantenere pura la razza dei cittadini, impedendo la nascita dei figli avuti da genitori in età avanzata o lasciandoli morire di fame se nati[3]. Tertulliano attribuisce a Platone l'opinione che l'anima entri nella persona col primo respiro, presupposto che renderebbe dunque lecito l'aborto (ma non l'infanticidio neonatale)[4].

È soprattutto l'insegnamento di Aristotele († 322 a.C.) che ebbe ripercussioni nell'occidente cristiano. Come Socrate e Platone, Aristotele ammette la liceità dell'aborto con fini eugenetici e di controllo della crescita demografica, ma solo entro un dato periodo dal concepimento, prima che nello sviluppo compaiano sensazione e vita[5]. L'antropologia aristotelica infatti prevede tre distinte anime, che compaiono in progressione durante lo sviluppo del feto: anima vegetale, anima animale, anima razionale. In un altro passo chiarisce quali sono i limiti temporali dell'aborto, cioè quando il feto acquisisce l'anima animale: 40 giorni per il feto maschio, 90 per il feto femmina[6].

La normativa e l'interpretazione romana circa l'aborto, in epoca repubblicana e imperiale, era complessivamente contraddittoria[7]. Ad ogni modo la prassi greco-romana classica ammetteva la liceità dell'aborto, come anche l'infanticidio e l'abbandono dei neonati, previo l'assenso del padre. Solo in seguito, in epoca imperiale e prima della diffusione del cristianesimo, furono promulgate leggi vòlte a contrastare in casi specifici la pratica dell'aborto[8].

In particolare una legge citata dal Digesto e risalente agli imperatori Settimio Severo e Caracalla (inizio III secolo) impone l'esilio temporaneo alla donna che abortisce senza il consenso del marito[9]. Una successiva glossa precisa che l'aborto, per essere punito, deve accadere prima del 40° giorno di concepimento (cfr. Aristotele), trattandosi dopo di omicidio[10].

Valutazione cattolica

La morale cattolica considera l'embrione come un essere vivente, e dunque la sua soppressione come ingiusto omicidio di un innocente. In alcuni autori, lungo i secoli, è riaffiorata la distinzione aristotelica tra feto formato e non formato, ma il magistero recente è riuscito a svincolarsi da questo retaggio considerando l'embrione come un essere umano a partire dal suo concepimento. L'aborto può essere moralmente lecito, come male minore, allorquando la prosecuzione della gravidanza possa portare a un sicuro pericolo di vita della gestante.

Scrittura

L'aborto non sembra essere stata una pratica diffusa tra gli ebrei. Il termine nèfel (cf. radice nafàl, "cadere"), indicante il feto abortito, ha solo 3 ricorrenze nel Testo Masoretico, tutte con valenza profondamente negativa (Gb 3,16; Sal 58[57],9; Qo 6,3). Il corrispettivo greco nella LXX, éktroma ("ciò che viene dalla ferita", cfr. "trauma"), tra Antico Testamento e Nuovo Testamento, ricorre complessivamente quattro volte (Nm 12,12; Gb 3,16; Qo 6,3; 1Cor 15,8), e come l'ebraico indica il feto abortito e con valenza negativa.

Es 21,22-23 nel testo ebraico e nei LXX
Ebraico (TM) Greco (LXX)
« 22Quando alcuni uomini litigano e urtano una donna incinta, e usciranno i bambini di lei, se non vi è altra disgrazia, si esigerà una multa, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. 23Ma se segue una disgrazia [verso la vita della madre], allora pagherai vita per vita, 24occhio per occhio... »
« 22Se due uomini litigheranno e urteranno una donna incinta, ed esce il bambino di lei non formato, il colpevole sarà multato, come imporrà il marito della donna, con decisione giudiziaria. 23Se [il bambino] era formato, darà vita per vita, 24occhio per occhio... »

L'unico passo veterotestamentario che accenna direttamente al processo abortivo è Es 21,22-23. Il caso trattato è involontario e, qui e altrove, non viene neanche presa in considerazione la possibilità di un aborto volontario[11]. Si riscontra un'evoluzione dal testo ebraico (seguito anche dalla Vulgata) a quello greco (vedi riquadro a lato): nella versione ebraica il colpevole è solo multato; nella versione greca, che recepisce Aristotele, la multa è inflitta se il bambino non era ancora formato, e se invece era formato il colpevole è reo di morte. L'evoluzione va ricondotta al diverso contesto: diversamente dal mondo ebraico, nel mondo greco-ellenista l'aborto era consentito, e i traduttori ebrei della LXX (III-II secolo a.C.) esplicitano la loro disapprovazione.

La valutazione dell'aborto nella Bibbia, più che i pochi passi dove viene presentato con valenza negativa, va cercata più propriamente nei molti passi dove viene esaltato il valore della vita e della prole numerosa, fin dal grembo materno:

Vedi anche Sal 71[70],6; Is 46,3; Gb 10,11; 2Mac 7,22-23; Lc 1,41-44.

Tradizione

La tradizione cristiana convisse, nei primi secoli, con la liceità dell'aborto ammesso dalla cultura greco-romana, e avvertì la costante necessità di salvaguardare la vita nascente. L'aborto, come anche l'infanticidio e l'esposizione (l'abbandono dei neonati a fame, bestie e volatili), erano equiparati all'omicidio. In alcuni autori però viene ammessa l'inanimazione successiva, sulla scia di Aristotele.

Tra i principali opere e autori,[12] l'aborto è condannato dalla Didachè (fine I secolo)[13], dalla Lettera dello pseudo-Barnaba (130 ca.)[14], dall'Apocalisse di Pietro (125-150), che descrive fantasiosamente i patimenti inflitti alle madri dai loro bambini uccisi[15], gli Oracoli Sibillini (ca. 150, che descrivono le pene eterne delle abortiste)[16], Atenagora di Atene († 190 ca.)[17], la Lettera a Diogneto (200 ca.)[18], Clemente Alessandrino († 215 ca.)[19], Tertulliano († 230 ca.), che ammette l'animazione dal concepimento e ha la celebre espressione "è uomo anche chi lo diventerà"[20], Ippolito di Roma († 235)[21], l'apocrifa Apocalisse di Paolo (200-250)[22], Cipriano di Cartagine († 258)[23], Minucio Felice († 300 ca.)[24], Metodio di Olimpo († 311 ca.), che fa dire agli aborti: "Tu, o Signore, non ci privasti della tua luce che è per tutti"[25], Eusebio di Cesarea († 340 ca.)[26], Basilio Magno († 379), che parla di aborto dal momento del concepimento, e parla di dieci anni di espiazione[27], Ambrogio († 397)[28], Giovanni Crisostomo († 407)[29], Girolamo († 420)[30], Teodoreto di Ciro († 457 ca.)[31], Agostino († 430), che considera l'aborto come omicidio, e insegna che i feti sono destinati alla risurrezione, indipendentemente dal fatto che siano formati o meno[32], Cesario di Arles († 542)[33].

Il giurista Graziano (XII secolo), nel suo Decreto, come da tradizione considera l'aborto come omicidio[34], ma ammette anche la distinzione aristotelica tra feto formato e non, considerando propriamente l'omicidio sono nel caso di un feto formato[35]

Tommaso († 1274), il principale teologo cattolico, accoglie (come per altri punti della sua dottrina) l'opinione di Aristotele circa lo sviluppo progressivo dell'embrione, attraverso i tre stadi di anima vegetale, animale e razionale, col pieno sviluppo del feto al quarantesimo giorno per il maschio, al novantesimo per la femmina[36] . L'aborto del feto già formato è equiparato a un omicidio[37], e Tommaso sembra non chiarire la responsabilità per l'aborto del feto non formato. Considerazioni simili sono avanzate nell'ipotetico caso del battesimo di un feto, già formato, alla morte della madre[38]. Parlando però dell'incarnazione di Cristo, Tommaso afferma che al momento dell'incarnazione Gesù fu potenzialmente già completo, cioè già dotato di anima razionale[39]. L'impressione è che l'Aquinate, negando la dignità dell'embrione a partire dal concepimento, e in ciò differenziandosi dalla dottrina cattolica, sia servilmente rimasto fedele all'opinione aristotelica, senza particolari considerazioni teologiche.

Magistero

Tra i documenti del magistero[40], la più antica condanna dell'aborto si trova nel provinciale Concilio di Elvira (attuale Granada), tenutosi in una data non precisabile tra il 300 e il 312. Il canone 63 impone la scomunica (cioè l'esclusione dall'Eucaristia, con preghiere e penitenze particolari) per tutta la vita per le cristiane che concepiscono da un adulterio e abortiscono il figlio; il canone 68 poi procrastina il Battesimo alle catecumene che hanno commesso lo stesso peccato, fino al punto di morte[41].

Il di poco successivo Concilio di Ancira (attuale Ankara), del 314, alleggerisce la pena canonica per le donne che abortiscono, fissandola a dieci anni di penitenza[42].

Il Concilio di Lerida (524) abbassa la pena a 7 anni, per la donna che ha abortito o commesso infanticidio neonatale, mentre la mantiene valida fino alla morte per coloro che praticano l'aborto.[43]

Il concilio ecumenico Costantinopoli III (680-681) equipara le donne che abortiscono alle omicide.[44]

Il locale Concilio di Magonza (847), che cita sia i concili di Elvira che Lerida, ritorna a una pena di 10 anni per i colpevoli di aborto.[45]

Oltre ai canoni di questi antichi concili, vi sono stati anche pronunciamenti di papi circa l'aborto: Gregorio III († 741, fino a 10 anni di penitenza per infanticidio e aborto, anche prima del 40° giorno);[46]Stefano V († 891, aborto e infanticidio sono omicidio),[47]Sisto V (1588, identificando gli abortisti con gli omicidi, oltre alla scomunica a vita arriva a ipotizzare per essi, dal punto di vista civile, la pena capitale),[48]Gregorio XIV (1591, giudica eccessivo l'intervento del predecessore, "acceso di zelo di giustizia", e lo invalida),[49]Innocenzo XI (1679, condanna posizioni lassiste a favore dell'aborto), [50]Pio IX (1869),[51]Leone XIII (in diversi interventi tra 1889 e 1902, accetta l'aborto o la nascita anticipata solo come mezzo medico per salvare la vita della partoriente in sicuro pericolo),[52]Pio XI (1930, l'aborto è un "gravissimo delitto" in quanto "uccisione diretta di un innocente"),[53]Pio XII (1944; 1951, dove afferma che il feto "ha il diritto alla vita immediatamente da Dio, non dai genitori"),[54]Giovanni XXIII (1961, "la vita umana è sacra: fin dal suo affiorare impegna direttamente l'azione creatrice di Dio").[55]

Nei documenti del Concilio Vaticano II si trovano accenni all'aborto in GS (1965): "Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia [...], tutto ciò che viola l'integrità della persona umana [...], tutto ciò che offende la dignità umana [...], tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose e, mentre guastano la civiltà umana, ancor più inquinano coloro che così si comportano che non quelli che le subiscono; e ledono grandemente l'onore del Creatore" (27); "la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come l'infanticidio sono abominevoli delitti" (51).

Paolo VI, nell'enciclica Humanae vitae (1968), afferma tra l'altro che "è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l'interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l'aborto direttamente voluto e procurato".

Numerosi sono stati i pronunciamenti del lungo pontificato di Giovanni Paolo II,[56] in particolare nella lettera enciclica Evangelium vitae (1995), vera e propria magna charta della vita nascente, dove l'aborto viene autorevolmente condannato:

« Con l'autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi – che a varie riprese hanno condannato l'aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina – dichiaro che l'aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale.

Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.

La valutazione morale dell'aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l'uccisione »

(Evangelium vitae, nn. 62-63)

Alcuni pareri sull'aborto sono presenti anche in documenti di enti pontifici. La Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato il 18 novembre 1974 la dichiarazione Quaestio de abortu sull'aborto procurato[57]), dedicata interamente all'argomento e chiarendo che il peccato di aborto si ha dall'inizio del concepimento.[58] La stessa Congregazione è tornata sull'argomento con l'istruzione Donum vitae, del 22 febbraio 1987 [59], che non aggiunge nulla di nuovo all'insegnamento del magistero, ma tratta anche di alcune biotecnologie di fatto abortive, come sperimentazioni embrionali, fecondazione assistita e (potenzialmente) diagnosi prenatale (che può concludersi con IVG nel caso di "tare genetiche", p.es. Down).

Il Pontificio consiglio per la famiglia ha promulgato alcuni documenti relativi all'aborto, o con accenni ad esso, come Carta dei diritti della famiglia ([22 ottobre]] 1983), Al servizio della vita (1992) e Instrumentum laboris (25 marzo 1994).

A questi si aggiungono documenti e messaggi delle singole conferenze episcopali. Per la CEI, cfr. Il diritto a nascere (11 gennaio 1972); Aborto e legge di aborto (6 febbraio 1975); Appello contro la legalizzazione dell'aborto (13 maggio 1977); Dopo la legge sull'aborto (9 giugno 1978); Comunità cristiana e accoglienza della vita umana nascente (8 dicembre 1978); Per una cultura della vita (17 marzo 1981); Evangelizzazione e cultura della vita umana (8 dicembre 1989); Direttorio di pastorale familiare (1993).

L'organismo della CEI Commissione episcopale per la famiglia, in occasione della giornata per la vita (1a domenica di febbraio), dal 1979 pubblica ogni anno un messaggio

Il Codice di Diritto Canonico del 1917, promulgato da Benedetto XV, impone la scomunica latae sententiae,[60] senza distinzione di giorni dal concepimento. Questa pena è mantenuta anche dal Codice di Diritto Canonico del 1983 attualmente vigente, che prescrive anche il battesimo dei feti abortiti e l'interdizione all'ordine sacro per gli abortisti.[61] Anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (1990) impone la scomunica latae sententiae e l'interdizione all'ordine sacro.[62]

Il Catechismo della Chiesa cattolica (1992) tratta dell'aborto all'interno della trattazione del quinto comandamento, "non uccidere". Lo considera dunque come omicidio, a partire dal primo istante del concepimento:

« 2270. La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita. "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger 1,5); «Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra" (Sal 139,15).

2271. Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale: "Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita" (Didaché); "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come pure l'infanticidio sono abominevoli delitti" (Gaudium et Spes 51).

2272. La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. "Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae" (CDC, can. 1398) "per il fatto stesso d'aver commesso il delitto" (CDC, can. 1314) e alle condizioni previste dal diritto. La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravità del crimine commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

2273. Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione: "I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell'autorità politica; tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte" (Donum vitae); "Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. [...] Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno accordati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti" (ib.).

2274. L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se "rispetta la vita e l'integrità dell'embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale [...]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l'eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi [...] non deve equivalere a una sentenza di morte" (ib.).

2275. "Si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale" (ib.); "È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come "materiale biologico" disponibile" (ib.); "Alcuni tentativi d'intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell'essere umano, alla sua integrità e alla sua identità" (ib.) unica, irrepetibile. »

Metodi

Attualmente le più diffuse pratiche abortiste sono:

Svuotamento strumentale

È la metodologia maggiormente diffusa. Consiste nell'introduzione di un tubo di un potente aspiratore dentro all'utero e nell'aspirazione del feto.

A seconda del periodo di gestazione viene effettuato con metodologie diverse:

  • Isterosuzione

Utilizzata solo entro le prime otto settimane di gestazione. Consiste nell'aspirazione dell'embrione e dell'endometrio attraverso una canula introdotta nell'utero senza la necessità di dilatazioni della cervice.

  • Dilatazione e revisione della cavità uterina (D&R)

Dall'ottava alla dodicesima settimana di gestazione, sono eseguite solitamente la dilatazione e la revisione della cavità uterina (D & R). La cervice viene dilatata per permettere il passaggio delle canule da suzione di diametro maggiore necessarie "ad evacuare la maggiore quantità di prodotto del concepimento" , ovvero, "ad eliminare il feto" .

La cervice viene dilatata adoperando dei dilatatori meccanici calibrati di diametro progressivamente crescente, necessari a raggiungere la dilatazione desiderata oppure attraverso dilatatori osmotici come le alghe marine essiccate.

Quando le dimensioni della testa lo richiedono il dottore la schiaccia per consentirne la fuoriuscita.

  • Dilatazione e svuotamento (D&S)

Utilizzata solo per gravidanze che superino le dodici settimane; questa procedura consiste nella dilatazione del canale cervicale attraverso l'uso di dilatatori osmotici o meccanici. Il feto viene quindi "frantumato e rimosso", o in altri termini "sezionato vivo e tirato fuori dall'utero".

Vengono poi aspirati il liquido amniotico, la placenta e i residui degli arti del feto.

Induzione farmacologica (RU 486)

L'induzione farmacologica dell'aborto è l'ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina tradizionale. Con questo metodo il distacco del feto dall'utero è chimico e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. L'induzione farmacologica attualmente viene effettuata attraverso l'uso di un derivato steroideo sintetico, il mifepristone o RU 486 e di una prostaglandina, il gemeprost.

La prima pillola induce la morte del feto, mentre la seconda, sempre chimicamente, induce l'espulsione del feto e la pulizia dell'utero.

Il suo inventore, Emile-Etienne Beaulieu aveva chiamato questa tecnica contragestazione.
È, a volte, confusa erroneamente con la pillola del giorno dopo, un metodo di contraccezione di emergenza che non ha nulla a che fare con l'aborto farmacologico.

Nel 2005 è partita la sperimentazione in Italia, l'uso del farmaco non è ufficialmente proibito ma esso non è stato ancora iscritto all'elenco dei farmaci la cui vendita è permessa, l'industria che lo produce non ha ancora fatto richiesta di registrazione.

Nel 2006 il Ministero della salute ne ha vietato l'importazione diretta dalla Francia da parte degli ospedali.

Isterotomia

Raramente utilizzato a causa dei gravi rischi per la fertilità e la salute della donna. È la tecnica che consiste nell'asportazione del feto tramite taglio cesareo. Se il feto è vivo dopo l'operazione, viene lasciato morire.

Nascita parziale

Un metodo efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, ma vietato dalla legge italiana. è quello della nascita parziale che consiste nell'estrazione parziale del feto dall'utero (generalmente tutto fuorché il cranio) attraverso l'uso di una pinza, l'estrazione parziale e dunque l'avvicinamento del cranio alla cervice permette lo svuotamento del medesimo attraverso l'introduzione nel cranio stesso di una canula aspiratrice, lo svuotamento si rende necessario per permettere il passaggio agevole del cranio attraverso la cervice.

Questa metodologia piuttosto brutale è stata oggetto di un'intensa discussione negli Stati Uniti dove, completamente legale in precedenza, se ne è ristretta nel 2003 la possibilità di utilizzo solo ai casi in cui sia in serio pericolo la vita della madre.

Valutazione in altre religioni

Sistemazione dottrinale

L'embrione è un essere umano a tutti gli effetti in quanto dotato di un proprio patrimonio genetico diverso da quello dei genitori e di un sistema nervoso centrale, ritenuto sede della coscienza. Lo sviluppo dell'embrione/feto è uno sviluppo continuo e graduale nel quale non c'è alcuna soluzione di continuità, nemmeno nel momento della nascita.

Pertanto il feto è una persona umana avente gli stessi diritti della madre. Né la legge né il singolo ha dunque il diritto di decidere sulla vita della nuova creatura. Quest'azione è da considerarsi quindi alla stregua di un omicidio, e quindi una pratica disumana da vietare.

Non possono essere accettate le considerazioni sulla mancanza dell'"autonomia vitale" nel feto, considerazioni portate avanti da molti sostenitori dell'aborto, per il motivo che essa non si dà neppure in altri stadi della vita: lo stesso bambino appena nato muore se abbandonato a sé stesso, vecchi e malati terminali muoiono pure facilmente quando non ricevono attenzione adeguata. Di conseguenza ritengono che giustificare l'aborto in base alla mancanza dell'autonomia vitale implicherebbe permettere anche l'uccisione del bambino nei primi mesi di vita e tutte le forme di eutanasia.

Considerazioni legali

Tenendo in conto queste considerazioni e la delicatezza del problema di coscienza che si viene a creare, lo stato garantisce l'obiezione di coscienza a quei medici e paramedici i cui principi morali siano in conflitto con la pratica abortista.

L'aborto nella legislazione italiana

L'Italia ha legalizzato l'aborto nel 1978. In precedenza era sanzionato e condannato dalla legge.

In precedenza si riteneva non punibile solo l'aborto necessario alla sopravvivenza della donna e purché esistessero serie e gravi motivazioni che, nel caso, dovevano essere documentate o dimostrabili.

La legge italiana sull'aborto è la Legge n.194 del 22 maggio 1978.

Tale legge inizia affermando che lo stato garantisce il diritto alla vita. Purtroppo però il resto del testo contraddice pesantemente il presupposto.

L'aborto è permesso a discrezione della donna nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile abortire solo per motivi di natura terapeutica. In particolare:

  • per motivazioni inerenti alla salute psichica della donna;
  • in presenza di grave rischio di malattie o malformazioni del nascituro.

Oltre tale limite temporale l'aborto è possibile solo in virtù di un grave pericolo per la vita della madre.

Le minori e le donne interdette devono ricevere l'autorizzazione del tutore o del tribunale dei minori per poter effettuare l'aborto.

La legge stabilisce l'istituzione dei consultori che, insieme alle altre strutture socio-sanitarie, oltre a garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, le possibili soluzioni agli eventuali problemi sociali, familiari o economici che la porterebbero alla interruzione della gravidanza.

La legge prevede inoltre che lo Stato promuova la prevenzione dell'aborto attraverso campagne informative sulla contraccezione.

Il mondo cattolico, insieme ad altri settori della società, ha promosso un referendum per abrogare la legge sull'aborto. Nella consultazione referendaria, svoltasi il 17 maggio 1981, la maggioranza degli elettori si e' espressa a favore della legge.

Conseguenze

Particolarmente dibattuto è il problema delle conseguenze dell'aborto sul benessere della madre.

Cancro al seno

Negli ultimi anni è particolarmente discusso il rapporto tra aborto (spontaneo e indotto) e cancro al seno (ipotesi ABC, "Abortion Breast Cancer").[63] Da un lato, diversi studi hanno riscontrato una predisposizione a questo tumore delle donne con un passato di aborto, d'altro lato altri studi, e i pronunciamenti ufficiali di enti medici, hanno rifiutato tale correlazione.

Il principale ente sanitario mondiale, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO), aveva pubblicato online una breve linea-guida ("fact-sheet") nella quale concludeva che "gli studi non mostrano un effetto consistente dell'aborto indotto al primo trimestre sul rischio di cancro al seno nel resto della vita". Il documento è stato disponibile tra il 2004 e maggio 2011, quando è stato rimosso,[64] senza che sul sito sia disponibile un altro fact-sheet sull'abrto. Gli studi citati più recenti risalivano al 1998.

I meccanismi biologici di tale ipotetico rischio non sono chiari ma complessivamente intuibili: al momento della gravidanza alcune cellule del seno si attivano (moltiplicandosi e differenziandosi) per prepararsi all'allattamento, ma dato che l'aborto interrompe l'adempimento dello sviluppo queste cellule, esse rimangono attivate e "senza ordini", rischiando uno sviluppo e una moltiplicazione disordinata (cancro).

Gli studi di seguito elencati indicano come fattore di correlazione la odd ratio (OR): p.es. un fattore 1 non indica una correlazione, mentre un fattore di 1,26 indica il 26 % di possibilità in più di contrarre il tumore da parte delle donne con almeno un aborto rispetto alle altre.

I risultati degli studi non sono dunque univoci. È però interessante notare come, aldilà delle conclusioni talvolta "liberiste" e pro-abortiste dei ricercatori, a ben vedere i dati le cose non sono così immediate.

P.es. la molto citata ricerca sulle donne danesi di Melbye del 1997 conclude lapidariamente: "Gli aborti indotti non hanno effetto sul rischio di cancro al seno". Ma secondo i dati citati nello studio, per le ragazze che hanno abortito tra i 12-19 anni il fattore di rischio è 1,29, cioè quasi il 30% di possibilità in più di sviluppare il cancro.

Un altro studio molto citato (Beral, 2004), che con procedimenti metanalitici conclude che l'aborto spontaneo e indotto "non aumenta il rischio della donna di contrarre il cancro al seno", è stato pesantemente criticato dal Breast Cancer Prevention Institute (online), che nota come gli studi inclusi da Beral et al. (52, non 53 del titolo) non sono affiancati, per motivi non chiari, da altri studi che dimostrano il legame ABC.

Benessere psichico

  Per approfondire, vedi la voce Sindrome post-abortiva.

Molte ricerche di psicologi e psichiatri hanno rilevato un ampio spettro di conseguenze negative riconducibili a un aborto precedente, come depressione, ansia, stress post-traumatico, intenti suicidari.

Sindrome da sopravvissuto

Lo psichiatra statunitense Philip Ney ha ipotizzato l'esistenza di una Sindrome da sopravvissuto post-aborto (PASS, Post Abortion Survivors Syndrome) in figli nati da madri che in precedenza hanno abortito.[77] Equivalente alla comune sindrome da sopravvissuto, che può sorgere in persone scampate a incidenti o catastrofi dove altri hanno perso la vita, il fratello del bambino abortito avvertirebbe la madre come una potenziale omicida nei suoi confronti, provando ansia e sensi di colpa per essere nato a differenza del fratello maggiore.

Prevenzione dell'aborto

È diffusa nella società la convinzione che la gran parte degli aborti volontari potrebbe essere evitato attraverso una maggiore promozione della contraccezione. C'è anche una tendenza a voler ammettere per questo uso la pillola del giorno dopo e altre eventuali forme di contraccezione di emergenza.

La Chiesa cattolica è convinta del fatto che una maggior enfasi sulla contraccezione non farebbe che aumentare il liberalismo sessuale, con il conseguente aumento di gravidanze indesiderate. Di fatto anche in paesi dove le pratiche contraccettive sono molto diffuse spesso il numero di aborti rimane alto.

La vera lotta all'aborto va realizzata piuttosto sul versante dell'educazione sessuale, educando a un uso corretto, morale e responsabile (fedele) della sessualità.

Note
  1. Cf. "aborto" dal sito etimo.it, online.
  2. Platone, Teeteo 149 c-d:
    « E sono sempre le levatrici che, fornendo filtri magici e facendo incantesimi, riescono a stimolare le doglie ed anche a mitigarle se vogliono, e a far partorire le gestanti in difficoltà, e a farle abortire, se a loro pare opportuno fare abortire un feto immaturo. »
    (Traduzione Reale, 1994)
  3. Platone, Repubblica, V 461 b-c:
    « Quando, penso io, uomini e donne sono usciti dalla fascia di età in cui è concesso generare [donne 20-40 anni, uomini 25-55 anni] [...], in ogni caso si raccomanda loro di mettere ogni cura a che neppure un concepito veda la luce, e se proprio dovesse nascere e non ci fosse altra possibilità, lo si tratti come se per lui non ci fosse di che alimentarsi [lasciandolo cioè morire di fame, nota del traduttore]. »
    (Traduzione Reale, 1994)
  4. Tertulliano, De anima (testo latino) 25,2:
    « Questo dicono gli stoici con Enesidemo [filosofo scettico, I sec. a.C.] e talvolta lo stesso Platone, quando dice che l'anima è completamente estranea e bandita dall'utero, ed entra nell'infante nascente con la prima aspirazione, così come esce con l'ultima espirazione. »
  5. Aristotele, Politica 1335b, 15, traduzione inglese:
    « Quanto all'esposizione e all'allevamento dei figli, dovrebbe esserci una legge per cui i bambini non deformati possono vivere. Ma se sono troppi, dato che nel nostro stato la popolazione ha un limite, quando le coppie hanno bambini in eccesso e lo stato è contrario all'esposizione, l'aborto deve essere procurato prima che abbiano inizio i sensi e la vita. Cosa si può e non si può fare legalmente in questi casi dipende dai sensi e dalla vita. »
  6. Aristotele, Storia degli animali 7,3, 583b10-20 (traduzione inglese):
    « Nel caso di un bambino maschio, il primo movimento accade usualmente nel lato destro del ventre e attorno al 40° giorno, ma se il bambino è una femmina, allora nel lato sinistro e attorno al 90° giorno [...]. Circa in questo periodo l'embrione inizia a dividersi in parti distinte [...]. Si chiama "efflusso" è la distruzione dell'embrione entro la prima settimana, mentre l' "aborto" si verifica a partire dal 40° giorno, e la maggior parte di questi embrioni perisce entro questi 40 giorni. »
  7. Cfr. Paolo Ferretti, L'identità del concepito: la 'contraddizione' del pensiero giurisprudenziale classico nelle diverse letture della dottrina, online.
  8. Cfr. William Smith (1890), voce Abortio, in A Dictionary of Greek and Roman Antiquities, online; Greek and Roman Attitudes To Abortion, online; sito abortolibero.it.
  9. Digesto 47,11,4 (Marcianus 1 reg.):
    (LA) (IT)
    « Divus Severus et Antoninus rescripserunt eam, quae data opera abegit, a praeside in temporale exilium dandam: indignum enim videri potest impune eam maritum liberis fraudasse. » « I divini (Settimio) Severo (193-211) e Antonino (Caracalla, 211-217) decretarono che una donna che abortisce sia data all'esilio temporaneo dal giudice: infatti è indegno che si veda impunita colei che priva il marito dei figli. »
  10. Glossa Exilium, ad. l. Divus, 4 ff. de extraordinariis criminibus (D. 47,11,4):
    (LA) (IT)
    « Ante quadraginta dies: quia ante non erat homo: postea de homicidio tenetur secundum legem Moysi, vel legem Pompeiam de parricidiis [...]. » « Prima del quarantesimo giorno: prima infatti [il feto] non era un uomo, e dopo è considerato omicidio secondo la legge di Mosè e la legge di Pompeo sul parricidio (cioè l'uccisione di parenti). »
  11. Cfr Evangelium Vitae 61:
    « I testi della Sacra Scrittura [...] non parlano mai di aborto volontario e quindi non presentano condanne dirette e specifiche in proposito. »
  12. Cfr. la dettagliata rassegna di don Maurizio Poletti, dal sito difendilavita.org.
  13. Didachè:
    « [...] non praticherai la magia, non userai veleni, non farai morire il figlio [per aborto] (οὐ φονεύσεις τ´κνον ἐν φθορᾷ) né lo ucciderai appena nato (οὐδὲ γεννηθὲν ἀποκτενεῖς); non desidererai le cose del tuo prossimo [...]. »
    (2,2)

    {{Coloro che si trovano nella via della morte [...] non soffrono con chi soffre, non riconoscono il loro creatore, sono uccisori dei figli (φονεῖς τέκνων), che sopprimono [con l'aborto] una creatura di Dio (φθορεῖς πλάσματος θεοῦ), respingono il bisognoso [...].|5,2}}

  14. Lettera dello pseudo-Barnaba 19,5: "Amerai il prossimo tuo più della tua anima. Non ucciderai il bambino con l'aborto e non lo farai morire appena nato". Coloro che vessano i buoni sono "uccisori dei figli, distruttori del plasma creato da Dio" [...] (20,2)
  15. Apocalisse di Pietro, versione greca, 26:
    « [...] Vidi un luogo angusto, dove confluiva il fetido marciume di quelli che erano puniti e vi formava una specie di lago. Là erano poste donne, immerse fino al collo nella marcia. Di fronte a loro sedevano piangendo molti bambini, nati prima del termine. Da questi partivano getti di fuoco che percuotevano le donne negli occhi. Erano quelle che avevano concepito fuori del matrimonio ed avevano abortito. »

    Versione etiope, 8:

    « Accanto alla fiamma c'è una fossa, grande e molto profonda, dove fluisce ogni cosa da ogni dove: sterco, cose abominevoli e rifiuti. Delle donne vi sono immerse fino al collo e sono tormentate con grandi pene. Sono quelle che causano l'aborto dei loro figli, rovinando così l'opera di Dio che l'ha creata. Di fronte c'è un altro luogo, dove dimorano i loro figli vivi, i quali gridano alla volta di Dio. Lampi si sprigionano da questi bambini e penetrano negli occhi di chi, fornicando, ha procurato la loro rovina. Altri, uomini e donne, si trovano sopra di loro, nudi, mentre i loro figli si trovano di fronte, in un luogo di felicità. Questi gemono e gridano alla volta di Dio per i loro genitori, dicendo: 'Sono loro che hanno negletto, maledetto e trasgredito i tuoi comandamenti e ci hanno consegnati alla morte! Hanno maledetto l'angelo che ci ha formati, ci hanno impiccati e ci hanno sottratto la luce, che tu hai stabilita per ogni creatura'. Intanto il latte delle loro madri si coagula, mentre fluisce dalle loro mammelle. Di lì nascono bestie, che divorano la carne. Queste, uscite fuori, si rivolgono a tormentar le donne, insieme ai loro mariti, in eterno, per aver dimenticato i comandamenti di Dio ed aver ucciso i loro figli. Costoro però vengono consegnati all'angelo curatore, mentre quelli che li uccisero saranno tormentati per sempre, essendo tale il volere divino»
  16. Oracoli Sibillini, 2,281 e segg.: tra gli empi nel fuoco eterno sono inclusi
    « 280quanti il cingolo verginale hanno sciolto, unendosi di nascosto; donne, che il frutto nel ventre fanno abortire o che i figli scelleratamente gettano via, [...] 285là dove tutto all'intorno un torrente di fuoco inestinguibile scorre. Costoro quindi insieme gli angeli incorruttibili del Dio immortale ed eterno, con fruste infocate e catene roventi, terribilmente dall'alto puniranno, 290dopo averli legati con legami che non si spezzano. E quelli nella buia oscurità della notte saranno gettati, laggiù, tra le molte e terribili fiere della geenna, dove tenebra impenetrabile regna. »
  17. Atenagora di Atene, Supplica per i cristiani 35,6 (PG 6,970):
    « Come possiamo essere omicidi noi che affermiamo che quante ricorrono a pratiche abortive commettono un omicidio e dell'aborto renderanno conto a Dio? Non è possibile nello stesso tempo ritenere che è vivo l'essere che è nel ventre e che per questo Dio ne ha cura, e ucciderlo nel momento in cui nasce alla vita; né è possibile esporre il neonato - essendo infanticidi coloro che lo espongono - o sopprimerlo quando è allevato. Noi siamo in tutto e per tutto simili ed uguali essendo sottomessi alla ragione e non comandando su di essa. »
  18. Lettera a Diogneto 5,6: i cristiani "si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati".
  19. Clemente Alessandrino, Pedagogo 2,10 (95-96) (Sources Chretiennes 108,184-185):
    « Unirsi senza cercare la procreazione dei bambini significa oltraggiare la natura; noi dobbiamo invece metterci alla scuola di questa natura e osservare i saggi precetti della sua pedagogia circa il tempo opportuno. »
    (95,3)

    « Tutta la nostra vita procederebbe secondo natura, se noi dominassimo i nostri desideri fin dall'inizio e se noi non uccidessimo, con tecniche fraudolente, l'umana progenie nata secondo i disegni della divina provvidenza; perché quelle donne che, per nascondere le loro fornicazioni, usano farmaci abortivi che espellono una materia del tutto morta, fanno abortire insieme con l'embrione anche i loro sentimenti di umanità. »
    (96,1)
  20. Tertulliano, Apologetico 9,8 (PL 1,320):
    « A noi invece, proibito una volta per sempre l'omicidio, non è lecito sopprimere neppure il feto concepito nell'utero, mentre ancora il sangue (materno) sta formando un essere umano. Impedire la nascita è un omicidio anticipato, e non fa differenza se si strappi al corpo un'anima già nata o si interrompa il suo processo di formazione. È già un uomo colui che lo sarà (homo est et qui est futurus), anche ogni frutto è già contenuto nel seme»

    De anima (PL 2,735 segg.):

    « In che modo dunque è concepito l'essere animato (animal)? Le sostanze dell'anima e del corpo sono prodotte insieme o una precede l'altra? Diciamo subito che entrambe, simultaneamente (simul), sono accolte, elaborate, perfezionate, cosicché non c'è un intervallo tra i momenti in cui sono concepite. »
    (27,1)

    « Ammettiamo la vita sin dal concepimento, perché sosteniamo l'esistenza dell'anima sin dal concepimento: c'è infatti vita da quando c'è anima. »
    (27,3)

    « Avevamo posto in chiaro che l'anima nell'uomo e dall'uomo si semina e che sia per essa che per la carne c'è un'inseminazione unica all'inizio. »
    (36,2)

    « Dal momento poi in cui la sua forma è completa, il feto nell'utero è uomo. Infatti anche la legge di Mosè punisce il colpevole d'aborto con la pena del taglione allorquando già si tratta di un uomo, quando già gli si attribuisce un nuovo stato di vita e di morte, quando già lo si iscrive nel libro del destino, benché ancor vivendo nel seno della madre con la madre per lo più abbia in comune la sorte. »
    (37,2)

    « Già sostenemmo l'unione di carne e di anima dall'associazione dei loro semi al perfezionamento della loro figura; ed in pari tempo la allontanammo dal momento della nascita, anzitutto perché crescono insieme, seppure con diverso criterio in rapporto alla loro specifica qualità: la carne in misura, l'anima in intelligenza, la carne in aspetto, l'anima in facoltà percettive. »
    (37,5)

    De exhortatione castitatis 12 ((PL 2,976): "Io reputo che a noi non sia lecito uccidere il nascituro più che il nato".

  21. Ippolito di Roma, Confutazione di tutte le eresie 9,12,20ss (ed. Wendland, 1916): dibattendo contro papa Callisto, che sembra avesse allentato il divieto contro l'aborto, scrive: "Da allora donne sedicenti cristiane cominciarono a ricorrere a droghe abortive e a fasciarsi strettamente per sopprimere il frutto concepito (nel loro grembo), poiché non vogliono avere un figlio da uno schiavo o da un uomo di bassa condizione, dato il loro prestigio e la consistenza del loro patrimonio. Guardate a che punto di empietà è giunto quell'uomo senza legge che insegna l'adulterio e insieme l'assassinio!".
  22. Apocalisse di Paolo, 40:
    « Guardai e vidi altri uomini e donne, su un obelisco di fuoco. Delle bestie li laceravano e non potevano neppure dire: 'Signore, abbi pietà di noi!'. Vidi l'angelo dei tormenti infierire crudelissimamente contro di loro e dire: 'Riconoscete il Figlio di Dio! Già lo si era detto a voi! Quando però le scritture vi erano lette dinanzi, non vi ponevate attenzione. Perciò il giudizio di Dio è giusto: i vostri misfatti vi hanno afferrati e condotti a questi tormenti'. Io scoppiai in singhiozzi e piansi. Domandai: 'Chi sono questi uomini e donne che sono soffocati nel fuoco e scontano la pena?'. Rispose: 'Sono le donne che profanarono la creatura di Dio, quando diedero alla luce dei bimbi dai loro seni; e questi sono gli uomini che giacquero con loro. Ma i loro bambini fanno appello al Signore Dio ed agli angeli incaricati ai tormenti, dicendo: 'Vendicaci dei nostri genitori, perché essi hanno profanato la creatura di Dio. Benché fossero possessori del nome di Dio, non osservarono i suoi comandamenti, ma ci diedero in pasto ai cani e ci fecero pestare dai porci. Altri furono gettati nel fiume'. Questi bimbi però furono consegnati agli angeli del tartaro per essere trasportati in un luogo spazioso di misericordia. I loro padri e le loro madri invece sono soffocati in preda ad un tormento eterno'. »
  23. Cipriano di Cartagine, Epistola a Cornelio 7,2 (PL 3,729): rimprovera a Novato diverse cose, tra le quali l'aborto procurato alla moglie:
    « [...] Ha lasciato morire di fame anche il padre nel suo quartiere e non gli ha dato sepoltura. Ha preso a calci nel ventre sua moglie, la donna ha abortito e così il parto è diventato un parricidio (uccisione di un parente). E ora osa condannare le mani di quelli che hanno sacrificato (all'imperatore rinnegando il cristianesimo), proprio lui che è maggiormente criminale a causa dei suoi piedi, che hanno provocato l'uccisione del figlio che stava per nascere? »
  24. Minucio Felicie, Ottavio 30 (PL 3,333-334): controbatte alla falsa diceria per cui i cristiani mangiavano i bambini, dicendo:
    « Siete voi (pagani) che io vedo esporre alle fiere e agli uccelli di rapina i figli che avete procreato (procreatos filios) oppure eliminarli dopo averli strangolati, con un miserevole genere di morte; vi sono anche donne le quali, bevendo dei medicamenti, distruggono nelle loro viscere l'inizio del futuro uomo (originem futuri hominis) e commettono parricidio (parricidium, delitto di un parente) prima di partorire. E tutto questo certamente proviene dall'esempio dei vostri dèi. Saturno infatti non esponeva i suoi figli, ma li divorava. »
  25. Metodio di Olimpo, Simposio 2,6:
    « Ne consegue che, secondo ciò che abbiamo appreso nelle Scritture ispirate, quanti nascono (abortiti), benché frutto dell'adulterio, sono consegnati a degli angeli curatori . Se venissero al mondo contrariamente al volere e alla disposizione di quella natura beata di Dio, come potrebbero costoro venire consegnati a degli angeli per essere nutriti in molta pace e tranquillità? E come potrebbero convocare con ogni franchezza al tribunale di Cristo i loro stessi genitori per accusarli, dicendo: Tu, o Signore, non ci privasti della tua luce che è per tutti. Sono loro che ci esposero alla morte disprezzando il tuo comandamento? È scritto infatti: 'I figli nati da illegittime unioni accuseranno di malvagità i loro genitori quando, interrogati, dovranno dire il vero' (Sap 4,6). »
  26. Eusebio, Preparazione evangelica 8,8 (PG 21,619c): citando Giuseppe Flavio, afferma che
    « la legge (di Mosè) ordina che i bambini siano cresciuti, e vieta alla donna di abortire o distruggere ciò che è iniziato. Se scoperta, è colpevole di infanticidio, per aver distrutto la vita e aver diminuito la razza umana. »
  27. Basilio Magno, Lettera 188 ad Anfilochio di Iconio, 2 (PG 32,671): rigetta la "sottile distinzione" di derivazione aristotelica circa il feto formato o meno:
    « Colei che uccide con artificio il feto è colpevole di omicidio. Presso di noi, infatti, non si fa la sottile distinzione tra un essere formato e uno informe. In questo modo si vuole tutelare con la giustizia non solo il nascituro, ma anche la madre stessa che si è procurata un danno poiché, per lo più, le donne muoiono in seguito a tali pratiche. Si aggiunge a questo anche l'uccisione del feto, da considerarsi omicidio, almeno nell'intenzione di coloro che hanno avuto tale audacia. Bisogna dunque che la loro espiazione si prolunghi non fino alla morte, ma che sia limitata a dieci anni. Non sul tempo, ma sull'intensità del pentimento si misura se un'anima è sanata»

    « Ancora, se uno ha preparato una pozione atta a ottenere qualche altro scopo, ma poi essa ha ucciso, noi costui lo poniamo tra gli omicidi volontari [...]. Quindi anche quelle donne che procurano farmaci capaci di fare abortire sono omicide pure loro, così come quelle che accettano tali farmaci. »
    (n. 8)
  28. Ambrogio, Esamerone:
    « Gli uomini imparino altresì ad amare i figli dalle affettuose consuetudini delle cornacchie: queste, anche mentre i loro piccoli sono in volo, tengono loro dietro con premurosa vigilanza e, preoccupandosi che non vengano meno per la loro debolezza, premurose li imboccano, e per moltissimo tempo non trascurano di nutrirli. Al contrario le madri di questa nostra specie umana fanno presto a svezzare anche i figli che amano e, se poi sono benestanti, non hanno nemmeno voglia di allattarli; le più povere se ne disfano, li abbandonano e, se vengono ritrovati, li disconoscono. Anche i ricchi, per non dividere il loro patrimonio tra più eredi, rinnegano i propri feti nell'utero, e con veleni parricidi estinguono i frutti del loro ventre, quando ancora sono nell'alvo che li ha generati: e così la vita viene tolta prima ancora di essere trasmessa. Chi, se non l'uomo, ha insegnato a ripudiare i propri figli? Chi ha inventato diritti paterni tanto crudeli? »
    (8,5,18,58, SAEMO 1,310 segg.)

    « È la natura che ha impresso nelle bestie l'istinto di amare i propri piccoli, di accudire ai propri figli [...]. Quale belva non sarebbe pronta ad offrirsi spontaneamente per i suoi piccoli? Quale fiera, sebbene circondata da innumerevoli schiere di cacciatori armati, non saprebbe proteggere i suoi figli con le sue stesse viscere? Le piombi pure addosso una densa moltitudine di dardi, essa preserva dal pericolo la loro incolumità, facendo riparo ai suoi piccolini col muro del proprio corpo. Che cosa ha l'uomo da dire a questo proposito, egli che trascura il comandamento e dimentica la natura? Il figlio disprezza il padre, il padre ripudia il figlio; e per di più pensano di esercitare un diritto, quando condannano la propria fecondità. Ma è piuttosto il padre a condannare se stesso, quando riduce al nulla l'essere a cui ha dato la vita: e questo si ritiene un segno di autorità, punire con la sterilità la natura. »
    (9,6,4,22, SAEMO 1,362ss)
  29. Giovanni Crisostomo, Commento alla lettera ai Romani 24,4 (PG 60,426-427): parlando delle conseguenze dell'ubriachezza:
    « Perché semini dove il campo si affretta a guastare il frutto? Dove sono molti i contraccettivi, dove l'uccisione precede la procreazione? Ed invero la prostituta non solo la lasci rimanere prostituta, ma la rendi omicida. Vedi? Dall'ubriachezza la fornicazione, dalla fornicazione l'adulterio, dall'adulterio l'uccisione. Anzi anche peggio della uccisione. Non so infatti come la chiamerò: invero non elimina dei nati, ma addirittura impedisce la nascita. E che dunque? Anche il dono di Dio offendi e contro le sue leggi combatti e quello che è maledizione come benedizione persegui, e la sede della generazione rendi sede di uccisione, e la donna data per mettere al mondo dei figli, induci all'uccisione? »
  30. Girolamo, Lettera 22,13 ad Eustochio (PL 22,401-402):
    « Fa pena doverlo confessare: quante vergini cadono ogni giorno! Quante la Chiesa, loro madre, ne vede staccarsi dal suo grembo! [...] Ne puoi vedere parecchie, già vedove ancor prima di essere sposate, le quali vorrebbero nascondere, sotto mentite spoglie, lo stato miserabile della propria coscienza: incedono a testa alta e con passo baldanzoso, finché non le smaschera l'ingrossamento del ventre o il vagito dei bimbi. Altre poi pregustano i vantaggi della sterilità e provocano la morte di un essere umano, prima ancora del suo concepimento. Talune, appena s'accorgono d'aver concepito nella colpa, ricorrono ai farmaci capaci di provocare l'aborto. Non di rado anch'esse ci perdono la vita, e così discendono all'inferno sotto il peso d'un triplice delitto: suicidio, adulterio nei confronti di Cristo e parricidio d'un figlio non ancora venuto alla luce. »
  31. Teodoreto di Ciro, Terapia delle malattie elleniche 9,51-52 (Sources Chretiennes 57/b, 351-352): citando esplicitamente gli inviti eugenetici di Platone all'aborto e all'infanticidio, scrive:
    « Quale Echeto [leggendario spietato re dell'Epiro] o quale Falaride [tiranno di Agrigento associato al celere toro bronzeo] ha stabilito simili leggi? E chi ha mai avuto tanta audacia da far passare tali propositi sanguinari per delle azioni legittime? Infatti raccomandando di non portarli alla luce, non c'è dubbio che egli inciti a distruggere i feti con farmaci abortivi, e comunque quelli che sopravvivono all'effetto del farmaco e vengono partoriti, sono esposti in modo tale che non ricevono le minime cure, ma muoiono di fame o di freddo o diventano preda delle bestie. Quale eccesso di crudeltà sorpassa queste cose? »
  32. Agostino, Questioni sull'Ettateuco 2,80:
    « Per il fatto che non pensa che un feto ancora non formato non ha nulla a che fare con l'omicidio, di certo non ritiene neppure che sia una persona un feto siffatto portato nel grembo materno. Qui suole trattarsi la questione dell'anima, se cioè il feto non formato si possa credere anche non fornito di anima e perciò non sia omicidio per il fatto che non si può dire che resti senz'anima un essere che ancora non aveva l'anima. L'agiografo infatti prosegue dicendo: Se invece era un embrione formato, darà vita per vita. Che cos'altro significa questa espressione, se non: 'morirà anche lui'? [..] in base alla giustizia del taglione [..]. Se dunque quell'embrione era stato informe, ma in certo qual modo animato senz'essere ancora formato - poiché il difficile problema dell'anima non deve essere risolto in fretta con la temerità di un'opinione non sottoposta ad un attento esame - la legge non volle che fosse considerato un omicidio, poiché non può ancora chiamarsi anima viva quella che è in un corpo ancora privo di sensi, se è così in un corpo ancora non formato e perciò non ancora dotato di sensi [..]. »

    De nuptiis et concupiscentia, 1,15,17 (PL 44,423-424):

    « Talora questa dissoluta crudeltà, o dissolutezza crudele, arriva al punto di procurare anche i veleni della sterilità; e, se a nulla sia servito, ad annullare e dissolvere in qualche modo nell'utero i feti concepiti, volendo piuttosto che la su prole si estingua anziché viva, o, se già nell'utero viveva, sia uccisa prima di nascere. Certo, se sian così entrambi, non sono coniugi; e se così furono dall'inizio, non in matrimonio (connubium) si congiunsero, ma piuttosto in adulterio (stuprum). Se invece non sono così entrambi, oso affermare che: o lei in un certo modo è prostituta del marito o lui adultero della moglie»

    Sermones de Vetere Testamento 10,5:

    « [...] se però alla nutrice faccia piacere il figlio che ha concepito, e quel che ha concepito non espella dalle sue viscere con pozione abortiva, spinta dalla dissolutezza o dall'avidità di una turpe mercede, affinché la fecondità non la ostacoli nel peccare»

    Enarrationes in Psalmos 57,5 (PL 36,678):

    « [...] per una specie di sacramento sei nato nelle viscere materne. L'uomo, infatti, non solo nasce dalle viscere, ma anche nelle viscere. Prima si nasce nelle viscere, perché si possa nascere dalle viscere. Per questo fu detto anche di Maria: 'Quello che è nato in lei, viene dallo Spirito Santo' (Mt 1,20). Non era ancora nato da lei, ma era già nato in lei. »

    Contro Giuliano 4 (PL 44,847):

    « [...] Se quel che in essa è concepito appartenesse al corpo della madre, sì da reputarsi parte di lei, non si battezzerebbe l'infante la cui madre, per qualche imminente pericolo di morte, fu battezzata quando lo portava in seno. Ora certo, quando anche lui viene battezzato, non lo si riterrà assolutamente battezzato due volte. Non apparteneva infatti, allorché era nell'utero, al corpo materno. »

    Enchiridion 85 (PL 40,272):

    « Onde anzitutto si presenta il problema dei feti abortiti, già nati bensì nell'utero materno, ma non ancora in modo da poter poi riconoscere. Se avremo detto che risorgeranno, si può comunque accettare l'affermazione per i già formati; ma per gli abortiti informi, chi non riterrebbe più facilmente che periscano al par dei semi non concepiti? Ma chi oserebbe negare, anche se affermare non oserebbe, che la resurrezione operi nel senso di completare ciò che nella forma mancò? »

    Città di Dio 22,14: parlando della risurrezione dei morti afferma:

    « Riguardo ai neonati noi non diremo altro che questo: essi non risorgeranno con le stesse piccole dimensioni fisiche con cui sono morti, poiché per l'intervento mirabile e prontissimo di Dio riceveranno ciò che avrebbero avuto più tardi con il trascorrere del tempo [..]. Ora, ad un neonato morto è mancata la perfezione del corpo come quantità; anche un neonato perfetto infatti non è perfetto nella grandezza fisica, che avrà raggiunto quando la sua statura non potrà aumentare ulteriormente. Sin dal concepimento e dalla nascita tutti possiedono la misura di questa perfezione, ma la possiedono come principio, non materialmente, così come tutte le membra sono latenti nel seme, anche se dopo la nascita qualcuna non è ancora presente, come per il caso dei denti, e via dicendo. »
  33. Cesario di Arles, Sermone 1,12 (CCL 103):
    « Nessuna donna prenda delle pozioni per l'aborto perché, quanti già nati o ancora in gestazione abbia uccisi, di tanti stia pur sicura che dovrà rispondere davanti al tribunale di Cristo. Chi c'è che non possa dar l'ammonimento che nessuna donna deve prendere una pozione per cui non possa poi concepire, e condannare in sé una natura che Dio volle che fosse feconda: perché, per quanti avrebbe potuto concepire o partorire, di altrettanti omicidi sarà ritenuta in colpa, e, salvo il soccorso di una adeguata penitenza, sarà condannata a morte eterna all'inferno; e la moglie che ormai non vuole aver figli faccia un patto sacro con il marito, così che la sterilità della donna cristiana non sia data che dalla castità? »

    Sermone 19 (CCL 103,91):

    « A tutte le figlie vostre rivolgo con paterna sollecitudine l'ammonimento che nessuna donna prenda delle pozioni per l'aborto, né uccida i figli suoi concepiti o nati; ma quanti abbia concepito o li allevi essa stessa o li dia da allevare ad altri: perché quanti ne abbia uccisi, per altrettanti rea di omicidio risulterà nel giorno del giudizio. »

    Sermone 52,4 (CCL 103):

    « Non forse, carissimi, il diavolo manifestamente opera i suoi inganni, quando convince certe donne, dopo che hanno messo al mondo due o tre figli, per gli altri successivi o ad ucciderli già nati, o a prendere una pozione abortiva, nel timore di non poter eventualmente, se avessero un maggiore numero di figli, essere ricche? [...] Prendono perciò con uso sacrilego e parricida, velenose pozioni, per colpire d'immatura morte nelle viscere materne la non ancora perfetta vita dei figli. »
  34. Decretum Gratiani, causa 2, quaestio 5, cap. 20, online, cita la sentenza di papa Stefano V: "È omicida colui che fa perire mediante aborto ciò che era stato concepito".
  35. Decretum Gratiani, causa 32, quaestio 2, cap. 8, online.
  36. Tommaso, Summa Theologiae:
    « Quindi bisogna affermare che l'anima intellettiva è creata da Dio al termine della generazione umana, con la scomparsa delle forme preesistenti, e che essa è insieme sensitiva e nutritiva. »
    (I q. 118 a. 2 ad 2)

    « Il corpo degli uomini viene formato e disposto a ricevere l'anima per gradi: per cui in un primo momento, finché la sua disposizione è imperfetta, riceva un'anima imperfetta; poi, quando ha raggiunto la perfetta disposizione, riceve l'anima perfetta. »
    (III, q. 33 a.2 ad 3)

    « Negli uomini questo si verifica gradualmente, per cui il concepimento del maschio non si compie fino al quarantesimo giorno, come dice Aristotele, mentre quello della femmina fino al novantesimo. »
    (Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo 3, 5, 2)
  37. Summa teologica, II-II, q. 64 a. 8 ad 2:
    « Chi percuote una donna incinta compie un'opera illecita. Perciò, se ne segue la morte della donna o del bambino già formato, non può evitare la responsabilità dell'omicidio: specialmente se la morte segue quasi immediatamente le percosse. »
  38. Summa teologica, III, q. 68 a. 11 co.:
    « L'anima del bambino, alla santificazione della quale è diretto il battesimo, è distinta dall'anima della madre [.. e] il corpo del bambino vivo è già formato e di conseguenza distinto dal corpo della madre. Perciò il battesimo dato alla madre non ridonda sulla prole esistente nel seno di lei. »
  39. Summa teologica, III, q. 33 a.2 ad 3:
    « Il corpo di Cristo, grazie all'infinita potenza della causa agente, si trovò perfettamente disposto all'istante. Quindi nel primo istante ricevette la forma perfetta, cioè l'anima razionale. »
  40. Cfr. la dettagliata sintesi di don Maurizio Poletti, online.
  41. Concilio di Elvira, can. 63: "Sulle donne sposate che uccidono i figli nati da relazioni adulterine. A una donna che, in assenza del marito, abbia concepito un figlio da una relazione adulterina, e dopo aver commesso peccato lo abbia ucciso, non si deve dare la Comunione neppure in punto di morte, perché ha perpetrato un duplice misfatto"; can. 68: "Sulla catecumena adultera che uccide il proprio figlio. Una catecumena che abbia concepito una creatura da una relazione adulterina, e l'abbia soffocata, sia battezzata solo in punto di morte".
  42. Concilio di Ancira, canone. 21: {{quote100|Le donne che fornicano e uccidono le creature del loro grembo o tentano di abortire erano scomunicate fino alla fine della loro vita dalle precedenti disposizioni, e ad esse si adattavano; avendo ora pensato a un trattamento più benevolo, si è deciso che si sottomettano per dieci anni alle pratiche penitenziali nei gradi fissati".
  43. Concilio di Lerida, can. 2: "Su quelli che compiono l'aborto, o sopprimono i loro nati. A quelli che hanno fatto in modo di eliminare i feti malamente concepiti da un rapporto adultero, quando erano già usciti alla luce, oppure uccidendoli con qualche veleno negli uteri delle madri, sia all'uomo che alla donna, si conceda la comunione soltanto dopo un periodo penitenziale di 7 anni; facendo però in modo che per tutto il tempo della loro vita continuino a pentirsi con lacrime e sentimenti di umiltà. Se costoro fossero dello stato clericale, non potranno più recuperare il loro ufficio ministeriale; tuttavia quando saranno tornati a ricevere la comunione (cioè dopo 7 anni) potranno presenziare in coro per la salmodia. Invece a coloro che somministrano sostanze abortive sia data la comunione soltanto in punto di morte, purché si siano pentiti dei loro delitti per tutto il tempo della loro vita".
  44. Costantinopoli III, can. 91 (tr. inglese): "Le donne che forniscono medicine con lo scopo di procurare l'aborto, e coloro che assumono le pozioni per uccidere il feto, sono soggette alla pena prescritta per gli omicidi".
  45. Concilio di Magonza, can. 21 (online): "Circa le donne che hanno commesso adulterio e ucciso i loro parti, o agiscono contro se stesse così da abortire il concepito dall'utero, sia abrogata l'antica usanze di scomunica ecclesiale fino al punto di morte, e più umanamente ora definiamo che sia concessa (la scomunica) di 10 anni, secondo i gradi prefissati di penitenza. Nel Concilio di Elvira, can. 63, è scritto di coloro che uccidono i figli di adulterio: 'Se una concepisce per adulterio e dopo uccide delittuosamente (il bambino), gli si dia la comunione solo alla fine della vita, poiché ha generato un'empietà'. Nel Concilio di Lerida can. 2 è scritto di coloro che compiono aborti, o uccidono i loro nati: Coloro che concepiscono nel male un feto da adulterio e cercano attivamente di ucciderlo, o inseriscono nel ventre della madre una qualche pozione, di entrambi i sessi, possono accedere alla comunione dopo 7 anni di penitenza, dopo aver pianto e umiliato per tutto il tempo".
  46. Gregorio III, Excerptum a beato Gregorio Papa III editum, ex Patrum dictis canonumque sententiis, De diversis criminibus et remediis eorum, o Decretum de paenitentia iis imponenda qui tale crimen admisissent (Mansi 12,292): can. 17: "Can. 17: Sulle donne che fornicano e fanno aborto. Se una donna ha commesso fornicazione e ha ucciso l'infante che ne è nato, o ha cercato di fare un aborto, e ha ucciso ciò che è stato concepito, o ha fatto comunque in modo di non concepire, sia in un rapporto adultero, sia nel legittimo coniugio: i precedenti canoni decretarono che donne come queste ricevessero la comunione soltanto in punto di morte; ma noi per clemenza giudichiamo che sia queste donne, sia quelle consapevoli delle medesime colpe, facciano penitenza per 10 anni. Se una donna povera ha ucciso suo figlio, secondo il canone la sua penitenza deve durare 7 anni. La donna che ha concepito e ucciso il figlio o la figlia nell'utero prima di 40 giorni, faccia penitenza come omicida. Se colpevolmente lo ha ucciso e lasciato senza Battesimo, faccia penitenza per 3 anni; se è rimasto senza Battesimo non colpevolmente, faccia penitenza per tre Quaresime. Anche quelle che sopprimono i loro infanti trascurandoli, facciano penitenza come omicide; se avviene in altra maniera, la penitenza è lasciata al giudizio del sacerdote".
  47. Stefano V, lettera Consuluisti de infantibus, DS 670: condannando l'uso superstizioso delle ordalie, accenna all'infanticidio e all'aborto: "Hai chiesto consiglio a motivo degli infanti, che dormendo in un solo letto con i genitori, vengono trovati morti: se i genitori debbano con l'aiuto di ferro incandescente o di acqua bollente o di altra prova scolparsi di non averli schiacciati. I genitori innanzitutto devono essere ammoniti e scongiurati di non prendere con sé a letto (bambini) tanto delicati, affinché se sfugge qualche imprudenza, non vengano soffocati o schiacciati ed essi stessi vengano perciò trovati colpevoli di omicidio. I santi canoni poi non approvano che venga estorta con la prova del ferro incandescente o dell'acqua bollente una confessione da chiunque, e ciò che mediante la dottrina dei santi padri non è stato stabilito, non lo si deve presupporre mediante una invenzione superstiziosa. [...] Coloro poi ai quali si dimostra o che confessano (di essere) colpevoli di un tale reato, il tuo governo li deve punire, poiché se è omicida chi ha distrutto con aborto il concepito nel grembo, quanto più non potrà scusarsi di non esserlo colui che ha ucciso un piccolo bambino di almeno un giorno?".
  48. Sisto V, Bolla Effraenatam, 29 ottobre 1588, tr. ing.
  49. Gregorio XIV, Bolla Sedes apostolica, 31 maggio 1591, latino.
  50. Innocenzo XI, Errores doctrinae moralis laxioris (Errori della dottrina morale lassista), decreto del S. Uffizio del 2 marzo 1679: condanna le seguenti proposizioni: prop. 34 (DS 2134): "È lecito procurare un aborto prima dell'animazione del feto, affinché la fanciulla scoperta gravida non venga uccisa o disonorata"; prop. 35 (DS 2135): "Sembra probabile che ogni feto (per tutto il tempo in cui si trova nell'utero) manchi di anima razionale e che cominci inizialmente ad averla quando viene partorito: di conseguenza si dovrà dire che in nessun aborto si commette omicidio".
  51. Pio IX, costituzione Apostolicae Sedis moderationi, che riserva la scomunica all'ordinario per "coloro che procurano l'aborto, conseguendone l'effetto" (online).
  52. Leone XIII, Risposta del S. Uffizio all'arcivescovo di Cambrai, 14(19) agosto 1889 (DS 3258); id., Risposta del S. Uffizio all'arcivescovo di Cambrai, 24 luglio 1895 (DS 3298); id., Risposta del S. Uffizio al vescovo di Sinaloa (Messico), 4 maggio 1898 (DS 3336-3338); Risposta del S. Uffizio alla facoltà teologica di Montreal, 5 marzo 1902 (DS 3358).
  53. Pio XI, lettera enciclica Casti connubii, 31 dicembre 1930 (DS 3719-3721).
  54. Pio XII, Discorso all'Unione medico-biologica "S. Luca", 12 novembre 1944 (in Discorsi e radiomessaggi VI,191); id, Discorso all'Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche, 29 ottobre 1951 (AAS 43, 1951, 838).
  55. Giovanni XXIII, enciclica Mater et magistra (15 maggio 1961), nn. 180-181.
  56. Cfr. gli accenni in:
    • Redemptor Hominis 8 (4 marzo 1979);
    • Allocuzione all'assemblea generale delle Nazioni Unite, 21 (2 ottobre 1979);
    • Esortazione apostolica Familiaris consortio (22 novembre 1981), 30: La Chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della bontà [...]. La Chiesa condanna come grave offesa della dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei governi o di altre autorità pubbliche, che tentano di limitare in qualsiasi modo la libertà dei coniugi nel decidere dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorità in favore della contraccezione e persino della sterilizzazione e dell'aborto procurato è del tutto da condannare e da respingere con forza. Allo stesso modo è da esecrare come gravemente ingiusto il fatto che nelle relazioni internazionali l'aiuto economico concesso per la promozione dei popoli venga condizionato a programmi di contraccezione, sterilizzazione e aborto procurato";
    • Discorso ai sacerdoti partecipanti a un Seminario di studio "sulla paternità responsabile" (17 settembre 1983);
    • Lettera enciclica Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 25, dove denuncia le "campagne sistematiche contro la natalità";
    • Esortazione apostolica postsinodale su vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo Christifideles laici (30 dicembre 1988), 38 , dove si invita a "venerare l'inviolabile diritto alla vita";
    • Lettera enciclica Centesimus annus (1° maggio 1991), 39.
  57. online.
  58. Congregazione per la dottrina della fede, Quaestio de abortu (18 novembre 1974), 12:
    « Il rispetto alla vita umana si impone fin da quando ha inizio il processo della generazione. Dal momento in cui l'ovulo è fecondato, si inaugura una vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano che si sviluppa per proprio conto. »
  59. online.
  60. Can. 2350: "§ 1. Chi procura l'aborto, compresa la madre, ottenendo l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae riservata all'Ordinario; se si tratta di chierici inoltre siano deposti".
  61. Can. 1398: "Chi procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nella scomunica latae sententiae"; can. 871: "I feti abortivi, se vivono, nei limiti del possibile, siano battezzati"; can. 1041: "Sono irregolari a ricevere gli ordini: [...] 4° chi ha commesso omicidio volontario o ha procurato l'aborto, ottenuto l'effetto, e tutti coloro che vi hanno cooperato positivamente".
  62. CCCO 1990: can. 1450: "§ 1. Chi ha commesso un omicidio, sia punito con scomunica maggiore; il chierico sia punito inoltre con altre pene, non esclusa la deposizione. § 2. Nello stesso modo sia punito chi ha procurato un aborto conseguendone l'effetto, fermo restando il can. 728, §2"; can. 728, § 2. È riservato al Vescovo eparchiale assolvere dal peccato di aborto procurato, se ne segue l'effetto"; can. 762: "§ 1: È impedito dal ricevere gli ordini sacri: [...] chi ha commesso omicidio volontario oppure ha procurato un aborto, conseguendone l'effetto, e tutti coloro che vi hanno cooperato positivamente.
  63. Cf sito abortionbreastcancer.com e la voce nella en.wiki.
  64. Cf. da archive.
  65. Valori aggiustati in base a fattori intermedi come: età, settimane di gestazione, parti precedenti.
  66. Valori aggiustati in base a età ed età del primo parto.
  67. Valori aggiustati in base a età ed età del primo parto.
  68. Valori aggiustati sul singolo studio, età, età del primo parto.
  69. Valori aggiustati sul singolo studio, età, età del primo parto.
  70. Valori aggiustati in base a età ed età del primo parto.
  71. Valori aggiustati in base a età ed età del primo parto.
  72. Sia per gli aborti spontanei che indotti, i valori sono aggiustati sulla base di variabili intermedie come: età, peso alla nascita, nascita prematura, storia famigliare di cancro al seno, altezza, peso, età al menarca, uso di contraccettivi orali, alcol, attività fisica, menopausa, uso di ormoni.
  73. Valore "crudo", cioè senza analisi di variabili intermedie.
  74. Il secondo fattore è aggiustato sulla base di variabili intermedie come: età, massa corporea, educazione, precedenti aborti spontanei, fumo, allattamento, uso di contraccettivo orale.
  75. Fattori aggiustati in base a variabili intermedie come: età, stato coniugale, educazione, occupazione, massa corporea, reddito, età al primo menarca, età al primo parto, numero di gravidanze portate o meno a compimento.
  76. Fattori aggiustati in base a variabili intermedie (cf. tab. 4).
  77. Cf. il sito UCCR (online.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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