Mistica

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Vetrata con Santa Teresa di Gesù in preghiera; Avila (Spagna), Convento di Santa Teresa.
« Il progresso spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama "mistica", perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti -i santi misteri- e in lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti. »
(C.C.C., nº 2014 )
« Così la preghiera contemplativa è la più semplice espressione del mistero della preghiera. La preghiera contemplativa è un dono, una grazia: non può essere accolta che nell'umiltà e nella povertà... »
(C.C.C., nº 2713 )
« La preghiera contemplativa è unione alla preghiera di Cristo nella misura in cui fa partecipare al suo mistero»
(C.C.C., nº 2718 )

Mistica (dal greco μυστικός, mystikós, derivato da μύστης, mýstes, colui che è iniziato ai misteri) è un aggettivo usato dai primi Padri della Chiesa ed entrato nella lingua italiana nel Trecento, che postula un sostantivo: si intende parlare infatti di "vita mistica" o anche di "esperienza mistica", di "contemplazione mistica", di "orazione mistica", di "persona mistica". Nella lingua italiana cominciò ad essere usato in modo sostantivato nel Seicento. La "Teologia mistica" è una parte della Teologia spirituale (v. Voce) però la teologia mistica è la descrizione del pane, l'esperienza mistica è mangiare quel pane.[1]

Secondo Pseudo-Dionigi l'Areopagita, mistico è colui che vive in profondità quanto è annunciato nella Parola di Dio e quanto è dato e operato nei sacramenti della Chiesa. Secondo Jean Le Charlier de Gerson uno dei protagonisti del Concilio di Costanza, la mistica è "una conoscenza sperimentale di Dio, ricevuta abbracciando l'amore unitivo".

Approfondendo, si dice mistico non solo ciò che riguarda comunicazioni sensibili con Dio o con i santi, ma tutto ciò che ha pertinenza con il Mistero cristiano.[2] Il Mistero cristiano è la comunione amante di Dio Trinità con gli uomini, rivelatasi nei millenni in un insieme di atti e parole di cui Cristo è centro; essa si rende già presente con l'annuncio del Vangelo, ed è attualizzata ordinariamente dallo Spirito Santo nella celebrazione dei sacramenti (Cfr. 1Cor 2,6-8 ; Ef 3,3-12 ; Ef 1,3-14 ). La vita mistica è dunque la vita stessa di Gesù Cristo, donata a coloro che lo amano come esperienza del suo mistero (vedi sopra, le tre citazioni iniziali dal Catechismo della Chiesa Cattolica = CCC). A questa vita mistica sono chiamati tutti i battezzati, in vari gradi nella misura del loro amore per Dio.

Mistica evangelica

La più radiosa esperienza mistica (però d'eccezione) durante la vita terrena di Gesù è descritta dai tre Vangeli sinottici e detta trasfigurazione sul monte Tabor: scegliamo come riferimento Lc 9,28-36 . In questo racconto evangelico si notano cinque circostanze:

  • a quell'esperienza particolare non furono chiamati tutti i seguaci di Cristo né tutti i suoi apostoli, ma solo i tre amici più affezionati, Pietro, Giovanni e Giacomo;
  • la visione mistica accadde durante un periodo di preghiera in disparte;
  • all'entrare nella nube avvolgente[3] i tre discepoli ebbero paura, anche se non volevano andarsene;
  • dalla nube, segno dello Spirito Santo, uscì una voce che esortò alla sequela di Cristo (che va seguìto fino al Calvario);
  • terminata la visione, gli apostoli e Gesù stesso mantennero il segreto su ciò che era avvenuto.

Pur avendo accennato all'ordinarietà della vita mistica, iniziamo da questa teofania straordinaria perché rivela le cinque peculiarità che sono presenti nella maggior parte delle esperienze mistiche ordinarie.

La trasfigurazione infatti è un segno che spiega il mistero della croce nella vita umana e nella Chiesa (Cfr. Mt 16,24Col 1,24). Assistere alla trasfigurazione non immobilizzò le vite dei tre veggenti in una inoperosa attesa della gloria celeste, come fu tentato Pietro (e come propose il Quietismo). Nella prospettiva cristiana, dal Tabor bisogna scendere, per percorrere la Via crucis della penitenza quotidiana e della missione kerigmatica. Gli Atti degli apostoli ci testimoniano altre visioni mistiche, che Dio ritenne utili all'evangelizzazione: le visioni di San Paolo[4], di San Pietro[5], del protodiacono Stefano[6], del diacono Filippo[7], di Anania di Damasco[8] e del centurione Cornelio[9]. Uno dei più begli attributi litanici della Vergine Maria è Rosa mistica, in quanto lei rispose "sì" all'offerta divina del matrimonio mistico (in quel caso finalizzato all'incarnazione: Lc 1,26-38 ).

Una risposta all'amore di Dio

L'esperienza mistica è un modo possibile, ma nient'affatto necessario, per vivere la realtà salvifica del mistero cristiano. È tanto vero, che molti grandi santi non hanno mai sperimentato visioni o rapimenti estatici, ad esempio San Francesco di Sales, San Vincenzo de' Paoli, Santa Teresa di Lisieux, Beata Elisabetta della Trinità, ecc. La confusione che a volte vien fatta tra esperienza mistica cristiana ordinaria e certi fenomeni del tutto eccezionali che molto raramente la possono accompagnare, ha sollevato spesso pregiudizi verso la vita contemplativa e verso la via unitiva a Dio-Trinità. L'umorismo con il quale i Padri del deserto liquidavano certe manifestazioni prodigiose non riconoscibili dalla Chiesa, dice ancor oggi quale prudenza bisogna usare in tali casi.
L'esperienza mistica cristiana non è soggettività pura, non è una mente suggestionata che produce il proprio oggetto, ma è la disponibilità a ricevere da Dio una nuova forma del proprio essere, in altre parole è una ubbidienza in risposta a un amore gratuito e trasformante. Nel cattolicesimo, questa esperienza del mistero di Cristo -anche se non simulata- non può diventare né oggetto di vanto, né esoterica, cioè sfuggente all'assimilazione e alla comunione con la Chiesa; proprio qui sta un criterio per determinarne la genuinità o la illusorietà.

Il termine esperienza non va inteso secondo il metodo scientifico moderno, ossìa come procedimento che si può ripetere a volontà al di fuori del primo sperimentatore; infatti non è accostabile al misticismo cristiano ciò che si ottiene come esito di tecniche di meditazione, delle quali uno sperimentatore si sia reso padrone[10]. L'esperienza mistica cristiana dipende interamente dalla libertà dello Spirito Santo che concede grazie secondo la propria volontà, con disegni imperscrutabili per chiunque. È un dono concesso per grazia, rivelato alla fede e operante nella carità, ossìa nell'amore. Quindi la vita mistica cristiana è cosa ben diversa da un'esperienza psichica trafficabile o rivolta al proselitismo.

« Nello sguardo di Gesù... si coglie la profondità di un amore eterno e infinito che tocca le radici dell'essere. La persona che se ne lascia afferrare, non può non abbandonare tutto e seguirlo. Come Paolo, essa considera tutto il resto "una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù", a confronto del quale non esita a ritenere ogni cosa "come spazzatura, per guadagnare Cristo" (Fil 3,8 ). La sua aspirazione è di immedesimarsi con Lui, assumendone i sentimenti e la forma di vita»
(Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Vita consecrata, 18.)

Ineffabilità e spogliamento

Nell'esperienza mistagogica, cioè di iniziazione al mistero cristiano, la persona celestiale che agisce insegna al percipiente a gioire come lei, a soffrire come lei, a desiderare come lei, ad amare come lei, in una frase: gli rapisce e gli affina personalmente il cuore e la mente. Quando la nostalgia di Dio per l'uomo e dell'uomo per Dio diventano incontro, esplode nell'uomo la gioia della salvezza (Gb 42,5 ). È una scuola soprannaturale di comunione a tu per tu (con una rarissima convenienza pedagogica di prodigi soprannaturali). Dopo una tale esperienza -o successione di "lezioni"- chi l'ha vissuta parla di sé stesso come di uno che è stato rimodellato energicamente dalla persona ultraterrena, la quale l'ha invitato a incarnare determinati lineamenti spirituali. Il mistico non può fare altro: non riesce ad analizzare con logiche scientiste la propria esperienza, perché essa è inesprimibile (ineffabile) e comunica solo una luce che può essere intuita, tutt'al più, con il linguaggio poetico -perché esso si affida a cenni e simboli- come fece San Giovanni della Croce.

Il mistico è una persona del tutto normale, con niente di vistoso o attraente che lo metta in evidenza e non è un cristiano più cristiano degli altri a motivo dell'esperienza soprannaturale ricevuta. Sovente però è ispirato a scegliere di vivere le virtù cristiane in modo eroico. Un mistico cristiano genuino si sottopone umilmente al discernimento dei sacri pastori; anzi, è interessante osservare come i mistici veri si sottomettano volentieri al giudizio di sacerdoti o vescovi che non hanno avuto simili esperienze. Un mistico autentico non si ostina in alcun modo sulla propria esperienza del Mistero Cristiano, ha infatti una grande libertà interiore da ogni attaccamento e orgoglio e questo è un grande segno di kenosi cristica, cioè di umile spogliamento spirituale (v. Fil 2,6-9 ) e di autenticità dell'esperienza. Piuttosto che contrapporsi al clero, il mistico sincero rinuncia a tenersi avvinghiato alla propria esperienza e se ne espropria -magari con pena- nella certezza di essere così più vicino a quel Regno di Dio che gliel'ha donata a vantaggio di tutta la Chiesa. Ci troviamo qui ai vertici luminosi della sintesi tra libertà e obbedienza, tra istituzione e coscienza personale.

Le tappe del sentiero

Ambito spagnolo, San Giovanni della Croce, olio su tela (XVII secolo).

Prima di percorrere questa via unitiva a Dio però, occorre prepararsi in un primo cammino purgativo o penitenziale, esercitandosi nelle virtù cristiane in ogni situazione e impegnando il combattimento spirituale annunciato in Ef 6,10-18; Gal 5,16-25; Gc 1,12; 1Gv 2,15-17. Ciò significa anche superare nella fede pura, periodi di aridità e di prova detti "notti dei sensi" e "notti dello spirito" (v. la Voce Ascesi). Durante questa preparazione, che a volte dura decenni, Dio può invitare a un secondo percorso di "vita interiore" (definizione di Ruusbroec) o illuminativo: si chiama anche così perché una luce spirituale viene irradiata dalla presenza dello Spirito Santo operante nell'asceta, dopo che gli ha svuotato la volontà dai desideri e dagli affetti non ordinati a Dio. Di questa preparazione illuminativa si offre una declinazione poco nota in cinque punti, anche se non si tratta ancora di esperienza unitiva in Dio, proprio per accompagnare il lettore nel lungo passaggio tra sforzo ancora ascetico e nozze mistiche finali.

Secondo Evagrio Pontico, precursore dell'esicasmo, della Filocalia e della mistica renano-fiamminga, la via illuminativa fa passare l'asceta attraverso cinque fasi successive:

  • una nuova coscienza del mondo materiale come lo vede Dio stesso e come l'aveva sognato durante la sua creazione: la Bibbia ne è l'inventario;
  • una nuova coscienza delle realtà spirituali del creato; ciò riguarda anche la sua corruzione a opera del peccato originale, che usa il creato come eccitazione di tanti appetiti, anziché come arca santa che invita alla lode di Dio;
  • la coscienza della Divina Provvidenza, operante affinché ogni cosa concorra al bene di quanti amano Dio (Cfr. Rm 8,28 );
  • la coscienza dei giudizi di Dio sul mondo[11], per meglio cooperare all'economia della salvezza;
  • la coscienza dell'amore trinitario, che introduce alla via unitiva in modo affettivo, agapico, facendo uscire da sé l'uomo vecchio per farlo rientrare in sé uomo nuovo.

Si nota qui come venga capovolta la prospettiva del percorso spirituale: l'anima cresce non per continue addizioni di virtù, ma per continue sottrazioni da sé di tutto ciò che non è Dio (criterio dello spogliamento che verrà ribadito da Meister Eckhart).

Finalmente si è pronti a percorrere la terza via, quella unitiva all'Assoluto, detta anche superessenziale o della contemplazione infusa da Dio stesso. La moderna Teologia spirituale si aggancia agli scritti dei mistici riconosciuti dalla Chiesa, specialmente della carmelitana spagnola Santa Teresa di Gesù o d'Ávila, dottore della Chiesa. Santa Teresa descrive il percorso unitivo a Dio attraverso sette stanze concentriche di un castello che è l'anima; si parte dalla prima stanza esterna, che è lo stato di peccato combattuto con la preghiera e la frequenza ai sacramenti, per arrivare gradualmente alla stanza centrale delle nozze mistiche. Si elencano le ultime cinque stanze o mansioni:

  • stato di raccoglimento intuitivo e affettivo, bisognoso di silenzio (contrapposto alla meditazione parlante o discorsiva);
  • stato di orazione intima, detta di quiete o del cuore, rotta da improvvisi impeti di giubilo, che dona pace e serenità;
  • orazione d'unione ordinaria alla presenza dell'umanità di Gesù, senza visioni, con torpore delle facoltà psichiche o sonno nello Spirito;
  • fidanzamento spirituale, con alienazione totale dei sensi e rapimento estatico improvviso di breve durata;
  • matrimonio spirituale o unione trasformante, con immersione passiva nella Santissima Trinità per "partecipazione", cioè imbevuto di Dio come una spugna (secondo l'efficace espressione di Santa Teresa) conservando la consapevolezza dell'identità personale: "E noi tutti a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2Cor 3,18 ).

Va precisato che fra tutte queste "tappe" o gradi, non vi è una linea invalicabile di demarcazione e i contorni possono penetrare fra loro mescolandosi, a giudizio di Dio. Ad esempio a santa Caterina Fieschi da Genova fu donato per primo il matrimonio mistico e in seguito i percorsi purgativi dell'anima.

Dalla sete di Dio all'imitazione di Cristo

Bibbia e liturgia sono quindi i luoghi naturali della contemplazione mistica cristiana, perché da essi passa la forza trasformante dello Spirito Santo. Tale forza, ispirando il credente verso la maturità spirituale, gli fa mettere in secondo piano la sua sete di Dio (Sal 42 e Sal 63 ), per invitarlo a soddisfare la sete che Dio ha per gli uomini (Gv 13,1 ; 1Gv 4,9-10.19 ; Mt 25,40 ). Il credente infatti, scopre gradualmente che il massimo godimento estatico non è altro che uscire da sé stesso per ricevere da Dio la forza di imitarlo nell'amare (Ef 5,1 ; 1Gv 4,20-21 ). Egli, affidandosi totalmente a Dio nel far questo, viene conformato a lui, diventa mistico, cioè capace di vedere le cose dalla prospettiva di Dio, vivendo i suoi stessi sentimenti di carità (Fil 2,5 ) e trasformandosi in un tabernacolo vivente dell'agape celeste.

Solo a quel punto il mistico, tornato tra gli uomini, diventa segno e punto di riferimento del popolo. Nella sua opera De diligendo Deo, San Bernardo scrisse che prima di iniziare questo percorso spirituale, si amano gli altri per compiacere sé stessi; poi si comincia ad amare Dio per compiacere sé stessi; in seguito si impara ad amare Dio per compiacere Dio; alla fine si torna ad amare gli altri ma con abnegazione, per imitare l'amore puro che Cristo ebbe e ha per noi. Si passa dunque dall'amore egoista in buona fede, all'amore oblativo senza tornaconto o agape e quindi alla carità, che è la sacramentalizzazione dell'agape.

Vladimir Sergeevič Solov'ev (†1900), teologo ortodosso ecumenico che difese il primato papale, scrisse che anche l'amore coniugale cristiano compie una missione mistica, celebrata nella fedeltà quotidiana, nel rispetto reciproco e nella rinuncia di sé per l'affermazione del partner, perché in tal modo trasforma la vita matrimoniale in una reciproca consacrazione e in una liturgia di ringraziamento (Ef 5,25 ). Alla stessa riflessione giunsero i filosofi cattolici Raissa e Jacques Maritain. In effetti, se il rapporto coniugale diventa ternario o triadico (sposa-Dio-sposo) diventa simile alla vita trinitaria. Diventa dono di vedere Dio sempre più lucidamente come dimensione vera del sacramento. E nell'atto coniugale ognuno dei due può dire all'altro "questo è il mio corpo, questo è il mio sangue offerto a te nella volontà di essere una sola carne aperta alla vita". Non manca nulla all'esperienza mistica: vi sono anche le notti dei sensi e dello spirito, al capezzale di un figlio malato, per il lavoro che all'improvviso viene a mancare, per l'adolescente che stavolta non rincasa... Qui la preghiera dei genitori raggiunge intensità altissime e Dio scende nel concreto di questa unità d'amore. Il matrimonio come sacramento è mistica delle vette.

Effetti

Dopo queste esperienze il mistico diventa un obbediente alla carità, a imitazione dell'obbedienza di Cristo al Padre suo:[12] in questo grado il mistico non agisce indipendentemente da Dio, perché è la grazia santificante di Dio a fondersi nel mistico elargendogli i frutti elencati in Gal 5,22-26 . La volontà di Dio e quella del mistico sono ormai pienamente conformi nell'amore e la volontà umana acquista uno zelo ardente per la santificazione del prossimo (1Gv 4,16 ). I mistici riferiscono anche di altri effetti dell'immersione profonda e continua nel mistero cristiano e nell'orazione mistica: il progressivo diminuire dell'aridità spirituale, una pace imperturbabile, gioia per maltrattamenti e soprusi subìti, un richiamo continuo al silenzio orante e il desiderio costante della maggior gloria di Dio. Ne nasce anche un nuovo modo di conoscere, perché lo Spirito Santo si fa presente in ogni pensiero del mistico[13]. Per questo fu detto che il vero mistico è la persona umana definitiva.

In tal misura -secondo San Tommaso- si realizza l'ideale della vita spirituale: "Contemplare e trasmettere agli altri ciò che è stato contemplato"[14], dato che Cristo ci esorta "Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese" (2,7.11.17.29; Ap3,6.13.22) e l'Apostolo aggiunge "Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono" (1Ts 5,19-21 ; cfr. anche 1Cor 14,1-5 ) perché "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano" (1Cor 2,9 ).

Virgolette aperte.png
I mistici sono per il popolo cristiano come gli esploratori che entrarono per primi, di nascosto, nella Terra promessa (Dt 1,19-25 ) e poi tornarono indietro a riferire ciò che avevano visto, per incitare il popolo ad attraversare il Giordano.
Virgolette chiuse.png

(da un'omelia di p. Raniero Cantalamessa O.F.M. Cap.).


Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ascesi, Teologia spirituale e Misteri della vita di Gesù Cristo

Mistici cristiani

Un elenco completo di mistici italiani vissuti dal IV secolo al 2006 circa, è pubblicato sul fondamentale sito web www.mistica.it [1].

Per completezza aggiungiamo i/le veggenti di apparizioni mariane finora approvate dalla Chiesa:

A questi vanno aggiunti quei veggenti di apparizioni che originarono la fondazione approvata e consacrata dei santuari cattolici in tutto il mondo.

Note
  1. Poiché oggi si assiste a tentativi di correlare o conciliare le peak experiences (esperienze di vertice) di svariate tradizioni religiose con la meditazione contemplativa cristiana, si precisa che nella presente Voce si espone succintamente la Mistica cristiana genuina e non stati di coscienza autoindotti suggeriti da pratiche filosofiche o psicologiche (2Gv 8-11 ).
    Riguardo alla storia del misticismo cristiano, essendo un argomento vasto e ramificato in varie discipline, viene indicato un sito web cattolico dove essa è ampiamente descritta (vedansi in calce: "Collegamenti esterni").
  2. Vedansi qui sotto le tre "Voci correlate" su Mistero.
  3. La nube appare già nell'Antico Testamento, specialmente in Esodo e Numeri. Nel Nuovo Testamento, in pubblico: durante il battesimo di Gesù (Mt 17,5 ), durante la sua ascensione al cielo (At 1,9 ) e nei tempi finali del giudizio (Lc 21,27 ; Ap 10,1; 11,12; 14,14-16 ).
  4. Paolo:(At 9,3-9 ; At 16,9-10 ; At 18,9-10 ; At 22,17-21 ; At 23,11 ; At 27,23-25 ; 2Cor 17,1-7 )
  5. Pietro: (At 10,10-20 ; At 11,5 ; At 12,7-11 )
  6. Stefano:(At 7,55-56 )
  7. Filippo:(At 8,26-40 )
  8. Anania:(At 9,10-16 )
  9. Cornelio:(At 10,3-6; 10,30-32 )
  10. Sulle tecniche di autoinduzione a stati alterati di coscienza, Santa Teresa d'Ávila scrisse: "Pensare di giungere all'estasi in questo modo, equivale a pensare che se Dio vuol far volare un rospo, sta ad aspettare che il rospo voli da sé stesso" (Luigi Borriello-Giovanna della Croce (a cura di), Teresa di Gesù. Opere complete, Edizioni Paoline, Milano 1998, c.12, n.5).
    Vedasi specialmente la Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana, del card. Joseph Ratzinger Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede in data 15 ottobre 1989, della quale si offre il testo con link sul web: Lettera ai Vescovi sulla meditazione
  11. I giudizi di Dio: Mt 7,2; Mt 10,15; Mt 11,22; Mt 12,36; Gv 3,19; Gv 5,22; Gv 5,27; Gv 5,30; Gv 8,16; Gv 9,39; At 17,31; Gc 3,1; 1Pt 4,5; 1Pt 4,17; 2Pt 2,9; 2Pt 2,4-10.
  12. "Quando il Signore mi ordinava qualche cosa nell'orazione, se il confessore me ne imponeva un'altra, lo stesso Signore tornava a dirmi di ubbidire al confessore; poi Sua Maestà gli faceva cambiare parere, così che ci tornasse su uniformando il comando al suo volere" (Teresa di Gesù, Opere complete. Vita, (op. cit. a nota 10) c.26, n.5).
    A santa Teresa d'Ávila Gesù disse: "Pensa figliola, che dopo la morte non mi potrai più servire come ora. Mangia per me, dormi per me, quel che fai fallo per me, come se tu non vivessi più per te, ma per me" (Cfr. Gal 2,20 ).
  13. Una nuova conoscenza, ben nota agli apostoli: Gv 16,13; 1Gv 2,20.27; 1Cor 2,10-16.
  14. "Contemplata aliis tradere": in Summa Theologiæ, IIa-IIæ, quæstio 188, art. 6.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 9 aprile 2017 da Pierluigi Calabrese, laureato in lettere (Critica testuale), dottore di ricerca in esegesi, eremita dal 2000.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.