Decalogo

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Jose de Ribera, Mosè (1638), olio su tela; Napoli, Museo Nazionale di San Martino
Il testo biblico dei comandamenti (traduzione Bibbia CEI 2008)

Il testo biblico non riporta la numerazione dei comandamenti, né, nell'originale ebraico, conosce punteggiatura, né ha gli a capo. Qui si è messa la punteggiatura, ma non appartiene al testo biblico.

Anche la suddivisione in versetti non appartiene al testo biblico, ma è stata formulata nel II millennio cristiano[1] per facilitare il lavoro di individuare le citazioni bibliche. Essa è quindi puramente redazionale.

I Dieci Comandamenti, o Decalogo, sono le clausole fondamentali dell'alleanza stipulata da YHWH con il popolo d'Israele al monte Sinai, e come tali sono riportati in Esodo 20,2-17 e in Deuteronomio 5,6-21. Essi sono stati ripresi da Gesù, che "ha manifestato la forza dello Spirito all'opera nella loro lettera"[2] e che ne rivela il senso pieno. Con il suo agire e con la sua predicazione, Gesù ha attestato la perennità del Decalogo.

Il Decalogo costituisce un'unità organica in cui ogni "parola" o "comandamento" rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un comandamento è infrangere tutta la Legge (cfr. Gc 2,10-11). Il Decalogo unifica la vita teologale e la vita sociale dell'uomo[3].

Terminologia

Nella Bibbia non compare il termine "Decalogo". Nell'Antico Testamento troviamo invece l'espressione "le dieci parole" (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4[4]).

Queste "dieci parole" Dio le ha rivelate al suo popolo sul Sinai. Le ha scritte con il "suo dito" (cfr. Es 31,18; Dt 5,22), a differenza degli altri precetti scritti da Mosè (cfr. Dt 31,9.24). Esse sono parole di Dio per eccellenza. Ad esse fa riferimento l'Antico Testamento (per esempio: Os 4,2; Ger 7,9; Ez 18,5-9).

Il numero dei comandamenti non trova la sua ragione in un preteso valore simbolico: sembra avere piuttosto una funzione pedagogica, potendosi numerare i comandamneti sulle dita delle mani[5].

Il termine Decalogo appare nella tradizione patristica, per la prima volta in Sant'Ireneo[6] e in Tolomeo[7].

Significato

La maggior parte dei comandamenti sono formulati come precetti negativi o divieti; solo due, il terzo ("Ricordati del giorno di sabato per santificarlo") e il quarto ("Onora tuo padre e tua madre") sono espressi in forma positiva.

Testimonianza dell'Alleanza con Dio

Il dono del Decalogo si situa tutto nel contesto dell'Esodo, il grande evento liberatore di Dio, e al centro dell'Antica Alleanza. Le "dieci parole" indicano le condizioni di una vita liberata dalla schiavitù del peccato; il Decalogo è un cammino di vita: "Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi" (Dt 30,16)[8].

La forza liberatrice del Decalogo appare nel comandamento sul riposo del sabato, a cui sono tenuti anche gli stranieri e gli schiavi (Dt 5,15).

Il Decalogo riassume e proclama la Legge di Dio: "Queste parole pronunciò YHWH, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede" (Dt 5,22). Perciò queste due tavole sono chiamate la Testimonianza (Es 25,16). Esse contengono infatti le clausole dell'Alleanza conclusa tra Dio e il suo popolo. Le tavole della Testimonianza (Es 31,18; 32,15; 34,29) devono essere collocate nell'arca (Es 25,16; 40,1-3)[9].

Le "dieci parole" sono pronunciate da Dio durante una teofania[10]. Appartengono alla rivelazione che Dio fa di se stesso e della sua gloria. Il dono dei comandamenti è dono di Dio stesso e della sua santa volontà. Facendo conoscere le sue volontà, Dio si rivela al suo popolo.

Il libro dell'Esodo situa la rivelazione delle "dieci parole" tra la proposta dell'Alleanza (Es 19) e la sua stipulazione (Es 24): esse vengono date dopo che il popolo si è impegnato a fare tutto ciò che YHWH aveva detto e ad obbedirvi (cfr. Es 24,7). Il Decalogo non viene mai trasmesso se non dopo la rievocazione dell'Alleanza[11]. I comandamenti ricevono il loro pieno significato solo all'interno dell'Alleanza. L'agire morale dell'uomo prende tutto il proprio senso nell'Alleanza e per essa[12].

La prima parola e le seguenti

La prima delle "dieci parole" ricorda l'iniziativa d'amore di Dio per il suo popolo[13].

I comandamenti propriamente detti vengono in secondo luogo; essi esprimono le implicanze dell'appartenenza a Dio, frutto dell'Alleanza. L'esistenza morale risulta essere una risposta all'iniziativa d'amore del Signore: è riconoscenza, omaggio a Dio e culto d'azione di grazie; è cooperazione al piano che Dio persegue nella storia.

Tutte le imposizioni del Decalogo sono enunciate in prima persona ("Io sono il Signore...") e rivolte a un altro soggetto ("Tu..."). In tutti i comandamenti di Dio un pronome personale singolare indica il destinatario. I comandamenti di Dio sono per tutto il popolo e per ciascuno in particolare[14].

Nella Tradizione della Chiesa

Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza ed un significato fondamentali.

A partire da sant'Agostino i Dieci Comandamenti hanno un posto preponderante nella catechesi dei futuri battezzati e dei fedeli.

Nel XV secolo si prese l'abitudine di esprimere i precetti del Decalogo in formule in rima, facili da memorizzare, e positive, in uso ancor oggi.

I catechismi hanno esposto spesso la morale cristiana seguendo l'ordine dei Dieci Comandamenti. Anche la strutturazione dell'insegnamento morale del Catechismo della Chiesa Cattolica segue tale andamento.

Suddivisione e numerazione

Le diverse suddivisioni dei comandamenti

La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Sant'Agostino fissò una divisione che divenne tradizionale nella Chiesa Cattolica, e che è seguita anche dalle confessioni luterane. Agostino prese come base il testo del Deuteronomio, considerò la prescrizione sulle immagini come parte del primo comandamento, e separò la proibizione di desiderare la moglie del prossimo da quella di desiderare le sue cose.

I Padri greci hanno effettuato una divisione leggermente diversa, seguita oggi nelle Chiese Ortodosse e in molte comunità riformate.

I comandamenti dell'amore a Dio e quelli dell'amore al prossimo

I dieci comandamenti possono essere suddivisi in due secondo le esigenze dell'amore a Dio e di quello al prossimo, rispettivamente i primi tre e gli altri sette. Sant'Agostino così esprime tale fatto:

« Come sono due i comandamenti dell'amore, nei quali si compendia tutta la Legge e i Profeti - lo diceva il Signore [...] -, così gli stessi dieci comandamenti furono dati in due tavole. Si dice infatti che tre fossero scritti su una tavola e sette su un'altra. »
(Sermo 33, 2: CCL 41, 414; PL 38, 208)

Approfondimento teologico

L'obbligatorietà del decalogo per i cristiani

Il Concilio di Trento insegna che i dieci comandamenti obbligano i cristiani; l'uomo giustificato è ancora tenuto ad osservarli[15].

Ciò è stato ribadito dal Concilio Vaticano II:

« I Vescovi, quali successori degli Apostoli, ricevono dal Signore [...] la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell'osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza»

Decalogo e legge naturale

Pur essendo stati rivelati da Dio, i dieci comandamenti hanno il loro fondamento nella vera umanità dell'uomo. Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali della persona umana, diritti inerenti alla sua natura. La Chiesa insegna[16] pertanto che il Decalogo contiene un'espressione privilegiata della legge naturale, come testimonia già Sant'Ireneo:

« Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo. »
(Adversus Haereses 4, 15, 1: SC 100, 548; PG 7, 1012)

La Chiesa crede che i comandamenti sono accessibili alla sola ragione, ma per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l'umanità peccatrice aveva bisogno della rivelazione del Decalogo[17]. Pertanto l'uomo conosce i comandamenti di Dio attraverso la rivelazione divina che giunge all'uomo tramite la Chiesa e per mezzo della voce della coscienza morale.

I dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi, dal momento che enunciano i doveri fondamentali dell'uomo verso Dio e verso il prossimo. Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell'essere umano[18]. L'obbedienza ai comandamenti implica però anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera[19].

Versione mnemonica

La Chiesa ha approntato una versione mnemonica semplificata del Decalogo allo scopo di facilitare la memorizzazione:

Io sono il Signore Dio tuo:
I - Non avrai altro Dio all'infuori di me.
II - Non nominare il nome di Dio invano.
III - Ricordati di santificare le feste.
IV - Onora il padre e la madre.
V - Non uccidere.
VI - Non commettere atti impuri.
VII - Non rubare.
VIII - Non dire falsa testimonianza.
IX - Non desiderare la donna d'altri.
X - Non desiderare la roba d'altri.

Tale versione mnemonica attualizza inoltre i Comandamenti al compimento che Cristo ha dato loro:

I Dieci Comandamenti
Primo · Secondo · Terzo · Quarto · Quinto · Sesto · Settimo · Ottavo · Nono · Decimo
Note
  1. La ripartizione in capitoli è stata effettuata nel 1214 da Stefano Langton, cancelliere dell'Università di Parigi, poi arcivescovo di Canterbury; quella in versetti è dovuta a Robert Estienne, che operò con criteri piuttosto spicci ed empirici durante un viaggio in diligenza che lo portava da Lione a Parigi nel 1551.
  2. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2054.
  3. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2069.
  4. I testi sono stati analizzati a fondo da Michel Lestienne, Les dix "Paroles" et le Décalogue, RB 79 (1972) 484-510.
  5. Giuseppe Barbaglio (1990), p. 204, che cita Hermann Gunkel, Die altorientalischen Literaturen, 75.
  6. Adversus Haereses 4,15,1.
  7. Epistula ad Floram 3,2.
  8. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2057.
  9. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2058.
  10. Dt 5,4: "YHWH vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco.
  11. Cfr. Dt 5,2: "YHWH nostro Dio ha stabilito con noi un'Alleanza sull'Oreb".
  12. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2061.
  13. Origene così commenta la prima parola del Decalogo:
    « Poiché l'uomo, per castigo del peccato, era venuto dal paradiso della libertà alla schiavitù di questo mondo, per questo la prima parola del Decalogo, cioè la prima voce dei comandamenti di Dio, tratta della libertà dicendo: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione di schiavitù" (Es 20,2; Dt 5,6»
    (In Exodum homilia, 8, 1: SC 321, 242; PG 12, 350)
  14. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2063.
  15. Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canoni 19-20: DS 1569-1570.
  16. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2070.
  17. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2071. Lo stesso Catechismo cita un'affermazione di San Bonaventura: "Una completa esposizione dei comandamenti del Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata" (In quattuor libros Sententiarum, 3, 37, 1, 3: Opera omnia, v. 3, Ad Claras Aquas 1887, p. 819-820.
  18. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2072.
  19. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2073, cita l'ingiuria a parole, vietata dal quinto comandamento, ma che può diventare colpa grave soltanto in rapporto alle circostanze o all'intenzione di chi la proferisce.
Bibliografia
Voci correlate
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 13 maggio 2011 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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