Elia Dalla Costa

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Elia Dalla Costa
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Cardinale
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Virtus ex alto
Titolo cardinalizio
Età alla morte 89 anni
Nascita Villaverla
14 maggio 1872
Morte Firenze
22 dicembre 1961
Sepoltura Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Appartenenza
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Ordinazione sacerdotale PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
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Ordinazione presbiterale Duomo di Schio, 25 luglio 1895 da vescovo di Vicenza Antonio Feruglio
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nominato vescovo 23 maggio 1923 da Pio XI
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Consacrazione vescovile Vicenza, 12 agosto 1923 dal vescovo di Vicenza Ferdinando Rodolfi
Ordinazione arcivescovile PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
Ordinazione patriarcale PARAMETRO OBSOLETO! Modifica questa pagina e correggilo in base a queste istruzioni.
Elevazione ad Arcivescovo 19 dicembre 1931 da Pio XI
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Creazione
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a Cardinale
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13 marzo 1933 da Pio XI (vedi)
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Proclamazioni
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Altre ricorrenze
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Attributi {{{attributi}}}
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
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Collegamenti esterni
(EN) Scheda su gcatholic.org
(EN) Scheda su catholic-hierarchy.org
(EN) Scheda su Salvador Miranda

Elia Dalla Costa (Villaverla, 14 maggio 1872; † Firenze, 22 dicembre 1961) è stato un cardinale e arcivescovo italiano, per la sua opera a favore degli ebrei è stato riconosciuto "Giusto tra le nazioni"..

Biografia

Figlio del segretario comunale Luigi Dalla Costa e di Teresa Del Canton, Elia nacque a Villaverla (Vicenza) il 14 maggio 1872, ma già a cinque anni rimase orfano della madre, ricevendo educazione, stimolo al lavoro e virtù dal padre.

Frequentò le classi elementari e le ginnasiali a Vicenza; a 14 anni nel 1886 entrò nel Seminario vicentino, intraprendendo gli studi per accedere al sacerdozio; durante i suoi studi di teologia, frequentò anche la Facoltà di Lettere presso l'Università di Padova, dove si laureò nel 1897.

Dopo gli studi teologici e filosofici compiuti presso i seminari diocesani di Vicenza e Padova, venne ordinato sacerdote il 25 luglio 1895 nel duomo di Schio (Vicenza); per più di un anno rimase a Villaverla, come cappellano del suo parroco ammalato, poi passò ad insegnare lettere nel Seminario diocesano. In seguito fu cappellano a Pievebelvicino e nel 1902 a Pozzoleone come parroco; infine il 10 novembre 1910 fu nominato titolare della parrocchia di Schio dove rimase per 12 anni. Tutti anni intensissimi di ministero, di vita apostolica ammirabile; la sua predicazione era ascoltatissima, sempre presente al letto degli ammalati, si riservò le chiamate notturne. Si trovò con la sua parrocchia sulla linea del fronte della Prima Guerra Mondiale, organizzò l'accoglienza dei feriti, dei profughi e dei soldati che tornavano dal vicino fronte; asciugò lacrime, condivise le preoccupazioni che la guerra portava, assisté gli orfani.

Vescovo di Padova

La sua continua e benefica opera, gli meritò la Croce di Cavaliere della Corona d’Italia e in seguito un diploma di benemerenza dal Ministero delle Terre liberate del Nord-Est italiano. Tanta sollecitudine pastorale non passò inosservata e il 23 maggio 1923 papa Pio XI lo elesse vescovo di Padova e fu consacrato il 12 agosto successivo: egli resse la grande diocesi per nove anni. Tra le tante attività svolte, tenne due visite pastorali alle 400 parrocchie della diocesi; fece riparare oltre 50 chiese parrocchiali e canoniche, distrutte o danneggiate dagli eventi bellici della Prima Guerra Mondiale. Si interessò del decoro e della manutenzione dei vari cimiteri di guerra, sparsi sugli altopiani della provincia e sul Monte Grappa. In campo spirituale ebbe come mete, la dottrina cristiana, il culto eucaristico, l'Azione Cattolica che difese con tutte le sue forze e con grande coraggio di fronte al governo di allora, incline allo scioglimento dei Circoli giovanili non governativi; in particolare nel 1925 e nel 1931. Il Seminario era la sua opera prediletta, come la cura per la santificazione del clero; scrisse e disse fra l'altro ai suoi fedeli:

« Quello che sarà mio sarà vostro: vostra la mia mente, vostro il mio cuore, vostra la mia salute e la mia vita, vostro tutto quello che è mio, mentre io vi chiedo solo ciò che può giovare a voi stessi. »
« Nato e vissuto povero, morirò certo povero. »

Arcivescovo di Firenze

Elia Dalla Costa

Il 19 dicembre 1931 venne nominato arcivescovo di Firenze, dove fece il suo ingresso il 21 febbraio 1932; anche nella vasta ed importantissima arcidiocesi fiorentina, fece personalmente quattro visite pastorali alle numerose parrocchie; nel 1933 celebrò il 1° Concilio Plenario Etrusco e nel 1935 il suo 1° Sinodo Diocesano e il secondo nel 1946. Tenne due Congressi catechistici (1933 e 1940) e due Congressi Eucaristici diocesani (1937 e 1946), che danno la testimonianza della sua infaticabile opera. Improntato a una certa austerità assieme a una calda paternalità fu molto amato dai fedeli. Anche a Firenze come a Padova, curò la santificazione del clero e l’educazione dei seminaristi. In tre anni dal 1935 fece costruire il nuovo Seminario Minore di Montughi con la speranza, sono sue parole:

« Per anni e per secoli dal seminario usciranno sacerdoti istruiti, confessori sapienti, pastori zelanti di anime, benefattori dei poveri, degli umili, dei derelitti. »

Papa Pio XI lo creò cardinale con il titolo di San Marco nel concistoro del 13 marzo 1933; in quei luminosi anni, guidò l’arcidiocesi con saggezza, ponendosi come fermento di nuove spinte pastorali e culturali, a cui presero parte uomini di vasta cultura e di operoso apostolato laico, uno fra tutti Giorgio La Pira, a cui fu vicino nelle sue estemporanee attività e da guida per il suo spirito schiettamente cattolico.

Non si compromise con il fascismo, anzi durante la storica visita di Hitler a Firenze del 1938 fece lasciare le finestre del palazzo Arcivescovile chiuse e non partecipò alle celebrazioni ufficiali, spiegando a chi gli era vicino che non poteva accettare che si venerassero:[1]

« Altre croci che non quella di Cristo»
Elia Dalla Costa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale

La sua carità non ebbe limiti nel periodo della disastrosa Seconda Guerra Mondiale (1940 - 1945); il suo ministero fu coraggiosamente contrapposto ai fautori della guerra; si oppose alle violenze da qualunque parte provenissero, fu contro le delazioni, le deportazioni, le rapine, le torture e le fucilazioni. Accorse nei luoghi delle incursioni e dei bombardamenti, per soccorrere i feriti, per piangere i morti, si attivò con ogni mezzo per salvare la vita ai condannati politici e delle rappresaglie e soprattutto agli ebrei e successivamente ai fascisti in fuga. Richiese con tenacia e insistenza alle parti in guerra, che Firenze fosse dichiarata "città aperta" e nel periodo dell’emergenza, fu quasi l’unica autorità rimasta in difesa dei cittadini. Di particolare rilevanza fu la sua azione a favore degli ebrei fiorentini o profughi a Firenze attraverso la creazione di un comitato clandestino la cui responsabilità egli affidò al sacerdote don Leto Casini. Per il suo impegno nel periodo bellico Firenze proclamò Dalla Costa cittadino onorario.

Passata la bufera della Seconda guerra mondiale, si ritrovò come a Padova, a dover ricostruire chiese e canoniche distrutte o danneggiate, con la costruzione di nuove chiese nelle nuove zone periferiche; nel contempo intensificò la sua attività pastorale per rinsaldare la comunità ecclesiale, scossa da tanti lutti e sofferenze.

Nel 1947 , però, vietava ai parroci di benedire le notte dei comunisti. Nonostante qualche iniziativa fuori tempo, viene soprattutto ricordato per la posizione favorevole verso il voto alle donne (omelia del 1945), mentre nel 1959 aprì le porte dell'Arcivescovado agli operai della Galileo caricati dalla polizia.

Nel 1951 dopo 20 anni di episcopato fiorentino ed a quasi 80 anni, presentò personalmente le sue dimissioni a papa Pio XII, il quale le respinse; tre anni dopo nel 1954 gli fu dato come coadiutore mons. Ermenegildo Florit; l'intrepido arcivescovo nonostante l'età e le malferme condizioni di salute, rimase in carica fino al 31 gennaio 1958.

Duomo di Firenze, Tomba del cardinale Elia Dalla Costa

Partecipò come elettore al conclave del 1958 (quello da cui uscì eletto il beato papa Giovanni XXIII) e il suo nome venne indicato tra quelli dei papabili, malgrado avesse già 86 anni.

Tra i suoi discepoli meritano una speciale menzione i sacerdoti fiorentini Silvano Piovanelli, Lorenzo Milani, Danilo Cubattoli, Ernesto Balducci, Bruno Borghi e Renzo Rossi che hanno avuto un ruolo importante nella storia della Chiesa fiorentina del XX secolo attraverso la loro missione di frontiera rivolta verso le classi più povere e disagiate delle periferie e verso i detenuti.

I suoi ultimi tre anni di vita, li visse appartato, sempre immerso nella preghiera e nella meditazione; morì povero, come aveva vissuto e predetto, la mattina del 22 dicembre 1961 e fu sepolto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Dopo venti anni dalla sua morte, l'Arcidiocesi fiorentina ha avviato la causa per la sua beatificazione, il 26 gennaio 1981.

Giusto fra le Nazioni

Nel novembre 2012, il cardinale Elia Dalla Costa, per la sua opera a favore degli ebrei, il Museo dell'Olocausto "Yad Vashem" di Gerusalemme lo ha riconosciuto Giusto tra le nazioni[2].

Il 26 febbraio 2014, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, l'ambasciatore di Israele, presso la Santa Sede, Zion Evrony ha insignito Elia Dalla Costa con la medaglia alla memoria dei Giusti, consegnata nelle mani del nipote omonimo. [3] In tale occasione, il cardinale Giuseppe Betori, suo successore nella cattedra fiorentina, ha detto: [4]

Elia Dalla Costa
« La grandezza del cardinale Elia dalla Costa è un dato acquisito per la coscienza della Chiesa cattolica fiorentina, che ne ha proposto la beatificazione, come pure per la coscienza della città di Firenze, che sa quanto gli deve per la sua opposizione al nazifascismo e per l'opera di ricostruzione civile dopo la guerra. [...] Non va però sottovalutato come il riconoscimento che oggi Yad Vashem, dà alla sua azione a favore degli ebrei perseguitati dal nazismo, ne illumini ulteriormente e decisivamente la figura. [...] La scelta di Dalla Costa, il vescovo che fece chiudere le finestre della Curia in occasione della visita di Hitler e Mussolini a Firenze, che coinvolse tanti collaboratori, non era semplice frutto di sentimenti compassionevoli, ma esito di una precisa visione dell'uomo e della storia, che emerge nelle sue lettere pastorali del 1938, del 1943, del 1944, in cui troviamo la precisa condanna del razzismo e la raccomandazione della carità verso tutti senza distinzioni. Ed era frutto, anche di un profondo fondamento biblico che riconosce il legame dei cristiani con il popolo ebraico, "anticipazione" del Concilio, in una chiara visione della dignità di ogni persona umana al di là delle diversità etniche e religiose. »

Infatti, il cardinale Elia Dalla Costa organizzò una vera e propria rete clandestina di salvataggio della quale facevano parte ebrei e cattolici, come il rabbino Nathan Cassuto ed il ciclista Gino Bartali, che in quegli anni faceva da staffetta tra Firenze e Assisi, dove una tipografia stampava documenti falsi che nascondeva nella canna della bicicletta. Dopo il rastrellamento nel ghetto di Roma, il 16 ottobre 1943, e la deportazione di 1.021 ebrei nei campi di sterminio - da dove tornarono solo in 17 - il vice del capitano Theodor Dannecker, Alvin Eisenkolb, aveva organizzato altri due rastrellamenti a Firenze, il 6 e il 26 novembre dello stesso anno. Fu allora che il cardinale Dalla Costa incaricò il parroco di Varlungo, don Leto Casini, nonché don Giulio Facibeni ed il padre domenicano Cipriano Ricotti di coadiuvare il Comitato di assistenza ebraico (che agiva da terminale degli aiuti internazionali forniti dalla Delegazione per l'assistenza degli emigranti ebrei, la DELASEM) per mettere al sicuro i profughi ebrei nei vari monasteri e istituti religiosi della diocesi. Dell'organizzazione, tra gli altri, facevano parte anche mons. Giacomo Meneghello, Gino Bartali e, dalla parte ebraica, Raffaele Cantoni, Giuliano Treves e Matilde Cassin. A Firenze e dintorni, su ordine diretto dell’arcivescovo, si aprirono le porte di almeno ventuno conventi e istituti religiosi, più varie le parrocchie, per nascondere centinaia di ebrei braccati dai nazisti.

Genealogia episcopale

Successione degli incarichi

Predecessore: Vescovo di Padova Successore: Stemma vescovo.png
Luigi Pellizzo 1923 - 1931 Carlo Agostini I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Luigi Pellizzo {{{data}}} Carlo Agostini
Predecessore: Arcivescovo di Firenze Successore: Stemma arcivescovo.png
Alfonso Maria Mistrangelo 1931 - 1961 Ermenegildo Florit I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Alfonso Maria Mistrangelo {{{data}}} Ermenegildo Florit


Predecessore: Cardinale presbitero di San Marco Successore: Stemma cardinale.png
Friedrich Gustav Piffl 1933 - 1961 Giovanni Urbani I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
Friedrich Gustav Piffl {{{data}}} Giovanni Urbani
Note
Bibliografia
  • AA.VV., Vita e ministero sacerdotale negli scritti del servo di dio, il card. Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, Editore: Libreria Ed. Fiorentina, Firenze 1985
  • Curia arcivescovile (a cura di), La chiesa fiorentina, Firenze 1970
  • Enzo Collotti (a cura di), Ebrei in Toscana tra occupazione tedesca e RSI, 2 voll., Editore: Carocci, Firenze 2007
  • Mariano Nardello et al. (a cura di), Mons. Elia Dalla Costa: la forza del profeta e la tenerezza del pastore, col. "Quaderni di Schio", Editore: Tipografia Menin, Schio 2011
  • Foresto Niccolai (a cura di), Elia Dalla Costa. Una presenza che dura, Editore: Ediz. SP44, Firenze 1989
  • Giovanni Pallanti, Elia Dalla Costa. Il Cardinale della carità e del coraggio, San Paolo Edizioni, 2012 ISBN 9788821573682
Voci correlate
Collegamenti esterni

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